in , , ,

Alla Società dei Concerti di Milano Benedetto Lupo 16 ottobre 2019

Ed eccolo qui: un giovane alla cui culla hanno vegliato Grazie ed Eroi. Il suo nome è Johannes Brahms, è venuto da Amburgo, dove creava in silenziosa oscurità, ma istruito da un insegnante ottimo ed entusiasta alle più difficili forme dell’arte, e poco prima del suo arrivo egli mi era stato raccomandato da un noto e venerato Maestro [Joseph Joachim]. Anche esteriormente egli presenta tutti quei segni che ci annunciano: ecco un eletto!”, (da Robert Schumann, Gli scritti critici)

Società dei Concerti di Milano, 1° Concerto della serie Rubino, Stagione 2019 – 2020

 

Alla Società dei Concerti di Milano Benedetto Lupo 16 ottobre 2019. Benedetto Lupo è uno dei talenti più interessanti e completi della sua generazione. Si è imposto all’ attenzione del mondo musicale nel 1989 con l’affermazione, primo italiano, al prestigioso Concorso Internazionale Van Cliburn che gli ha spalancato le porte delle maggiori e più prestigiose istituzioni del mondo. Nato a Bari, si è perfezionato con Sergio Perticaroli, Aldo Ciccolini, Carlo Zecchi, Nikita Magaloff, Jorge Bolet e Murray Perahia.

Pianista dal vasto repertorio, ha al suo attivo anche un’importante attività cameristica e didattica; insegna al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, tiene master class presso importanti istituzioni internazionali ed è spesso invitato nelle giurie di concorsi pianistici internazionali.

Dall’ anno accademico 2013/2014, è titolare della cattedra di pianoforte nell’ ambito dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, istituzione della quale, dal dicembre 2015, è accademico effettivo..

Il talento di Benedetto Lupo al Conservatorio Verdi di Milano per la Società dei Concerti col seguente programma:

 

J. Brahms, Concerto per pianoforte in re minore op. 15

… … …

P. I. Tchaikovsky, Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 “Patetica”

 

QUANDO

Mercoledì 16 Ottobre 2019, ore 20.45

 

DOVE: Sala Verdi
Conservatorio “G. Verdi”
Via Conservatorio, 12
20122 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Benedetto Lupo, pianoforte

Gabriel Feltz, direttore

Dortmunder Philharmoniker

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Il costo del biglietto intero è di 35,00 €. Ridotto al costo di 30,00 €

 

Alla Società dei Concerti di Milano Benedetto Lupo 16 ottobre 2019

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Benedetto Lupo…

Considerato dalla critica internazionale come uno dei  talenti  più interessanti e completi della sua generazione, Benedetto  Lupo si è imposto all’ attenzione del mondo musicale con l’ affermazione nel 1989, primo italiano, al prestigioso Concorso Internazionale Van Cliburn che lo ha portato a suonare con le più importanti orchestre americane ed europee come la Philadelphia Orchestra, Boston Symphony, Chicago Symphony, Los Angeles Philharmonic, Orchestre Symphonique de Montréal, Seattle Symphony, Vancouver Symphony, la London Philharmonic, Gewandhaus Orchester di Lipsia, Rotterdam Philharmonic, Hallé Orchestra, Deutsches Symphonie-Orchester, Stuttgarter Philharmoniker, Orquesta Nacional de España, Orchestre Philharmonique de Monte Carlo, Orchestre Philharmonique de Liège, Bergen Philharmonic, Orchestre du Capitole de Toulouse.

Dopo il debutto a tredici anni con  il Primo Concerto di Beethoven, si era già affermato in numerosi concorsi internazionali, tra i quali il “Cortot” ed il “Robert Casadesus”, “Gina Bachauer” e nel 1992 il  Premio  “Terence  Judd” a Londra. 

