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La Sinfonia n 9 di Mahler alle Settimane Musicali Gustav Mahler 2019

“Una sinfonia deve essere come il mondo. Deve contenere tutto”, Gustav Mahler

Settimane Musicali Gustav Mahler 2019

 

La Nona è l’ultima sinfonia compiuta di Gustav Mahler. Gran parte della composizione quadripartita fu concepita a Carbonin Vecchia vicino Dobbiamo nel 1909. Questo capolavoro, che alcuni consideranno l’addio alla vita, venne eseguito per la prima volta a Vienna il 26 giugno del 1912 sotto la direzione di Bruno Walter, 13 mesi dopo la morte dello stesso Mahler.

 

Gustav Mahler, Sinfonia n. 9

 

QUANDO

Sabato 13 Luglio 2018, ore 18.00

 

DOVE: Sala Gustav Mahler – Grand Hotel Dobbiaco
Via Dolomiti, 31

39034 Dobbiaco (BZ)

 

INTERPRETI:

Gabriel Feltz, direttore

Dortmunder Philharmoniker

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Biglietto intero al costo di € 37,00

Biglietti ridotto per bambini <15, persone 65+ e studenti al costo di € 27,00

 

Settimane Musicali Gustav Mahler 2019 Sinfonia n. 9

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Ho suonato di nuovo la Nona di Mahler. Il primo movimento è la cosa più Splendida che Mahler abbia scritto. È l’espressione di un amore inaudito per questa terra, del desiderio [Sehnsucht] di vivere in pace con la natura e di poterla godere fino in fondo, in tutta la sua profondità, prima che giunga la morte. Perché essa arriva senza scampo. L’intero movimento è permeato dal presentimento della morte. Si presenta in continuazione. Ogni sogno terreno culmina in questo (da qui la sempre nuova agitazione che cresce impetuosa dopo i passi più delicati), al massimo grado naturalmente in quel passo incredibile in cui il presentimento della morte diviene certezza, in cui la morte stessa si annuncia “con forza inaudita” proprio nel mezzo della più profonda e più dolorosa gioia di vivere. E poi il lugubre assolo di violino e viola e quei suoni soldateschi: la morte in corazza! Contro tutto ciò non c’è più resistenza! Ciò che ancora sopraggiunge mi sembra come rassegnazione. Sempre con il pensiero all’aldilà, che si manifesta proprio in quel passo “misterioso” simile all’aria rarefatta – ancor più in alto delle montagne – sì, come nello spazio che si fa più rarefatto (Etere). E di nuovo, per l’ultima volta, Mahler si rivolge verso la terra – non più alle lotte e alle azioni, di cui si sbarazza (come già nel Lied von der Erde, con i mordenti passaggi cromatici discendenti), bensì soltanto ormai completamente alla natura. Come e quanto a lungo vuole godere ancora delle bellezze della terra! Lontano da ogni fastidio, egli vuole mettere casa [Heimat] nell’aria libera e pura dello Semmerin, per respirare a pieni polmoni questa aria, la più pura di questa terra, con respiri sempre più profondi, perché questo cuore, il più splendido che mai abbia pulsato tra gli uomini, possa espandersi sempre di più, prima di dover cessare di battere“, Alban Berg, autunno del 1912

index - Copia

Dalla collezione BRUNO WALTER PAPERS, The New York Public Library

 

Le osservazioni di Berg mettono in luce diversi elementi peculiari. Il primo e il più importante è il rapporto con la morte; tema costante nel lavoro di Mahler.

Abbozzata nell’estate del 1908 la Nona Sinfonia fu completata l’ 1 aprile 1910, secondo quanto scrisse l’autore a Bruno Walter. Mahler non potè ascoltare le sue ultime opere, che furono eseguite postume. Walter diresse la Nona a Monaco il 21 novembre del 1911 e Das Lied von der Erde a Vienna il 26 giugno 1912.

