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Cortile della Pilotta, Parma: i Berliner Philharmoniker

Un musicista che entra nei Berliner Philharmoniker non ha più diritto di chiedere altro alla vita

Berliner Philharmoniker
Berliner Philharmoniker

 

Cortile della Pilotta, STAGIONE ESTIVA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

 

Un esordio assoluto a Parma per i Berliner Philharmoniker, tra le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo. Saranno protagonisti di un concerto interamente dedicato alla musica ceca, guidati dal canadese Yannick Nézet–Séguin, astro emergente tra i direttori d’orchestra della nuova generazione:

 

Bedřich Smetana, Vltava (Moldava), poema sinfonico da Má vlast (La mia patria)

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Antonín Dvořák, Serenata per archi in mi maggiore, op. 22

Intervallo

Antonín Dvořák, Sinfonia n. 6 in re maggiore, op. 60

 

QUANDO: Venerdì 1 Luglio 2016, ore 21.30

 

DOVE: Cortile della Pilotta
Piazza della Pilotta
43121 Parma (PR)

 

INTERPRETI:

Direttore, Yannick Nézet-Séguin

Berliner Philharmoniker

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore I Intero Posto Certo al costo di € 90,00

Settore II Intero Posto Certo al costo di € 60,00

Settore III Ridotto Under 30 Posto Certo al costo di € 32,00

 

Acquisto on line
Cortile della Pilotta, Parma: i Berliner Philharmoniker

 

Chi parteciperà con Associazione Ma.Ni. potrà avere uno sconto sul prezzo del biglietto. Per informazioni circa l’ acquisto e ritiro dei biglietti potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

La composizione descrive il corso della Moldava, a partire dalle due piccole sorgenti, la Moldava fredda e calda, fino all’unificazione dei due rami in un unico flusso, il corso della Moldava fra i boschi ed i prati, lungo paesaggi dove vengono celebrati matrimoni di contadini, e le danze delle sirene nelle notti di luna piena: sulle rocce vicine che fanno da base a castelli e palazzi in rovina. La Moldava si snoda in turbinii alle rapide di San Giovanni e poi si allarga e scorre verso Praga, passa sotto il Vyšehrad e poi svanisce maestosamente in lontananza, terminando il suo corso nell’ Elba, Smetana

 

La Moldava è un poema sinfonico del 1874 composto da Bedřich Smetana facente parte del ciclo sinfonico Má vlast.

Má vlast (in lingua italiana La mia patria) è un gruppo di sei poemi sinfonici, composti fra il 1874 ed il 1879 dal compositore ceco Bedřich Smetana ed eseguito integralmente per la prima volta a Praga il 5 novembre 1882, due anni prima della morte dell’autore, che era da tempo ormai completamente sordo. Mentre è spesso presentata come una singola opera in sei movimenti, al di fuori de La Moldava, quasi universalmente considerato tale, i singoli pezzi sono stati concepiti come un insieme di singole opere.

In queste opere Smetana ha combinato la forma del poema sinfonico, introdotto da Franz Liszt, con gli ideali della musica nazionalistica che erano in voga alla fine del XIX secolo. Ogni poesia descrive qualche aspetto del paesaggio, della storia o di una leggenda della Boemia; l’opera costituisce un affresco inneggiante al popolo Boemo, e rappresenta un forte elemento identitario.

Curiosità

Il poema sinfonico è usato come colonna sonora del film Tree of Life dal celebre regista Terrence Malick in alcune tra le più suggestive scene.

Uno dei temi più celebri del poema sinfonico è tratto dal motivo della popolare canzone rinascimentale italiana Il ballo di Mantova (conosciuto anche come “Fuggi fuggi fuggi”), che le truppe mercenarie delle guerre d’ Italia del ‘500 e ‘600 diffusero in tutta Europa. Da qui entrò anche nelle tradizioni popolari slave, da cui Smetana trasse il tema principale della Moldava, e perfino fra i temi della tradizione musicale ebrea ashkenazita. Non a caso il tema del “Ballo di Mantova” fu scelto dai padri fondatori dello Stato d’Israele, nel maggio 1948, come inno nazionale (Hatikvah). Si racconta che, durante le discussioni per la fondazione, alcuni dei fondatori, riuniti in un hotel di Tel Aviv, udirono proprio, da una finestra, le note di questo motivo musicale.