La sua intensa attività concertistica lo ha visto spesso ospite al Lincoln Center di New York, alla Salle Pleyel a Parigi, alla Wigmore Hall a Londra, alla Philharmonie a Berlino, al Palais des Beaux Arts di Bruxelles, al Festival di Tanglewood, al Festival Internazionale di Istanbul, al Festival “Enescu” di Bucarest e al Tivoli Festival di Copenaghen

Nella stagione 2017/2018 è protagonista di una serie di concerti con orchestra in Spagna (Oviedo, Madrid) e tornando ad esibirsi a Londra con la London Philharmonic diretta da Juanjo Mena e negli USA con concerti con la Buffalo Philharmonic .

Nel 2018, in occasione del centenario della morte di Claude Debussy presenterà un programma monografico a Firenze, Perugia, Napoli e Venezia, a Washington e in Canada.

Oltre alle sue registrazioni per numerose radiotelevisioni europee e statunitensi, Benedetto Lupo ha inciso per TELDEC, BMG, VAI, NUOVA ERA e l’integrale delle composizioni per pianoforte e orchestra di Schumann per la ARTS.

Nel 2005 è uscita una nuova incisione del Concerto Soirée di Nino Rota per Harmonia Mundi che ha ottenuto ben cinque premi internazionali, tra i quali il “Diapason d’Or”

Nato a Bari, Benedetto Lupo ha iniziato gli studi musicali nella sua città, sotto la guida di Michele Marvulli e Pierluigi Camicia, perfezionandosi successivamente con Sergio Perticaroli, Aldo Ciccolini e frequentato le masterclass di Carlo Zecchi, Nikita Magaloff, Jorge Bolet e Murray Perahia.

Pianista dal vasto repertorio, Benedetto Lupo ha al suo attivo anche un’ importante attività cameristica e didattica; insegna al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli, tiene master class presso importanti istituzioni internazionali ed è spesso invitato nelle giurie di prestigiosi concorsi pianistici internazionali.

Dall’ anno accademico 2013/2014, è titolare della cattedra di pianoforte nell’ ambito dei corsi di perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, istituzione della quale, dal dicembre 2015, è accademico effettivo

 

“5 video su Benedetto Lupo”:

… … …

NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

«Su questo Concerto non riesco più ad avere un giudizio obbiettivo, come non riesco più ad avere, su di esso, alcun potere», Johannes Brahms a Joseph Joachim

 

È noto che la nascita del Concerto no. 1 in re minore per pianoforte e orchestra op.15 di Brahms fu lunga e tormentata, e avvenne per fasi successive. Il lavoro, abbozzato negli anni 1852-53, avrebbe dovuto portare alla creazione di una Sinfonia. All’inizio del 1854 il progetto originario si trasformò in una Sonata per due pianoforti ma nell’estate del 1854 Brahms lo orchestrò per farne un primo tempo di Sinfonia. Proprio a Clara Schumann, sempre nel 1854, Brahms comunicava di aver trasformato la mia Sinfonia abortita in un Concerto per pianoforte. Da quel momento il processo compositivo, pur non mutando più l’obbiettivo, passò attraverso una serie innumerevole di ripensamenti e di riscritture. Tutto questo fervore compositivo si protrasse fino al 1858, senza che Brahms fosse interamente soddisfatto del suo lavoro. Nel marzo 1858 fu organizzata una prova segreta del Concerto con l’autore al pianoforte e solamente pochi amici presenti: tra questi Joachim, divenuto ormai, dopo la morte di Schumann, il consigliere ufficiale di Brahms. 

Saltata la première, programmata ad Amburgo per il 25 marzo 1858, a causa della mancanza di un pianoforte giudicato adeguato dal compositore, il violinista Joseph Joachim organizzò in fretta e furia un’esecuzione in forma privata ad Hannover, così che già il 30 dello stesso mese Brahms poté provare il concerto con un’orchestra. Sebbene un po’ improvvisata l’esecuzione lasciò tutti soddisfatti, in particolar modo l’autore e Clara Schumann. La sera stessa Clara scrisse al fratellastro Waldemar Bargiel:

«Tutto suona mirabilmente, meglio di quanto lo stesso Johannes osasse sperare. Nell’insieme c’è ricchezza, intensità e una forte unità. […] Johannes era pazzo di gioia»

Dopo il trionfo privato di Hannover, però, a Lipsia le cose andarono diversamente quando, l’anno successivo, vi fu la prima esecuzione pubblica.

