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I Giovani de laVerdi 6 giugno: a laVerdi in programma Schubert e Smetana

La composizione descrive il corso della Moldava, a partire dalle due piccole sorgenti, la Moldava fredda e calda, fino all’unificazione dei due rami in un unico flusso, il corso della Moldava fra i boschi ed i prati, lungo paesaggi dove vengono celebrati matrimoni di contadini, e le danze delle sirene nelle notti di luna piena: sulle rocce vicine che fanno da base a castelli e palazzi in rovina. La Moldava si snoda in turbinii alle rapide di San Giovanni e poi si allarga e scorre verso Praga, passa sotto il Vyšehrad e poi svanisce maestosamente in lontananza, terminando il suo corso nell’ Elba“, Bedřich Smetana

I Giovani de laVerdi 6 giugno: a laVerdi in programma Schubert e Smetana

 

Concerto della Stagione Educational 2019-2020 per La Verdi

I Giovani de laVerdi 6 giugno: a laVerdi in programma Schubert e Smetana. Dal palco dell’ Auditorium della Fondazione Cariplo l’ Orchestra de I giovani de La Verdi e l’ Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi nel seguente programma.

 

Franz SchubertSinfonia n. 8 in Si minore D 759 Incompiuta

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Bedřich Smetana, Má vlast (La mia patria)

QUANDO

Sabato 6 Giugno 2020 ore 20.30

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

INTERPRETI:

Orchestra I Giovani de laVerdi

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A € 15,007,50 € Ridotto Bambino di età inferiore ai 14 anni
Settore B € 15,007,50 € Ridotto Bambino di età inferiore ai 14 anni
Settore C € 15,007,50 € Ridotto Bambino di età inferiore ai 14 anni
Settore D € 15,007,50 € Ridotto Bambino di età inferiore ai 14 anni

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

I Giovani de laVerdi 6 giugno: a laVerdi in programma Schubert e Smetana

Con Associazione MaNi è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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I Giovani de laVerdi 6 giugno

NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

Chi potrà fare qualcosa di più, dopo Beethoven?“, Franz Schubert

La Sinfonia in si minore è un tentativo – assolutamente riuscito nonostante la sua incompiutezza – di dare una risposta a tale domanda.

La sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 – comunemente nota come Incompiuta (in tedesco: Unvollendete) – è un’ opera sinfonica del musicista e compositore Franz Schubert. Alla morte di Schubert, avvenuta nel 1828, risultavano completati solo i primi due movimenti, Allegro moderato e Andante con moto, mentre di un terzo movimento resta l’ abbozzo dello Scherzo e delle prime battute del Trio.

Molti hanno teorizzato che Schubert potrebbe aver abbozzato un finale che invece è diventato il grande entr’acte in si minore dalle sue musiche di scena per Rosamunde, ma ciò è tutto da dimostrare. Non si conoscono i motivi che indussero Schubert a non ultimare la sinfonia; si pensa che il compositore ritenesse pesante l’uso del tempo ternario in tutti i movimenti (inconsueto nella struttura di una sinfonia), infatti il primo movimento è in 3/4, il secondo in 3/8 e il terzo sarebbe stato anch’esso in 3/4. La tonalità dell’ Incompiuta è inusuale per una sinfonia del periodo classico e costituisce di per sé un sintomo della transizione al romanticismo.

Questa composizione è talvolta chiamata la prima sinfonia romantica. «È chiaro», ne dedusse Alfred Einstein, «il motivo per cui Schubert smise di lavorare a questa Sinfonia. Egli non avrebbe potuto completarla in nessuno dei significati che attribuiamo a questo termine. Lo Scherzo […], che per le prime battute è anche orchestrato, suona come un luogo comune dopo l’Andante. Dobbiamo forse immaginare che Schubert non avesse alcuna consapevolezza di questo valore? Egli aveva già scritto troppe opere compiute per potersi accontentare di qualcosa di inferiore o anche solamente di più ovvio».

Altri musicologi pensano che Schubert non abbia completato la Sinfonia soltanto per motivi pratici, potremmo dire di delusione esistenziale, non vedendo alcuna concreta possibilità che venisse eseguita. Ma secondo altri questa tesi è inverosimile, perché la difficoltà d’essere accettato ed eseguito non gli impedì di portate a termine altri capolavori immensi.

