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Nabucco alle Terme di Caracalla (Teatro dell’ Opera di Roma)

Va, pensiero, sull’ali dorate;
Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal!

caracalla-1024x576Locandina per la Nabucco, Terme di Caracalla, Roma

 

«Posto in musica e umilmente dedicato a S.A.R.I. la Serenissima Arciduchessa Adelaide d’Austria il 31 marzo 1842 da Giuseppe Verdi.»

 

Nabucco (il titolo originale completo è Nabucodonosor) è la terza opera lirica di Giuseppe Verdi e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco fece il suo debutto il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano alla presenza di Gaetano Donizetti. Il successo fu tale da venire ripresa settantacinque volte solo alla Scala entro la fine dell’anno.

Ha aperto le stagioni operistiche del Teatro alla Scala nel 1946, 1966, 1986.

È stata spesso letta come l’opera più risorgimentale di Verdi per il forte valore simbolico che l’ opera ebbe nelle lotte per l’ Indipendenza d’ Italia poiché gli spettatori italiani dell’epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese. La vicenda degli schiavi ebrei, deportati in Babilonia voleva infatti essere un’allegoria del popolo italiano del Lombardo-Veneto sotto il giogo austroungarico nell’ 800. Il celeberrimo coro del “Va pensiero” diventerà uno degli inni alla libertà d’Italia che accompagneranno le lotte del Risorgimento.

Il resto del dramma è però incentrato sulle figure drammatiche del re di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille.

Occorre inoltre ricordare che il librettista Solera aderì alla battaglia risorgimentale da posizioni neoguelfe, circostanza che giustificherebbe la collocazione di un’autorità di tipo religioso, l’inflessibile pontefice Zaccaria, a capo della fazione ebraica.

Prima fonte del libretto di Temistocle Solera è naturalmente la Bibbia, letta nella traduzione di Giovanni Deodati, come testimoniano le citazioni apposte a capo delle varie sezioni del libretto. I riferimenti alla Bibbia riguardano in particolare il regno di Giuda e la sua invasione da parte del re babilonese Nabucodonosor nel 587-586 a.C., quando fu saccheggiato il tempio di Gerusalemme, cui seguì la deportazione dei vinti in Babilonia, dove circa mezzo secolo dopo furono liberati; nel racconto biblico non figurano però né Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme, né Abigaille, e neppure Fenena. Altre fonti più vicine al libretto di Solera sono il dramma francese Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu, rappresentato nel 1836 al Théatre de l’ Ambigu-Comique di Parigi, tradotto dopo circa due anni in italiano, e Il ballo storico Nabuccodonosor di Antonio Cortesi, rappresentato alla Scala il 27 ottobre 1836. Frutto della fantasia di Solera è invece l’amore non corrisposto di Abigaille per Ismaele, che non trova riscontro in alcuna delle fonti citate.

CURIOSITÀ

In origine, il nome dato da Giuseppe Verdi alla sua opera era Nabucodonosor ma, data la lunghezza dello stesso sulla locandina, venne diviso in due righe e cioè “Nabucco” e, a capo, “Donosor” ma la gente faceva caso solo alla prima riga. Da qui la diffusione del nome dell’opera fino ad oggi nota come del Nabucco. Tuttavia per i primi due anni di vita dell’ opera il titolo fu sempre Nabucodonosor, e per trovare la prima attestazione storica dell’ ipocorismo del titolo in Nabucco si dovrà attendere l’allestimento dato a Corfù nel 1844.

 

IL CAST

Nabucco

Musica di Giuseppe Verdi
Dramma in quattro atti

Libretto di Temistocle Solera

 
DIRETTORE, Roberto Rizzi Brignoli

REGIA, Federico Grazzini

MAESTRO DEL CORO, Roberto Gabbiani

SCENE, Andrea Belli

COSTUMI, Valeria Bettella

MOVIMENTI COREOGRAFICI, Marta Iagatti

LUCI, Alessandro Carletti

VIDEO, Luca Scarzella
 
 
Interpreti:

NABUCCO     Gevorg Hakobyan

ISMAELE     Antonio Corianò

ZACCARIA     Riccardo Zanellato

ABIGAILLE     Csilla Boross

FENENA     Erika Beretti*

IL GRAN SACERDOTE DI BELO     Alessio Cacciamani

ABDALLO     Pietro Picone

ANNA     Valentina Varriale*

* Dal progetto “Fabbrica” – Young Artist Program”del Teatro dell’Opera di Roma

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
con sovratitoli in italiano e inglese