La prima esecuzione del Concerto avvenne il 22 gennaio 1859 ad Hannover, solista lo stesso Brahms, direttore Joachim, con accoglienza tiepida. Si trattava in realtà di un’anteprima in vista della presentazione al Gewandhaus di Lipsia del 27 gennaio (direttore Julius Rietz, solista ancora Brahms), dove il Concerto fu subissato dai fischi. Il giorno dopo Brahms, scrivendo a Joachim, osservò:

«Penso, comunque, che questo risultato sia il meglio che potesse capitarmi: mi induce a lottare, mi dà coraggio. Dopo tutto sono ancora in una fase di sperimentazione e sto orientandomi a tentoni. Però, a ben pensarci… i fischi erano davvero troppi»

Julius Rietz, già assistente di Mendelsshon, aveva fatto intendere di non gradire l’opera, ritenendola eccessiva sia per la complessità formale e di scrittura sia per la forte intensità emozionale, a suo avviso non consone ad un concerto virtuosistico. Pare comunque che se Rietz si mostrò quantomeno mal disposto nei confronti di Brahms, il pubblico e molta parte della critica gli fu apertamente ostile e gli tributò forse il maggior insuccesso di tutta la carriera. Quello che maggiormente dispiacque all’uditorio fu il trovarsi di fronte non ad un tradizionale concerto per pianoforte, nel quale il solista si staglia sulla scena e domina l’orchestra dall’alto del suo virtuosismo, ma ad una «sinfonia con pianoforte obbligato» o un «concerto senza solista», come fu definita l’op. 15 su alcune riviste, nella quale lo strumento solista non è posto su un piano di predominio ma dialoga e si fonde con l’orchestra, interagendo con i suoi solisti quale primus inter pares, dimostrando apertamente tutta l’ispirazione sinfonica dell’opera.

Il pubblico della prima evidentemente non era ancora pronto per il Concerto op. 15 ma fortunatamente Brahms, convinto della sua posizione, non si fece demoralizzare dai fatti di Lipsia.

Una successiva esecuzione ad Amburgo, il 24 marzo, venne nuovamente diretta da Joachim e si risolse in un successo formale, di stima. Brahms decise allora di ritirare il Concerto, e vi apportò ancora qualche miglioramento in vista della pubblicazione, uscita nel 1861. Come interprete lo riprese solo nel 1865, sotto la direzione di Hermann Levi.

 

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Hans Richter-Haaser, Herbert von Karajan Philharmonic Orchestra, 1957):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Emil Gilels, Koninklijk Concertgebouworkest, Eugen Jochum – Live recording, Amsterdam, 1.XI.1973):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Bruno-Leonardo Gelber e Munich Philharmonic Orchestra, 1966):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Walter Gieseking (1895-1956), piano – SWF Symphony Orchestra, Baden-Baden – Hans Rosbaud (1895-1962), conductor – Live broadcast recording, 1951):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Piano: Krystian Zimerman – Conductor: Leonard Bernstein – Vienna Philharmonic Orchestra):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Grigory Sokolov, with Hugh Wolff and the Frankfurt RSO):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Vladimir Horowitz, piano – Concertgebouw Orchestra, February 20th, 1936 conducted by Bruno Walter. Live recording from Dutch Radio):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Solomon (Solomon Cutner), piano – Berlin Philharmonic Orchestra – Eugen Jochum, conductor – Recorded live, 14.XI.1954):


“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Rudolf Serkin – Boston Symphony Orchestra – Charles Munch – Live recording, Boston, 20.I.1956):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Arthur Rubinstein, piano – Royal Concertgebouw Orchestra, Bernard Haitink):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Krystian ZIMERMAN,piano – Leonard BERNSTEIN,conductor – Wiener Philarmoniker – 1985):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Rudolf Firkušný – Pittsburgh Symphony Orchestra – William Steinberg – Studio recording, Pittsburgh, 14.X.1956):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Glenn Gould, pianist. Leonard Bernstein, conductor – New York Philharmonic, April 6, 1962):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Hélène Grimaud, piano):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Julius Katchen – London Symphony Orchestra – Pierre Monteux – Studio recording, London, III.1959):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Claudio Arrau, piano – Concertgebouw-Orchester, Amsterdam – Recorded: Concertgebrouw, Amsterdam, October 1969):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Maurizio Pollini – The Cleveland Orchestra – William Steinberg – Live recording, Cleveland, 9.III.1978):

