in , , ,

La Verdi: Korsakova (15-16-18 Ott.), Mozart e Sostakovic

…Natasha Korsakova splende per la bellezza del suono, musicalità, tecnica perfetta ed assoluto dominio dello strumento…

Natasha Korsakova_2

55° Concerto Stagione Sinfonica per La Verdi

Natasha Korsakova nasce a Mosca in una famiglia di grandi musicisti, discendenti per linea paterna dal compositore Rimskij-Korsakov: il nonno Boris Kossakov è primo violino dell’ Orchestra della Radio di Mosca, il padre Andrej Korsakov è un celebre violinista e la madre Yolanta Miroshnikova è un’ ottima pianista. Inizia a suonare il violino a 5 anni con il nonno, e prosegue gli studi con il padre al Conservatorio di Mosca. Insieme lui, a diciassette anni, si esibisce in un concerto memorabile nella Sala Grande del Conservatorio di Mosca, durante il quale esegue musiche di Mozart e Bach (la registrazione diventerà un disco di culto). Dopo la prematura scomparsa del padre, continua gli studi con Ulf Klausenitzer a Norimberga e con Saschko Gavrilov a Colonia. Ben presto si guadagna un ruolo di primo piano fra i musicisti della sua generazione. Nel corso di un’ intensa carriera concertistica, si esibisce in Europa, Sud America e Giappone, collaborando con orchestre prestigiose, come Netherlands Radio Philarmonic, Orchestra Sinfonica di Stato Russa, Sinfonica del Estad de Mexico, Santiago de Chile Symphony, European Union Chamber, Orchestra Filarmonica di Mosca, Orchestra da Camera della Russia, Orchestra Verdi di Milano e Düsseldorf Sumphoniker. Ha occasione di suonare con grandi direttori, fra cui Mtislav Rostropovich, e grandi solisti, come Uto Ughi. Nel 1996 è il primo musicista a ricevere il Premio Russian Muse. Nel 1997 vince la medaglia d’argento al concorso Henryk Szeryng, e l’anno successivo è nominata Artista dell’anno in Cile. Nel 2002 partecipa a Parigi, su invito di Irina Shostakovich, al concerto In Memoriam dedicato a Dmitrij Shostakovich. In occasione di quattro concerti della stagione 2004-2005 al Kunsthistoriches Museum di Vienna, suona il leggendario violino Guarneri del Gesù ex Menhuin (1737). Nel 2004, in occasione del 15° anniversario della caduta del Muro, esegue a Berlino il concerto di Cajkovskij. Nella stagione 2007-2008 è ospite dei Concerti del Quirinale a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana. Nel 2008 riceve il Premio Sirmione Catullo. Nel 2009 si esibisce a Palazzo del Campidoglio. Attualmente Natasha Korsakova suona uno strumento di Giovanni Francesco Pressenda del 1843 di proprietà di Giovanni Accornero.

La Verdi propone quindi il seguente programma con protagonisti la Violinista Natasha Korsakova e il Direttore Eiji Oue: 

 

Nicola Campogrande, The Expo Variations: Austria (commissione de laVerdi)

Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216

Dmitrij Šostakovič, Sinfonia n. 7 in Do Maggiore op. 60 Leningrado (1941)

 

Quando?

Giovedì 15 Ottobre 2015, ore 20.30

Venerdì 16 Ottobre 2015, ore 20.00

Domenica 18 Ottobre 2015, ore 16.00

 

Presso l’ Auditorium di Milano

 

INTERPRETI:

Violino, Natasha Korsakova

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Direttore, Eiji Oue

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A € 35,00
Settore B € 25,00
Settore C € 20,00
Settore D € 15,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

“The Expo Variations: Austria (commissione de laVerdi)” by Nicola Campogrande:

