in , , , ,

Gustav Mahler: sinfonia num. 1, “Titan”

“Una sinfonia deve essere come il mondo. Deve contenere tutto”, Gustav Mahler

Mahler

I lavori di Mahler sono tutti insolitamente lunghi : nella corposità delle sue opere si riscontrano subito le tracce della derivazione dallo stile di Brukner e di Wagner . Mahler nelle sue composizioni ci parla di morte , di resurrezione , di fato : una sequenza di sinfonie attraverso le quali ha descritto il suo “Faust” . In effetti vi è solo un grande obiettivo a cui questo grande artista tende con tutte le sue forze : esprimere se stesso . Ed il fatto che sia riuscito ad esprimere se stesso lo capiamo dal fatto che la sua musica è rimasta “isolata” nonostante un gran daffare degli imitatori di professione per scoprire quanto c’era da sorbire per avere lo stesso grande successo.

1-244x300Le sinfonie di Mahler sono dunque “inimitabili” : in esse egli ha espresso ciò che ritrae lui stesso e solo lui stesso ; la sua solitudine , la sua sofferenza , la sua sensibilità , il suo profondo sentimento per la natura , il suo schivare l’umanità , il suo rapporto con le forze del bene e con le forze del male , le sue sconfitte , le sue delusioni . Il tutto attraverso un’insolita semplicità stilistica , con la chiarezza e la bellezza del trattamento dell’arte musicale .

L’arte e l’abilità della costruzione melodica colpiscono particolarmente : non vi è mai ombra di monotonia nel susseguirsi delle tematiche su cui poggiano i suoi “diari” sinfonici . Passa il tempo e tutto , anziché spegnere l’interesse , divampa in brillantezza facendo elevare sempre più in alto il grado di emozione .

Indicativa è una lettera scritta da un musicista della levatura di Arnold Schoemberg datata 12/12/1904 all’allora direttore d’orchestra Gustav Mahler :

Stimatissimo signor Direttore , per riuscire ad esprimere in qualche modo l’inaudita impressione provocata in me dalla Sua sinfonia , non devo parlarle da musicista a musicista ma da essere umano a essere umano . Poiché ho visto la sua anima, nuda , completamente nuda . Giaceva dinanzi a me come un paesaggio selvaggio e misterioso con abissi e voragini terrificanti e , accanto , si distendevano prati estivi , ridenti e leggiadri , oasi idilliache . Ho avuto la sensazione di assistere ad un evento naturale con i suoi orrori e le sue sventure e con il suo arcobaleno che trasfigura e placa . E poco importa se il suo “programma” , di cui mi informarono in seguito , sembrava accordarsi solo parzialmente con le mie sensazioni. Che cosa conta se sono un buono o un cattivo interprete delle sensazioni suscitate in me da un simile evento ? Nella sua Sinfonia ho sentito la lotta per le illusioni ; ho avvertito il dolore dell’uomo disillusio ; ho visto combattere fra loro le forze del bene e del male ,; ho visto un essere umano che , con tormentosa inquietudine , si sforza di attingere l’armonia interiore ; ho sentito un uomo , un dramma , verità , assoluta verità . Perdoni il mio sfogo ma i miei sentimenti non conoscono mezze misure : o è tutto bianco , o tutto è nero ! Con infinita devozione , Arnold Schoemberg

Il caposcuola della contemporanea Scuola Viennese si riferiva , molto probabilmente , alle impressioni suscitate dall’ ascolto della Terza Sinfonia di Mahler ; ma sono proprio queste le sensazioni ci seguiranno durante tutto l’iter che ci porterà ad abbracciare  l’intera ’opera sinfonica in tutta la sua profondità .

Mahler aveva 28 anni quando nel 1888 portò a termine la sua Prima Sinfonia ; ma la primissima composizione già pienamente colma di quelle originalità sonore che lo renderanno famoso , nacque addirittura 10 anni prima , nel 1878 , quando Mahler si diplomò al Conservatorio di Vienna . “Das klagende Lied” , di cui scrisse lo stesso testo poetico , fu il suo primo progetto compositivo con il quale partecipò al Premio Beethoven : fra i giurati vi era anche Brahms che , certamente , contribuirà a condizionare la scelta del vincitore che fu un suo allievo , certo Robert Fuchs . Il lavoro presentato da Mahler fu considerato “eccentrico” , assolutamente ed eccessivamente “originale”, un po’ troppo “turgido” e “sovraccarico”. Ci sono voluti molti anni , precisamente 23 anni , prima che questo lavoro giovanile venisse definitivamente accolto ed eseguito in teatro il 17 febbraio 1901 alla Singakademie di Vienna sotto la direzione dello stesso autore. Ed anche dopo 23 anni la critica non lo capì e continuò a giudicarlo “eccessivamente eccentrico” nonostante venisse tributato al maestro un buon successo di pubblico .

