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Alle Settimane Musicali di Ascona 2018 Ton Koopman 18 Settembre

“Verosimilmente il più grande capolavoro musicale che il mondo abbia visto”, Carl Friedrich Zelter _ 1811

Settimane Musicali di Ascona, Stagione 2018

 

La Messa in Si minore (BWV 232) è una composizione di musica sacra scritta da Johann Sebastian Bach. Si tratta della trasposizione musicale della Messa in lingua latina, quella che viene popolarmente definita messa cantataAlcune parti della Messa in Si minore risalgono al 1724, tuttavia l’ insieme è stato completato nella forma attuale nel 1749, l’ anno prima della morte del compositore, avvenuta nel 1750.

L’ Unesco ha definito la Messa in Si minore (BWV 232di Johann Sebastian Bach «pietra miliare della storia della musica» e l’ ha inerita nella lista Memory of the World.

Ha scritto il filosofo rumeno Emil CioranQuando ascoltate Bach, vedete nascere Dio. La sua opera è generatrice di divinità. Dopo un oratorio, una cantata o una passione, è necessario che Egli esista. Altrimenti tutta l’opera del Kantor sarebbe una straziante illusione.

 

Johann Sebastian Bach, Messa in si minore

 

QUANDO

Martedì 18 Settembre 2018, ore 20.30

ore 19.30
Aula Magna Collegio Papio
Introduzione al concerto con Giuseppe Clericetti

 

DOVE: Chiesa del Collegio Papio Ascona
Via delle Cappelle, 1

6612 Ascona

 

INTERPRETI:

Ton Koopman, direttore

Yetzabel Arias Fernandez, soprano

Maarten Engeltjes, controtenore

Tilman Lichdi, tenore

Klaus Mertens, basso

Amsterdam Baroque Orchestra

Amsterdam Baroque Choir

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

1. categoria prezzo normale al costo di CHF 99,90

2. categoria prezzo normale al costo di CHF 86,90

3. categoria prezzo normale al costo di CHF 66,70

4. categoria prezzo normale al costo di CHF 41,20

5. categoria prezzo normale al costo di CHF 25,90

 

Settimane Musicali di Ascona: Ton Koopman

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Ton Koopman…

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Ton Koopman è nato a Zwolle in Olanda. Si è formato alla scuola organistica di Simon Jansen e a quella clavicembalistica di Gustav Leonhardt. Dopo aver ricevuto il “Prix d’ Excellence” per l’organo e per il clavicembalo e il primo premio al Concorso Internazionale di Clavicembalo di Bruges, ha intrapreso la carriera solistica.

Musicologo, noto per il suo costante lavoro di ricerca sulle fonti storiche, ha lavorato all’ edizione completa dei Concerti per organo di Händel, ha curato l’edizione del Messiah di Händel e del Giudizio Universale di Buxtehude. È docente di clavicembalo al Conservatorio Reale dell’Aia, professore all’ Università di Leiden e membro onorario della Royal Academy of Music di Londra. Nel 2000 è stato insignito della laurea honoris causa dall’ Università di Utrecht. È inoltre presidente dell’“International Dietrich Buxtehude Society” e direttore artistico del festival francese “Itinéraire Baroque”.

Nel 2012 ha ricevuto il “Premio Buxtehude” della città di Lubecca e il “Premio Bach” della città di Lipsia.

Nel 2014 ha ricevuto il “Bach Prize” dalla Royal Academy of Music di Londra, nel 2016 è stato nominato professore onorario alla Musikhochschule di Lubecca e consulente artistico onorario dell’Opera di Guangzhou.

Ha fondato il complesso “Musica Antiqua” e, nel 1979, The Amsterdam Baroque Orchestra.

Dal 1994 al 2004 ha eseguito e registrato l’integrale delle Cantate sacre e profane di Bach con Amsterdam Baroque Orchestra & Choir, progetto al quale si è affiancata la pubblicazione, in collaborazione con il musicologo Christoph Wolff, dell’opera editoriale Il mondo delle Cantate di Bach, pubblicata in italiano a cura de I Concerti del Quartetto in collaborazione con EDT. Nel 2014 ha completato la registrazione dell’integrale dell’opera di Dietrich Buxtehude.

Le sue incisioni hanno raggiunto record di vendita. Ha meritato il premio Silver Phonograph delle case discografiche olandesi.