 

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Ferenc Fricsay):

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Herbert von Karajan):

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Chamber Orchestra of Europe e Nikolaus Harnoncourt – Graz 2010):

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Herbert von Karajan e with the Vienna Philharmonic – 1985):

Vltava, anche nota con il nome italiano La Moldava, venne composta fra il 20 novembre e l’8 dicembre 1874 e venne eseguita per la prima volta il 4 aprile 1875. Ha una durata di circa dodici minuti, ed è scritta nella tonalità di Mi minore.

Nella Moldava Smetana celebra la bellezza del fiume Vltava (da cui ha preso nome anche il poema), che nasce nei boschi della Selva Boema e dopo aver attraversato la campagna, giunge a Praga per poi sfociare nell’Elba, che a sua volta si getterà nel Mare del Nord.

“Ma vlast” è una Metafora della vita, un inno alla natura. La musica incalza lo scorrere dell’acqua ed evoca immagini vivide, con ritmi diversi per scorci sempre nuovi. Nell’ ordine, la sinfonia descrive:

  • la sorgente
  • il corso del fiume (melodia-ritornello)
  • la caccia nei boschi
  • una festa di nozze contadina
  • la pianura di notte
  • le cascate
  • l’attraversamento trionfale di Praga
  • l’addio (confluenza nell’ Elba).

Il cammino ha sempre una partenza. Nel caso della Moldava la sorgente, nel Parco Nazionale della Selva Boema. O meglio, le sorgenti. La Vltava nasce da più sottili corsi d’acqua tra i boschi e due sono le fonti riconosciute: la Moldava fredda e la Moldava calda, che si uniscono poi a formare il fiume nazionale ceco. Un invito a una riflessione profonda: il nostro essere ci è dato, un dono che viene rinnovato in continuazione, proprio come l’acqua che il fiume riceve senza sosta.

Ed ecco i corni che imitano l’abbaiare dei cani, i richiami dei cacciatori, la misteriosa profondità dei boschi. E’ la caccia, è lo stupore che aumenta. Forse una metafora dell’astuzia e la creatività che devono aiutare ad affrontare le sfide della vita.

Altri echeggi, altre note: le nozze contadine. Aria di festa, aria di promessa, aria di speranza. Il bello della vita condiviso tra parenti, metafora del bello di una nazione condiviso da un popolo. Il senso di appartenenza, di condivisione.

Basta suoni, basta richiami, basta esaltazioni: è l’ora del silenzio. Nella pianura di notte tutto tace. Il fiume la attraversa muto e accompagna i ripensamenti dell’uomo che ora riposa e ritorna con la mente ai propri desideri, ai propri obiettivi. Perché solo il desiderio del cuore porta a riprendere il cammino ogni mattina.

Scrosci che ricordano una lotta: sono le cascate che si gettano nel vuoto spumeggianti. Se il fiume è vita, questo suo tratto ricorda drammaticamente il combattimento per ciò cui si tiene, l’atteggiamento coraggioso e un po’ incosciente di chi morde la vita e non la subisce, la scelta ammirevole di chi non si ferma davanti agli ostacoli, anzi si lancia.

Il ritornello arriva poi a descrivere l’ingresso trionfale a Praga. Nell’ abbraccio della città dorata il fiume sembra quasi farsi deliberatamente ammirare, in un trionfo festoso che potrebbe anche segnare il culmine del suo percorso, l’arrivo alla meta.

Ma non è così. Abbandonati i palazzi, i monumenti e la teoria di ponti della capitale, ecco che la Moldava non si sottrae al suo destino e prosegue il cammino fino a quando l’accoglieranno le acque dell’Elba. Ecco perché l’ultimo corso del fiume, l’ultimo brano della sinfonia, ha i toni di un addio. Lo si può interpretare come meglio si crede –l’addio a Praga, l’addio alla vita, l’addio all’ ideale che fin qui ha alimentato il cammino, l’addio al comando perché da qui in poi sarà un altro fiume a condurre la corsa verso il mare. Tornando alla metafora, il mistero della vita.

Il pezzo comprende il più famoso tema di Smetana.

