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Murray Perahia al Teatro alla Scala per una Serata Benefica

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

Murray Perahia - Copia

Serata a favore della Croce Rossa Italiana Sezione Milanese

 

Si terrà al Teatro alla Scala il 21° concerto straordinario organizzato dal Comitato di Milano della Croce Rossa Italiana, il cui ricavato viene totalmente devoluto al finanziamento delle attività di carattere socio-assistenziale a sostegno dei più vulnerabili. L’ Academy of St. Martins in the Fields e Murray Perahia come direttore e solista, eseguiranno il seguente programma:

 

Benjamin Britten, Variations on a Theme of Frank Bridge op. 10

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Franz Schubert , Sinfonia n. 7 in si min. D. 759 “Die Unvollendete”(Incompiuta)

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Ludwig van Beethoven, Concerto n. 4 in sol magg. op. 85 per pianoforte e orchestra

 

QUANDO:

Lunedì 23 Maggio 2016ore 20.30

 

DOVE: TEATRO ALLA SCALA
Via Filodrammatici, 2
20121 Milano

 

INTERPRETI:

Direttore e solista, Murray Perahia

Orchestra Filarmonica della Scala

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea al costo di 200,00 €

Palchi I° ordine al costo di € 160,00 €

Palchi II° ordine al costo di € 140,00 €

Palchi III° ordine al costo di € 120,00 €

Palchi IV° ordine al costo di € 100,00 €

I° Galleria al costo di € 50,00 €

II° Galleria al costo di € 30,00 €

Posti giovani al costo di € 50,00 €

 

Acquisto on line

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Le Variations on a Theme of Frank Bridge per orchestra d’archi op. 10 di Benjamin Britten furono composte nel 1937. Si tratta del primo lavoro col quale il compositore inglese, allora ventiquattrenne, attrasse su di sé l’attenzione del mondo musicale internazionale.

Eseguite per la prima volta al Festival di Salisburgo nel 1937 furono ripetute, con uguale successo di pubblico e di critica, in occasione del Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea svoltosi a Londra nel 1938. Le Variazioni portano la dedica: «To F.B. A tribute with affection and admiration». «F. B.» è ovviamente l’autore del Tema di queste Variazioni, il compositore Frank Bridge, vissuto tra il 1879 e il 1941.

Frank Bridge era stato il primo maestro di composizione di Britten e, dal canto suo, continuò a consigliarlo e a vegliare sui primi passi della sua carriera, anche quando Britten, iscrivendosi al Royal College of Music, passò alla scuola di John Ireland. La testimonianza della riconoscenza che Britten serbò per il suo maestro è data, appunto, da queste Variazioni composte su di un Tema di Bridge che risale al 1911 ed è tratto da un lavoro intitolato Idyll n. 2.

 

“Variations on a Theme of Frank Bridge op. 10” by Richard Strauss (Royal Philarmonic Orchestra – Sir Charles Groves, conductor):

“Variations on a Theme of Frank Bridge op. 10” by Richard Strauss (Slovak Chamber Orchestra; Bohdan Warchal Conductor):

I tempi:

  1. Introduction and Theme – Lentp maestoso
  2. Variation – Adagio
  3. Variation – March
  4. Variation – Romance
  5. Variation – Aria Italiana
  6. Variation – Bourrée classique
  7. Variation – Wiener Waltzer
  8. Variation – Moto perpetuo
  9. Variation – Funeral March
  10. Variation – Chant
  11. Fugue and Finale – Lento e solenne

Alla breve introduzione, con il vigoroso pizzicato iniziale e il Lento maestoso, succede l’esposizione del tema di Bridge, tratto dal secondo dei Tre idilli, del 1910. Le dieci variazioni consistono in un Adagio di netta influenza mahleriana, una Marcia grottesca, una gradevole Romanza, una suadente Aria italiana (dove il violino solista imita i virtuosi del canto), una Bourrée classique ironicamente compassata, un esuberante Wiener Walzer, un Moto perpetuo convenientemente concitato, una Funeral March nuovamente mahleriana, un elegiaco Chant – dove è particolarmente evidente l’intuito di orchestratore dell’autore – con le viole divise e il pedale superiore dei violini, e una dotta Fuga che sfocia in un Finale di densissima partecipazione espressiva.