Franz Schubert non ascoltò mai la sua “Incompiuta” eseguita da un’orchestra. La donò alla Società degli Amici della Musica della città di Graz, che non la fecero mai eseguire, né prima né dopo la morte del compositore.  La prima esecuzione fu quindi postuma a Monaco, 43 anni dopo la sua morte, presso la Gesellschaft der Musikfreunde, il 17 dicembre 1865, diretta da Johann Herbeck. Schubert nel 1823 aveva dato la partitura ad Anselm Hüttenbrenner (rappresentante di un’associazione di amici della musica di Graz, che aveva conferito a Schubert un diploma onorifico). Johann Erbeck riuscì ad ottenere la partitura da Hüttenbrenner e in sede di prima esecuzione aggiunse come Finale l’ultimo movimento della Terza Sinfonia dello stesso Schubert.

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Herbert Von KARAJAN, conductor – Philarmonia Orchestra, Recorded: 1955):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Berliner Philarmoniker & Claudio Abbado – 1989):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Concertgebouw Orchestra & Leonard Bernstein Conductor):

L’ orchestra è così composta: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, tre tromboni, timpani, quintetto d’archi.

I° movimento

Violoncelli e contrabbassi in “pianissimo” aprono l’ Allegro moderato (3/4, in si minore), 368 battute. Questo primo movimento è in forma-sonata e inizia con un primo tema in si minore, introdotto dagli archi, cui fa seguito una melodia affidata agli oboi e ai clarinetti, per poi modulare, dopo una breve transizione di quattro battute, ad un secondo tema in sol maggiore, suonato dai violoncelli e ripetuto dai violini. La sezione dello sviluppo è piuttosto estesa ed è basata sulla rielaborazione del primo tema, ripreso per un tratto in modo preponderante dai tromboni. La ripresa segue le regole della forma-sonata, tranne che per una insolita modulazione del secondo tema il quale, anziché essere ripresentato nella tonica di si minore, appare in re maggiore. Il primo movimento si chiude con una coda in si minore che richiama anch’essa il primo tema.

II° movimento

Andante con moto (3/8, in mi maggiore), 312 battute. In esso si alternano due temi contrastanti. L’esposizione del primo tema è finemente suddivisa tra i contrabbassi, i corni e i violini. Il secondo tema è esposto dapprima dal clarinetto per poi passare agli altri legni. Entrambi i temi sono intervallati da episodi contrappuntistici e vengono ripetuti con variazioni.

«Vi saranno opere orchestrali più potenti, più grandi, forse», scrive la scrittrice, librettista e divulgatrice musicale Mary Tibaldi Chiesa, «ma nessuna potrà uguagliare l’incanto divino e la grazia celeste dell’Incompiuta di Schubert. E’ come la Pietà Rondanini di Michelangelo, capolavori, anche se incompiuti. Essa è una gemma impareggiabile e la sua bellezza è perfetta. In questa pagina sinfonica, scolpita da due grandi movimenti, si raggiunge il massimo del romanticismo sinfonico… All’inizio piangono il clarinetto (minuto 0:24) e l’oboe (minuto 9:46), e la musica si sparge nel cuore malinconica, con un senso di pena, un’ombra dolorosa, un’infinita tristezza, finché i contrabbassi e i corni ci riportano la quiete nel cuore… La musica incorporea e ineffabile passa su di noi, e vola come la visione di un coro di figure del Beato Angelico nella loro serafica abitudine, nel loro immortale candore. Schubert ci guida nel regno dell’innocenza primordiale, in un mondo di sogno fuor d’ogni spazio e d’ogni tempo, lontano da ogni miseria, da ogni bassezza…».

Tentativi di completamento

Dopo la morte di Schubert si è tentato più volte di completare l’ Incompiuta. Uno dei tentativi più recenti è opera dei due musicologi inglesi Gerald Abraham e Brian Newbould, che a questo scopo hanno riadattato come terzo movimento della sinfonia ciò che resta dello Scherzo abbozzato da Schubert e come quarto ed ultimo movimento l’intermezzo in si minore tratto dalle musiche di scena per il dramma Rosamunda (composte dallo stesso Schubert), intermezzo che anche altri musicologi hanno ritenuto essere stato originariamente concepito da Schubert come Finale per questa sinfonia.