“Concerto n. 1 in Re minore per pianoforte e orchestra op. 15” by Johannes Brahms (Daniel Barenboim, piano – Münchner Philharmoniker – Sergiu Celibidache – Recorded live at the Stadthalle Erlangen, 1991):

ANALISI DEL CONCERTO

I – Maestoso

Re minore

Carattere solenne e drammatico, arricchito da toni di contenuta emozione espressiva. L’ introduzione orchestrale, di eccezionale ampiezza (90 misure), è di altrettanto eccezionale complessità. Il primo tema è dei più incisivi che Brahms abbia concepito, mentre il pianoforte espone a sua volta due temi quasi appassionati, che nello sviluppo entrano in contrasto col tema iniziale dando luogo ad episodi di grandiosa drammaticità.

II – Adagio

Re maggiore

L’ Adagio in re maggiore si apre con un tema introverso degli archi con sordina, accompagnati in terze dai fagotti, poi ripreso dal corno. Molto dolce ed espressiva è l’entrata del pianoforte, che elabora liberamente, come in un intermezzo fantastico, frammenti del tema. In questo Brahms mantiene lo stesso tempo in 6/4 del primo, è tipico per la scrittura pianistica ad accordi pieni: anche questo un brano che non sfigura di fronte al precedente, e dove il pianoforte colloquia romanticamente con un’orchestra rarefatta ma sempre presente con una sua decisiva funzione costruttiva.

III – Rondò. Allegro non troppo

Re minore

L’ Allegro non troppo finale è nella forma del Rondò. Questo tema finale è esposto dal solo pianoforte: vi si denota subito la derivazione da certe danze popolari tedesche e ungheresi, nel sincopato dell’attacco, nei ritmi puntali, nell’ascesa baldanzosa della melodia. Questo brano è costruito con mano maestra, e alterna con piacevole equilibrio i temi principali, concludendosi in una sonorità festante di re maggiore e dando all’esecutore l’agio di mettere in bella mostra le qualità più scintillanti della sua tecnica.

… … …

Mi è venuta l’idea per una nuova sinfonia, questa volta con un programma che resti enigmatico per chiunque, l’indovini chi potrà: l’opera si chiamerà “una sinfonia a programma”; tale programma è colmo di emozione soggettiva e, nel corso del mio ultimo viaggio, mentre pensavo ad essa, piangevo frequentemente. Ora, tornato a casa, in meno di quattro giorni ho delineato lo schema del primo movimento mentre ben chiara in testa la struttura globale. Ci sarà molto di nuovo in questa sinfonia per quanto concerne la forma

 

Nel dicembre 1892 Cajkovskij decise improvvisamente di smettere di lavorare ad una Sinfonia in mi bemolle maggiore alla quale si era dedicato per un po’ di tempo:

una decisione irreversibile – scrisse – ed è bellissimo che io l’abbia presa

La Sinfonia n. 6 in Si minore Patetica (Патетическая), op. 74, è l’ultima sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Venne eseguita per la prima volta, nove giorni prima della sua morte, il 16 ottobre 1893 a San Pietroburgo. La morte di Čajkovskij pochi giorni dopo la prima esecuzione, fa della sesta sinfonia una sorta di testamento artistico nel quale confluiscono tutti gli stati emotivi, spirituali ed affettivi che ne avevano caratterizzato la travagliata esistenza.

Per via delle tematiche, la bellezza dei temi, la maturità compositiva ed il pathos che domina su tutta la sinfonia, può essere considerata la più grande composizione del musicista russo.

«Credo che mi sarà dato di scrivere una sinfonia esemplare: così probabilmente lotterò fino all’ultimo respiro per raggiungere la perfezione senza mai riuscirvi.»