Motivo de La Moldava

E’ un adattamento della famosa canzone italiana del rinascimento Fuggi, fuggi, fuggi da questo cielo del tenore Giuseppe Cenci (noto come Giuseppino), una canzone tradizionale italiana, che è anche alla base dell’inno nazionale d’ Israele, Hatikvah. Il tema appare anche, in tono maggiore, nell’antica canzone ceca Kočka leze dírou (“Il gatto passa attraverso il foro”) che Hans Eisler usò per la sua “Canzone della Moldava”.

La Czech Airlines trasmette il tema principale dopo l’atterraggio dei suoi aeromobili.

Il brano è diviso in 7 parti: le sorgenti, che sono una di acqua fredda e una di acqua calda che vanno a incrociarsi, la caccia agli animali, le danze allegre degli uomini al matrimonio, la danza degli elfi al chiaro di luna (che è la parte più fantasiosa della sinfonia), le rapide di san Giovanni, il castello di Vyšehrad accompagnato dall’ inno nazionale e per finire l’ ingresso nella città di Praga. Alcuni passaggi cercano di evocare elementi della cultura e del folklore locale, come il ‘rito’ della caccia e una festa di notte contadina. In particolare il ritornello, che evoca il movimento dello scorrere dell’acqua, è comunemente considerato una metafora dello scorrere della vita.

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La Serenata per archi in Mi maggiore, Op. 22 di Antonin Dvořák fu composta in sole due settimane nel Maggio del 1875.

Il 1875 è stato un anno molto profittevole per le composizione di Dvořák. Durante il corso di quell’anno egli scrisse la sua Quinta Sinfonia, il Quintetto per Archi n. 2, il Trio per Pianoforte n. 1, l’opera Vanda ed i Duetti Moraviani. Questi furono tempi felici per la sua vita. Era sposato da poco, ed il suo primogenito era appena nato. Per la prima volta nella sua vita, stava cominciando ad essere riconosciuto come compositore, e riuscì a vivere stabilmente senza la paura della povertà. Ricevette un generoso stipendio da una commissione a Vienna, che gli permise di comporre la sua Quinta Sinfonia e diversi lavori da camera, come, del resto, la sua Serenata.

Presumibilmente, Dvořák scrisse la sua Serenata in soli 12 giorni, dal 3 al 14 maggio e fu eseguita per la prima volta a Praga, il 10 dicembre 1876 da Adolf Cech. La prima viennese si realizzò soltanto il 24 febbraio 1884 con Hermann Kretschmann sul podio. Fu pubblicata nel 1877 nell’ arrangiamento del duetto per pianoforte del compositore, da Emanuel Stary a Praga.

La partitura venne stampata 2 anni dopo da Bote e Bock, a Berlino.

Tra i caratteri più peculiari di questa Serenata si coglie l’intento di Dvoràk di tornare agli ideali classici che l’avevano tanto coinvolto nella prima giovinezza.

 

“Serenata per archi in mi maggiore, op. 22” by Antonín Dvořák (English Chamber Orchestra e Daniel Barenboim Conductor):

“Serenata per archi in mi maggiore, op. 22” by Antonín Dvořák (Kölner RundfunkSinfonie-Orchester, Rafael Kubelik – 1960):

La Serenata per archi di Dvořák è composta da 5 movimenti:

  1. Moderato
  2. Tempo di Valse
  3. Scherzo: Vivace
  4. Larghetto
  5. Finale: Allegro vivace

Dvořák combina diverse caratteristiche espressive attraverso questo pezzo; stile cantabile (primo movimento), valzer lento (secondo movimento), spirito umoristico (terzo movimento), bellezza lirica ( quarto movimento) ed esuberanza (quinto movimento).

Il Moderato si apre con la prima idea musicale proposta dai violini primi, poi ripetuta dai secondi violini e i violoncelli.

Il Tempo di Valse che segue è un valzer lieve e vaporoso che all’interno del movimento si evolve continuamente fino al tema del Trio centrale che preannuncia la linea melodica del successivo Larghetto.

Nello Scherzo le imitazioni contrappuntistiche tra le diverse sezioni strumentali sembrano ricordare il gioioso “vociare” di una festa paesana.