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Chi potrà fare qualcosa di più, dopo Beethoven?“, Franz Schubert

 

La Sinfonia in si minore è un tentativo – assolutamente riuscito nonostante la sua incompiutezza – di dare una risposta a tale domanda.

La sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 – comunemente nota come Incompiuta (in tedesco: Unvollendete) – è un’ opera sinfonica del musicista e compositore Franz Schubert. Alla morte di Schubert, avvenuta nel 1828, risultavano completati solo i primi due movimenti, Allegro moderato e Andante con moto, mentre di un terzo movimento resta l’ abbozzo dello Scherzo e delle prime battute del Trio.

Molti hanno teorizzato che Schubert potrebbe aver abbozzato un finale che invece è diventato il grande entr’acte in si minore dalle sue musiche di scena per Rosamunde, ma ciò è tutto da dimostrare. Non si conoscono i motivi che indussero Schubert a non ultimare la sinfonia; si pensa che il compositore ritenesse pesante l’uso del tempo ternario in tutti i movimenti (inconsueto nella struttura di una sinfonia), infatti il primo movimento è in 3/4, il secondo in 3/8 e il terzo sarebbe stato anch’esso in 3/4. La tonalità dell’ Incompiuta è inusuale per una sinfonia del periodo classico e costituisce di per sé un sintomo della transizione al romanticismo.

Questa composizione è talvolta chiamata la prima sinfonia romantica. «È chiaro», ne dedusse Alfred Einstein, «il motivo per cui Schubert smise di lavorare a questa Sinfonia. Egli non avrebbe potuto completarla in nessuno dei significati che attribuiamo a questo termine. Lo Scherzo […], che per le prime battute è anche orchestrato, suona come un luogo comune dopo l’Andante. Dobbiamo forse immaginare che Schubert non avesse alcuna consapevolezza di questo valore? Egli aveva già scritto troppe opere compiute per potersi accontentare di qualcosa di inferiore o anche solamente di più ovvio».

Altri musicologi pensano che Schubert non abbia completato la Sinfonia soltanto per motivi pratici, potremmo dire di delusione esistenziale, non vedendo alcuna concreta possibilità che venisse eseguita. Ma secondo altri questa tesi è inverosimile, perché la difficoltà d’essere accettato ed eseguito non gli impedì di portate a termine altri capolavori immensi.

Franz Schubert non ascoltò mai la sua “Incompiuta” eseguita da un’orchestra. La donò alla Società degli Amici della Musica della città di Graz, che non la fecero mai eseguire, né prima né dopo la morte del compositore.  La prima esecuzione fu quindi postuma a Monaco, 43 anni dopo la sua morte, presso la Gesellschaft der Musikfreunde, il 17 dicembre 1865, diretta da Johann Herbeck. Schubert nel 1823 aveva dato la partitura ad Anselm Hüttenbrenner (rappresentante di un’associazione di amici della musica di Graz, che aveva conferito a Schubert un diploma onorifico). Johann Erbeck riuscì ad ottenere la partitura da Hüttenbrenner e in sede di prima esecuzione aggiunse come Finale l’ultimo movimento della Terza Sinfonia dello stesso Schubert.

 

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Herbert Von KARAJAN, conductor – Philarmonia Orchestra, Recorded: 1955):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Wiener Philharmoniker & Georg Solti, direttore):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (The Chamber Orchestra of Europe & Conducted by Claudio Abbado):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Berliner Philarmoniker & Claudio Abbado – 1989):

Sinfonia n. 8, in si minore, D. 759 Incompiuta” by Franz Schubert (Concertgebouw Orchestra & Leonard Bernstein Conductor):

L’ orchestra è così composta: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, due corni, due trombe, tre tromboni, timpani, quintetto d’archi.

