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La Verdi: Mendelssohn e Beethoven (12 e 14 Febbraio)

La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia“, Ludwig van Beethoven

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6° Concerto della Stagione Sinfonica 2016 per La Verdi

 

La Verdi propone il seguente programma con protagonista il giovane e brillante Direttore Pietari Inkinen:

 

Felix Mendelssohn, Sinfonia n. 4 in La maggiore op. 90 Italiana (durata 25 min. circa)

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 (durata 38′ circa)

 

QUANDO:

Venerdì 12 Febbraio 2016, Ore 20.00

Domenica 14 Febbraio 2016, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, Largo Gustav Mahler – 20136 Milano

 

INTERPRETI:

Pietari Inkinen, Direttore

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A € 35,00
Settore B € 25,00
Settore C € 20,00
Settore D € 15,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“Essa procede alacremente; è il lavoro più gaio che io abbia mai finora composto, specialmente nel finale. Niente ancora ho deciso per il tempo lento; forse dovrò aspettare di essere a Napoli per compierlo”

 

La Sinfonia n. 4 in la maggiore, Op. 90, comunemente conosciuta con il nome di Italiana, scritta da Felix Mendelssohn, nacque, almeno nella sua idee fondamentali, durante il tour che il direttore e compositore compì in tutta Europa tra il 1829 e il 1831: l’ ispirazione venne dalle atmosfere che trovò nelle città italiane, che visitò a partire dal 1830. A Roma sono soprattutto Piazza di Spagna (dove il compositore abitava), Trinità dei Monti, il Pincio, il Ponte Nomentano – allora immerso nel verde e nel silenzio della campagna romana – a suscitare nelle sue lettere le frasi di ammirazione più entusiastica.

Agli occhi di un giovane nordico, i colori, i suoni, gli odori di un paese così ridente dovettero apparire come qualcosa di straordinario. A questo si aggiungano, da un lato, la gaiezza e l’affabilità della gente, che probabilmente gli fecero conoscere una dimensione umana meno austera di quella cui era abituato, dall’altro, il suo appassionato amore per l’arte, soprattutto per quella rinascimentale, che potè trovare il più completo appagamento. L’ opera riflette questa gioia di vivere in ogni sua parte.

La sinfonia Italiana fu terminata il 13 marzo 1833 a Berlino; la sua prima esecuzione ebbe luogo il 13 maggio alla Royal Philharmonic Society di Londra, diretta dallo stesso Mendelsshon. Nonostante il successo ottenuto, il compositore rimase insoddisfatto della sua composizione e l’anno successivo la sottopose a revisione. Mendelssohn non diede mai alle stampe la sinfonia, che fu pubblicata solamente nel 1851; pertanto venne numerata come sinfonia n. 4, sebbene in effetti fosse stata la terza in ordine di composizione.

 

Sinfonia n. 4 in La maggiore op. 90 Italiana” by Felix Mendelssohn (Claudio Abbado):

Sinfonia n. 4 in La maggiore op. 90 Italiana” by Felix Mendelssohn (Gustavo Dudamel e Orchestra Filarmonica della Scala):

Sinfonia n. 4 in La maggiore op. 90 Italiana” by Felix Mendelssohn (New York Philharmonic & Leonard Bernstein – Studio recording, New York, 1958):

La composizione è articolata in quattro tempi:

1. Allegro vivace
2. Andante con moto
3. Con moto moderato
4. Saltarello: Presto

Primo Movimento
Il carattere della sinfonia si rivela subito nello slancio e nella spontaneità dell’ Allegro vivace iniziale. Si apre con un attacco risoluto e giovanile enunciato rispettivamente dagli archi e dagli strumenti a fiato. Subentra il secondo tema più dolcemente disteso, esposto dai clarinetti e dai fagotti e poi dai flauti e dagli oboi con un sostegno degli archi: i vari motivi si incrociano quindi fra di loro e nella riesposizione degli elementi tematici la seconda idea viene proposta dalle viole e dai violoncelli, mentre l’accompagnamento passa ai flauti e ai clarinetti. Si impongono di nuovo gli strumenti a fiato in un atteggiamento di fanfara, fino a cedere il passo agli archi che riassumono e concludono brillantemente il tempo.

Secondo Movimento
L’ Andante con moto è una è basato su una melodia triste e lenta che, secondo Moscheles, è il tema di una canzone di pellegrini cecoslovacchi, canzone nostalgica malinconia che Camille Bellaigue definì come «un richiamo del genio della Germania, che viene qui a cogliere e a strappare il giovane musicista tedesco da impressioni troppo italiane». Il tema principale esposto dalle viole all’unisono con gli oboi e i fagotti, si alterna con una frase più dolce e serena dei clarinetti, per concludere, dopo una breve ripresa, in modo evanescente e sognante

Terzo Movimento
La serenità ritorna nel terzo tempo, Con moto moderato, con l’originale motivo del Trio dove risuonano corni e fagotti sotto un leggero disegno di violini e flauti: sembra un’antica scena di caccia nella campagna romana. Pare che questo movimento sia stato ispirato dallo studio di un’opera umoristica che Goethe aveva scritto per una sua amica, Lili Schonemann, dal titolo Lilis Park; si ha notizia da una lettera che Mendelssohn scrisse a sua sorella Fanny il 16 novembre 1830 un cui dice “voglio trasformare Lilis Park in uno scherzo per sinfonia”.