“Sinfonia Num. 9” by Gustav Mahler (Gustav Mahler Jugendorchester, Claudio Abbado):

“Sinfonia Num. 9” by Gustav Mahler (Bruno Walter & Wiener Philharmoniker – 1938):

“Sinfonia Num. 9” by Gustav Mahler (Bernstein):

“Sinfonia Num. 9” by Gustav Mahler (New York Philharmonic & Pierre Boulez – Live recording, New York, 17.X.1976):


“Sinfonia Num. 9” by Gustav Mahler (Staatskapelle Berlin & Daniel Barenboim – Berlin, April 2009):

La struttura complessiva della Sinfonia si basa sull’equilibrio tra la forma ternaria e quella binaria. Questo rapporto non è solo un principio formale, ma assolve una funzione poetica ben precisa.

La Sinfonia n. 9 è suddivisa nei tradizionali quattro movimenti:

  1. Andante comodo 4/4, Mit Wut, Allegro risoluto, Leidenschaftlich, Tempo Andante
    (Andante comodo, Con rabbia, Allegro risoluto, Appassionato, Tempo I Andante)
  2. Im Tempo eines gemachlichen Ländlers, Etwas täppisch und sehr derb 3/4
    (In tempo di un tranquillo Ländler, Un po’ goffo e molto rude)
  3. RondòBurleske, Allegro assai, Sehrtrotzig – Adagio
    (Rondò – Burleska, Allegro assai, Molto ostinato – Adagio)
  4. Adagio, Sehr langsam und noch zurückhalten
    (Adagio.Molto lento e ancora ritenuto)

Il primo movimento è forse la pagina tecnicamente più complessa e raffinata che Mahler abbia mai composto. Non stupisce che un musicista estremamente sensibile alla costruzione formale come Berg sia stato colpito così a fondo dall’ Andante comodo. Mahler combina assieme due principi della tecnica compositiva: lo sviluppo e la variazione.

Ogni dettaglio, per quanto minuto, è organizzato da Mahler con rigore matematico per rendere più precisa l’ espressione emotiva. Non a caso Leibniz definiva la sua musica come exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi “un esercizio inconsapevole di matematica in cui la mente non si rende conto di calcolare”.

Il movimento è una celebrazione della morte, una drammatica rappresentazione della lotta, del combattimento, della sconfitta e della rassegnazione di fronte alla morte.

I due movimenti centrali offrono un netto contrasto rispetto ai movimenti estremi. Mahler rappresenta in questi due pannelli il mondo degli uomini. L’opposizione natura-civiltà è un tratto caratteristico del pensiero di Mahler, fin dalla giovinezza. «Se l’odioso potere della nostra moderna ipocrisia e menzogna – scriveva a Joseph Steiner nel 1879 – mi ha condotto al punto di disprezzare me stesso, se il rapporto tra vita e arte, che in noi mai si interrompe, ha fatto sì che io provi disgusto per tutto ciò che mi è sacro, arte, amore, religione, non esiste altra scelta che l’autodistruzione». Poi la lettera prosegue in un’altra direzione: «il mio riso beffardo si scioglie in pianto d’amore. E devo amarlo questo mondo con i suoi inganni e la sua superficialità e con il suo eterno ridere». La frattura tra l’Io e il mondo non si ricompose mai in Mahler. Malgrado la posizione sociale e la stima della parte più aperta del pubblico, Mahler sentiva di non essere accettato fino in fondo a Vienna, in quanto ebreo e in quanto artista. 

Il “comodo Ländler” dev’essere «un po’ goffo e molto grossolano». Il tono intero discendente costituisce la risposta degli strumenti a fiato alle viole e ai fagotti, che scandiscono la danza rustica. Il sentimento della nostalgia si salda in questo modo al carattere volgare della danza. La struttura formale è composta da tre elementi:
– la danza rustica in Do maggiore (A)
– un tempo di Valzer più mosso, tonalmente instabile (B)
– un Valzer lento di carattere dolce e languido in fa maggiore (C)
Mahler è il primo autore a trasfigurare il Valzer in una grande metafora poetica. Le 621 battute che costituiscono il movimento sono forse il primo esempio dell’identificazione del Valzer con la civiltà viennese, alla stregua del Rosenkavalier di Strauss o della Valse di Ravel.

