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La violinista Midori al Teatro Carlo Felice di Genova

Concerto par clemenza pour Clement primo violino e direttore del teatro di Vienna

midori

Stagione Concertistica 2016 – 2017 del Teatro Carlo Felice

 

Dal palco dell’ Auditorium Paganini di Parma il Direttore Alexander Vedernikov con la grande violinista Midori, fra i leggendari violinisti di questa generazione, quarantenne con trent’anni di carriera alle spalle, ex enfant prodige, è da tempo una consolidata realtà del violinismo internazionale. Per l’ occasione verrà eseguito il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra in Re maggiore op. 61

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Dmitrij Šostakovič, Sinfonia n. 10 in mi minore op. 93

 

QUANDO:

Venerdì 26 maggio 2017, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale, 4

16121 Genova (GE)

 

INTERPRETI:

Direttore, Alexander Vedernikov

Volino, Midori

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Posto unico di Platea Intero al costo di € 28,00

Posto unico di Platea Rid. 1 al costo di € 25,20

Posto unico di Platea Giovani under 26 al costo di € 12,50

 

La violinista Midori al Teatro Carlo Felice di Genova

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Midori…

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Midori si può annoverare oggi fra i leggendari violinisti di questa generazione. Oltre ad esibirsi ai più alti livelli internazionali, è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite e dal World Economic Forum per la sua eccezionale dedizione all’ insegnamento e l’ impegno a favore delle comunità in tutti gli Stati Uniti, in Europa, Asia e nel mondo in via di sviluppo.

Più recentemente, Midori ha compiuto un deciso impegno a favore dello sviluppo del repertorio per violino del futuro, commissionando nuovi concerti e lavori cameristici.

Midori ha ampliato la sua discografia con l’integrale delle Sonate e Partite di Bach per violino solo e il concerto per violino DoReMi scritto per lei da Peter Eötvös e inciso con l’Orchestre Philharmonique de Radio France.

Nel 2014 la registrazione del Concerto per violino di Hindemith, con la NDR Symphony Orchestra di Amburgo e Christophe Eschenbach, ha vinto il Grammy Award come “Best Classical Compendium”.

Midori è nata ad Osaka nel 1971 e ha iniziato fin da piccola lo studio del violino con la madre, Setsu Goto. Zubin Mehta l’ha ascoltata nel 1982 e subito invitata per quello che sarebbe poi diventato il suo leggendario debutto all’ età di 11 anni – con la New York Philharmonic durante il tradizionale concerto di capodanno, ricevendo una standing ovation e l’impulso per l’inizio di una splendida carriera.

Oggi Midori vive a Los Angeles, dove presiede la cattedra di Distinguished Professor of Violin nonché la Jascha, Heifetz Chair alla Thornton School of Music dell’ University of Southern California.

 

Video su Midori

“N.Paganini: Caprice in A Minor, Op. 1, No. 24”:

“Paganini Violin Concerto No.1 op.6”:

“Wieniawski: Violin Concerto No. 1 in F sharp minor (Midori, Live Radio Recording, 1988)”:

“Sibelius Violin Concerto op. 47”:

“Midori Prokofiev Violin Concerto No. 1 with Mariss Jansons/BRSO”:

“Walton Violin Concerto – Andris Nelsons”:

“Tchaikovsky – Concerto for violin and orchestra”:

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Alexander Vedernikov…

Direttore d’orchestra, Alexander Vedernikov è attualmente il Direttore Musicale e Direttore Principale del Teatro Bolshoi, oltre che Membro del collegio dei direttori della Russian National Orchestra.

Nato in una famiglia di musicisti (suo padre era il basso solista del Bolshoi, Alexander Vedernikov, e sua madre l’organista Natalija Gureeva, docente del Conservatorio di Mosca), si è diplomato al Conservatorio di Mosca dopo aver seguito vari corsi di specializzazione.

In poco tempo Vedernikov si è affermato come direttore di opere liriche e, negli anni 1988-1990 ha diretto il Teatro Stanislavskij di Mosca conducendo opere come La Finta Giardiniera e Le Nozze di Figaro di Mozart, La Traviata di Giuseppe Verdi, Cavalleria Rusticana di Mascagni, I Pagliacci di Leoncavallo, il Boris Godunov di Musorgskij e l’Evgenij Onegin di Caikovskij.

Dal 1988 al 1995 è stato anche assistente del direttore principale e direttore associato dell’Orchestra Sinfonica Čajkovskij, che ha guidato in numerosi concerti in Russia e in tournée internazionali.