I° movimento

Violoncelli e contrabbassi in “pianissimo” aprono l’ Allegro moderato (3/4, in si minore), 368 battute. Questo primo movimento è in forma-sonata e inizia con un primo tema in si minore, introdotto dagli archi, cui fa seguito una melodia affidata agli oboi e ai clarinetti, per poi modulare, dopo una breve transizione di quattro battute, ad un secondo tema in sol maggiore, suonato dai violoncelli e ripetuto dai violini. La sezione dello sviluppo è piuttosto estesa ed è basata sulla rielaborazione del primo tema, ripreso per un tratto in modo preponderante dai tromboni. La ripresa segue le regole della forma-sonata, tranne che per una insolita modulazione del secondo tema il quale, anziché essere ripresentato nella tonica di si minore, appare in re maggiore. Il primo movimento si chiude con una coda in si minore che richiama anch’essa il primo tema.

II° movimento

Andante con moto (3/8, in mi maggiore), 312 battute. In esso si alternano due temi contrastanti. L’esposizione del primo tema è finemente suddivisa tra i contrabbassi, i corni e i violini. Il secondo tema è esposto dapprima dal clarinetto per poi passare agli altri legni. Entrambi i temi sono intervallati da episodi contrappuntistici e vengono ripetuti con variazioni.

«Vi saranno opere orchestrali più potenti, più grandi, forse», scrive la scrittrice, librettista e divulgatrice musicale Mary Tibaldi Chiesa, «ma nessuna potrà uguagliare l’incanto divino e la grazia celeste dell’Incompiuta di Schubert. E’ come la Pietà Rondanini di Michelangelo, capolavori, anche se incompiuti. Essa è una gemma impareggiabile e la sua bellezza è perfetta. In questa pagina sinfonica, scolpita da due grandi movimenti, si raggiunge il massimo del romanticismo sinfonico… All’inizio piangono il clarinetto (minuto 0:24) e l’oboe (minuto 9:46), e la musica si sparge nel cuore malinconica, con un senso di pena, un’ombra dolorosa, un’infinita tristezza, finché i contrabbassi e i corni ci riportano la quiete nel cuore… La musica incorporea e ineffabile passa su di noi, e vola come la visione di un coro di figure del Beato Angelico nella loro serafica abitudine, nel loro immortale candore. Schubert ci guida nel regno dell’innocenza primordiale, in un mondo di sogno fuor d’ogni spazio e d’ogni tempo, lontano da ogni miseria, da ogni bassezza…».

Tentativi di completamento

Dopo la morte di Schubert si è tentato più volte di completare l’ Incompiuta. Uno dei tentativi più recenti è opera dei due musicologi inglesi Gerald Abraham e Brian Newbould, che a questo scopo hanno riadattato come terzo movimento della sinfonia ciò che resta dello Scherzo abbozzato da Schubert e come quarto ed ultimo movimento l’intermezzo in si minore tratto dalle musiche di scena per il dramma Rosamunda (composte dallo stesso Schubert), intermezzo che anche altri musicologi hanno ritenuto essere stato originariamente concepito da Schubert come Finale per questa sinfonia.

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«il più ammirevole, il più singolare, il più artistico e difficile di tutti quelli che Beethoven ha scritto», in un articolo della Allgemeine Musikalische Zeitung del maggio 1809

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1805 e il 1806, e pubblicato nel 1808 con la dedica all’ arciduca Rodolfo d’Austria, fu eseguito per la prima volta nel marzo del 1807 presso il palazzo del principe Lobkowitz con lo stesso Beethoven al pianoforte; l’ esecuzione pubblica vera e propria, sempre con l’autore al pianoforte, ebbe luogo il 22 dicembre 1808 al Teatro an der Wien; oltre al Concerto pianistico, il programma presentava infatti la Quinta e la Sesta Sinfonia, la Fantasia op. 80 e alcuni brani della Messa in do maggiore op. 86. Il Concerto in sol maggiore appartiene dunque al periodo centrale della produzione di Beethoven, tra l’Eroica e la Quinta Sinfonia, le Sonate Waldstein e Appassionata, i Quartetti Rasumowsky e la prima versione del Fidelio.

