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Alla Società del Quartetto di Vicenza Spira Mirabilis con Brahms Sinfonia n 1

Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

Società del Quartetto di Vicenza 1910, Stagione 2017 – 2018

 

Spira mirabilis è un ensemble senza direttore che rappresenta un progetto di studio tra i più interessanti della scena europea. Si tratta di un gruppo di musicisti, quasi tutti under 35, provenienti da tutta Europa, tra i più affermati della loro generazione, tutti con una carriera avviata, rispetto alla quale, il progetto Spira è collaterale, fatto di studio e approfondimento più che di esibizioni e concerti. Per l’ occasione verrà eseguito il seguente programma:

 

Johannes Brahms, Sinfonia n. 1 in do minore op. 68

 

QUANDO:

Lunedì 20 Novembre 2017, ore 20.45

 

DOVE: Teatro Comunale di Vicenza – Sala Maggiore
Viale Giuseppe Mazzini, 39

36100 Vicenza (VI)

 

INTERPRETI:

Spira Mirabilis

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Posto unico al costo di €‬ 22,00; Over 65 al costo di €‬ 16,00; Under 30 al costo di €‬ 12,00

 

Società del Quartetto di Vicenza: Spira Mirabilis

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Spira mirabilis…

 

Non siamo “un’orchestra che suona senza direttore”. Siamo un gruppo di musicisti professionisti che vogliono studiare musica insieme

Il metodo di lavoro – spiega Lorenza Borrani, tra le fondatrici del gruppo – è molto particolare, nel senso che studiamo e approfondiamo una sola partitura alla volta. Normalmente, con le orchestre o nell’ attività concertistica, i tempi sono molto più stretti: si fanno poche prove e molti concerti ognuno con più brani. Noi, invece, funzioniamo esattamente all’ opposto: un solo pezzo, tante prove, tantissime discussioni e studio, senza limite di tempo: il concerto è solo un’ulteriore tappa di questo processo di apprendimento che in realtà non si conclude mai“.

Spirito

Cosa non siamo

Non siamo solo un gruppo di musicisti che suonano insieme senza un direttore. Gruppi simili già esistono, spesso con un concertmaster che fa le veci del direttore, provando, dirigendo e dando gli attacchi all’ orchestra.

Non siamo un gruppo che fa spettacoli flash mob estemporanei come trovata pubblicitaria, pur amando suonare in luoghi insoliti e cercando nuovo pubblico fuori dalle classiche sale da concerto.

Non siamo un gruppo che prova intensivamente per preparare un bel concerto. Proviamo per imparare insieme e costruire fra di noi una comune concezione del pezzo – quella che poi condivideremo con il nostro pubblico.

Chi siamo

Siamo un gruppo di musicisti professionisti che lavorano con passione e dedizione, animati dal desiderio di studiare musica insieme.

Un “laboratorio musicale”.

Cos’è questo laboratorio musicale?

È la Spira mirabilis. Il numero di musicisti che studiano per ogni progetto può cambiare in base al repertorio. Ma ciò che non cambia mai sono le motivazioni e l’integrità del nostro lavoro insieme.

Perché abbiamo dato inizio a Spira mirabilis?

Nel settembre del 2007 aprimmo il nostro “laboratorio professionale”. Avevamo bisogno di uno “spazio” per studiare ed esprimere le nostre idee creative. Con grande sorpresa, scoprimmo che il nostro nuovo modo di fare musica attraeva un pubblico internazionale in cerca di qualcosa che andasse oltre la tradizionale struttura di concerto.

Liberarsi dai luoghi comuni

Non siamo un’orchestra che suona senza direttore. Abbiamo la fortuna di lavorare, fuori dalla Spira, con alcuni dei più grandi Maestri del nostro tempo ed è partendo dal loro lavoro che l’ispirazione iniziale della Spira mirabilis continua la sua evoluzione.

Non siamo un’orchestra che segue la direzione di un leader. Siamo un gruppo di musicisti che ha trovato una terza via.

Che cos’è questa terza via?

L’interpretazione musicale rappresenta la responsabilità di ogni individuo all’ interno di Spira mirabilis. Ogni singolo musicista arriva alla prima prova avendo studiato la partitura e avendo raccolto sul pezzo quante più informazioni possibile. Questo è ciò che un buon direttore farebbe ed è ciò che noi, come collettivo democratico, intendiamo emulare.

Come proviamo?

Insieme, come un gruppo, ognuno contribuendo secondo le convinzioni interpretative che ha maturato. Le discussioni – e qualche volta i litigi – sono vivaci, ma ci godiamo questo processo, che dura per giorni e giorni fino a che non viene raggiunto un consenso musicale unitario basato su un modo comune di leggere e interpretare la partitura. È un procedimento molto lento.

Anche su strumenti originali?