Nel 1995 ha fondato l’Orchestra Sinfonica Filarmonica Russa, di cui è stato direttore artistico e direttore principale fino al 2004. Ha inoltre diretto l’Orchestra Sinfonica di Stato Russa e l’Orchestra Accademica Sinfonica della Filarmonica di San Pietroburgo.

Nel 2001 Alexander Vedernikov è stato nominato Direttore Musicale e Direttore d’Orchestra Principale del Teatro Bolshoi di Mosca. Alla sua guida si deve la ritrovata fama di eccellenza artistica del Teatro, per il quale ha diretto diverse produzioni; tra queste: Adriana Lecouvreur (2002), Khovanshchina (2002), Turandot (2002), Ruslan and Ludmila (2003), The Fiery Angel di Prokofiev (2004), The Flying Dutchman (2004), Falstaff e The Children of Rosenthal di Leonid Desyatnikov (prima assoluta, opera commissionata dal Teatro Bolshoi), War and Peace di Prokof’ev (2005/2006), Cinderella di Prokof’ev (2006), Evgenij Onegin di Caikovskij (2006) e un nuovo allestimento di Boris Godunov nell’orchestrazione originale di Musorgskij (2007).

Da quando Alexander Vedernikov dirige il Bolshoi, il Teatro ha sviluppato anche una vivace programmazione concertistica; i suoi programmi comprendono La Damnation de Faust di Berlioz, il Requiem di Verdi, brani dalle opere di Wagner, musiche di Richard Strauss, Alban Berg, Dmitrij Šostakovič, Georgy Sviridov.

Dal 2003 Vedernikov fa parte del collegio di direttori d’orchestra dell’Orchestra Nazionale Russa, con la quale è stato in tournée in Francia, Germania e Stati Uniti.

Nel gennaio 2004, all’interno di un tour in nove città con l’Orchestra Nazionale Russa, Vedernikov ha debuttato alla Carnegie Hall ed al Kennedy Centre di Washington.

Oltre a svolgere una significativa e prolifica attività in patria, Vedernikov è stato anche direttore ospite di prestigiose formazioni internazionali, tra cui le orchestre filarmoniche di Tokyo, di Bergen e di Londra, la BBC Scottish Symphony Orchestra, la Royal Scottish National Orchestra, la Staatskapelle di Dresda, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, l’Orchestra Sinfonica della Radio Danese, le orchestre sinfoniche di Montreal, Budapest, Sydney e l’Orchestra del Teatro Colón di Buenos Aires.

È stato primo direttore ospite della Symphonie Orkest di Groningen.

In campo lirico, è stato invitato da prestigiosi teatri, tra cui il Teatro alla Scala di Milano, il Regio di Torino, il Comunale di Bologna, la Fenice di Venezia, l’Opera di Roma e la Royal Opera House di Londra. Nel 2005 ha debuttato all’Opera Bastille di Parigi dirigendo un nuovo allestimento di Boris Godunov, con la regia di Francesca Zambello.

Vedernikov ha inciso per le etichette: Russian Disc, Agora, ARTS, Triton e Polygram/Universal e, recentemente, per la PentaTone Classic (Philips).

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI

Il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 (il cui manoscritto originale è conservato nella Nationalbibliothek di Vienna) è stato composto da Ludwig van Beethoven nel 1806 in un lasso di tempo assai breve – come sembra confermare lo stato piuttosto disordinato ed incompleto dell’ autografo – e in un periodo particolarmente fertile: tra la Quinta e la Sesta Sinfonia, praticamente in contemporanea con il Quarto Concerto per pianoforte e i tre Quartetti dell’ op. 59.

Il concerto, dedicato a Stephan von Breuning, un amico d’ infanzia del compositore, fu composto durante uno dei periodi più fertili della produzione musicale beethoveniana. 

In realtà la vera ragione alla base della composizione del concerto fu la presenza a Vienna del violinista e direttore d’ orchestra francese Franz Joseph Clement (Beethoven nutriva in lui la massima ammirazione) che lo eseguì per la prima volta al Theater an der Wien di Vienna il 23 dicembre 1806.

L’ esecuzione non ebbe il successo che Beethoven si aspettava, anche perché Clement nel bel mezzo del concerto, appena dopo il primo movimento, pare abbia sospeso il concerto iniziando a suonare delle variazioni proprie sulla prima parte del concerto riducendo la pagina a mero pretesto per mettere in bella mostra le sue innegabili doti virtuosistiche, interrompendone di continuo l’ esecuzione per improvvisare con il violino alla rovescia. 