 

QUANDO

Martedì 25 Luglio 2017, ore 21.00

Venerdì 28 Luglio 2017, ore 21.00

Mercoledì 2 Agosto 2017, ore 21.00

Sabato 5 Agosto 2017, ore 21.00

Mercoledì 9 Agosto 2017, ore 21.00

 

DOVE: Terme di Caracalla
Via delle Terme di Caracalla,
00182 ROMA

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Poltronissime Intero al costo di € 100,00

Settore A Intero al costo di € 75,00

Settore B Intero al costo di € 55,00

Settore C Intero al costo di € 40,00

Settore D Intero al costo di € 25,00

 

Terme di Caracalla, Roma: Nabucco di Giuseppe Verdi

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … … 

“Non son più re,
son Dio!“
(Nabucco, parte II)

 

  • Nabucco, re di Babilonia (baritono)
  • Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme (tenore)
  • Zaccaria, gran pontefice degli Ebrei (basso)
  • Abigaille, schiava, creduta figlia primogenita di Nabucco (soprano)
  • Fenena, figlia di Nabucco (mezzosoprano)
  • Il Gran Sacerdote di Belo (basso)
  • Abdallo, vecchio ufficiale del re di Babilonia (tenore)
  • Anna, sorella di Zaccaria (soprano)
  • Coro

 

Nabucco, originariamente “Nabuccodonosor” è un affresco di un periodo storico del Popolo Ebraico che illustra la condizione di schiavitù in terra babilonese.

In questo affresco si snoda una doppia storia d’amore e gelosia tra le figlie del re Fenena ed Abigaile con l’ebreo Ismaele.

Sullo sfondo il contrasto fra la fede nell’unico dio degli ebrei e la divinità pagana di Belo; lo sfoggio di forza del primo con un fulmine e con le conversioni di Nabucco e della figlia, per finire poi con la vittoria del bene sul male attraverso il suicidio della usurpatrice.

Trama

Parte I – Gerusalemme

All’interno del Tempio spirituale di Gerusalemme, i Leviti e il popolo lamentano la triste sorte degli Ebrei, sconfitti dal re di Babilonia Nabuccodonosor, che ora è alle porte della città.

Il gran pontefice Zaccaria cerca di confortare ed incoraggiare la sua gente: la figlia di Nabuccodonosor, Fenena è in mano loro, tenuta in ostaggio, ed affidata a Ismaele, nipote del re di Gerusalemme.

Ma il giovane Ismaele è sul punto di tradire il suo popolo lasciando libera la prigioniera perché un giorno a Babilonia egli stesso, prigioniero, era stato liberato proprio da Fenena, di lui innamorata.

I due stanno organizzando la fuga, quando giunge nel tempio una schiera di Babilonesi guidata da un’altra figlia del re babilonese, Abigaille.

Anche Abigaille è innamorata di Ismaele e minaccia la sorella di riferire al padre che ella ha tentato di fuggire con uno straniero, ma alla fine si dichiara disposta a tacere a patto che Ismaele rinunci a Fenena.

A capo del suo esercito irrompe Nabucco, deciso a saccheggiare la città e Zaccaria, per fermarlo, minaccia di uccidere Fenena, ma Ismaele si oppone, strappa la giovane dalle mani del gran sacerdote e la consegna, salva, nelle mani di Nabucco.

Parte II – L’ empio

Abigaille, sola negli appartamenti reali, tiene fra le mani una pergamena sottratta a Nabucco, che attesta le sue umili origini di schiava. La sua rabbia esplode in una furia incontenibile alla notizia che Fenena, nominata Reggente dal padre, ha dato ordine di liberare tutti gli ebrei. Ormai Abigaille è decisa a tutto pur di impossessarsi del trono.

Zaccaria, prigioniero degli assiri, entra in una sala della reggia seguito da un Levita che reca le Tavole della Legge e, dopo aver sollecitato Iddio a parlare attraverso il suo labbro, si ritira.

