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La Verdi: il pianista Andrea Lucchesini per Beethoven

La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia“, Ludwig van Beethoven

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Concerto della Stagione Sinfonica 2017

 

Dal palco de La Verdi il Direttore Stanislav Kochanovsky con il brillante pianista Andrea Lucchesini, accompagnato dall’ Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, per l’ esecuzione del seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37

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Robert Schumann, Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120

 

QUANDO:

Giovedì 11 Maggio 2017, ore 20.30

Venerdì 12 Maggio 2017, Ore 20.00

Domenica 14 Maggio 2017, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Andrea Lucchesini

Direttore, Stanislav Kochanovsky

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 36,00
Settore B al costo di € 27,00
Settore C al costo di € 21,00
Settore D al costo di € 16,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Andrea Lucchesini…

Andrea-Lucchesini

Andrea Lucchesini

Nato nel 1965, Andrea Lucchesini ha studiato pianoforte con Maria Tipo. Nel 1983 si è aggiudicato al Teatro alla Scala il primo premio al concorso internazionale “Dino Ciani”. Nel 1994 ha ricevuto il premio “Accademia Chigiana” e nel 1995 il premio della critica “Franco Abbiati”. Dal 2008 è Accademico di Santa Cecilia.

Con programmi che spaziano al periodo classico a quello contemporaneo, è ospite regolare delle più importanti istituzioni musicali e delle maggiori orchestre. Si dedica con passione anche al repertorio cameristico ospite di festival internazionali. Dal 1990 collabora stabilmente con Mario Brunello.

Nel luglio 2001 ha eseguito la nuova Sonata per pianoforte di Luciano Berio in prima mondiale a Zurigo, proseguendo così una felice collaborazione che aveva preso l’ avvio con il Concerto IIEchoing curves” dello stesso autore, eseguito in tutto il mondo e registrato con la London Symphony. La Sonata è stata poi eseguita in Francia, Portogallo, Belgio, Olanda e Inghilterra e a Milano per la nostra Società nel 2002.

L’ interesse per il repertorio novecentesco, oltre che nella scelta dei programmi, è testimoniato da alcune incisioni discografiche – Pierrot Lunaire di Schönberg e Kammerkonzert di Berg – effettuate per la Teldec con la Dresdner Staatskapelle e Giuseppe Sinopoli, e dalla stretta collaborazione con compositori quali Ivan Fedele, Fabio Vacchi e Jörg Widmann. In campo discografico ricordiamo inoltre l’integrale live delle Sonate per pianoforte di Beethoven (Disco del mese di Fonoforum) e l’integrale delle opere per pianoforte solo di Berio che ha meritato numerosi riconoscimenti internazionali. L’ incisione per AVIE degli Improvvisi di Schubert è stata nominata Disco del mese da Musicweb International.

Convinto che la trasmissione del sapere musicale alle giovani generazioni sia un dovere morale, Lucchesini si dedica con passione all’ insegnamento.

 

QUALCHE VIDEO SUL GRANDE LUCCHESINI…

 

Andrea Lucchesini “FANTASIE IMPROMPTU OP 66” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “UNGARISCHE RHAPSODIE NR 6” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Liszt etude no 3, La Campanella” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 1° mvt.” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 2° & 3° mvt.” by Fryderyk Chopin:

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Stanislav Kochanovsky

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Stanislav Kochanovsky nasce e studia a San Pietroburgo dove si è subito messo in evidenza per il suo inusuale talento diplomandosi precocemente in organo, composizione e direzione (coro e orchestra).

Segnalato da direttori quali Mikhail Jurowsky, Yuri Simonov ed Eric Klas, al suo debutto sul podio è stato subito salutato dalla stampa come uno delle promesse più interessanti della nuova scena musicale russa: “E’ un talento naturale e un musicista intelligente, con una grande padronanza della tecnica e un profondo senso del suono e dello stile” ha scritto Colin Metters; “Considero Stanislav Kochanovsky uno fra i più brillanti e promettenti giovani direttori oggi in Russia” ha scritto Victor Yampolsky.

Tra il 2010 e il 2015 Stanislav Kochanovsky è stato Direttore Principale dell’ Orchestra Filarmonica di Kislovodsk (città della Russia europea, situata alle pendici del Caucaso, che ha dato i natali allo scrittore Aleksandr Solženicyn).