2Das klagende Lied” è una fiaba dolorosa e cupa , dai toni di una ballata romantica dove si racconta come una regina fiera e bellissima sposerà solo chi saprà portarle un fiore rosso , bello come lei . Due fratelli vanno a cercarlo ; uno dei due lo trova ma , nel sonno , viene ucciso dall’altro . Passando vicino al luogo del fratricidio un menestrello si fabbricherà un flauto proprio con un osso del cadavere : lo strumento intona spontaneamente un canto che gli rivela il delitto . Così ,  attraverso il flauto , il menestrello smaschera il fratello assassino durante la festa nuziale .

PRIMA PARTE  – La marcia nel bosco ( 8’ 30”)

Dopo il duplice segnale dei corni che emerge sul fosco rullo dei timpani  risuona , sempre affidato ai corni , uno dei motivi più significativi e ricorrenti dell’opera . E’ la visione epica di uno sconfinato scenario di natura che si delinea in uno sfondo di allucinazione tale da alterare la configurazione stessa del paesaggio. Un esempio classico mahleriano di “ottica deformante” che si snoda attraverso suoni provenienti dall’infinito ; una formula melodica di fissità esasperante che finisce per assumere valenze traumatiche . Quante volte Mahler ci abituerà , nella lettura delle sue sinfonie , a questo scenario di natura , amata eppur violenta, che sembra voler entrare letteralmente all’interno di un’anima sfondandola come fosse un incubo ! Ecco come si mette in moto questa visione sonora  del tutto nuova , trascinante , coinvolgente , asfissiante , che desta emozione e paura insieme . Un infinito scenario eroico in un alternarsi di momenti di luce abbagliante , di aria ghiacciata quanto è pura , contrapposta a densi fumi arcaici carichi d’ombre . Sono allucinanti scambi di momenti spirituali che convivono nell’animo di questo straordinario innovatore del suono .

3-300x197Ecco entrare in scena la “voce-personaggio” : “ C’era una regina orgogliosa , vaga oltremisura ; nessun cavaliere le andava a genio , li odiava tutti…” Il tenore canta questo inizio dell’opera proprio raccontandoci una fiaba dai toni epici . Il coro interviene per concludere questa prima strofa in un’atmosfera contrapposta : cupa , arcaica , carica di mistero : “ Ahimè : donna affascinante ! Per chi fiorirà il tuo corpo leggiadro !?” E subito dopo la musica ci rasserena spiegandoci con il testo : “ Nel bosco c’era un fiore vermiglio , bello come la regina ! “ Cantandoci , di conseguenza , l’eroismo di chi riuscirà a cogliere quel fiore : “ Il cavaliere che avesse trovato il fiore poteva far sua la donna !

La scrittura orchestrale presenta già dei caratteri molto personali anche se numerose sono state , negli anni , le revisioni apportate all’opera da Mahler stesso . Certo che il carattere musicale di questo primo lavoro rimandano in parte al mondo dell’opera romantica tedesca , da Weber al giovane Wagner , pur essendovi lontani echi di Schubert , Schumann e soprattutto Brukner . Tuttavia il risultato complessivo nel suo insieme è inconfondibilmente mahleriano per quel carattere basato su accenti tragici , macabri , derisori , cupi , carichi di nevrosi , dai repentini trapassi , dau gesti febbrili e inquieti che arricchiscono le nuove risorse timbriche dell’orchestra .

Già evidenti , inoltre , certe intuizioni timbrico-spaziali come quando il suono dell’orchestra , posta fuori del palcoscenico , irrompe con un gruppo di ottoni , legni ,  timpani , piatti e triangoli ; il suono deve essere abbastanza lontano da poter entrare in “fortissimo” ma venir sentito soltanto piano .

L’atmosfera cupa che ha accompagnato alcuni momenti essenziali della prima parte, graverà ora nell’ intera seconda parte .

4SECONDA PARTE – Il menestrello  ( 18’ )

Già nella introduzione orchestrale si apre il paesaggio solitario segnato dalla desolazione dove appare , come protagonista , il menestrello che si presenta come un personaggio privo di ogni tipo di espansione e carica vitale . Un personaggio “asettico” , oggi si direbbe “virtuale” , che vaga per il bosco in uno scenario volutamente privo di suggestioni o di seduzioni . Ed il canto sommesso del contralto viene a dominare la partitura attraverso la fissità delle figure di accompagnamento ; una uniformità di disegni ritmici , una staticità delle linee melodiche con un andamento pesante , dovuto alla tetra tonalità che ammanta tutta la scena .

