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Alle Serate Musicali ROBERTO CAPPELLO per Tchaikovsky 16 dicembre

Ora sono assorbito dalla composizione di un Concerto per pianoforte e orchestra. Sono ansioso che Rubinstein lo esegua. Il lavoro progredisce lentamente e non riesce bene. Comunque mi attengo alle mie intenzioni e martello al pianoforte quei passaggi che mi escono dalla mente: il risultato è una eccessiva irritabilità…“, Ciaikovski al fratello Anatol in una lettera del 3 settembre 1874

Serate Musicali – MilanoStagione 2019 – 2020

 

Alle Serate Musicali ROBERTO CAPPELLO per Tchaikovsky 16 dicembre. Il pianista ROBERTO CAPPELLO in un programma dedicato a Tchaikovsky:

 

P. I. CIAIKOVSKI, Concerto n. 1 in si bemolle minore op.23

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P. I. CIAIKOVSKI, Fantasia da Concerto op. 56

 

QUANDO

Lunedì 16 Dicembre 2019, ore 20.45

 

DOVE: Sala Verdi
Conservatorio “G. Verdi”

Via Conservatorio, 12
20122 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianista, ROBERTO CAPPELLO

Direttore, PIETRO VENERI

ORCHESTRA CUPIDITAS

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Intero al costo di € 25,00 e Ridotto al costo di € 20,00

 

Alle Serate Musicali ROBERTO CAPPELLO per Tchaikovsky 16 dicembre

 

Se non sapete come fare per avere i biglietti potete prenotare con Associazione Ma.Ni. (tramite Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto). Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Roberto Cappello…

Nato nel 1951 a Campi Salentina (Lecce), Roberto Cappello ha iniziato gli studi musicali con il padre, imparando a suonare sin da giovanissimo sia il pianoforte che il violino. A sei anni ha esordito in pubblico presso la prestigiosa Konzerthaus di Vienna. E’ stato subito ospite di importanti società musicali italiane ed internazionali riscuotendo ovunque grande entusiasmo di pubblico e critica. Ha quindi proseguito lo studio del pianoforte con il maestro Rodolfo Caporali presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma dove si è diplomato nel 1974. Lo stesso anno vince il Concorso Pianistico Internazionale “Citta di Senigallia” e “Maria Canals” di Barcellona; nel 1975 il Concorso Nazionale di Treviso e nel 1976 gli è stato assegnato il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale Ferruccio Busoni, premio che da 25 anni non veniva assegnato ad un pianista italiano.  Invitato ai più prestigiosi festivals Internazionali come quelli di Besancon, Spoleto, Stresa, Bergamo, Husum, ha anche tenuto numerosi recitals in Francia, Austria, Svizzera, Germania, Belgio, Spagna, Jugoslavia, Lussemburgo e Ungheria. Ha inoltre effettuato una tournée di successo in Australia nel 1989.

Nel 1991 ha inciso i valzer di Johann Strauß nelle trascrizioni virtuosistiche dei più famosi pianisti del passato.

E’ stato docente di pianoforte principale presso il Conservatorio Statale di Musica A. Boito di Parma. Nel settembre 1994 ha inaugurato la Stagione di Musica da Camera nel Teatro alla Scala di Milano e nel 1995 presso l’Auditorium di Santa Cecilia in Roma eseguendo integralmente i “12 studi Trascendentali” di Listz, riscuotendo un grande successo sia di pubblico che di critica. Nel 1996 ha effettuato una tournée in Germania (Berlino, Francoforte, Amburgo, Kiel) con l’Orchestra della RAI eseguendo il 5° Concerto di Beethoven. Tra il 1997 e 1998 ha eseguito a Vienna, Budapest, San Pietroburgo, Belgrado, Bruxelles e Parigi, il concerto K466 di Mozart, nella doppia veste di solista e direttore.

Nel 2000 ha sostenuto una serie di concerti in Gran Bretagna (Londra, Manchester, Glasgow). Il 2001 lo ha visto impegnato negli Stati Uniti ed in Giappone, dove tornerà in Tournée nel 2005. Ruolo importante riveste l’attività cameristica: in quintetto con il Quartetto Kodaly di Budapest. Ha inciso con la Fonit-Cetra, A.M.C., Edizioni Paoline, Acustica. Con quest’ultima ha registrato l’intero corpus dei Lieder di Schubert trascritti da Liszt. Nel 2003 ha inciso con la Ricordi BMG Ariola i concerti per pianoforte-orchestra: Mozart Concerto K 466; Beethoven concerto n. 3; tchaikowsky concerto n. 1. E’ attualmente direttore del Conservatorio “A.Boito” di Parma.