Con questa orchestra ha diretto oltre 50 programmi sinfonici e 6 produzioni liriche. Contemporaneamente, il giovane direttore ha avviato un’ intensa collaborazione con il Mikhailovsky Theatre di San Pietroburgo dove. Come direttore ospite Stanislav Kochanovsky ha bruciato le tappe debuttando in tutte le più importanti orchestre e teatri del suo paese: tra questi ricordiamo il l’ Orchestra del Mariinsky, l’ Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, l’ Orchestra Sinfonica Svetlanov, l’ Orchestra Filarmonica di Mosca, l’ Orchestra Filarmonica Nazionale Russa, l’ Orchestra dell’ Hermitage. Nel 2013 ha fatto il suo debutto allo “Stars of the White Nights Festival” con la Mariinsky Orchestra, dove è stato nuovamente invitato nel 2015.

Negli ultimi anni, parallelamente alle sue attività in Russia, la carriera internazionale si è andata sviluppando con i primi importanti debutti presso la hr-Sinfonieorchester di Francoforte, la Finnish Radio Symphony, gli Hamburger Symphoniker, la Filarmonica Toscanini, la Israel Symphony, l’ Orchestra della Radio Svizzera di Lugano.

Nel 2014 fa un sensazionale debutto con l’  Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: «Stanislav Kochanovsky è stata una vera rivelazione. Un giovane direttore destinato ad essere uno dei protagonisti della vita musicale del prossimo futuro. Ha mostrato una duttilità e un talento uniti ad una capacità di galvanizzare e tenere l’orchestra che ricordano i più grandi » dice M.Suozzo su RAI Radio3.

Nello stesso anno fa il suo debutto operistico al Mariinsky Theatre dirigendo Boris Godunov. Il Teatro lo invita nuovamente nel 2015 a dirigere Tosca e la Nona Sinfonia di Beethoven. Inoltre ha collaborato con l’Orchestre National de Lyon, la OSI di Lugano, la Noord Nederlands Orchestra, debuttare al Mannheim Nationaltheater (Cavalleria Rusticana e I Pagliacci) e un tour con l’ Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia.

Fra i solisti con cui collabora ricordiamo, fra gli altri, Denis Matsuev, Viktoria Mullova, Vadim Gluzman, Anna Netrebko, Olga Borodina, Evgenij Nikitin.

Sito personale: http://www.kochanovsky.ru/

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

«Un Concerto per pianoforte che però non spaccio per uno dei miei migliori, come è il caso di un altro [il Concerto in do maggiore] che sarà pubblicato qui da Mollo (per informazione dei critici di Lipsia): infatti i migliori [il Concerto in do minore] me li tengo ancora per me, per il prossimo viaggio che farò, ma non dovrebbe lo stesso vergognarsi di pubblicarlo», L. van Beethoven all’ editore Hoffmeister di Lipsia

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do Minore di Ludwig van Beethoven è stato composto nel 1800, ma fu probabilmente abbozzato già nel 1797 infatti tre abbozzi di questo Concerto sono presenti nella raccolta Kafka del British Museum; due di essi si riferiscono al primo tempo; il terzo, destinato originariamente al Rondò è rimasto inutilizzato.

Il manoscritto originale, conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino, porta la data: Concerto 1800, da L. van Beethoven. Il che vuol dire che nel 1800 la musica doveva esistere già per lo meno nei suoi elementi essenziali, anche se non compiutamente elaborata. I rimaneggiamenti però si protrassero fino al 1802 e non è da escludere che altre modifiche e aggiunte siano state introdotte posteriormente fino al momento della consegna all’editore per la stampa.

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro

La prima assoluta fu al Theater an der Wien il 5 aprile del 1803, con Beethoven stesso al pianoforte e sotto la direzione di Ignaz von Seyfried. L’anno successivo fu eseguito con Beethoven sul podio e Ferdinand Ries come solista.

Il terzo è l’ unico concerto a far uso della tonalità minore e rappresenta l’affermarsi, in tutta evidenza, della concezione sinfonica di Beethoven del concerto solistico; due entità sono adesso protagoniste, il pianoforte “e” l’orchestra, non più il pianoforte “accompagnato” dall’orchestra, come nel modello mozartiano.