Presso il salice , in mezzo alla fredda abetaia , svolazzano cornacchie e corvi ! Là giace un biondo cavaliere sepolto sotto foglie e fiori…oh sventura !  Là si aggirò un giorno un menestrello e vide lampeggiare un ossicino ; lo raccolse , quasi fosse una cannuccia , per intagliarsene un flauto !

Solo nelle ultime due strofe , incentrate sul lamento dell’ucciso e del menestrello girovago , il linguaggio musicale si fa più mosso , la staticità si sbriciola poco a poco per tornare agli spunti tematici della prima parte , fino ad arrivare all’esplosione di una frase gridata dal coro ; la sonorità del brano rende ancor più lacerante quella morsa di angosciosa solitudine che soffoca l’intero brano .

“  Ah ! Menestrello , mio caro menestrello , a te volgo ora il mio lamento per un fiorellino dal colore vivo mio fratello mi ha ucciso ! Nel bosco impallidisce il mio giovane corpo ! Oh sventura ! Mio fratello sposa una donna incantevole ! Oh sventura !” Il menestrello se ne và lontano facendo riecheggiare dappertutto questo canto : Ahimè miei cari ! A che vi giova il mio canto ? lassù dalla vaga sposa del re . Oh sventura !

Più scarna e glaciale si fa la musica e più terrificante è lo scenario che scende in fondo alla nostra anima di ascoltatori.

5-300x269L’opera di Mahler appartiene agli ultimi anni del secolo XIX° ed al primo decennio del ‘900 , ma sembra che ancora oggi esistano due mondi contrapposti sul modo di guardare alla vicenda sonora mahleriana . Schoemberg , Webern e Berg ebbero una grande ammirazione per il compositore austriaco ; Bruno Walter gli fu addirittura vicino con devozione mettendosi al servizio della sua musica esaltandolo durante il “caos” fra le due guerre , vedendo in lui non tanto il precursore della musica nuova ma il legame con la grande tradizione del passato . In realtà Mahler coltivò generi appartenenti alla tradizione come la Sinfonia ed il campo dei Lieder , ma gli aspetti originali della sua musica risiedono nella nuova “cittadinanza” sonora basata sull’ironia , il sarcasmo , le ambivalenze tragico-umoristiche che convivevano con il materiale colto della tradizione .Ma fu soprattutto l’irruenza di quei momenti laceranti e demoniaci che dettero una scossa irripetibile all’ascoltatore poco abituato a sentirsi assalire da fumi satanici che improvvisamente entravano a stravolgere una partitura . Momenti carichi di forte capacità evocativa che riuscivano a dar vita a costruzioni inquietanti di eccezionale sapienza e complessità . Mahler , in ogni suo lavoro , come vedremo , evidenzia nuovi materiali a lui necessari per dare voce ad un universo carico di inquietudini , interrogativi , insicurezze che si trasformano in tensioni cromatiche , lacerazioni timbriche , ambivalenze tonali che dilatano il ricco gesticolare del suo organismo sinfonico . E’ l’ansia di un uomo solitario che si trasforma in energia sonora .

TERZA PARTE – Nozze  ( 19’ )

Nella terza parte è evocata la festa nuziale con la duplice rivelazione , da parte del menestrello , del fratricidio . la struttura musicale ci presenta un quadro epico che si affaccia fino dall’introduzione orchestrale mentre dalla prima strofa in avanti è definito il frenetico accavallarsi di frammenti ritmici e melodici di una crudezza abbagliante .

Dall’alta rupe riluce il castello , echeggiano corni e trombe ; là siedono i prodi cavalieri del seguito e le dame con catene d’oro… Oggi la regina celebra le sue nozze col giovane cavaliere !

La divisione fra le due orchestre , una che parte in lontananza , l’altra sul proscenio , ci trasmette l’intento del compositore di formulare una organizzazione spaziale attraverso la costruzione sonora . Ma il dramma precipita : il mondo angoscioso incombe ora sulla scena : “ Perché così taciturno e pallido  il re ? Non ascolta i suoni di giubilo , non vede i suoi ospiti , ricchi e fieri , né l’incantevole beltà della regina ! Perchè così taciturno e pallido il re ? Cosa occupa tanto la sua mente ? Oh Sventura !

Nel momento culminante del dramma la linea melodica “tortuosa” del soprano da voce ad un rinnovato lamento dell’ucciso e diviene “atto di accusa” contro il fratricida : “ Ah menestrello , mio caro menestrello a te volgo il mio lamento ! Per un fiorellino dal colore vivo mio fratello mi ha ucciso ! Oh sventura ! nel bosco impallidisce il mio giovane corpo e mio fratello sposa una donna incantevole “  La livida voce dell’ucciso accusa con distacco  il fratricida in un’atmosfera irreale di sospensione e allontanamento da scenari umani .