Così scriveva nel 1891 Čajkovskij nel voler cercare a tutti i costi di concretizzare questa sua idea fissa che in seguito si esprimerà in una successiva lettera.

«Più innanzi procedo con l’orchestrazione, più diventa difficile: vent’anni fa l’avrei spinta avanti, senza pensarci con tutta la forza delle mie spalle e sarebbe riuscita bene. Ora sono diventato un vigliacco, senza fiducia in me stesso. Per due giorni interi sono stato lì a cuocere a fuoco lento due pagine; non riescono mai come vorrei, ma tuttavia procedo.»

Gli abbozzi iniziarono il 4 febbraio 1893 (data «russa», ovvero quella del Calendario giuliano, corrispondente al 16 febbraio del Calendario gregoriano), con varie tappe di lavorazione.

In quattro giorni la prima parte della Sinfonia fu completata, e si dice che il resto albergasse già nella sua mente in modo preciso.

Non puoi immaginare quanta felicità mi ha colto nello scoprire che il mio tempo non è ancora passato e che posso ancora lavorare

scrisse a Bob (il nipote Vladimir Davydov) l’ 11 febbraio 1893. Continuò dunque a scrivere, senza nessuna battuta d’arresto, e alla fine di agosto la Sinfonia era finita e pronta per la prima esecuzione, organizzata il 28 ottobre.

L’autore affermò di aver scritto la sinfonia in base ad un programma. Gli appunti lasciati accanto ai pentagrammi dicono poco se non che si ha a che fare con le aspirazioni e le delusioni della vita (soggetto portante nel pensiero del compositore: la ricerca di un ideale mai raggiunto è anche il cuore del Lago dei cigni e dell’ Evgenij Oneghin). Scrisse a Bob che la partitura seguiva

un programma che rimarrà un mistero per chiunque – lasciamoli indovinare

Avendo qualche dubbio sul Finale, Čajkovskij decise una lettura privata riservata agli insegnanti e studenti del Conservatorio di Mosca con una esecuzione “a porte chiuse”, il 9 ottobre (data russa, quindi il 21 ottobre del Calendario gregoriano) attraverso un’orchestra formata da allievi del conservatorio sotto la direzione di Vasilij (Basile) Il’ič Safonov (1852-1918), pianista, direttore, insegnante e direttore del Conservatorio moscovita, da lui apprezzato (cfr. studiosi Tammaro e Casini/Delogu).

Il 16 ottobre (data russa, per cui il 28, secondo il Calendario gregoriano), lo stesso Čajkovskij diresse la prima assoluta nella Sala delle riunioni dei nobili a San Pietroburgo – in quegli anni era ormai acclamatissimo nei due ruoli – e in sala si era radunata tutta la Pietroburgo che contava. Al suo ingresso il pubblico si alzò in piedi per applaudirlo e tutto avrebbe fatto pensare che ci si preparava al più fragoroso dei successi. Il programma non prevedeva solo la Sinfonia ma diverse altre musiche di Laroš e Mozart, nonché il proprio Primo Concerto per pianoforte, solista Adele Aus der Ohe (1864-1937) che eseguì anche pezzi solistici e la Rhapsodie espagnole di Liszt (cfr. la musicologa Orlova).

Il successo fu sostanzialmente solo di stima, forse (secondo lo studioso Tammaro) sia a causa della non eccelsa direzione dell’autore, ma anche per il Finale, non propriamente fatto per portare al facile applauso. Tuttavia Nikolaj Rimskij-Korsakov nella sua autobiografia riferisce che il collega diresse ottimamente, nonostante l’orchestra “rispondesse” male alla singolare composizione come il fratello di Čajkovskij, Modest, ebbe modo di sostenere (cfr. Tibaldi-Chiesa). L’ autore uscì sconsolato assieme al musicista Glazunov per una rituale cena con amici al Grand Hotel.