Assai apprezzato all’ epoca, il virtuosismo funambolico di Clement finì però col far passare in secondo piano le qualità artistiche del Concerto di Beethoven. Quella prima esecuzione fu quindi giudicata negativamente dalla critica e dal pubblico presente; scriveva la Zeitung für Theater dell’ 8 gennaio 1807:

È opinione unanime fra gli intenditori che [il Concerto] non manchi di bellezze, ma che nell’ insieme appaia del tutto frammentario e che le infinite ripetizioni di passaggi banali possano facilmente ingenerare monotonia“, mentre il critico della “Allgemeine Musikalische Zeitung” scrisse testualmente: “Il Concerto manca di coerenza […], è un ammasso disordinato di idee […], un frastuono continuo prodotto da qualche strumento isolato“.

La causa principale di questo misconoscimento deve essere individuata principalmente nell’ essere il Concerto op. 61 una composizione poco alla moda.

L’ affermazione, presso il “nuovo” pubblico borghese, del gusto “Biedemeier” aveva favorito la diffusione di un tipo di concerto in cui il contenuto puramente musicale e il ruolo dell’ orchestra erano ridotti al minimo e l’ interesse era concentrato unicamente sull’ esibizione delle doti di “bravura” del virtuoso.

In seguito l’ opera venne totalmente abbandonata dal compositore, che non volle neanche apportare nessuna modifica. Fu una successiva esecuzione postuma a dare al concerto il suo successo.

Come qualche anno prima era stato riscoperto Johann Sebastian Bach con un’ esecuzione della Passione secondo Matteo, fu riscoperto anche questo concerto, nel 1844, da parte di Felix Mendelssohn, nell’ esecuzione del virtuoso del violino Joseph Joachim; lo stesso Joachim affermò che si trattava del “concerto dei concerti” ma soprattutto, come ha scritto giustamente Alfred Einstein, permise al concerto violinistico di diventare finalmente tale, sganciandolo dalle tipiche atmosfere della serenata di cui erano pervasi anche i lavori mozartiani.

 

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – Kirill Kondrashin dirige la Moscow Philharmonic Orchestra):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – André Cluytens dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Studio recording, Paris, 8 & 10.XI.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Jascha Heifetz, violino – Serge Koussevitzky dirige la Hollywood Bowl Orchestra – 02.IX.1950):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Claudio Abbado dirige l’ Orchestre National de France):


Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Yehudi Menuhin, violino – Sir Colin Davis dirige la London Symphony Orchestra – London 1962):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Arthur Grumiaux, violino – Antal Dorati dirige l’ Orchestre National de l’ORTF – Salle Pleyel, Paris, 1965):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Josef Krip dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Festival de Montreux, 18.09.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Henryk Szeryng, violino – Hans Zehnder dirige la Rundfunk Sinfonieorchester Saarbrücken):


Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Anne-Sophie Mutter, violino – Seiji Ozawa dirige la Berlin Philharmonic Orchesta):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Uto Ughi, violino – Luis A. García Navarro dirige l’ Orquesta Sinfónica de RTVE – Teatro Monumental de Madrid, 22 de mayo de 1998):


Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Frank Peter Zimmermann, violino – Bernard Haitink dirige la Sächsische Staatskapelle Dresden):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Leonidas Kavakos, violino – Semyon Bychkov dirige la NDR Sinfonieorchester):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Maxim Vengerov, violino – Marek Pijarowski dirige la Poznań Philharmonic Orchestra – 14th International Henryk Wieniawski Violin Competition, Poznań, 23 October 2011):

Il concerto è composto da tre movimenti:

  1. Allegro ma non troppo
  2. Larghetto
  3. Rondò: Allegro

Il secondo e il terzo movimento sono collegati direttamente tra di loro senza alcuna interruzione.

Questa composizione (che dura più di quarantacinque minuti) divenne nel giro di vent’ anni il paradigma indispensabile sul quale formarono i loro concerti violinistici Felix Mendelssohn-Bartholdy, Robert Schumann, Johannes Brahms e Pëtr Il’ĭc Čajkovskij.

L’ “Allegro ma non troppo” che apre il concerto (e che rappresenta oltre della metà dell’ intera durata della composizione) ha raggiunto le vette immortali grazie a una straordinaria melodia che lo anima e che s’ innalza sopra il pulsare delle quattro note del timpano, un autentico battito del cuore che ricompare per ben settanta volte nel corso dell’ intero primo tempo.

Anche il tempo successivo, il “Larghetto“, privilegia le linee tenui già presenti nel primo tempo. Gli archi espongono una frase dal sapore liederistico sulla quale sorge il canto del violino su cui s’ innesta un richiamo dei corni (che sarà assai caro a Brahms).