Studiare il repertorio classico e del primo romanticismo sugli strumenti originali è un ingrediente fondamentale del nostro lavoro, che ci dà l’occasione di costruire una comprensione più profonda e condivisa di questi linguaggi musicali.

E il risultato?

Deve essere molto forte per evitare di essere incoerente. Un mosaico delle nostre differenti idee amalgamate in un tutt’ uno unitario. Lavoriamo senza sosta finché non lo otteniamo. Non pensiamo al concerto come a qualcosa di finale: è un’istantanea musicale della nostra costante evoluzione.

Perché lo facciamo

La risposta è ciò che rende questo progetto unico per noi.

Noi non proviamo per preparare un concerto. Proviamo per apprendere e costruire un’interpretazione condivisa della partitura. Il tempo che passiamo insieme studiando e sperimentando è la ragione di Spira mirabilis. Corriamo rischi in quello che facciamo e in come lo facciamo. Qualche volta funziona, altre volte no. Ma facciamo sempre le cose per un motivo.

Che cos’è così rischioso?

Per esempio, nel mezzo di un concerto, un musicista può spontaneamente prendere l’iniziativa e il resto del gruppo reagisce di conseguenza. Possiamo correre questo rischio solo grazie alla condivisa comprensione del gusto e del linguaggio musicale di ciascuno. È un grande rischio – ma esaltante.

Perché solo un pezzo?

Per prenderci il tempo di entrare in profondità nella partitura.
Il nostro modo di lavorare è molto lento.
Ma ogni volta che suoniamo un’opera in prova o in pubblico, il nostro lavoro si trasforma in un’esperienza speciale di intimità con un capolavoro.

Cosa pensa il pubblico?

Hanno risposto con entusiasmo, desiderosi di tornare, volendo ascoltare di più. Condividono le nostre idee, reagiscono, ci fanno domande, controbattono. Eseguendo solo un’opera diamo al nostro pubblico la possibilità di concentrarsi e capire. Così, invece di saturare un bisogno di musica, lo creiamo veramente, dando inizio, forse, al loro personale viaggio musicale.

Dove ci esibiamo?

Fin dall’inizio abbiamo deciso che avremmo lavorato al di fuori del circuito musicale tradizionale. Abbiamo cercato luoghi isolati, a volte angoli di strade e piazze, dove poter suonare per un pubblico senza preconcetti, che probabilmente non aveva mai sentito il pezzo. Non era una trovata mediatica, ma il genuino desiderio di ispirare un pubblico non avvezzo al repertorio classico con l’amore puro e l’energia trasmessi dalla musica dal vivo.

Non suonate mai nelle sale da concerto?

Sì, lo facciamo, e pensiamo di aver trovato una soluzione ideale: il cuore del nostro lavoro resta nella piccola citta italiana di Formigine, ma da lì partiamo per suonare in altri luoghi e incontrare nuovo pubblico, anche in sale da concerto.

Formigine

Questa piccola città italiana in provincia di Modena ci ha molto generosamente offerto la possibilità di avere una base permanente per le prove, ed è tale il loro impegno nei nostri confronti che hanno addirittura costruito per noi una sala da concerto!

Come raggiungiamo le persone di Formigine

A Formigine ci incontriamo diverse volte all’ anno per intensi periodi di prove e abbiamo scoperto che qui possiamo incontrare la popolazione locale attraverso il canale del concerto. È sempre una profonda commozione accorgersi di aver toccato qualcuno per la prima volta con la musica classica.

Il nostro pubblico, il nostro futuro

Non stavamo cercando un nuovo pubblico per la musica classica, ma pensiamo di averne trovato uno, un pubblico vergine e desideroso di scoprire e saperne di più. Ora, più che mai, sentiamo davvero di essere ascoltati.

Questo è lo spirito di Spira mirabilis.

Il nome del gruppo è ispirato ad una figura geometrica che, per le leggi matematiche che la definiscono, gode di una particolare proprietà: di qualunque dimensione essa sia, risulta sempre sovrapponibile a se stessa. Così il gruppo cambia misura a seconda della partitura, passando da una formazione di pochi elementi a una molto più ampia, che può arrivare fino a 123 elementi, inclusi i cantanti del coro modenese Luigi Gazzotti.

Sito ufficiale: http://www.spiramirabilis.com/it

 

170 video su Spira Mirabilis:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

 

La Sinfonia n. 1 in Do minore, Op. 68, è una sinfonia scritta da Johannes Brahms. I primi appunti scritti da Brahms per questo primo lavoro sinfonico risalgono a quattordici anni prima della prima esecuzione del lavoro, cioè al 1862. Un’esecuzione tradizionale dura approssimativamente 45-50 minuti.

Le prime tracce del primo tempo di questa sinfonia sembrano risalire agli anni che Brahms trascorse a Düsseldorf, quindi tra il 1855 ed il 1856, gli stessi in cui compose il Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra.

