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Il mio Beethoven… (1° parte), Alessandro Giusfredi

Ludwig Van Beethoven, 1770 - 1827. German Composer. From Figaro, Journal For Literatur, Kunst Og Musik, Published In Copenhagen, 1841. (Photo by: Universal History Archive/UIG via Getty Images)

Es muss sein!” – “Bisogna essere!” gli gridò perentoriamente quel suono! Bisogna avere il coraggio di continuare, bisogna avere la forza e l’ umiltà di dimenticare , bisogna essere uomo perché Dio te lo impone…

Ludwig Van Beethoven, 1770 - 1827. German Composer. From Figaro, Journal For Literatur, Kunst Og Musik, Published In Copenhagen, 1841. (Photo by: Universal History Archive/UIG via Getty Images)

Il mio Beethoven inizia così :

“Dalla finestra della piccola stanza non si vedevano altro che grossi goccioloni scorrere lungo i vetri ; ogni tanto il sommesso brontolio di un tuono accompagnava l’improvviso bagliore di un lampo ; poi il monotono ticchettare della pioggia rendeva ancor più pesante la solitudine dell’uomo seduto , come assorto , davanti alla tastiera , sulla quale posavano ambedue le mani , inerti . Quel lacrimare lungo i vetri si rifletteva sul suo animo stanco : quella nota esitava ancora ; una sola nota , capace di rappresentare tutta la sua disperazione , era ancora nascosta dentro quei tasti ; ma lui sapeva che , una volta rimossa dal battito sonoro dei martelletti , si sarebbe trascinata dietro ininterrottamente tutte le forme armoniche che , da giorni , erano riposte dentro di sé.

“ Es muss sein !” – “Bisogna essere !”

Questa , mi immagino , doveva essere una delle giornate trascorse da Beethoven così compresso da mille angosce , dovute sia al suo stato fisico come pure scaturite dai tormenti delle sua anima . Per questo la sua musica non poteva avere come sorgente solo una ricerca meramente matematica , legata a schemi preordinati , troppo banali ormai per riuscire a sostenere la grandiosità delle  sublimi impalcature che scaturivano dal suo animo come vette sonore ardue ed inarrivabili . La sua musica era lo sciogliersi di un intricatissimo nodo esistenziale che lo tormentava , era lo sbocciare di un fiore germogliato dalla sensibilità del suo grandioso giardino melodico e armonico , era la maturazione definitiva di un’idea che lo aveva da giorni seguito e accompagnato all’ interno del suo animo . E’ certo che nel corso della sua vita non esiste composizione che non rispecchi un momento , un episodio , un fatto concreto o intimo , ma comunque vissuto , che non derivi da un sofferto ascoltarsi : ecco come nasce tanta potenza , tanta profondità , ecco come prendono forma  tanti sconvolgimenti sonori ; solo attraverso un sensibile ascolto , che sia delicato oppure brutale , di quanto il mondo circostante riusciva a sviluppare nel suo animo per riprodurlo con i tasti neri e bianchi del suo mezzo meccanico . Mai nessun accenno a superficialità o rappresentazioni sceniche , mai nessuna titubanza nel collegare tutti gli slanci carichi di lirismo o di drammaticità con l’intima sonorità nascosta nel suo essere ; tutto veniva meticolosamente appuntato da un’ossessiva ispirazione per poi poterla trasformare in gioielli sonori
che attiravano l’entusiastica partecipazione di chi , stupito , assisteva alla trasposizioni timbriche di un sofferto pianto o di un ironico sorriso……ma ora non c’era più tempo……e la prima di quelle note rivelò tutta la sua stanchezza ! Gli disse , quella melodia pacata , sommessa , contornata da una pallida ombra di malinconia ,  gli disse che ora aveva soltanto bisogno di riposo . Nella sua anima , svuotata dalle delusioni di una vita trascorsa a cercare di far combaciare le proprie esigenze con la superficialità di che voleva apparirgli vicino , ora trovava il vuoto , un annullamento infinito , una voglia di lasciare , senza più reagire ! Voleva davvero uccidere l’eroe che lo aveva accompagnato per tutta la vita ? Ma no ! “ Es muss sein !” – “Bisogna essere !” gli gridò perentoriamente quel suono ! Bisogna avere il coraggio di continuare , bisogna avere la forza e l’umiltà di dimenticare , bisogna essere uomo perché Dio te lo impone : “ Es muss sein!”.

Ascoltiamo il Terzo Movimento del Quartetto in Fa maggiore n° 16 , l’ultimo dei quartetti composti da Beethoven : una melodia , come abbiamo detto pacata , sommessa ; un lento lunare che si snoda dopo un’affermazione che vuole dare al suo autore , ancora una volta , sicurezza ed energia ; un suono allucinante e tragico ma con accenni di beffardo umorismo che sembra confermare la convinzione di chiudere definitivamente il mondo sonoro di questo immenso personaggio della storia della musica .

 

ASCOLTA QUI “3° tempo_Lento assai, cantante e tranquillo dal Quartetto per archi No. 16 op. 135″ eseguito dal Quartetto Italiano:

ASCOLTA QUI “3° tempo_Lento assai, cantante e tranquillo dal Quartetto per archi No. 16 op. 135″ eseguito dal Bartók Quartet:

ASCOLTA QUI “3° tempo_Lento assai, cantante e tranquillo dal Quartetto per archi No. 16 op. 135″ eseguito dal Hagen Quartet:

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA, di Alessandro Giusfredi

 

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Written by mara

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