Il tema enunciato dal violino viene poi sviluppato in sei variazioni che si concludono con una brevissima cadenza, con funzione d’ introduzione, del terzo tempo, il “Rondo” finale, che risente delle atmosfere bucoliche e campestri di cui ne è ricca la coeva Sesta sinfonia. 

Il concerto rappresenta una delle pagine più alte del genio musicale del grande compositore, sia per la sua intrinseca bellezza, sia per i dialoghi, di carattere intimo, che vengono via via sviluppati tra il violino solista e l’ orchestra nel corso dei tre movimenti.

Per il suo particolare fascino e la sua grande brillantezza, questo concerto figura nel repertorio dei maggiori violinisti del mondo.

Il Concerto per violino, infatti, è una delle opere più amate di Beethoven e più ammirate dai pubblici di tutto il mondo. Alla generale preferenza contribuisce non poco il fascino che esercita il lirismo del violino, le espansioni cantabili, le suggestioni dei passi virtuosistici, che con nessuno strumento tanto impressionano quanto con il violino (non per nulla il violino è lo strumento preferito dal demonio).

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La Sinfonia n. 10 in mi minore (Op. 93) di Dmitrij Šostakovič è stata scritta nel 1953 ed eseguita per la prima volta il 17 dicembre dello stesso anno dall’ Orchestra Filarmonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij, che diresse anche altre “prime” delle sue opere.

La decima sinfonia è quella che più descrive il rapporto conflittuale tra il compositore russo e il regime sovietico, in particolar modo con Stalin stesso. La musica di Shostakovic e il suo carattere pessimistico subirono diverse critiche poiché caratteristiche lontane dalle rigide direttive dell’ estetica di regime, che imponeva una musica ottimistica, celebrativa e di facile accessibilità.

 

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93″ by Dmitrij Šostakovič (Berlin Philharmonic Orchestra & Herbert von Karajan – Moscow, May 1969):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93″ by Dmitrij Šostakovič (London Symphony Orchestra & Bernard Haitink – 2000):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93″ by Dmitrij Šostakovič (National Youth Orchestra of the United States of America & Valery Gergiev, direttore):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 10 in mi min. op. 93″ by Dmitrij Šostakovič (Orquesta Sinfónica Juvenil Simón Bolivar al Festival Proms BBC del 2007, Gustavo Dudamel, direttore):

 

La sinfonia è composta da quattro movimenti:

1° ModeratoDefinito da Kay la “migliore pagina sinfonica dell’ autore russo“, l’ apertura della sinfonia si mostra come un deserto disperato. Ad un inizio strisciante, segue una parte centrale dove si raggiunge l’ acme della drammaticità ed un finale in clima di distensione. E’ un movimento di vastissime dimensioni (oltre 22 minuti di musica).

2° Allegro. In questo brevissimo ma grandioso movimento, si assiste ad una straordinaria potenza espressiva. Il brano si chiude in una maniera improvvisa, così come era iniziato. La potenza del movimento, ma anche la violenza soprattutto, sono basate sulla figura di Stalin stesso. Šostakovič infatti ritrae come un pittore in un quadro tutta la ferocia del dittatore.

3° Allegretto. Qui assistiamo ad alcune citazioni del primo movimento e all’ uso della firma “D. Sch.”. In questo tempo di valzer, l’ autore fa emergere una frase intonata dal corno, di evidente richiamo a Mahler. Il tema “D.Sch.” continua incessantemente sino alla fine del movimento.

didascalia

Il compositore quindi cita il proprio nome, secondo un “motto” musicale che circola liberamente anche in altre partiture, quali il Concerto n. 1 per violino e orchestra, il Concerto n. 1 per violoncello e l’ Ottavo Quartetto. Il motto in questione si ispira all’ uso simbolico della notazione anglosassone, per cui le note vengono definite, anziché con i nomi di Guido d’ Arezzo, con le lettere dell’ alfabeto, a partire dal la. Di qui l’ impiego che Bach fece del proprio nome come crittogramma (B-A-C-H, ovvero si bemolle-la-do-si naturale) e, sulla scorta di Bach, l’ impiego che Shostakovic fece del proprio nome: D[imitri] SCH[ostakovic], ovvero D-eS-C-H, re-mi bemolle-do-si.

4° Andante, Allegro. Šostakovič riprende, come suo uso, il tema dello scherzo del secondo movimento ma meno furiosamente. Ad esso si sovrappone il tema “D.Sch.”, che supera in potenza il “tema-Stalin“. Il significato metaforico è chiaro: il pensiero artistico di un compositore vessato dal regime alla fine vince sul potere esercitato dal dittatore.

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Written by mara

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