Non si sa dove si trovi il manoscritto originale. La società degli Amici della Musica di Vienna ne possiede una copia riveduta.

 

Claudio Arrau e Leonard Bernstein con la Bavarian Broadcast Symphony Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Munich, Germany, 17/10/1976):

Daniel Barenboim con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (2010):

Krystian Zimerman e Leonard Bernstein con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Maurizio Pollini e Karl Böhm con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Vladimir Ashkenazy e Bernard Haitink con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Arthur Rubinstein e Antal Dorati con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Dino Ciani e Claudio Abbado con l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Milano, Teatro alla Scala, live 12.6.1969):

«Questa poco conosciuta composizione, è in realtà una delle più originali e, in particolare nei due primi movimenti, delle più eccellenti e ricche di spirito di questo Maestro», Rochlitz

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro moderato
  2. Andante con moto
  3. Rondò: Vivace

Questo concerto spicca fra gli altri beethoveniani per una caratteristica particolare: l’ inizio del I movimento affidato al pianoforte solo. Si tratta della prima volta, nella storia di questo genere, in cui l’incipit, con l’enunciazione del I tema, non è affidato all’orchestra. Questa oltre ad essere una novità all’interno dell’opera del compositore di Bonn è anche l’ultima grande innovazione apportata al genere in epoca classica.

Il primo movimento, in tempo Allegro moderato, si apre con un breve motivo ad accordi ribattuti esposto dal pianoforte solo e sviluppato dall’orchestra. Qui Beethoven combina lo schema della doppia esposizione (prima da parte dell’orchestra, poi da questa assieme al solista) con una nuova visione dei rapporti fra solista e orchestra. Beethoven lascia che sia l’orchestra ad esaurire la prima esposizione tematica; successivamente è il solista a sviluppare il secondo tema introdotto questa volta dall’orchestra. La cadenza interamente scritta da Beethoven stesso (che ne compose pure una seconda) è strettamente imparentata col mondo altero dell’ Appassionata.

Tipico  ed unico nel suo genere è il secondo movimento, il breve Andante con moto costituente il secondo tempo, collegato senza interruzione al Finale: una di quelle pagine in cui l’intensità dell’espressione compensa la brevità, “un «contrasto di principi» che raggiunge il massimo dell’efficienza drammatica e della commozione lirica, concludendosi con l’umiliazione del primo (il superbo, espresso dall’orchestra) di fronte all’altro che si innalza ed espande sempre più, implorante nel pianoforte: Orfeo che vince le forze oscure del mondo infero“, dice Rielzer, il mito di Orfeo che soggioga le forze dell’ Ade con la bellezza del suo canto.

Nella vivacità del terzo movimento, Rondò, che si innesta all’ultima nota dell’ Andante con un senso di «liberazione nella leggerezza», si celebra una nuova armonia tra pianoforte e orchestra, con gli strumenti impiegati solisticamente in dialogo fra loro. L’individualità dello strumento solista si affianca ora a quella della compagine orchestrale nell’espressione di uno stesso stato d’animo, ove il conflitto di sentimenti del secondo tempo è dimenticato.

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Murray Perahia…

Murray Perahia inizia a suonare il pianoforte all’ età di quattro anni (sebbene egli abbia affermato di non aver coltivato seriamente lo strumento fino all’ età di quindici). A diciassette inizia a frequentare il Mannes College, dove studia pianoforte, direzione d’ orchestra e composizione con il suo maestro e mentore Mieczysław Horszowski. Durante l’ estate, frequenta inoltre la Marlboro Music School and Festival, dove studia con, tra gli altri, Rudolf Serkin e Pablo Casals. Nel 1967 ha suonato per la prima volta al festival di Marlboro al fianco di Serkin e Casals. 