The Expo Variations” è un ampio ciclo di brani sinfonici che l’ Orchestra Verdi ha commissionato a Nicola Campogrande in occasione dell’ Expo.
Il progetto prevede la composizione di ventiquattro trasformazioni di un tema che, ogni volta, si incrocia con frammenti ed echi dell’ inno nazionale di uno dei paesi ospitati all’ Expo. Per questo le diverse partiture si intitolano “The Expo Variations: Israele“, “The Expo Variations: Argentina“, “The Expo Variations: Russia” e così via.
Come ha spiegato Nicola Campogrande «Le mie ventiquattro partiture sono legate al tema del cibo, con specifici riferimenti agli aspetti legati alle più recenti e affascinanti acquisizioni della nutrigenomica. La scrittura e lo sviluppo delle idee musicali, il loro concatenarsi e procedere, sono infatti collegati ai meccanismi biologici di assorbimento dei nutrienti, ispirandosi in particolare alle nuove conoscenze su come le sostanze contenute nei cibi sono in grado di interagire con i nostri geni sino a modificarne la risposta cellulare.
L’idea è infatti quella di evocare musicalmente un essere umano con caratteristiche universali (una sorta di uomo leonardesco, se si vuole) per poi “nutrirlo” di note, ritmi, armonie e timbri, facendolo crescere e vivere in modo diverso a seconda del cibo (sonoro) che ingerisce. Gli inni nazionali utilizzati nel progetto diventano dunque l’alimento per il tema, che se ne giova per trasformarsi e “diventare adulto” in 24 modi diversi».

 

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (David Oistrakh, violino e direttore – 8 december 1968 Stockholm):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (David Oistrakh, violino e Philharmonia Orchestra – Studio recording, London, 22.V.1958):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (Gidon Kremer, violino – Nikolaus Harnoncourt, direttore e Wiener Philarmoniker):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (Yehudi Menuhin, violino e l’ Orchestre de Chambre de l`ORTF – Paris 1967):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (Henryk Szeryng, violino & direttore – English Chamber Orchestra – London, February 1972):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (Hilary Hahn, violino e Stuttgart Radio Symphony Orchestra – Gustavo Dudamel, direttore):

“Concerto per violino e orchestra n. 3 in Sol maggiore K. 216” by Wolfgang Amadeus Mozart (Anne-Sophie Mutter, violino e direttore – Camerata Salzburg Orchestra):

Se risaputa è la precoce vocazione mozartiana per gli strumenti a tastiera, meno noto è l’ impegno del diciannovenne Konzertmeister come violinista-compositore al servizio del principe-arcivescovo di Salisburgo. Brevissima – per l’ esattezza, dal 14 aprile al 20 dicembre 1775 – sarà la parabola professionale di Mozart violinista.

L’ attività di Mozart come compositore di Concerti violinistici ha inizio col Concerto in si bemolle maggiore K. 207 e con quello in re maggiore K. 211.

Il concerto per violino e orchestra n. 3 (K 216) è il terzo di cinque concerti per violino (K 207, K 211, K 218, K 219) di Mozart. La sua composizione è datata al 12 settembre 1775.

Si tratta di un’ opera che appartiene ancora allo spirito galante in cui le idee tematiche vengono giustapposte ma non sviluppate.
Il compositore si distacca con la sua genialità dai modelli del tardo-rococò affermando la propria personalità con l’ inserimento di venature di malinconia, momenti emotivi.

L’ Allegro iniziale è pieno di inventiva e di energia ed assembla vari spunti tematici. Il primo tema riprende il ritornello orchestrale dell’ aria di Aminta “Aere tranquilli e dì sereni” dall’ opera Il re pastore. Seguono altri due temi, il primo affidato ai fiati ed il secondo ai violini, che completano l’ introduzione orchestrale. Solo a questo punto entra il solista che ripete il primo tema per poi introdurre materiale nuovo.

Nel secondo movimento (Adagio), Mozart raggiunge momenti di grande cantabilità e commozione che ottiene sostituendo i due oboi (dal suono più squillante) con due flauti e prescrivendo agli archi l’ uso della sordina. Il primo tema viene presentato dall’ orchestra e quindi ripreso dal solista. Il secondo tema è introdotto dal violino per poi confluire nell’ orchestra.

Il rondò finale è scritto con sezioni di diverso ritmo. Si apre con un caratteristico tema (Allegro) esposto dall’ orchestra e dal quale deriva il nome Straßburg con cui è conosciuto questo concerto. Al solista sono riservate le parti più brillanti. La conclusione del concerto è lasciata non al violino ma al sussurro degli oboi e dei corni.