Il quarto movimento, Larghetto, costituisce il tempo più lirico dell’intera Serenata (il cui tema peraltro viene richiamato anche negli altri movimenti).

Il Finale si annuncia con incalzanti elementi a squillo e veloci staccati discendenti a canone tra i violini e il resto dell’orchestra.

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“Comincio ora a scrivere le prime note della Quinta. Non ho in mente altro che questo: mettere giù la musica che nasce in me. Non devo cercarla, inseguirla, è qui, si agita nel mio animo, eccola che arriva”, Gustav Mahler

 

Dvoràk scrisse nove sinfonie e con Smetana e Janàcek è la personalità più rappresentativa della corrente musicale nazionalistica cèca, tesa a valorizzare certe caratteristiche del folclore e del canto popolare boemo intriso di lirismo e di struggente malinconia.

La Sinfonia n. 6 in Re maggiore, Op. 60, B. 112 di Antonin Dvořák, scritta fra il 27 agosto e il 20 settembre del 1880 e completata in partitura il 15 ottobre dello stesso anno, è dedicata ad Hans Richter, a quel tempo direttore dell’ Orchestra Filarmonica di Vienna; per svariati motivi la Filarmonica di Vienna non eseguirà questo pezzo fino al 1942.

La Sesta Sinfonia di Dvořák fu composta per la Filarmonica di Vienna. Per capire il contesto in cui egli compose questa sinfonia, dovrebbero essere considerati il clima ed il modo in cui a Vienna vennero recepiti i primi lavori di Dvořák.

Nel tardo 1879, Hans Richter diresse la Filarmonica di Vienna in un concerto che includeva la Terza Rapsodia Slava.

Per quanto riguarda Dvořák, in una lettera del 23 novembre 1879,

Ero presente alla performance della mia Terza Rapsodia Slava, che è stata molto apprezzata, ed ho dovuto farmi vedere dal pubblico. Ero seduto vicino a Brahms, e Richter mi identificò e mi mostrò al pubblico. Devo dire che ho subito guadagnato la simpatia di tutta l’orchestra e di tutti i lavori che avevano suonato, Richter mi disse che la mia Rapsodia gli era piaciuta più di tutti gli altri. Richter mi baciò sulla fronte e mi disse che era veramente felice di conoscermi…

I musicologi hanno tirato fuori varie conclusioni circa l’importanza che questa lettera ebbe nella gente di Vienna. Lo studente di Dvořák, John Clapham, interpreta questa lettera dicendo che l’audience, alla fine del concerto, esplose in una ovazione, e che a Richter piacque molto quel lavoro. Ancora, secondo David Brodbeck, questa versione implicherebbe che si trattasse di una prova generale (le prove generali della Filarmonica erano aperte ad un pubblico limitato), deducendo che non sarebbe stato altrimenti possibile riconosce Brahms e Dvořák durante la performance. Eduard Hanslick, critico e musicologo presente a Vienna in quel periodo, scrisse:

“La Rapsodia è stata accolta con molto rispetto, ma nulla di eccezionale. Mi sarei aspettato un impatto maggiore, vista l’impressione che diede il lavoro nella prova generale.”

Nonostante l’audience, dopo il concerto, non fu troppo entusiasta, Richter vide in Dvořák un grande compositore, e perciò gli chiese di comporre una sinfonia per l’orchestra. Egli completò la sinfonia l’anno seguente, nell’Ottobre del 1880, ed andò a Vienna a suonarne un arrangiamento per pianoforte per Richter, che era molto eccitato per questo lavoro.

Dvořák si aspettò che la Filarmonica di Vienna eseguisse la sua sinfonia per la prima volta, nel 1880. Ma Richter ne pospose l’esecuzione ripetutamente, parlando di problemi familiari e di mancanza di tempo per l’orchestra. Dvořák, sospettoso dei sentimenti anti-Cechi a Vienna, cominciò ad innervosirsi. Scoprì più tardi che i membri dell’orchestra obiettarono sulla performance, per due anni di seguito, dei lavori di un compositore relativamente novizio.