 

“Roberto Cappello – 142 video”:

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

«Nel dicembre 1874 ho scritto un Concerto per pianoforte. Dato che non sono un pianista, avevo bisogno di rivolgermi a un virtuoso, uno specialista, che mi indicasse ciò che fosse faticoso, di difficile esecuzione, privo di effetto e così via. Mi serviva un critico severo, ma allo stesso tempo, ben disposto nei miei confronti. Devo dire chiaramente che una voce interiore protestava contro la scelta di [Nikolaj]
Rubinštejn come giudice. Egli non solo è il primo pianista moscovita, ma è certamente un pianista superiore. Così lo invitai ad ascoltare il Concerto e a fare delle osservazioni a proposito della parte pianistica. Era la vigilia di Natale del 1874, Rubinštejn propose di provare in una delle classi del Conservatorio. Mi presentai con il mio manoscritto e dopo di me giunse Rubinštejn con Hubert. Suonai il primo movimento. Neanche una parola… Armatomi di pazienza, lo suonai fino alla fine. Ancora silenzio. Mi alzai e chiesi: “Ebbene?” Allora dalle labbra di Rubinštejn sgorgò un torrente di parole, dapprima tranquille, poi sempre più simili a un profluvio di Giove tonante. Pareva che il mio Concerto non valesse niente… che la composizione fosse pessima e volgare… Io ero stupefatto e colpito che una persona che aveva scritto già moltissimo e che teneva al Conservatorio un corso di composizione libera, si facesse oggetto di un tal biasimo. Uscii tacendo dalla stanza e andai di sopra. Ben presto riapparve Rubinštejn… Mi ripeté che il mio Concerto è impossibile e, avendomi indicato molti punti in cui erano necessari cambiamenti radicali… se… lo avessi rivisto secondo i suoi desideri, allora mi avrebbe fatto l’onore di eseguirlo… “Non ne rivedrò neppure una nota, – gli risposi – e lo pubblicherò così com’ è!” E così ho fatto», Pëtr Il’ič Čajkovskij in una delle lettere alla sua fedele ammiratrice e sostenitrice Nadežda von Meck, Sanremo 2 febbraio 1878

 

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore, op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij fu composto tra il novembre 1874 ed il febbraio 1875.

È uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale, ed è il più noto dei tre composti da Čajkovskij.

Il concerto venne inizialmente dedicato a Nikolaj Rubinštejn, direttore del Conservatorio di Mosca e pianista virtuoso, con il proposito che lo stesso Rubinštejn lo eseguisse per la prima volta in pubblico. L’ accoglienza di questi fu decisamente negativa: criticò aspramente il concerto ritenendolo “banale, rozzo e mal scritto” oltre che “ineseguibile” probabilmente per l’ uso fortemente percussivo del pianoforte nelle battute iniziali, chiese quindi al compositore una sostanziosa revisione che venisse incontro ai suoi gusti.

La prima esecuzione del concerto avvenne il 25 ottobre del 1875 a Boston con Hans von Bülow al piano e Benjamin Johnson Lang a capo dell’ orchestra. Grato per l’esecuzione Čajkovskij dedicò il concerto al pianista. Questa decisione fu presa dal compositore su suggerimento di Karl Klindworth che allora insegnava al Conservatorio di Mosca ed era molto rispettato da Pëtr Il’ič. Fu lo stesso Klindworth a consegnare il manoscritto ad Hans von Bülow, dal quale il compositore ricevette numerose lettere piene di ammirazione e gratitudine; egli definì l’ opera “originale e nobile!”.

Curiosamente von Bülow eliminò in seguito il concerto dal proprio repertorio, mentre Rubinštejn finì col dirigerne la première moscovita (con Sergej Ivanovič Taneev al piano) e ad eseguirne la parte solistica in numerose occasioni.