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Piano: Vladimir Ashkenazy – Director: Sir George Solti – Orquesta: Chicago Symphony Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Denis Matsuev – Maggio Musicale Fiorentino orchestra & Zubin Mehta):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Pollini / Böhm):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Mitsuko Uchida – The Bavarian Radio Symphony Orchestra & Mariss Jansons):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Piano: Alfred Brendel – Conductor: Claudio Abbado & Lucerne Festival Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli (piano) – Carlo Maria Giulini (conductor) – Vienna Symphony Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis – Recorded in 2008):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Kempff – Bernstein – NYP (Live 1966)):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Annie Fischer – Bayerisches Staatsorchester – Ferenc Fricsay – Studio recording, 1950s):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Artur Schnabel – Philharmonia Orchestra – Issay Dobrowen – Studio recording, 30 & 31.V.1947):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (A. Rubinstein, October 29, 1944 – A. Toscanini):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau, piano – Prague Symphony Orchestra (conducted by Zdeněk Košler) – Live recording at the Smetana Hall in the Municipal House in Prague (May 20, 1967)):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il primo movimento si apre con un tema in do minore (ripetuto subito dai legni in sol maggiore) che in diverse tonalità maggiori o minori si ripresenta per tutto il primo tempo. A questo tema se ne affianca un altro, meno incisivo del precedente e più cantabile.

Il tema inizialmente è proposto dal clarinetto, poi viene ripetuto ad alternanza prima dal pianoforte e poi dagli archi accompagnati dai legni. Dopo la proposta dei temi principali da parte dell’intera orchestra, con una serie di scale in do minore melodica entra il pianoforte.

Il pianoforte si afferma con l’autorità di un protagonista; poi proseguirà in opposizione o in concomitanza con la massa strumentale, intensificando ed ampliando la forma tradizionale.

Il secondo movimento è un largo in mi maggiore. Il pianoforte espone il tema principale cui un altro fa seguito suonato dall’intera orchestra. Successivamente esporrà un motivo ricco di arpeggi e scale di terze accompagnato da un’orchestra quasi silenziosa. I due temi iniziali vengono ripetuti con alcune variazioni verso la conclusione del brano. Il movimento si conclude con arpeggi in mi maggiore eseguiti prima dal pianoforte e poi dall’orchestra e con un solenne accordo di tonica dell’orchestra.

Il terzo movimento è un allegro, grazioso, quasi spiritoso; ha, come di consueto, un carattere più leggero. Il pianoforte espone il tema principale in do minore poi ripetuto dall’orchestra e da se stesso, con dovute modifiche, in mi bemolle maggiore, intervallandone le esecuzioni con piccolissime cadenze.

A metà Beethoven inserisce un tema in cui prevale l’uso dei clarinetti, mentre il piano, eccezion fatta per alcuni punti, tace o trilla sul mi bemolle.

Dopo l’ultima delle tre cadenze (usate come intervallo tra i pezzi del movimento), viene eseguita la parte finale. I violini propongono un tema che poi sarà il pianoforte a concludere.

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La Sinfonia n. 4 in Re minore Op. 120 è l’ ultima Sinfonia pubblicata da Robert Schumann.

La composizione di quest’opera iniziò il 30 maggio 1841, immediatamente dopo la sua stessa Si bemolle maggiore Op. 38, e si concluse il 9 ottobre. A differenza della Prima Sinfonia, applauditissima il 31 marzo 1841 a Lipsia, nell’ esecuzione diretta da Mendelssohn, l’ accoglienza tributata alla Sinfonia in re minore il 6 dicembre dello stesso anno, pure al Gewandhaus di Lipsia, sotto la bacchetta di Ferdinand David, fu assai poco calorosa, inducendo l’autore alla

«consapevolezza che le opere scritte con tanta precipitazione abbisognavano di rielaborazioni, specie nell’orchestrazione»,

secondo una lettera alla moglie Clara. Fu così che dopo questa prima esecuzione, Schumann mise da parte le partiture; ci sarebbero voluti ben dodici anni, nonchè altre due sinfonie, perchè Schumann sentisse l’esigenza di riprendere in mano quel lavoro in cui non aveva mai smesso di credere. Lo stimolo prese forma a Düsseldorf, nel 1852, durante il periodo trascorso dal compositore alla direzione della Società corale. Anni difficili, sia sotto il profilo nervoso, sia sotto il profilo professionale.

In realtà la revisione cui Schumann sottopose la Sinfonia in re minore si limitò ad una limatura di certe parti strumentali, specie di fiati, non interferendo affatto nella struttura originaria della composizione, la cui singolarità non risiede tanto nell’ apparente, rapsodico andamento esteriore – a proposito del quale l’autore era stato a lungo incerto se chiamare il lavoro «Sinfonia» o «Symphonische Phantasie» (Fantasia sinfonica) o «Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale in un solo tempo» – quanto nell’ esemplare organicità dello schema, un esito senza precedenti per Schumann, che pure è stato il teorico della soggettiva liberazione di emozioni e sentimenti in nome della romanticissima esaltazione dell’espressione artistica.