Quarto Movimento
L’ultimo movimento è un Saltarello: Presto, un dichiarato tributo di affetto e simpatia alla terra italiana che anche con i suoi balli popolari aveva saputo far nascere in lui un mondo di suoni così sfolgorante. Il ritmo è incalzante, spigliato e di incandescente animazione; il tema è vivacissimo e brillante e scorre su un ritmo a note ripetute; il continuo cambiamento di figure ritmiche rende la danza ancor più briosa ed elettrizzante. E’ con questo ballo vorticoso che la sinfonia si conclude.

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Karajan / Berliner Philharmoniker):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Vienna Philharmonic Orchestra & Christian Thielemann, conductor):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein & Wiener Philarmoniker):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director
desde el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

 

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Pietari Inkinen…

pietari Inkinen

Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica della Nuova Zelanda, Pietari Inkinen è tra i principali talenti della nuova generazione di direttori d’orchestra. Grazie alle collaborazioni con le più rinomate orchestre del mondo quali la Gewandhaus di Lipsia, la Bayerische Rundfunk, la WDR di Colonia, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Nazionale del Belgio, la BBC Filarmonica, la Sinfonica di Cincinnati, la Filarmonica del Giappone, si sta contraddistinguendo sulla scena internazionale.

Ha iniziato a studiare direzione d’orchestra con Jorma Panula a quattordici anni e ha poi proseguito i suoi studi con Leif Segerstam e Atso Almila al Corso di Direzione dell’Accademia Sibelius. Ha in seguito partecipato alle master-class di Neeme Järvi ed è già apparso come Guest Conductor con la Filarmonica di Helsinki, l’Orchestra Sinfonica di Milano G. Verdi, la Sinfonica Scozzese della BBC, la Filarmonica di Hong Kong, la National Arts Center Orchestra di Ottawa, la Sinfonica di Toronto (con Pinchas Zukerman come solista), la Rheinland-Pfalz Philharmonie e l’Orchestra Nazionale Lituana.

Nella stagione 2003/04 Pietari Inkinen è tornato ad esibirsi con la Filarmonica di Helsinki, in seguito ad un debutto di grande successo in cui aveva diretto un programma comprendente la Prima Sinfonia di Walton. E’ inoltre stato invitato a dirigere l’Orchestra Sinfonica della Radio Finlandese, l’Orchestra Sinfonica della Radio di Vienna, la Filarmonica di Rotterdam, la Filarmonica di Oslo, l’Orchestra della Radio Svedese, l’Orchestra Sinfonica della Radio dei Paesi Bassi, la Lahti Symphony, l’Orchestre National de Lille e l’Orchestre de Bretagne, la Bournemouth Symphony, la Filarmonica di Hong Kong, le Orchestre di Melbourne e del Queensland, la Sinfonica della Nuova Zelanda. In seguito ad un debutto italiano di grande successo con l’Orchestra Sinfonica di Milano G. Verdi di Riccardo Chailly, è stato immediatamente re-invitato per la stagione 2004/05. Durante questa stessa stagione avverrà il suo debutto con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra dell’Arena di Verona e l’Orchestra di Roma e del Lazio.

Pietari Inkinen si esibisce anche come violinista. Ha iniziato gli studi del violino all’età di quattro anni presso l’Istituto Musicale North Kymi, ha proseguito presso l’Accademia Sibelius e, dal 1998, presso l’Accademia Musicale di Colonia dove ha studiato con Zakhar Bron per tre anni. Pietari Inkinen ha vinto il Primo Premio al nono ‘Concorso di Violino di Kuopio’ nel gennaio 2000 e un premio speciale per la miglior esibizione di una nuova composizione finlandese all’ottavo ‘Concorso Internazionale di Violino Jean Sibelius’ nel dicembre 2000.

E’ apparso come solista con molte delle principali orchestre finlandesi tra cui la Sinfonica della Radio Finlandese, la Filarmonica di Helsinki, con la quale ha suonato al concerto per il centenario del Sibelius, la Filarmonica di Tampere, e le Orchestre di Jyväskylä, Kuopio e Vaasa City in aggiunta ad apparizioni con la Sinfonica di Toronto e a collaborazioni con artisti come Itzhak Perlman, Pinchas Zukerman, Ana Chumachenko e Olli Mustonen.

Suona un violino Carlo Bergonzi (1732 circa) di proprietà della Fondazione Gyllenberg.

 

 

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Written by mara

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