Sulla scia del successo statunitense, il concerto fu proposto il mese successivo a S. Pietroburgo, con il pianista russo Gustav Kross ed il direttore ceco Eduard Nápravník ricevendo un’ accoglienza molto tiepida. Questa fu la reazione di Čajkovskij:

«Napravnik ha fatto di tutto per accompagnarlo in modo tale che al posto della musica non ci fosse altro che un’ atroce cacofonia. Il pianista Kross l’ ha interpretato in modo coscienzioso, ma piatto, privo di gusto e di fascino».

Completamente opposta fu, tre settimane dopo, la risposta del pubblico di Mosca, che ascoltò il brano nell’ interpretazione di Sergej Taneev, scelto dallo stesso autore come solista, diretto da Rubinstein (evidentemente tornato sui propri passi). Così Čajkovskij:

«suonò il 21 novembre 1875 meravigliosamente».

Il concerto fu arrangiato da Čajkovskij anche per due pianoforti nel dicembre 1874; fu rivisitato per due volte dal suo autore, nell’ estate del 1879 e poi ancora nel 1888: quest’ultima è la versione divenuta standard ed attualmente eseguita. Sebbene Čajkovskij si fosse rifiutato di apportare all’ opera quelle modifiche che Nikolaj Rubinštejn pretendeva, egli non si risentì quando in seguito il pianista Edward Dannreuther, interprete della prima esecuzione in Inghilterra del 23 marzo 1876, gli inviò una lunga serie di proposte di cambiamenti; cambiamenti che non riguardavano il tessuto musicale bensì la strumentazione. Čajkovskij non solo diede la sua autorizzazione, ma introdusse tutte quelle modifiche che Dannreuther suggeriva nell’ edizione a stampa del Concerto; e altre ancora in una edizione successiva, dopo che ebbe avuto modo di ascoltare l’ opera nella esecuzione di Aleksandr Ziloti. La versione che si ascolta generalmente oggi è, pertanto, quella di Čajkovskij con modifiche di Dannreuther e Siloti.

Il severo e critico Nikolaj Rubinštejn cambiò la sua opinione sul Concerto e lo eseguì il 16 febbraio 1878 a Mosca e poi due volte a Parigi all’ Esposizione Universale. Leggiamo una lettera di Čajkovskij scritta a Clarens alla solita von Meck:

«28 marzo 1878. Ieri ho ricevuto la sua lettera con la notizia del Concerto di Rubinštejn. Sono molto lieto che il mio Concerto Le sia piaciuto. Per quanto riguarda l’esecuzione da parte di Nikolaj Grigor’evič, ero assolutamente sicuro che lo avrebbe suonato magnificamente. In sostanza questo Concerto è davvero scritto per lui e conta sulla sua immensa abilità di virtuoso».

Durante la tournée di Čajkovskij negli Stati Uniti nel 1891 il Concerto fu suonato più volte sotto la sua direzione, in particolare il 5 maggio all’ inaugurazione della famosa Carnegie Hall. Infine, anche il programma dell’ ultimo concerto diretto dal compositore, il 16 ottobre 1893, oltre alla prima esecuzione della Sesta Sinfonia “Patetica”, conteneva il Primo Concerto per pianoforte, con la solista Adele Aus der Ohe, la stessa della tournée americana. Čajkovskij si accomiatò dal proprio pubblico proprio con queste due opere. Nel primo e nel terzo movimento Čajkovskij utilizzò due temi popolari ucraini: come spiegò egli stesso in una lettera alla von Meck, scritta nella sua tenuta a Brailov:

«9 maggio 1879. Sono stato in chiesa, al monastero… Ho ascoltato il canto dei “ciechi con le lire”. Il canto si chiama così per lo strumento di accompagnamento, la lira appunto, che non ha nulla in comune con lo strumento antico. È meraviglioso che tutti i cantanti ciechi in Piccola Russia [Ucraina] cantino sempre lo stesso motivo. L’ho parzialmente utilizzato nel primo movimento del mio Concerto per pianoforte» [nell’ episodio Allegro con spirito].

Negli anni ‘80 il celebre pianista russo Lazar’ Berman trovò nella biblioteca del suo maestro Aleksandr Goldenweiser la partitura della prima versione, originale, del Concerto. Dopo averla studiata Berman scoprì che il Concerto non era un’ opera così marcatamente pomposa, festosa e virtuosistica, ma molto lirica. Ad esempio, il primo tema, di solito sospinto in secondo piano dai possenti accordi del pianoforte, risultava invece in tutto il suo sapore nazionale: maestoso, epico, con l’accompagnamento degli stessi accordi del solista ma suonati in arpeggio, come su un antico strumento, il gusli [una sorta di salterio]. In questa versione il Concerto è stato registrato nel 1986 da Lazar’ Berman con l’ Orchestra della Radio di Berlino Ovest diretta da Yuri Temirkanov.