 

Un’ ora fa ho terminato la partitura della seconda parte di una mia nuova grande composizione sinfonica. Se mi riuscirà di concluderla bene, se riuscirò a ultimare la terza e la quarta parte, allora quest’opera potrà chiamarsi Settima sinfonia. Due parti sono già scritte. Ci lavoro dal luglio del 1941. Nonostante la guerra, nonostante il pericolo che minaccia Leningrado, ho composto queste due parti relativamente in fretta.

Perché vi dico questo? Vi dico questo perché i leningradesi che adesso mi stanno ascoltando sappiano che la vita nella nostra città procede normalmente. Tutti noi portiamo il nostro fardello di lotta. E gli operatori della cultura compiono il proprio dovere con lo stessa onestà e la stessa dedizione di tutti gli altri cittadini di Leningrado, di tutti gli altri cittadini della nostra immensa Patria.

Io, leningradese di nascita, che mai ho lasciato la mia città natale, sento adesso più che mai la tensione della situazione. Tutta la mia vita e tutto il mio lavoro sono legati a Leningrado.

Leningrado è la mia patria. La mia città natale, la mia casa. E molte altre migliaia di leningradesi sentono quello che sento io. Un sentimento di infinito amore per la città natia, per le sue ampie strade, per le sue piazze e i suoi edifici incomparabilmente belli. Quando cammino per la nostra città in me sorge un sentimento di profonda sicurezza, che Leningrado si ergerà per sempre solenne sulle rive della Neva, che Leningrado nei secoli costituirà un possente sostegno per la mia Patria, che nei secoli moltiplicherà le conquiste della cultura.

Musicisti sovietici, miei cari e molteplici compagni d’arme, amici miei!

Ricordate che la nostra arte è seriamente minacciata. Ma noi difenderemo la nostra musica, continueremo con la stessa onestà e con la stessa dedizione a lavorare.

La musica che ci è tanto cara, alla cui creazione dedichiamo il meglio di noi, deve continuare a crescere e a perfezionarsi, come è stato sempre. Dobbiamo ricordare che ogni nota che esce dalla nostra penna è un progressivo investimento nella possente edificazione della cultura. E tanto migliore, tanto più meravigliosa sarà la nostra arte, tanto più crescerà la nostra certezza che nessuno mai sarà in grado di distruggerla.

Arrivederci, compagni!

Tra qualche tempo ultimerò la mia Settima sinfonia. Sto lavorando in fretta e con facilità. Il mio pensiero è chiaro e creativo. La mia opera si avvicina alla conclusione. E allora di nuovo prenderò la parola nell’etere con la mia composizione e con grande agitazione attenderò il giudizio severo e amichevole sul mio lavoro.

Vi assicuro, a nome di tutti i leningradesi, operatori della cultura e dell’arte, che siamo invincibili e che resteremo sempre al nostro posto di lotta.

“Sinfonia n. 7 in Do Maggiore op. 60 Leningrado (1941)” by Dmitrij Šostakovič (Registrazione della prima esecuzione assoluta americana diretta da Arturo Toscanini il 19 Luglio 1942 – NBC Symphony Orchestra – Direttore, Arturo Toscanini (NBC Studio 8 H, NYC. July, 19, 1942)):

“Sinfonia n. 7 in Do Maggiore op. 60 Leningrado (1941)” by Dmitrij Šostakovič (Mariinsky Theatre Symphony Orchestra e Valery Gergiev, direttore):

La Sinfonia n. 7 Op. 60 in do maggiore Leningrado di Dmitrij Šostakovič è una delle composizioni più note ed eseguite del compositore.

Šostakovič la scrisse nel 1941 durante l’Operazione Barbarossa, organizzata da Hitler e alleati per distruggere il colosso russo; la prima mossa dell’ Asse fu proprio quella di assediare la seconda città sovietica, Leningrado, ma la popolazione resistette per 900 giorni, prima di costringere il nemico alla ritirata. Šostakovič si trovava proprio a Leningrado (sua città natale) quando i nazisti cominciarono l’ assedio, ma fu uno dei primi a lasciarla, riuscendo a completare la sinfonia lontano dagli scenari di guerra nel dicembre 1941.

La Sinfonia venne eseguita per la prima volta il 5 marzo dell’ anno successivo, presso il Palazzo della Cultura di Kuibyšev.