L’ esecuzione della versione rivista, il 3 marzo del 1853 a Düsseldorf, seppe finalmente raccogliere quel consenso che era mancato alla prima presentazione pubblica.

L’autentica novità della Sinfonia in re minore è però di carattere strutturale: lo schema unitario della Quarta cioè non si estrinseca soltanto in una semplice sutura tra i vari tempi, come in parte già era stato realizzato da Beethoven, da Mendelssohn o da Berlioz, ma risulta predeterminato dall’ impiego «di un materiale tematico derivante da un’unica cellula e con l’adozione di una tonalità cioè il re, maggiore o minore, sostanzialmente immutata, salvo l’inizio della Romanza e del Trio», come ha osservato il Young, il quale poi precisa che «nelle prime battute dell’ Introduzione, Schumann ha collocato il nucleo generatore della Sinfonia, facendo derivare dal disegno degli archi sulla quarta corda il tema principale del primo movimento, il soggetto secondario del secondo tempo e, nello Scherzo, il tema del Trio; dal suo rovescio, discende il primo soggetto del secondo movimento, oltre al tema dello Scherzo; da una nota puntata viene dedotto un disegno – presente pure nell’Introduzione – di note puntate, da cui dipendono il soggetto secondario del primo movimento e il tema principale del Finale». 

Gli studi più recenti infine ribadiscono la tesi che il sinfonismo schumanniano è una delle chiavi di volta della creatività orchestrale del XIX secolo, per le influenze suscitate sulle generazioni successive di compositori, da Franck a Bruckner a Mahler ecc., tutti stimolati dall’ anelito di Robert Schumann a rappresentare il mondo dei sentimenti in una forma fantastica e dalla sua lotta per il rinnovamento della musica.

 

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Conductor: Daniel Barenboim, Staatskapelle Berlin):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (New York Philharmonic, Leonard Bernstein – Studio recording, New York, 1960):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Philharmonia Orchestra – Conductor: Otto Klemperer):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Wilhelm Furtwängler):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Vienna Philharmonic Orchestra – Leonard Bernstein, conductor):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Munich Philharmonic Orchestra – Sergiu Celibidache – Live recording, September 1986):

Sul frontespizio della partitura Schumann indicò che il lavoro consisteva di quattro movimenti: Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale “in un solo movimento”.

  1. Moderatamente lento, Vivace
  2. Romanza: Moderatamente lento
  3. Scherzo (Vivace), Trio
  4. Lento, Vivace, Più presto

Il materiale tematico della Sinfonia in re minore, nei quattro movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, deriva da tre motivi presenti nella lenta introduzione. Dal punto di vista lessicale, Schumann elabora, nei vari episodi della Quarta, tale materiale in modo da sintonizzarlo con l’espressione dei più svariati e contrapposti stati emozionali, trascorrendo dall’inquietudine, intrisa di atmosfere demoniache, dell’ Allegro alla struggente e nostalgica effusione della Romanza, all’ incalzante vitalità dello Scherzo, al clima idilliaco del Trio ed alla trascinante baldanza del Finale: il tutto comunque secondo coordinate di intensificazione espressiva proprie della Romantik.

1. Moderatamente lento, Vivace

L’intero primo movimento si basa sullo sviluppo di una frase tematica esposta nell’Introduzione (Moderatamente lento) da violini secondi, viole e fagotti.

2. Romanza: Moderatamente lento

E invece il discorso si sospende e, come voltando pagina, conduce direttamente in tutt’altro clima espressivo. La parentesi lirica della Romanza è l’altra faccia del mondo poetico di Schumann: quella intima, delicata, tenue.

3. Scherzo (Vivace), Trio

E la corsa riprende, ancora più fremente, nello Scherzo. Anche qui il legame tematico con il primo movimento è evidente: Schumann lavora circolarmente su un materiale monotematico, mostrandocene le metamorfosi e trasformandone il carattere timbrico e ritmico.

4. Lento, Vivace, Più presto

In “pianissimo” attacca in modo inatteso un Lento. Questa nuova “Introduzione”, che riafferma il tratto ciclico della Sinfonia, immette senza soluzione di continuità nel veemente e decisamente liberatorio tripudio del Finale, sempre più incalzante.

Il finale diventa sempre più pressante, dirompente e liberatorio in evidente analogia con quello della quinta sinfonia di Beethoven; ma qui

la luce che squarcia di colpo le nebbie… non scandisce il battere di un destino, addita una meta lontana, all’ infinito.” (Sergio Sablich)

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Written by mara

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