Il primo tempo, senza però l’introduzione lenta, fu completato solo sei anni dopo, nel 1862. Da questo momento, per ben quattordici anni, Brahms si dedicò costantemente alla composizione di questa sinfonia; mentre lavorava naturalmente anche ad altre opere, fra mille indecisioni, ripensamenti e correzioni, elaborava, limava e migliorava questa sinfonia.

In realtà la prima sinfonia vede corpo tra il 1874 ed il 1876, considerando che il lavoro a tempo pieno di Brahms su di essa avveniva soprattutto durante le vacanze estive e quindi sono le tre estati dal ’74 al ’76 quelle in cui arriva a completare l’opera. Si ritiene comunque che siano stati effettuati tagli e aggiustamenti anche nei mesi immediatamente successivi (ottobre 1876).

La prima esecuzione avvenne come collaudo generale il 4 novembre 1876 a Karlsruhe e fu diretta da Otto Dessoff. Soltanto tre giorni dopo Brahms diresse la prima esecuzione a Mannheim. Successivamente le esecuzioni più importanti furono a Lipsia, a Breslavia (sempre dirette dal compositore) e a Cambridge (diretta da Joseph Joachim). La sinfonia ebbe ovunque un successo molto caldo, nonostante le critiche dei neo-tedeschi.

In ogni caso la grande prima di questa sinfonia si tenne ovviamente a Vienna il 17 dicembre 1876. A questo punto si scatenarono i commenti: da una parte i brahmsiani come Eduard Hanslick (il quale la dichiarò l’opera che finalmente avrebbe avuto la capacità di continuare la strada che si era interrotta con i neo-tedeschi), dall’altra la critica più famosa fu quella di Hans von Bulow che rinominò la sinfonia “decima di Beethoven”, come se Brahms fosse il degno erede di quest’ultimo.

Ovviamente è una sinfonia che vede il pensiero beethoveniano nel proprio centro, e lo si può notare dalla scelta del Do minore, e da riferimenti molto evidenti al percorso della Quinta sinfonia di Beethoven, cominciando in Do minore e finendo in Do Maggiore come in uno sforzo, in una conquista). Mentre però la sinfonia beethoveniana ha una sorta di percorso ascensionale molto continuo, Brahms già dalla prima propone un altro tipo di scrittura: primo e ultimo tempo in relazione con questo problema evolutivo, mentre i due tempi centrali, a differenza di quanto aveva fatto Beethoven, sono piuttosto dei tempi parentetici, che paiono non partecipare a questo grande sforzo drammatico che si attua nel 1° e nel 4º tempo. Innanzitutto lo possiamo notare dall’assenza di scherzo: Beethoven dalla Seconda sinfonia in poi aveva sostituito il minuetto settecentesco con il tempo di scherzo, sempre più immesso nel problema drammatico della sinfonia; addirittura nella Quinta e nella Sesta Beethoven aveva collegato lo scherzo al Finale, trasformando il tutto in un percorso continuo, dove tutto converge verso l’ultimo tempo.

Brahms invece intende i tempi centrali della sinfonia come una parentesi, come un momento sospensivo del problema che sta ad arco tra il primo e l’ultimo tempo. Questo vale nella prima, ed è emblematico quello che accade nel terzo tempo, che infatti non partecipa all’impegno drammatico.

Pur essendo una “prima” non ne ha assolutamente il carattere, e ciò è dovuto al lavoro colossale che Brahms ha fatto durante gli anni ’50 e ’60 sulle forme della musica da camera, sulle grandi opere corali (una su tutte il Deutsche Requiem) e preparandosi al confronto con l’orchestra.

Questo per dire che quando compare, la Prima sinfonia non risulta tale, è un po’ come il Titano di Mahler, lo sbocco, la conclusione, di tutta la fase giovanile di Brahms.

 

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker, Live From Grosser Saal, Musikverein, Vienna / 1981):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Hermann Scherchen & Vienna State Opera Orchestra, 1953):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Paavo Järvi & Orchestre de Paris):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Claudio Abbado & Vienna Philarmonic Orchestra, recorded in 1973):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Istvan Kertesz & Vienna Philarmonic Orchestra):


 

La sinfonia è orchestrata per due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, un controfagotto, quattro corni, due trombe, tre tromboni, timpani e archi.

La sinfonia è strutturata nei quattro movimenti tipici della sinfonia classica:

  1. Un poco sostenuto – Allegro – Meno Allegro (Do minore)
  2. Andante sostenuto (Mi maggiore)
  3. Un poco Allegretto e grazioso (La bemolle maggiore)
  4. Adagio – Più Andante – Allegro, ma con brio – Più Allegro (Do maggiore)

Primo tempo

Sull’esempio della Settima di Beethoven, Brahms crea una gigantesca introduzione di 37 battute. Tutta questa sezione, che mostra la preparazione tematica al primo tempo, è indicata col tempo “Un poco sostenuto”.