La Settima Sinfonia simboleggia un’ appassionata denuncia dei crimini della guerra. Pur descrivendo l’ invasione delle truppe naziste attraverso l’ uso di un tema installato nel primo movimento (il già citato tema dell’ invasione), la sinfonia non intende rappresentare il solo punto di vista del cittadino sovietico ma quello di qualunque popolo in armi che tenta di resistere alle iniquità della guerra e dei regimi totalitari. Secondo il musicologo e dissidente russo Solomon Volkov l’ idea iniziale sarebbe stata quella di produrre una sinfonia di un movimento solo, comprendente anche delle voci, a cui affidare le parole del salmo 12; lo stesso Volkov sostiene che la Settima Sinfonia sarebbe stata dedicata alla città di Leningrado, che «Hitler ha distrutto e Stalin semplicemente ha finito». Tuttavia, diversi musicologi sostengono che le informazioni contenute nel lavoro di Volkov (già rigettate dalla vedova del compositore) sono inaffidabili, in parte inventate o rimaneggiate.

La sinfonia dura circa 80 minuti, ed è formata da quattro movimenti:

Il primo movimento (Allegretto) ha forma di sonata. Inizia con un maestoso, potente tema patriottico introdotto dagli archi e poi ripetuto dai legni. Una melodia piana affidata al flauto solo e al primo violino rappresentano la quiete della Russia prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Dopo questa sezione inizia il famoso “tema dell’ invasione“, probabile caricatura della canzone Da geh’ ich zu Maxim dell’ operetta La vedova allegra di Franz Lehár. Il crescendo, dopo le 12 ripetizioni del tema di 22 battute, strutturate in modo molto simile – complice la presenza del ritmo ostinato dei tamburi rullanti – al Bolero di Maurice Ravel, culmina in un fortissimo affidato agli ottoni, consistente in una ripetizione di scale. Il passaggio raggiunge l’ apice della tensione in un fragoroso passaggio in fortissimo in cui si mescolano archi, ottoni e percussioni. Poco dopo, un solo di clarinetto e di fagotto ripropone il tema iniziale. Infine, il tema dell’ invasione, con un’ orchestrazione più dimessa e delicata affidata a trombe e tamburo rullante, chiude il movimento.

Il secondo movimento, Moderato (poco allegretto), originariamente intitolato “Memorie” è il più corto della sinfonia. Šostakovič riferì che era impostato basandosi su uno scherzo e un intermezzo lirico. L’ inizio è caratterizzato da un breve inciso degli strumentini e da un tema calmo e danzante affidato al violino e presenta, a tratti, la sembianze di una fuga; nella sezione successiva il tema passa all’ oboe solo che ripropone la melodia innalzata di un tono. Legni, ottoni e archi continuano lo sviluppo del movimento in differenti impasti timbrici. A metà dello svolgimento un clarinetto piccolo apre la sezione centrale, la più animata del movimento e dominata da ritmi cadenzati. Il tema principale, di carattere drammatico, viene elaborato da legni, ottoni e percussioni. L’ ultima sezione ripropone i temi della prima parte con una strumentazione che alterna archi e legni fino alla conclusione

Adagio: il movimento si apre con un accordo struggente e profondo, come a descrivere la desolazione e la distruzione causate dalla guerra. Anche questo movimento è tripartito e strutturato come il precedente: la prima parte presenta delle lunghe figurazioni, per lo più affidate agli archi; la sezione centrale è più animata, gli archi, sostenuti dagli ottoni e dalle percussioni, raffigurano le premesse di una prossima vittoria sul nemico invasore; l’ ultima parte, infine, è una ricapitolazione della prima.

Allegro non troppo: collegata direttamente al movimento precedente, la prima parte del finale è dominato da incisi ritmici non dissimili da quelli del primo movimento, raffigurazione del popolo che organizza la propria difesa per liberarsi dall’ invasore. I temi dell’ ultima parte, con le sue melodie festose, trionfanti e di carattere popolare, celebrano la resistenza. Ritorna infatti il tema del primo movimento, esposto dagli ottoni. La sinfonia si conclude in modo trionfale e retorico (simile, in questo alla Quinta Sinfonia) col dispiegamento degli ottoni e delle percussioni.

 

Leningrado 1941

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Haydn: la Sinfonia…”Uno sguardo ai tempi”

Il pianista Boris Giltburg: debutti e concorsi