In occasione dei 175 anni dalla nascita di Ciaikovskij e dei 140 anni dalla “prima” del Concerto n. 1, il Museo Ciaikovskij di Klin ha curato la pubblicazione delle partiture originali delle versioni del 1875 e del 1879, quest’ultima basata in particolare su uno spartito utilizzato dall’ autore in persona, nell’ ultima sua apparizione in pubblico del 1893.

 

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Daniel Barenboim and Zubin Mehta):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Yuja Wang (piano), Hannu Lintu (conductor), Finnish Radio Symphony Orchestra, Helsinki Music Centre Concert Hall (7 September 2012)):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (anno: 1941, Horowitz, Vladimir (ruolo: Pianista), NBC Symphony Orchestra (ruolo: Orchestra), Toscanini, Arturo (ruolo: Direttore d’orchestra)):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Arthur Rubinstein, piano – Boston Symphony Orchestra):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Martha Argerich, piano – Charles Dutoit, conductor Orchestre de la Suisse Romande 1975):

L’opera, nonostante fosse stata predisposta per un lavoro tipicamente di derivazione occidentale, conserva in buona parte forme e timbri della musica popolare russa cui spesso Čajkovskij fa riferimento.

Il concerto è articolato in tre movimenti:

I movimento: Allegro non troppo e molto maestoso – Allegro con spirito

All’orchestra è affidato l’attacco del tema principale, di grande solennità; il pianoforte accompagna con poderosi ed ampi accordi: una forma decisamente insolita. Successivamente lo strumento solista diviene protagonista mentre l’orchestra si riduce ad un semplice accompagnamento in pizzicato. Il pianoforte non solo presenta il tema, ma al tempo stesso lo amplia con elaborazioni che gradualmente danno vita a figurazioni di estremo virtuosismo, finché l’orchestra riprende nuovamente il tema iniziale. L’intervento del corno fa da tramite tra primo e secondo tema. Il movimento vive di contrasti netti, talvolta addirittura stridenti, che vengono attraversati da esplosive strutture atte ad accrescere l’intensità del discorso musicale.

II movimento: Andantino semplice – Prestissimo – Tempo I

La musica ritorna dolce, il ritmo del primo movimento scompare, le note sul pianoforte vengono accarezzate da motivi rapidi e allo stesso tempo con forme arabesche; è un’interpretazione, quella data da Čajkovskij al movimento, tutta slava. Anche qui compaiono i ricordi di quella musica russa presi da alcune canzoni ucraine.

Nel secondo movimento, come ricordava il fratello Modest, il compositore usa un tema francese che i due fratelli spesso canticchiavano da piccoli.

L’ inizio è un pensiero in forma di Lied eseguito dal flauto, che il pianoforte riprende mutandolo alla terza nota con enfatico slancio. È solo una minuscola sfumatura, che però lascia trasparire il carattere d’improvvisazione insito nella struttura del movimento. Con sempre nuove variazioni tematiche Čajkovskij muta il carattere degli sviluppi, sostenuti ed incorniciati da mutevoli figurazioni di accompagnamento.

III movimento: Allegro con fuoco

Il terzo movimento attacca senza cesure con veementi movenze di danza. Dopo una breve introduzione orchestrale il pianoforte fa proprio il ritmo danzante e conduce al controtema, che fiorisce negli archi ed è manifestamente imparentato col tema introduttivo. Nel Finale Čajkovskij inserisce un’altra canzone ucraina “Esci esci, Ivan’ku”.

CURIOSITÀ

Tra i molti celebrati interpreti di questo concerto sta Vladimir Horowitz, che con esso debuttò trionfalmente negli Stati Uniti alla Carnegie Hall, coadiuvato alla direzione d’orchestra dal suocero Arturo Toscanini. Altri interpreti di grande rilievo sono Svjatoslav Richter (nelle sue incisioni con Mravinskij e Karajan), Van Cliburn, Martha Argerich ed Emil Gilels.

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Written by mara

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