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Alla Società dei Concerti di Milano Fazil Say il 13 giugno 2018

«Non è semplicemente un artista di genio, senza dubbio sarà uno dei più grandi artisti del XXI secolo», “Le Figaro“

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Società dei Concerti di Milano, 13° Concerto della serie Smeraldo, Stagione 2017 – 2018

 

Fazil Say non è artista che ama etichette e classificazioni. Irrequieto e geniale, provocatore e versatile, non è mai banale sia che sieda al pianoforte per eseguire Beethoven o Chopin, sia che esegua o componga la sua musica che è fautrice dell’integrazione fra Oriente e Occidente, con fusioni di musica popolare, jazz e classica. Dopo il successo del recital mozartiano della scorsa stagione, l’istrionico musicista turco torna sul palco della Sala Verdi con il seguente programma: 

 

C. M. von Weber, “Der Freischutz” op. 77 Ouverture

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F. Say, “Water” concerto per pf. e orch.

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L. van Beethoven, Sinfonia n.7 in la magg. op. 92

 

QUANDO

Mercoledì 13 Giugno 2018, ore 21.00

 

DOVE: Sala Verdi
Conservatorio “G. Verdi”

Via Conservatorio, 12
20122 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Dan Ettinger, Direttore

Fazil Say, Pianoforte

Stuttgarter Philharmoniker

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Il costo del biglietto intero è di 35,00 €. Ridotto al costo di 30,00 €

 

Società dei Concerti, Milano: pianista Fazil SAY

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Fazil Say…

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Fazil Say ha ricevuto la prima lezione di pianoforte con Mithat Fenmen, a suo tempo allievo di Alfred Cortot. Ha compiuto gli studi presso il Conservatorio della città natale, in seguito si è perfezionato con David Levine, prima alla Musikhochschule Schumann di Duesseldorf e più tardi a Berlino.

Nel 1994 ha vinto il Premio Young Concert Artists International Auditions di New York, inaugurando una brillante carriera internazionale. Suona con la New York Philharmonic, la Filarmonica di Israele, l’Orchestra Sinfonica di Baltimora, la BBC Philharmonic, l’Orchestre National de France, l’Orchestra filarmonica di San Pietroburgo.

Dal 2005 al 2010 Fazil Say è stato artista “residente” alla Konzerthaus di Dortmund, ruolo che ha ricoperto nella stagione 2010/11 alla Konzerthaus di Berlino. Il Festival dello Schleswig- Holstein gli ha dedicato, nell’ estate del 2011, un ampio ritratto. Altre Residenze e festival a lui dedicati hanno avuto luogo a Parigi, Tokyo, Merano, Amburgo e Istanbul.

Nel corso della stagione 2012/13 Fazil Say è stato artista in residence a Francoforte, Hessischer Rundfunk e al Festival di Rheingau, dove gli è stato assegnato il Premio Rheingau per la musica. Le sue incisioni di Bach, Mozart, Beethoven, Gershwin e Strawinskij sono state lodate dalla critica e premiate molte volte.

Nel 2014 sono state pubblicate le sue registrazioni del concerto per pianoforte N.3 e delle sonate op.111 e op. 27/2 “Chiaro di luna”, così come il Cd “Say plays Says” con le sue composizioni per pianoforte.

È ospite regolare del Festival di Lucerna, del Klavierfestival Ruhr, del Rheingau Musikfestival, dei festival di Verbier, Bonn e Salisburgo. Ha tenuto recital nelle più importanti sale da concerto tra le quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Philharmonie di Berlino, la Suntory Hall di Tokyo. Ha collaborato con Yuri Bashmet, Shlomo Mintz e Akiko Suwanai e nel 2004 è stato in tournée mondiale con Maxim Vengerov.

La passione per il jazz lo ha portato a fondare il Worldjazz Quartet, con il quale ha suonato a Saint-Denis, Montpellier, Montreux, Istanbul.

Fazil Say ha inoltre composto e registrato diverse opere: Black Hymns, scritti all’età di sedici anni; il Concerto per pianoforte, violino e orchestra, commissionatogli dai Berliner Symphoniker nel 1991; The Silk Road, presente in molti cartelloni della stagione 2003-2004; l’oratorio Nazim, commissione del Ministero della Cultura della Turchia, su testi di Nazim Hikmet; il Concerto per pianoforte n. 3, eseguito in prima mondiale nel 2002 a Parigi con l’ Orchestre National de Radio France diretta da Eliahu Inbal.

Nel 2003 al Festival di Istanbul è stato eseguito l’oratorio Requiem per Metin Altiok, davanti a oltre cinquemila persone. Say è stato nominato nel 2003 Artist in residence di Radio France. Attualmente è legato alla Naive con un contratto in esclusiva. Per la realizzazione di un cd con un recital bachiano e con Le Sacre du Printemps di Igor Stravinskij (in una riduzione del compositore per pianoforte a quattro mani) ha conseguito il premio Echo Klassik e lo Jahrespreis der Deutschen Schallplattenkritik.

Nel 2007 ha partecipato assieme a Zubin Mehta al Maggio musicale fiorentino.

Sito personale: http://fazilsay.com/


Fazil SAY in “Ravel’s Sonatine″:

Fazil SAY in “Beethoven Kreutzer Sonata No.9 – Patricia Kopatchinskaja & Fazıl Say″:

Fazil SAY in “FAZIL SAY PIANO RECITAL PIYANO RESITALI TOKYO 2004″:

Fazil SAY in “Beethoven “Appasionata”″:

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ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

““Der Freischutz” op. 77 Ouverture by C. M. von Weber (Otto Klemperer):

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““Water” concerto per pf. e orch. by Fazil Say (Fazil Say):

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):


Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92” by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director desde el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Written by mara

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