Tema

Sembra l’antefatto del tema e in questa introduzione possiamo vedere un “serbatoio” di tutti gli incisi che poi sono combinati nel tema. Questa introduzione rappresenta una sorta di giustificazione di come il compositore sia arrivato a scrivere il tema; probabilmente è anche per questo che non ha voluto ci arrivassero gli abbozzi: tutto ciò che noi vediamo è ciò che Brahms ha deciso di farci vedere: il suo lavoro è già testimoniato da questa formidabile introduzione che si apre in modo memorabile, con un gesto di potenza beethoveniana. Quello che ascoltiamo nelle prime 8 misure è un tema estremamente complesso.

A questo punto parte l’Allegro con il primo tema, di grande complessità e di matrice beethoveniana; non è un tema cantabile. È un tema frazionato tra archi e fiati con una scrittura complessissima.

Sviluppo e ripresa

Lo sviluppo per il tipo di lavoro capillare sulle cellule e per il contrappunto incessante presenta una densità degna del primo tempo della sinfonia Eroica di Beethoven.

Dal punto di vista drammaturgico, la tensione fortissima di questo sviluppo è provocata da una sorta di tentativo di fusione tra la figura dell’introduzione o primo tema (ascesa cromatica di semitono) e il “tema di coda”. Il raggiungimento del maggiore sembra una sorta di pacificazione, ma il senso che se ne ricava è quello di una conquista accantonata, rimandando il problema al finale. Anche se le coda risulta essere in Do M non si può parlare di una soluzione catartica: il linguaggio appare disarticolato negli incisi, sospendendo il discorso drammatico; tutto precipita in una sorta di amarezza e la tonalità di Do M appare come un miraggio, un qualcosa ancora da conquistare, e permane un’eco dei conflitti fra questi temi.

Il secondo tempo

Il secondo tempo della Prima sinfonia, un “Andante sostenuto”, è una delle forme tripartite di Brahms, come nel 1º Concerto per pianoforte e orchestra, ed è facilmente riconducibile ad una forma di Lied (A-B-A con coda), anche se in realtà le trasformazioni delle cellule interne contribuiscono a rendere la forma molto più complessa. Sappiamo dalle lettere e da vari riferimenti che in origine questo tempo era in cinque sezioni: Brahms lo ha tagliato e purtroppo non ne abbiamo la prima versione. Partendo da forme molto semplici il compositore arriva a qualcosa di molto complesso con un lavoro interno sugli incisi. In questo secondo tempo troviamo una particolarità che Brahms attuerà raramente, vale a dire l’investitura del primo violino di una funzione concertante. L’intero movimento, per il carattere molto lirico, sognante e molto struggente sembra come una parentesi rispetto al primo, come se i problemi ed il dramma appena vissuti nel primo tempo venissero accantonati, anche se comunque i due tempi sono collegati da alcune relazioni tematiche.

Il terzo tempo

La distanza grande ed incolmabile di Brahms dalle sinfonie di Beethoven si può cogliere dal terzo tempo. In Beethoven dalla seconda sinfonia in poi questo momento era rappresentato dallo Scherzo, pezzo quindi dal carattere molto dinamico, a volte drammatico, a volte incisivo. In questa sinfonia il terzo tempo è una specie di intermezzo.

Il finale

Il Finale della Prima sinfonia ha una forma molto ardita e risulta difficile isolarne le parti generali. Alcuni hanno azzardato che sia una delle punte più spinte verso il mondo dei suoi “nemici” neotedeschi, poiché le figure sonore che vi compaiono assumono un’evidenza quasi simbolica, potremmo quasi attribuirle ad un poema sinfonico.

Eccezion fatta per il celebre richiamo alla Nona di Beethoven, ci sono concreti riferimenti a un certo mondo sonoro tedesco come il corale e lo squillo del corno evocativo della natura.

È una forma simmetrica rispetto a quella del primo tempo, con una grande introduzione iniziale che copre le prime 61 battute.

È la forma sonata più anomala di Brahms e all’ascolto la configurazione come risoluzione verso la tonica di Do M, gloriosa e affermativa di questo finale, in realtà passa attraverso varie fasi che sono intercalate da sezioni di sviluppo. Prima riprende il tema alla tonica (vale la pena ripetere ancora che la cosa singolare è che non lo riprende in fase di ripresa, ma solo nello sviluppo). Ci sono due temi quindi che possiamo dire funzionino da primo tema: quello del corno dell’introduzione e quello con reminiscenze della Nona di Beethoven, i quali ricompaiono entrambi alla tonica: uno all’inizio dello sviluppo e uno all’inizio della ripresa, senza dimenticarne il valore simbolico.

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Written by mara

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