Nel 2003 ha fondato una propria etichetta discografica “Antoine Marchand”. Ton Koopman svolge un’intensa attività come direttore ospite con le principali orchestre in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone.

Il progetto teatrale per bambini “Oorwurm”, intrapreso con la figlia Marieke Koopman, ha reso la musica barocca accessibile ai giovani in tutta l’Olanda, realizzando un grande sogno di Ton Koopman.

Ton Koopman e l’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir sono stati ospiti delle Settimane Bach nel maggio e nel novembre 1994 (1º e 2º ciclo), nel maggio e dicembre 1995 (3º e 4º ciclo), 1997 (7º ciclo), 1998 (10º ciclo), 1999 (12º ciclo, per le Cantate e l’Oratorio di Natale), 2000 (13º ciclo – Passione secondo Marco e 14º ciclo), 2001 (16º ciclo), 2002 (18º ciclo), 2004 (22° ciclo), e nel 2007, 2008, 2010, 2011, 2012, 2013 e, in trio, nel 2015.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

Storia e genesi dell’ opera

Da circa un secolo e mezzo si è convenuto chiamare questa monumentale opera con l’ espressione “Die hohe Messe in H-moll” o “Grande Messa in si minore”, un titolo che non compare nell’ originale bachiano e nelle copie coeve, ma che venne attribuito all’ opera da chi per primo ne propose l’ edizione a stampa, nel 1845. Si deve ritenere basilare l’ affermazione che l’ opera non dovette conoscere, al tempo di Bach, un’ esecuzione globale, e la constatazione che l’ opera raccogliesse in sé gli elementi sparsi di un discorso che venne affrontato non unitariamente, ma a sezioni ed in tempi diversi.

La genesi e la gestazione di questa partitura fu quindi lunga e complessa; in essa confluirono infatti non solo delle parti musicali che possiamo definire «originali» ma, e sono la maggioranza, anche brani preesistenti che vennero rielaborati e adattati al momento.

La nuova cronologia, frutto di un accurato studio filologico e di critica del testo, fissa al 1724 la composizione del Sanctus come brano a sé stante: a quella data risalgono l’autografo della partitura e le parti separate originali. La prima esecuzione fu il 25 dicembre dello stesso anno, ma la pagina venne più volte riutilizzata.

Bach aggiunse, nel 1731, un Kyrie così da poter presentare una Messa breve (Kyrie e Gloria, BWV 232a) al principe di Sassonia Federico Augusto II, assieme alla richiesta di poter aggiungere al proprio nome il titolo di “compositore della corte del principe di Sassonia“, una mossa grazie alla quale Bach sperava di rimanere a Lipsia, dove era protagonista di qualche schermaglia politica con l’ amministrazione cittadina.

La partitura non fu mai eseguita, fino al 1737, quando Bach decise di rivisitarla. Cominciò con revisioni minori al Kyrie e al Gloria, poi aggiunse il Credo e il Sanctus nei due anni seguenti. Nel 1749, Bach era molto malato e trascorse a letto diversi mesi; il manoscritto delle ultime parti della Messa, specialmente l’ Osanna all’ interno del Sanctus, rivela una grafia vacillante e una notazione irregolare, testimoniando l’ ormai prossima fine del grande compositore.

Non è eccessivamente imprudente sostenere che quasi tutti i 25 numeri di cui consta la partitura non sono pagine originali, ma parodie o adattamenti più o meno rilevanti da opere precedenti: dalla Cantata 46 “Schauet doch und sehet, ob irgend ein Schmerz sei”; dalla Cantata 171 “Gott, wie Dein Name, so ist Auch Dein Ruhm”; dalla Cantata 29 “Wir danken dir, Gott, wir danken dir”; ed ancora da diverse altre opere antecedenti. Tenendo conto di ciò, tanto più appare mirabile l’ opera bachiana se si considera che essa è tutta o in gran parte il frutto di un montaggio razionale e perfettamente equilibrato, imponendosi sul piano dei risultati musicali come creazione originale e unica.