Nel 1972 vince la quarta competizione pianistica di Leeds che lo aiuta a cementare la sua reputazione e a procurarsi ulteriori opportunità. Nel 1973 lavora con Benjamin Britten e Peter Pears all’ Aldeburgh Festival, ne diviene co-direttore artistico nel 1981, carica che manterrà fino al 1989.

Perahia mantenne rapporti molto stretti con il più anziano Vladimir Horowitz, che ebbe una forte influenza sulla sua tecnica pianistica.

Nel 1992 la sua carriera viene messa in pericolo da un’ anomalia ossea in una delle mani, che dovette essere operata chirurgicamente. Un’ escrescenza ossea del pollice gli provocava un’ infiammazione e ha provocato diversi anni di assenza dalle scene musicali, avendo richiesto una serie di operazioni. Durante tale periodo, si dice che abbia ripetutamente ascoltato musiche di Johann Sebastian Bach. Dopo essere tornato alla tastiera, produsse alla fine degli anni novanta una serie di registrazioni magistrali delle opere per tastiera di Bach, in modo particolare un’ interpretazione accolta con il favore della critica delle celebri Variazioni Goldberg. Ciò gli ha reso la fama di essere considerato uno degli specialisti di Bach ai giorni nostri.

Parimenti fortunata in termini di critica e di successo è stata l’ incisione degli studi di Fryderyk Chopin e di una delle ultime sonate per pianoforte di Franz Schubert. Perahia è considerato uno dei più fini e sicuramente tra i più popolari pianisti di cui sono disponibili incisioni contemporanee, per di più tenute in gran conto per la sua rara sensibilità musicale.

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Academy of St Martin in the Fields…

Academy of St. Martin in the Fields

La Academy of St. Martin in the Fields è un’orchestra da camera inglese fondata a Londra da sir Neville Marriner, allestendo un gruppo di strumentisti di altissimo livello. Il nome dell’ orchestra fu mutuato dalla omonima chiesa sita a Trafalgar Square. In essa venne eseguito il primo concerto il 13 novembre 1959. I concerti iniziali nella Chiesa di St. Martin in the Fields avvennero con una piccola orchestra senza direttore ed ebbero un ruolo importante nella riscoperta della musica barocca in Inghilterra. Essa si espanse inserendo strumenti a fiato ma rimanendo comunque flessibile, con la capacità di spaziare dal barocco alla musica classica.

Le prime registrazioni avvennero con l’etichetta L’Oiseau-Lyre alla Conway Hall il 25 marzo 1961. Successivamente ha registrato per Argo, Capriccio Records, Chandos Records, Decca, EMI, Hänssler Classic, e Philips Records. L’orchestra ha una vasta discografia ed è l’orchestra da camera che ha realizzato il maggior numero di registrazioni con oltre 500 incisioni discografiche.

Oltre che i concerti e le registrazioni, l’orchestra ha eseguito le musiche dei seguenti film: Amadeus (1984), Il paziente inglese e Titanic (1997). Il loro disco più venduto è stata la colonna sonora del film Amadeus.

Nel 1971 l’ orchestra venne trasformata in A.S.M. (Orchestra) Limited com Neville Marriner come presidente fino al 1992, poi sostituito da Malcolm Latchem fino al 1994 e John Heley dal 1995. Neville Marriner è stato nominato presidente a vita.

Il Coro dell’ Academy of St Martin in the Fields venne creato nel 1975 e fece il suo debutto nell’ ottobre dello stesso anno. L ‘inno della UEFA Champions League, trasmesso come sigla durante le partite in televisione, è cantato da loro.

 

 

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Written by mara

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