Ismaele, convocato dal Gran Sacerdote per rispondere del suo tradimento, è maledetto dai Leviti, ma Anna, sorella di Zaccaria, lo difende; il giovane infatti non ha salvato la vita ad un’infedele bensì ad un’ebrea, giacché la figlia del re nemico si è nel frattempo convertita alla Legge.

La situazione precipita: in un rapidissimo susseguirsi di eventi Abigaille irrompe in scena con il suo seguito e pretende da Fenena la corona, ma Nabucco, creduto morto in battaglia, giunge e richiede per sé la corona. Poi comincia a deridere il Dio Belo, che avrebbe spinto i prigionieri a tradirlo, e dopo anche il Yəhōwāh. Esige di essere adorato come l’unico Dio, minacciando di morte Zaccaria e gli ebrei se non si piegheranno al suo volere. Subito dopo il Yəhōwāh scaglia un fulmine sul suo capo, la corona cade al suolo e il re comincia a manifestare segni di follia. La corona viene prontamente raccolta da Abigaille.

Parte III – La profezia

Abigaille, seduta sul trono accanto alla statua d’oro di Belo, nei giardini pensili di Babilonia, riceve l’omaggio dei suoi sudditi. Quando il Gran Sacerdote le consegna la sentenza di condanna a morte degli ebrei, la regina si finge ipocritamente incerta sul da farsi. All’arrivo del re spodestato – in camicia da notte e con lo sguardo smarrito – l’usurpatrice cambia atteggiamento e gli si rivolge con ironica arroganza, dando ordine di ricondurlo nelle sue stanze. Quindi lo avverte di essere divenuta la custode del suo seggio e lo invita perentoriamente a porre il regale suggello sulla sentenza di morte degli ebrei. Il vecchio re, implacabile, afferma che nessuno potrà salvare la fanciulla e gli ricorda che anch’essa è sua figlia. Ma il re la sconfessa: ella è solo una schiava. La donna trae dal seno la pergamena che attesta la sua origine e la fa a pezzi. Il re, ormai tradito e detronizzato, nell’udire il suono delle trombe che annunciano l’imminente supplizio degli ebrei chiama le sue guardie, ma esse giungono per arrestarlo obbedendo agli ordini della nuova regina. Confuso e impotente, Nabucco chiede invano ad Abigaille un gesto di perdono e di pietà per la povera Fenena.

Sulle sponde dell’Eufrate gli ebrei, sconfitti e prigionieri, ricordano con nostalgia e dolore la cara patria perduta (coro: Va’, pensiero, sull’ali dorate). Il Pontefice Zaccaria li incita a non piangere come femmine imbelli e profetizza una dura punizione per il loro nemico: il Leone di Giuda sconfiggerà gli assiri e distruggerà Babilonia.

Parte IV – L’ Idolo infranto

Nabucco si sveglia da un incubo udendo alcune grida e, credendole segnali di guerra, chiama i suoi prodi a raccolta per marciare contro Gerusalemme. Tornato in sé all’udire altre voci che ripetono il nome di Fenena, egli si affaccia alla loggia e vede con orrore la figlia in catene. Disperato, corre alla porta, tenta invano di aprirla e infine, rendendosi conto di essere prigioniero, cade in ginocchio e si rivolge al dio di Giuda invocando il suo aiuto e chiedendogli perdono. Come in risposta alla sua preghiera, sopraggiunge il fedele ufficiale Abdallo con un manipolo di soldati, restituendogli la spada e offrendosi di aiutarlo a riconquistare il trono.

Nei giardini pensili di Babilonia passa il triste corteo degli ebrei condotti al supplizio. Zaccaria conforta Fenena incitandola a conquistare la palma del martirio; la fanciulla si prepara a godere delle gioie celesti. L’atmosfera mistica è interrotta dall’arrivo di Nabucco che, alla testa delle sue truppe, ordina di infrangere la statua di Belo. Miracolosamente, «l’idolo cade infranto da sé». Tutti gridano al «divino prodigio», Nabucco concede la libertà agli ebrei, annunzia che la perfida Abigaille si è avvelenata e ordina al popolo d’Israele di costruire un tempio per il suo Dio grande e forte, il solo degno di essere adorato. Mentre tutti, ebrei ed assiri, s’inginocchiano invocando l’«immenso Jehova», entra Abigaille sorretta da due guerrieri: la donna confessa la sua colpa e invoca il perdono degli uomini e di Dio prima di cadere esanime. Zaccaria rivolge a Nabucco l’ultima profezia: «Servendo a Jehova sarai de’ regi il re!».