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Manoscritto del Credo

La presunta “cattolicità” della Messa

È radicata in molti la convinzione che la Messa rappresenti un genere musicale specificamente legato alla confessione cattolica e che pertanto anche le messe bachiane costituiscano un “omaggio” alla tradizione romana e conseguentemente una deviazione dallo spirito e dalla liturgia luterane. In realtà, la prassi musicale ammetteva l’ intonazione di mottetti latini e la realizzazione in stile concertante dei testi dell’ Ordinarium Missae in particolari circostanze di carattere solenne (l’ Ordinarium Missae è l ’insieme dei canti della Messa che rimangono immutati nei vari periodi dell’ anno liturgico: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus / Osanna / Benedictus, Agnus Dei; altri canti, appartenenti al Proprium Missae, variano invece in base alla data e all’ occasione liturgica.).

Al tempo di Bach sappiamo che a Lipsia nelle prime due feriae delle tre feste principali (Natale, Pasqua, Pentecoste), come pure nelle altre feste particolari dell’ anno liturgico era consentito eseguire a più voci (figuraliter) il Kyrie, il Gloria e il Sanctus; nel caso dei primi due testi c’ è da tenere presente che la terminologia corrente li designava globalmente con la parola Missa. Questo termine è appunto quello che compare nella partitura bachiana della cosiddetta Messa in si minore (BWV 232) per indicare le prime due parti della composizione, inviate dal Kantor nel 1733 al nuovo sovrano, il duca Federico Augusto II, per sollecitare una nomina nella cappella di corte, nomina poi avvenuta solo alla fine del 1736.

A Dresda, capitale del ducato di Sassonia nei cui confini è compresa anche Lipsia, vigeva una situazione alquanto anomala, poiché a dispetto della generale fede luterana dei suoi abitanti il sovrano era cattolico (il padre Federico Augusto I era stato politicamente costretto ad abbracciare il credo romano essendo stato eletto re di Polonia). La duplice confessione aveva portato alla creazione di due distinte cappelle di corte, una per i riti della chiesa luterana e l’ altra per quelli della chiesa cattolica. Che le Messe o le sezioni di Messa scritte da Bach siano state proposte anche a Dresda non è documentato, ma se esse lo furono si può pensare che abbiano potuto avere una doppia destinazione.

Come scrive Alberto Basso: «La materia, come si vede, offre spunti e argomentazioni per sostenere tanto la tesi “cattolica” quanto la tesi “luterana” e consente anche di intendere l’ opera in termini di ambivalenza. La sua natura cattolica emergerà quando si vorrà considerarla nei termini di un corpo unitario, elaborato lungo un ampio intervallo di tempo, svincolato dalla realtà storica e quasi isolato in un mondo astratto e ideale anche se agganciato alla tradizione della Missa concertata. Al contrario essa apparirà come una manifestazione del pensiero musicale luterano quando la si interpreterà a segmenti separati, ciascuno dei quali destinato non a coprire un unico servizio liturgico (come è il caso di una Missa tota), bensì a soddisfare esigenze specifiche delle grandi festività in cui era consentito praticare la polifonia applicata ai testi latini dell’ Ordinarium».

Struttura dell’ opera

  • Kyrie e Gloria, in tutto undici numeri musicali riuniti sotto la denominazione globale di Missa;
  • Symbolum Nicenum, cioè il Credo, diviso in nove numeri musicali;
  • Sanctus, un solo elemento compatto, la parte più antica della Messa;
  • Hosanna, Benedictus, Agnus Dei e Dona nobis pacem, quattro numeri.

Dei venticinque numeri che compongono la partitura, sedici sono cori (tre a 4 voci, undici a 5, uno a 6 e uno a 8), tre i duetti e sei le arie solistiche. Il peso maggiore, dunque, è affidato al coro, con interventi molto differenziati, in sei casi condotti secondo lo stylus gravis e antiquus (nn. 3, 7, 12, 16, 19, 25), molto frequente nelle opere bachiane di Lipsia, mentre in altri otto (nn. 1, 4, 11, 13, 17, 20, 21, 22) predomina lo stile moderno, con l’ intervento concertato degli strumenti in un registro trionfalistico. A sé stanti i nn. 8 e 15, che possono essere interpretati come elaborazioni in uno stile misto, di transizione, che unisce l’ imitazione mottettistica con parti strumentali obbligate.

La struttura del Symbolum Nicenum testimonia della particolare attenzione che Bach nutriva per la qualità cartesiana del pensiero, unita alla sua perfetta conoscenza delle regole della retorica classica, alle quali attingeva ogni qual volta la sua musica usciva dalla pura funzione ornamentale o didattica per farsi comunicazione di fede e di rigore morale.