La cantata si chiude su uno scenario di devastazione , attraverso l’ultimo barlume del motivo dei corni cui fa seguito l’angosciosa  e solenne esclamazione del soprano , su una cesura potente ed originalissima dopo le ultime note sinistre e sempre più oscure .

La regina giace al suolo ! Timpani e corni tacciono ! Terrorizzati fuggono i cavalieri e le dame ! Ahimè : le antiche mura sprofondano ; le luci si spengono nella sala regale ! Che ne è del banchetto nuziale !? Ah sventura !! “

Lo scenario di “Das klagende Lied” sarà lo scenario della vita di Gustav Mahler ; ogni evento porterà con sé , inevitabilmente , una storia di aspettative infrante , di amori carichi speranze irrisolte , di sentimenti disillusi ; la continua devastazione di un animo nobile ed inevitabilmente sprofondato da sempre in una inquieta solitudine . Mahler , per sentirsi in pace con se stesso , ha dovuto trovare un demone che lo illudesse , che lo supportasse con un contratto mettendo nel gioco la vendita della propria anima . E quel demone sarà costantemente uno dei protagonisti della sua musica .

MOMENTO  BIOGRAFICO

Josephine ed Anna Poisl  erano due ragazze di buona famiglia , molto comuni , vanitose , civette , calcolatrici e freddine . Non sappiamo se a Josephine sia mai piaciuto veramente quel musicista che stava facendosi strada nel mondo culturale viennese , ma sappiamo con certezza che Mahler rimase folgorato dalla ragazza  tanto da indurla a coltivare seriamente le sue non comuni doti vocali . L’educazione delle due ragazze era attenta : i genitori facevano molti sacrifici tutti indirizzati ad un fine ultimo : trovare per ciascuna il marito “adatto” . Ed i Poisl , in un primo momento , favorirono gli assidui incontri fra la figlia Josephine e quel direttore d’orchestra di cui si incominciava a parlare fra gli appassionati di musica di tutta Vienna . Purtroppo la difficoltà economiche si sovrapponevano alla popolarità dell’emergente musicista evidenziando ogni giorno di più che l’arte certamente non ripagava una vita agiata . Ed ecco che il povero Gustav si trovò a dover combattere un problema in più : l’ipocrita ambiguità della famiglia Poisl che cercava di convincere la figlia , senza peraltro trovare troppi ostacoli , a non fidarsi troppo di un suo futuro con quell’artista immerso in una costante malinconia , così schivo e portato all’isolamento che , soprattutto , si rivelava già troppo anziano rispetto ai suoi esuberanti diciassette anni  , anche se anagraficamente il divario d’età era di appena quattro anni.

Numerose sono le lettere che , proprio durante la composizione del “Das klagende Lied” , si intrecciano fra i due : Mahler si rivolgeva con toni appassionati alla sua “immortale amata” ; Josephine rispondeva sotto dettatura della madre  facendo il gioco del bastone e della carota : un giorno rispondeva sì , un altro rispondeva picche , sempre più spesso non rispondeva nemmeno . Determinante fu , alla fine della vicenda , una lettera del padre Joseph Poisl :

“….se devo essere sincero questa relazione non è più di nostro gradimento ; non possiamo permettere , pertanto , nessuna ulteriore forma di comunicazione . Nel caso volesse insistere Lei perderebbe completamente la nostra stima : fra l’altro le assicuro che non c’è mai stato e non ci sarà mai in mia figlia alcun sentimento serio ed autentico di affetto per lei !”

© RIPRODUZIONE RISERVATA, di Alessandro Giusfredi

6-249x300

ASCOLTA QUI Gustav Mahler “Symphony No. 1 “Titan“” , Leonard Bernstein & Vienna Philharmonic:

Movements:
00:42 I Langsam. Schieppend. Wie ein Naturlaut.Im Anfang sehr gemachlich
16:22 II Krafting bewet, doch nicht zu schnell – Trio. Recht gemachlich
25:07 III Feier und gemessen, ohne zu schleppen
35:38 IV Sturmisch bewegt

ASCOLTA QUI Gustav Mahler “Symphony No. 1 “Titan“”, Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Diego Matheuz:

ASCOLTA QUI Gustav Mahler “Symphony No. 1 “Titan“”, (Recorded live at the Lucerne Festival, Summer 2009, Concert Hall of the KKL Luzern, August 2009 – Lucerne Festival Orchestra e Claudio Abbado, direttore):

ASCOLTA QUI Gustav Mahler “Symphony No. 1 “Titan“”, (Daniel Harding, direttore – Royal Concertgebouw Orchestra):

ASCOLTA QUI Gustav Mahler “Symphony No. 1 “Titan“”, (Los Angeles Philharmonic Orchestra – Gustavo Dudamel, direttore – 2009):

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leonard Warren, il Met e “La Forza del Destino”

Filetti di nasello al forno con pomodorini confit