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Bologna Festival: il pianista Arkadij Volodos

Come uno spericolato trapezista vola sulla tastiera tra scale, arpeggi, ottave con la più grande facilità…” (New York Times)

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CONCERTO DELLA STAGIONE 2017

 

Puro Romanticismo nella lettura di un grande rappresentante della scuola russa“. Il pianista Arkadij Volodos proporrà al pubblico di Bologna il seguente programma partendo da Franz Schubert, compositore particolarmente caro al pianista russo per la struggente cantabilità e la profonda interiorità della sua musica, a Robert Schumann e Johannes Brahms:

 

Robert SchumannPapillons op. 2

… … …

Johannes BrahmsKlavierstücke op. 76

… … …

Franz SchubertSonata in la maggiore D 959

 

QUANDO:

Martedì 9 Maggio 2017, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Manzoni
via de’ Monari, 1/2
40100 Bologna (BO)

 

INTERPRETI:

Pianista, Arkadij Volodos

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A (platea I) al costo di € 65,00

Settore B (platea II) al costo di € 55,00

Settore C (galleria I, balconata I) al costo di € 45,00

Settore D (galleria II) al costo di € 35,00

Settore E (balconata II, III) al costo di € 25,00

 

Bologna Festival: il pianista Arkadij Volodos

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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“Un genio, un fenomeno…” (San Diego Tribune)

“È prossimo a diventare una leggenda…” (Los Angeles Times)

 

ARKADIJ VOLODOS

Il pianista russo Arkadij Arkad’evič Volodos’, nato a San Pietroburgo il 24 febbraio 1972, noto per il suo repertorio virtuosistico, è uno dei più grandi interpreti dei brani di Liszt e di Rachmaninov.

Comincia a studiare canto, seguendo le orme dei genitori, anch’essi cantanti, ma più tardi cambierà strada mentre frequenta la scuola Capilla M. Glinka. Anche se comincia a suonare il pianoforte all’età di 8 anni, comincerà a studiare seriamente lo strumento nel 1987 al Conservatorio di San Pietroburgo con Leonid Sintsev. La sua formazione si sviluppa al Conservatorio di Mosca sotto la guida di Galina Egiazarova. Volodos ha anche studiato al Conservatorio di Parigi con Jacques Rouvier. A Madrid, studia alla Escuela Superior de Música Reina Sofía con Dimitri Bashkirow.

Nonostante la breve formazione di studi, Volodos è diventato rapidamente uno dei più importanti pianisti del mondo al punto da essere considerato il moderno Horowitz, con la sua strabiliante abilità tecnica e la sua capacità nei brani notoriamente difficili. Esempio più famoso è il suo arrangiamento del Rondò “Alla turca” di Mozart, dove i movimenti parafrasati richiedono particolare abilità all’ esecutore, che deve esibirsi in una melodia e una contro melodia con la mano destra, accordi larghi e grandi salti con la mano sinistra.

Altra trascrizione famosa è il suo arrangiamento della Polka italiana: un duetto poco famoso scritto da Sergei Rachmaninov; nonostante si richieda, appunto, un duetto, Volodos è in grado di esibirsi perfettamente in entrambe le parti da solo a una notevole velocità ritmica.

È anche conosciuto per aver riportato alle luci la trascrizione di Horowitz della Carmen, opera di Bizet, e le Rapsodie ungheresi n. 2 e n. 15 di Liszt.

Sito personale: https://www.volodos.com/

 

PER CONOSCERE IL PIANISTA…

“Volodos In Vienna” (Arkadij Volodos):

“The Turkish March / Rondo Alla Turca” by Volodos/Mozart (Arkadij Volodos):

“Volodos plays Brahms” (Arkadij Volodos):

“Piano Concerto No. 1 in B-flat minor, Op. 23” by Pyotr Ilyich Tchaikovsky (Arcadi Volodos):

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Wilhelm Kempff – Filmed at the ORTF, Paris, February 3, 1961.):

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Sviatoslav Richter, piano – Recorded live, January 1963):

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Claudio Arrau):

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“Klavierstücke op. 76” by J. Brahms (Wilhelm Kempff):

“Klavierstücke op. 76” by J. Brahms (Arcadi Volodos):

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Nel settembre del 1828, poche settimane prima di morire, Schubert ultimò tre poderose Sonate (D 958 – D 960) con le quali forse sperava di entrare finalmente nel circuito editoriale. La Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, sono accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano.

Queste ultime tra sonate composte da Schubert sono tra le massime opere di tutta la letteratura pianistica e non è esagerato dire che sono gli ultimi grandi capolavori nel genere della Sonata per pianoforte, se si considera che quelle di Schumann, Chopin e Liszt difficilmente possono essere considerate Sonate nel senso classico del termine e che quelle di Brahms sono opere giovanili.

 

ASCOLTA QUI Maurizio Pollini “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Rudolf Serkin “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (1966):

ASCOLTA QUI Wilhelm Kempff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Sviatoslav Richter “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (Prague, 1972):

La Sonata in la maggiore è un’opera di altezza sublime. Il primo tema afferma con energia la tonalità di la maggiore; il secondo tema è una melodia lirica dal carattere nobile e sereno.

La sezione successiva si distacca nettamente dalla tradizione, perché, invece di sviluppare i temi precedentemente enunciati, si basa su un nuovo tema lirico. Quando questo tema si dissolve all’acuto, un movimentato crescendo prepara la regolare ripresa dell’esposizione fino alla coda.

Nell’ Andantino, in fa diesis minore, l ‘inizio è spoglio e dolente, su un ritmo di barcarola.

Con lo Scherzo, in la maggiore, si torna a uno spensierato clima viennese pervaso dallo spirito delle danze popolari austriache e caratterizzato da vivaci staccato. Dopo la brillantezza della prima parte, quella centrale – un Trio in tempo Un poco più lento – è più tranquilla ed è giocata sui continui incroci delle mani.

L’ Allegretto, sempre in la maggiore, è nella forma di rondò. Come ha scoperto Charles Rosen, questa pagina è stata costruita esattamente sul calco dell’ultimo tempo dell’op. 31 n. 1 di Beethoven: ciò dimostra, una volta di più, che Schubert non era interessato a sperimentazioni formali e che lo schema classico era perfettamente calzante ai suoi scopi.

Nel suo tema iniziale Alfred Einstein ha sentito una “felicità perfetta” e ha riconosciuto una forte affinità con la melodia di Im Frühling (In primavera), un Lied del 1826: “In silenzio sto sul declivio del colle, il cielo è così luminoso“.

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Written by mara

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