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La composizione descrive il corso della Moldava, a partire dalle due piccole sorgenti, la Moldava fredda e calda, fino all’unificazione dei due rami in un unico flusso, il corso della Moldava fra i boschi ed i prati, lungo paesaggi dove vengono celebrati matrimoni di contadini, e le danze delle sirene nelle notti di luna piena: sulle rocce vicine che fanno da base a castelli e palazzi in rovina. La Moldava si snoda in turbinii alle rapide di San Giovanni e poi si allarga e scorre verso Praga, passa sotto il Vyšehrad e poi svanisce maestosamente in lontananza, terminando il suo corso nell’ Elba, Smetana

La Moldava è un poema sinfonico del 1874 composto da Bedřich Smetana facente parte del ciclo sinfonico Má vlast.

Má vlast (in lingua italiana La mia patria) è un gruppo di sei poemi sinfonici, composti fra il 1874 ed il 1879 dal compositore ceco Bedřich Smetana ed eseguito integralmente per la prima volta a Praga il 5 novembre 1882, due anni prima della morte dell’autore, che era da tempo ormai completamente sordo. Mentre è spesso presentata come una singola opera in sei movimenti, al di fuori de La Moldava, quasi universalmente considerato tale, i singoli pezzi sono stati concepiti come un insieme di singole opere.

In queste opere Smetana ha combinato la forma del poema sinfonico, introdotto da Franz Liszt, con gli ideali della musica nazionalistica che erano in voga alla fine del XIX secolo. Ogni poesia descrive qualche aspetto del paesaggio, della storia o di una leggenda della Boemia; l’opera costituisce un affresco inneggiante al popolo Boemo, e rappresenta un forte elemento identitario.

Curiosità

Il poema sinfonico è usato come colonna sonora del film Tree of Life dal celebre regista Terrence Malick in alcune tra le più suggestive scene.

Uno dei temi più celebri del poema sinfonico è tratto dal motivo della popolare canzone rinascimentale italiana Il ballo di Mantova (conosciuto anche come “Fuggi fuggi fuggi”), che le truppe mercenarie delle guerre d’ Italia del ‘500 e ‘600 diffusero in tutta Europa. Da qui entrò anche nelle tradizioni popolari slave, da cui Smetana trasse il tema principale della Moldava, e perfino fra i temi della tradizione musicale ebrea ashkenazita. Non a caso il tema del “Ballo di Mantova” fu scelto dai padri fondatori dello Stato d’Israele, nel maggio 1948, come inno nazionale (Hatikvah). Si racconta che, durante le discussioni per la fondazione, alcuni dei fondatori, riuniti in un hotel di Tel Aviv, udirono proprio, da una finestra, le note di questo motivo musicale.

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Ferenc Fricsay):

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Chamber Orchestra of Europe e Nikolaus Harnoncourt – Graz 2010):

“Vltava (Moldava)” by Bedřich Smetana (Herbert von Karajan e with the Vienna Philharmonic – 1985):

Vltava, anche nota con il nome italiano La Moldava, venne composta fra il 20 novembre e l’8 dicembre 1874 e venne eseguita per la prima volta il 4 aprile 1875. Ha una durata di circa dodici minuti, ed è scritta nella tonalità di Mi minore.

Nella Moldava Smetana celebra la bellezza del fiume Vltava (da cui ha preso nome anche il poema), che nasce nei boschi della Selva Boema e dopo aver attraversato la campagna, giunge a Praga per poi sfociare nell’Elba, che a sua volta si getterà nel Mare del Nord.

“Ma vlast” è una Metafora della vita, un inno alla natura. La musica incalza lo scorrere dell’acqua ed evoca immagini vivide, con ritmi diversi per scorci sempre nuovi. Nell’ ordine, la sinfonia descrive:

  • la sorgente
  • il corso del fiume (melodia-ritornello)
  • la caccia nei boschi
  • una festa di nozze contadina
  • la pianura di notte
  • le cascate
  • l’attraversamento trionfale di Praga
  • l’addio (confluenza nell’ Elba).