L’ Osanna è strutturato su un doppio coro. Nella sua forma originale, esso doveva avere un’ introduzione strumentale (la stessa che ora chiude l’episodio), poi soppressa da Bach al momento di trasformare la pagina in una composizione sacra agganciata al Sanctus.

Il Benedictus è composto da un’aria per tenore, una delle più toccanti di tutta la Messa in si minore, in cui lo strumento concertante non è indicato, ma è di solito realizzato con un flauto traverso. L’ Agnus Dei si presenta nella tradizionale suddivisione bipartita.

I. Missa

Kyrie e Gloria, come si è detto, risalgono al 1733. Il Kyrie è diviso in tre parti: un introito solenne – coro e orchestra piena, con la sola esclusione delle trombe – è seguito da un lungo episodio fugato. La seconda parte è costituita dal Christe, un duetto che modula in tonalità maggiore e che rappresenta il fascio luminoso che inquadra la figura del Figlio, la seconda persona della Trinità. L’ ultimo episodio è un secondo Kyrie che torna ai toni scuri della tonalità minore.

Il Gloria ha una struttura interna più frammentata: è diviso in otto numeri musicali, ma è ulteriormente scomponibile in suddivisioni interne che rivelano all’analisi come il profondo gusto di Bach per la geometria, il suo rispetto anche pratico per la simmetria delle architetture, siano perfettamente compatibili con un effetto improvvisativo. Quattro episodi sono affidati al coro e hanno uno svolgimento solenne, con alternanza di moduli arcaici e fraseggi moderni; gli altri quattro sono invece riservati ai solisti, i quali a volte dialogano con singoli strumenti dell’orchestra che svolgono funzione concertante, come il violino nel Laudamus e l’oboe nel Qui sedes.

II. Symbolum Nicenum

Anche il Credo è organizzato secondo una puntigliosa ricerca di simmetrie e proporzioni. L’ inizio è in stile antico, un mottetto in cui due voci reali in orchestra, eseguite dai primi e dai secondi violini, si aggiungono alle cinque voci in cui è suddiviso il contrappunto vocale. Il resto dell’ orchestra realizza un semplice accompagnamento, ma l’ ostinazione delle sue figure rende lentamente anche questa parte percepibile come una voce indipendente. Le prime parole sostituiscono l’intonazione che nel canto gregoriano erano appannaggio dell’officiante. L’influenza del gregoriano torna a farsi sentire in tutte le parti del Credo improntate allo stile polifonico arcaico. Nell’impianto in nove movimenti c’è una cornice costituita da quattro parti corali divise in coppie, rispettivamente Credo e Patrem da un lato, quindi Confiteor e Et expecto dall’altro. Le componenti intermedie sono costituite da due episodi solistici a sei e a quattro voci, mentre il corpo centrale è sorretto da tre episodi corali di carattere più esplicitamente teologico: Et ìncarnatus est, Crucifixus, Et resurrexit.

III. Sanctus

È la parte più antica della Messa, anche se Bach lavora anche in questo caso modificando la versione del 1724: l’orchestra ha comunque un organico più ampio rispetto alle parti precedenti e la condotta musicale vive del forte contrasto tra il tono solenne dell’inizio, a sei voci, e lo sviluppo della fuga sulle parole Pleni sunt coeli, anche questa realizzata secondo una genuina prassi mottettistica.

IV. Hosanna, Benedictus, Agnus Dei e Dona nobis pacem

Le ultime parti della Messa in si minore sono state tutte elaborate con la tecnica della parodia. In alcuni casi è stato possibile rintracciare la versione originale: per l’ Hosanna ad esempio Bach ha utilizzato una Cantata oggi pervenutaci solo in forma frammentaria (e inclusa nel catalogo con la sigla Anh. 11), per l’ Agnus Dei un passo dell’ Oratorio Lobet Gott in seinen Reichen BWV 11, per il Dona un brano tratto dalla Cantata BWV 29, mentre l’ aria del tenore impiegata per il Benedictus non è conosciuta in altra forma. La varietà di soluzioni mostra anche in questo caso l’ origine non uniforme della partitura e la relativa indipendenza che questa mantiene rispetto alle possibilità di una concreta esecuzione al tempo in cui fu scritta.

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Written by mara

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