In questo movimento è evidente la tecnica di Mahler del collage musicale. Una melodia, per esempio, comincia in primo piano per poi diminuire bruscamente di volume a metà della frase, come se dall’oceano della memoria affiorassero relitti destinati a scomparire subito nel nulla. Mahler ottiene effetti espressivi, senza ricorrere a violenti contrasti timbrici. Echi, ripetizioni, richiami risuonano all’improvviso come lampi nella notte aumentando il senso di straniamente. L’ossessiva insistenza rende le immagini inquietanti, il trillo deforma la melodia in un orpello osceno. Il culmine è raggiunto all’inizio dell’ultima sezione.

Per il Rondo-Burleske successivo Mahler adotta uno stile contrappuntistico. «Sehr trotzig», molto cocciuto, è l’indicazione del movimento. Secondo l’opinione di Mengelberg, il movimento esprime gli inutili sforzi dell’uomo di fronte all’eternità della morte. L’ironia, nascendo dalla comprensione della distanza irriducibile tra l’uomo e il mondo, è un classico tema della cultura romantica, che Mahler accoglie in pieno. L’umorismo consiste qui nel collegare l’arte del contrappunto, luogo delle regole per eccellenza, con l’idea che le azioni umane siano durevoli. Alla fine del Rondò si apre all’improvviso una parentesi su un panorama di pace e nel Corale compare una figura musicale, un gruppetto, che diventerà l’elemento fondamentale dell’Adagio. La transizione al Burleske conclusivo avviene gradualmente.

Nell’ Adagio finale l’autore risolve il conflitto tra arte e vita, anzi ogni conflitto tra l’essere e il mondo. Mahler, che non adopera mai a caso un elemento musicale, si rivolge nella pagina finale della sua «Sinfonia della morte» all’arte di Bach. La struttura dell’Adagio si articola in una serie di forme caratteristiche dello stile delle Passioni: Recitativo libero e accompagnato, Corale-Aria, Aria drammatica. Mahler racconta la storia della propria morte e della trasfigurazione nel divino, identificando se stesso nella figura di Cristo. Mahler sentiva la figura di Cristo, morto per redimere il mondo dalla sofferenza e dal dolore, come un modello drammatico. 

Lo stile richiama l’Abschied di Das Lied von der Erde. La prima frase, dal timbro scuro, è un Recitativo. L’ingresso del Corale porta un respiro di tranquillità. Alla fine il fagotto introduce una frase in minore che ha la funzione di ritornello. Lo schema Recitativo-Aria si ripete in varie forme, accumulando la tensione per la grande cadenza verso il grandioso ritorno del Corale. A battuta 153 Mahler scrive in tedesco «esterbend», mentre fino allora aveva usato l’italiano “morendo“. Nella musica di Mahler il termine esterbend compare altre due volte: nel I movimento della Seconda Sinfonia, dove si parla di luce primordiale, e nel finale del Canto della terra. Dunque la morte è la ricongiunzione dell’eterno oltre il suono e il silenzio. Nelle battute finali dell’Adagio si mormora un’ultima citazione, dai Kindertotenlieder: “Im Sonnenschein! Der Tag ist schön auf jenen Hòh’n!” (“in pieno sole! La giornata è bella su quelle alture”, tr. it. Q. Principe). L’addio alla vita è dunque nostalgia del calore e della luce. «Con intimo sentimento», indica la partitura. L’armonia si ricompone, infine, nella nuda semplicità dell’accordo di Re bemolle. Rimane il lento battito del gruppetto, prima che il suono scompaia per sempre nel nulla.

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Written by mara

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