Il cammino ha sempre una partenza. Nel caso della Moldava la sorgente, nel Parco Nazionale della Selva Boema. O meglio, le sorgenti. La Vltava nasce da più sottili corsi d’acqua tra i boschi e due sono le fonti riconosciute: la Moldava fredda e la Moldava calda, che si uniscono poi a formare il fiume nazionale ceco. Un invito a una riflessione profonda: il nostro essere ci è dato, un dono che viene rinnovato in continuazione, proprio come l’acqua che il fiume riceve senza sosta.

Ed ecco i corni che imitano l’abbaiare dei cani, i richiami dei cacciatori, la misteriosa profondità dei boschi. E’ la caccia, è lo stupore che aumenta. Forse una metafora dell’astuzia e la creatività che devono aiutare ad affrontare le sfide della vita.

Altri echeggi, altre note: le nozze contadine. Aria di festa, aria di promessa, aria di speranza. Il bello della vita condiviso tra parenti, metafora del bello di una nazione condiviso da un popolo. Il senso di appartenenza, di condivisione.

Basta suoni, basta richiami, basta esaltazioni: è l’ora del silenzio. Nella pianura di notte tutto tace. Il fiume la attraversa muto e accompagna i ripensamenti dell’uomo che ora riposa e ritorna con la mente ai propri desideri, ai propri obiettivi. Perché solo il desiderio del cuore porta a riprendere il cammino ogni mattina.

Scrosci che ricordano una lotta: sono le cascate che si gettano nel vuoto spumeggianti. Se il fiume è vita, questo suo tratto ricorda drammaticamente il combattimento per ciò cui si tiene, l’atteggiamento coraggioso e un po’ incosciente di chi morde la vita e non la subisce, la scelta ammirevole di chi non si ferma davanti agli ostacoli, anzi si lancia.

Il ritornello arriva poi a descrivere l’ingresso trionfale a Praga. Nell’ abbraccio della città dorata il fiume sembra quasi farsi deliberatamente ammirare, in un trionfo festoso che potrebbe anche segnare il culmine del suo percorso, l’arrivo alla meta.

Ma non è così. Abbandonati i palazzi, i monumenti e la teoria di ponti della capitale, ecco che la Moldava non si sottrae al suo destino e prosegue il cammino fino a quando l’accoglieranno le acque dell’Elba. Ecco perché l’ultimo corso del fiume, l’ultimo brano della sinfonia, ha i toni di un addio. Lo si può interpretare come meglio si crede –l’addio a Praga, l’addio alla vita, l’addio all’ ideale che fin qui ha alimentato il cammino, l’addio al comando perché da qui in poi sarà un altro fiume a condurre la corsa verso il mare. Tornando alla metafora, il mistero della vita.

Il pezzo comprende il più famoso tema di Smetana.

Motivo de La Moldava

E’ un adattamento della famosa canzone italiana del rinascimento Fuggi, fuggi, fuggi da questo cielo del tenore Giuseppe Cenci (noto come Giuseppino), una canzone tradizionale italiana, che è anche alla base dell’inno nazionale d’ Israele, Hatikvah. Il tema appare anche, in tono maggiore, nell’antica canzone ceca Kočka leze dírou (“Il gatto passa attraverso il foro”) che Hans Eisler usò per la sua “Canzone della Moldava”.

La Czech Airlines trasmette il tema principale dopo l’atterraggio dei suoi aeromobili.

Il brano è diviso in 7 parti: le sorgenti, che sono una di acqua fredda e una di acqua calda che vanno a incrociarsi, la caccia agli animali, le danze allegre degli uomini al matrimonio, la danza degli elfi al chiaro di luna (che è la parte più fantasiosa della sinfonia), le rapide di san Giovanni, il castello di Vyšehrad accompagnato dall’ inno nazionale e per finire l’ ingresso nella città di Praga. Alcuni passaggi cercano di evocare elementi della cultura e del folklore locale, come il ‘rito’ della caccia e una festa di notte contadina. In particolare il ritornello, che evoca il movimento dello scorrere dell’acqua, è comunemente considerato una metafora dello scorrere della vita.

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I Giovani de laVerdi 6 giugno: a laVerdi in programma Schubert e Smetana

 

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Written by mara

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