Invece, Adolf Cech diresse la prima della Sesta Sinfonia di Dvořák con la Orchestra Filarmonica Ceca, il 25 marzo del 1881, a Praga. Tre anni più tardi viene presentata alla Royal Philharmonic Society di Londra sotto la direzione dello stesso Dvořák ed è un vero trionfo: da allora la Sinfonia n. 6 entra nel repertorio delle migliori compagini internazionali, molto apprezzata per la spontanea pienezza melodica, per il fascino sonoro e sensuale dell’orchestra e per il lirismo di cui è malinconicamente intrisa. Richter condusse, poi, quel pezzo a Londra, nel 1882. Nonostante non la diresse mai a Vienna, egli ancora mostrava un certo interesse verso i lavori di Dvořák.

La Sinfonia n. 6 un tempo era conosciuta come la Sinfonia n. 1, la quale in realtà è quella in do minore detta “Le campane di Zlonice” (1865). Era stata inizialmente edita come Sinfonia n. 1 da Simrock, editore Tedesco di Dvořák, dato che fu il primo lavoro pubblicato in questo genere. La confusione nella numerazione delle sinfonie di Dvořák proviene da diversi fattori. Dvořák credeva che la sua prima sinfonia fosse andata perduta, e quindi numerò le restanti sinfonie dalla n.1 alla n.8. Simrock continuò ad ordinare le sinfonie per data di pubblicazione, ignorando le prime quattro sinfonie. Perciò, secondo Dvořák, questa era la sua quinta sinfonia, e secondo il suo editore questa era la prima, ma cronologicamente (e dopo che la prima sinfonia fu ritrovata) si sa che questa sia la Sesta Sinfonia. L’ordine delle sinfonie fu inizialmente codificato dallo studente di Dvořák, Otakar Sourek.

 

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 6 in re maggiore, op. 60” by Antonín Dvořák (Jeffrey Tate e Rai Orchestra):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 6 in re maggiore, op. 60” by Antonín Dvořák (BBC Symphony Orchestra – Jiří Bělohlávek, conductor – May 21, 1999, Royal Festival Hall, London):

La sinfonia è stata concepita in quattro movimenti:

  1. Allegro non tanto
  2. Adagio
  3. Scherzo (Furiant), Presto
  4. Finale, Allegro con spirito

I movimento: Allegro non tanto
La sinfonia si apre con accordi ripetuti che danno origine al tema principale, gioioso e ricco di sonorità. I violoncelli introducono un secondo motivo più lirico e cantabile. I due temi si alternano e si fondono tra loro in un fluire prepotente, poi ritorna l’atmosfera pastorale dell’apertura.

II movimento: Adagio
Suggestivo notturno orchestrale che secondo il biografo di Antonin Dvořák, Otakar Sourek, svela l’incanto di una notte d’estate. Dopo la breve introduzione dei fiati la melodia passa ai primi violini; il materiale tematico si sviluppa in forma di rondò. Nel finale, un episodio quasi drammatico è sottolineato da morbide percussioni.

III movimento: Scherzo (Furiant), Presto
Impostato sul Furiant, lo Scherzo colpisce l’ascoltatore con i suoi vorticosi ritmi di danza, inesauribili sotto lo slancio focoso dell’ orchestra. Un momento di pausa giunge col romantico Trio centrale, poi il movimento si conclude festosamente con la stessa energia iniziale.

IV movimento: Finale, Allegro con spirito
Movimento gioioso e affermativo. L’ampio tema esposto dai violini viene ripreso da tutta l’orchestra e proclamato pomposamente come tema principale. Clarinetto e viole rimbalzano una melodia cantabile che più avanti si trasforma in fugato vivace; l’impetuosa coda finale, grandiosamente sostenuta dagli ottoni, chiude degnamente la sinfonia.

La strumentazione usata per questa sinfonia è la seguente:

  • 2 flauti(Ottavino)
  • 2 oboi
  • 2 clarinetti
  • 2 fagotti
  • 4 corni
  • 2 trombe
  • 3 tromboni
  • tuba
  • timpani
  • archi

Il flauto piccolo è usato solo nel terzo movimento. I tromboni e la tuba sono usati soltanto nel primo e nel quarto movimento.

Storico delle esecuzioni

Prima:
25 marzo, 1881. Praga: Czech Philharmonic Orchestra, Adolf Čech, direttore d’orchestra.

Prima performance con Hans Richter:
15 maggio, 1882. Londra: Hans Richter, direttore d’orchestra.