Due giorni dopo spedì la partitura al proprio editore per la pubblicazione, pregandolo di porre sul frontespizio la dedica al nipote Bob Davidov. Essa venne poi pubblicata (1894) con il titolo «Patetica», suggerito, forse, dal fratello Modest, il giorno dopo la prima, anche se inizialmente il suggerimento era stato per «Tragica» che non piaceva al musicista. Tuttavia il titolo fu depennato da Čajkovskij e rimase solo per decisione postuma dell’editore (cfr. lo studioso Aldo Nicastro). Inoltre il compositore annotò: 

non è che non sia piaciuta, ma ha creato un certo smarrimento“.

La sinfonia venne eseguita pubblicamente una seconda volta – dopo la morte del musicista avvenuta il 25 ottobre 1893 (notte sul 6 novembre, data del Calendario gregoriano) – in una serata che di fatto ebbe la forma della commemorazione e dunque con uno scontato successo. Era il 6 novembre (data russa, ovvero il 18, nel Calendario gregoriano), sul podio il grande Ėduard Francevič Napravnik (1839-1916), compositore e direttore d’origine ceca, stimato da Čajkovskij e che di lui diresse – fra l’altro – le prime di La pulzella di Orleans, La dama di picche e Iolanta.

 

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Leonard Slatkin, direttore & Detroit Symphony Orchestra):

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Otto Klemperer & Philharmonia Orchestra – Studio Recording in London):

La sinfonia è suddivisa nei classici quattro movimenti. L’ordine però è inusuale: al secondo posto c’è il movimento in forma di scherzo (soluzione già praticata da Beethoven e da Schumann, oltre che dallo stesso Čajkovskij nella Sinfonia Manfred). Inoltre, ed è la novità sostanziale, Čajkovskij inverte l’ ordine degli ultimi due movimenti terminando l’opera, per la prima volta nella storia della sinfonia, con un tempo lento.

  • 1. Adagio – Allegro non troppo – Andante – Moderato mosso – Andante – Moderato assai – Allegro vivo – Andante come prima – Andante mosso
  • 2. Allegro con grazia
  • 3. Allegro molto vivace
  • 4. Finale. Adagio lamentoso – Andante

Manoscritto sinfoniaPrimo movimento

Il primo movimento è in forma sonata e si articola in un’introduzione lenta (bb. 1-18), un’esposizione formata da due gruppi tematici (bb. 19-88 e 89-160), una sezione di sviluppo (bb. 161-248), una ripresa (bb. 249-334) e una coda (bb. 335-354).

Il primo movimento è il più lungo e dura circa 20 minuti.

Secondo movimento

Il secondo movimento è un valzer in re maggiore nell’ insolita misura di 5/4. Si ritiene che sia la prima volta che questa misura venga usata in una sinfonia (mentre nel campo operistico era stata già usata per esempio da François-Adrien Boieldieu in un’aria de La Dame blanche). Čajkovskij suddivide ogni singola battuta in un metro binario seguito da un metro ternario. È dunque la seconda parte della battuta, in 3/4, a dare l’idea del valzer.

Dal punto di vista formale, il movimento segue la struttura ABA dello scherzo, cui Čajkovskij aggiunge una coda basata sui motivi di entrambe le sezioni. Con il suo andamento non troppo veloce, l’episodio si inserisce tra gli scherzi di andamento moderato, secondo il modello prediletto da Brahms (per esempio nelle sue tre prime sinfonie).

Terzo movimento

Il terzo movimento, in sol maggiore, su uno sfrenato 12/8 («Allegro molto vivace»), è quasi uno scherzo, basato su un dialogo tra archi e fiati. 

Quarto movimento

La sinfonia è chiusa da un «Adagio lamentoso» in si minore. La rassegnata desolazione della melodia discendente degli archi introduce immediatamente in un clima funebre.

Sulla «patetica» così Ciaikovsky si espresse scrivendo al fratello Modesto nell’ agosto del 1893:

«La ritengo la migliore, e precisamente la più compiuta delle mie opere. L’amo, come fino ad ora non ho mai amato nessun’altra delle mie creature»

… … … 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

A La Verdi Banda Osiris per Pierino e il lupo 12 ottobre

A Ferrara Musica Jordi Savall Le Concert des Nations 16 Ottobre 2019