Prima Nordamericana:
6 gennaio, 1883. New York: Philharmonic Society, Theodore Thomas, direttore d’orchestra.

Prima performance a Vienna:
18 febbraio, 1883. Gesellschaft der Musik freunde, Wilhelm Gericke, direttore d’orchestra.

Prima performance della Orchestra Filarmonica di Vienna:
1942. Vienna: Orchestra Filarmonica di Vienna

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YANNICK NÉZET-SÉGUIN…

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Nasce nel 1965 a Montréal e studia pianoforte, direzione d’orchestra, composizione e musica da camera al Conservatoire de musique du Québec.

Prosegue quindi la sua formazione prima al Westminster Choir College di Princeton, in New Jersey, dove studia direzione corale e poi al fianco di Carlo Maria Giulini.

Nominato nel 2000 Direttore Principale e Artistico dell’Orchestre Métropolitain di Montréal, è regolarmente invitato da istituzioni musicali quali Teatro alla Scala di Milano, Festival di Salisburgo, Carnegie Hall e Metropolitan Opera di New York, di cui con Otello inaugura la stagione 2015-2016.

Direttore Principale Ospite della London Philharmonic Orchestra dal 2008 al 2014, è Direttore Musicale della Rotterdams Philharmonisch dal 2008 e della Philadelphia Orchestra dal 2012.

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Berliner Philharmoniker…

Berliner Philharmoniker

I Berliner Philharmoniker (nome ufficiale prima del 2002 Berliner Philharmonisches Orchester, cioè Orchestra filarmonica di Berlino) sono una tra le più prestigiose orchestre sinfoniche del mondo.

Nata dallo scioglimento di due complessi orchestrali berlinesi nel 1882, l’orchestra intraprese una brillante attività concertistica sotto la guida di Franz Wüllner.

L’ orchestra elegge autonomamente il proprio direttore stabile; dalla creazione del complesso i direttori stabili sono stati: Franz Wüllner dal 1883, Hans von Bülow dal 1887, Arthur Nikisch dal 1895, Wilhelm Furtwängler dal 1922, e poi dal 1955 Herbert von Karajan ne divenne il direttore per 35 anni. Con Nikisch, i Berliner affrontarono la loro prima registrazione di una composizione completa: nel 1916 incisero per la Deutsche Grammophon la sinfonia n. 5 in do minore di Beethoven, evento sensazionale per quei tempi.

Dopo la Seconda guerra mondiale Furtwängler fu sospeso momentaneamente dall’ incarico e il suo posto fu ricoperto provvisoriamente da Sergiu Celibidache. La storia ufficiale dice che, sfruttando una mancanza di Celibidache, Herbert von Karajan sia riuscito a farsi nominare direttore dell’Orchestra.

Nell’epoca di Karajan, l’orchestra fu impegnata in un lavoro costante di miglioramento della qualità sonora: von Karajan impose l’acquisto di nuovi strumenti, un ricambio generazionale continuo, ed un ampliamento notevole del repertorio. La tempesta che portò alla frattura tra i filarmonici berlinesi e Karajan fu causata dall’assunzione della clarinettista Sabine Meyer, come Primo clarinetto da affiancare a Karl Leister, che il maestro fece assumere nonostante il voto contrario dell’Orchestra, da qui si arrivò alla vendetta del Maestro, che li rimpiazzò al Festival di Salisburgo con i filarmonici viennesi. Acquisirono sempre più importanza le già delicatissime condizioni di salute di Karajan (soffriva di artrite reumatoide) e alla fine si arrivò alla rescissione in tronco del contratto del direttore. Si attese però la morte del maestro per l’assunzione di un nuovo direttore. (Si dice che Karajan ebbe addirittura un infarto a causa del rapporto degenerato con i Berliner). Dal 1989, dopo la morte di Karajan, il nuovo direttore dei Berliner è stato per 12 anni Claudio Abbado. Dal 2002 gli è succeduto Simon Rattle. Caratteristica principale dell’orchestra è la pregevole qualità del suono, che i componenti di questa compagine riescono a produrre nell’esecuzione di qualsiasi brano musicale.

Sito: http://www.berliner-philharmoniker.de/en/

 

 

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Written by mara

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