Caracalla

Il libretto dell’opera Nabucco, che all’inizio e per due anni, si intitolava “Nabuccodonosor”, venne scritta da Temistocle Solera che l’aveva liberamente tratto dall’omonimo dramma di Anicet-Bourgeois e Francis Cornue, andato in scena nel 1836 a Parigi, e dall’omonimo balletto che il coreografo Antonio Cortesi ne aveva ricavato per la Scala di Milano.

Il libretto, all’inizio, venne respinto da Giuseppe Verdi che stava vivendo i peggiori anni della sua vita e che era sul punto di abbandonare la musica.

Nel 1836 il giovane compositore aveva sposato Margherita, la figlia del suo protettore e mecenate Antonio Barozzi. nel 1837 era diventato papà della piccola Virginia, l’anno dopo era nato l’atteso erede maschio che venne chiamato con l’impegnativo nome di Icilio. Successivamente era andato incontro ad un fiasco con la rappresentazione della sua opera Un giorno di regno il 5 settembre 1840.

Un destino funesto si accanì presto sulla famiglia Verdi: a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, morirono la bambina, il maschietto ed alla fine anche la moglie Margherita, lasciando il povero compositore alle prese con “Un giorno di regno”, che, massimo dell’ironia, era un’opera buffa che naturalmente si rivelò un insuccesso.

Ciò lo aveva condotto ad un rifiuto totale di comporre brani musicali, se non che venne contattato dall’impresario teatrale Bartolomeo Merelli il quale gli propose un libretto composto da Temistocle Solera.

Sostenuto dal suocero e dal suo impresario, Verdi alla fine accettò di mettere in musica il Nabuccodonosor, il primo grande successo del compositore che, messo in scena il 9 marzo del 1842, contò sessantacinque repliche nello stesso anno.

Il Nabucco rappresentato in innumerevoli teatri italiani e stranieri è ancora un’opera fra le più rappresentate anche se presenta molte difficoltà per gli interpreti.

Il librettista Temistocle Solera divise l’opera in quattro parti, ognuna con un titolo, come i capitoli di un romanzo.

Accoglienza

Ottima l’accoglienza di pubblico e critica, ma non così fu a Parigi, ove la critica lamentò l’eccessivo uso degli ottoni. Così comparve, dopo la prima parigina, il seguente epigramma:

«Vraiment l’affiche est dans son tort,
en faux on devrait la poursuivre.
Pourquoi nous annoncer Nabucodonos-or
quand c’est Nabucodonos-cuivre?»

«Davvero il manifesto è in torto,
di falso lo si dovrebbe accusare.
Perché annunciarci un Nabuccodonos-or
mentre non è altro che un Nabuccodonos-otton?»

(Epigramma parigino)

 

Abigaille

La parte di Abigaille, una delle più impervie che Verdi abbia composto per la voce di soprano, richiede un soprano drammatico d’agilità di inusitata potenza e flessibilità. Il ruolo impone anche difficoltà tecniche rilevanti (do sovracuti da emettere scoperti a voce piena o in pianissimo, trilli di forza, salti d’ottava considerevoli, attacchi sulle note gravi, tessitura onerosa), funzionali a mettere in luce il carattere iracondo della principessa. Tra le più celebri Abigaille spiccano Maria Callas, Anita Cerquetti, Elena Souliotis, Ghena Dimitrova e, recentemente, Maria Guleghina.

Fenena

Il ruolo di Fenena, figlia legittima di Nabucco, richiede invece una voce di mezzosoprano morbida e ben calibrata dal timbro brunito. È stato un ruolo interpretato finora da vari mezzosoprani celebri italiani ed esteri quali Giulietta Simionato, Fiorenza Cossotto, Lucia Valentini Terrani, Rossana Rinaldi e Marianna Pizzolato.

Va pensiero e Immenso Jehova

Presso il Museo Teatrale alla Scala è conservata una versione solo corale delle due famose pagine. Trascritta come omaggio alla Nobildonna Emilia Morosini (datata marzo 1842) questa versione per solo coro differisce solo in piccolissime varianti da quella contenuta nel manoscritto completo dell’ opera. Innanzitutto, come già fatto notare da Roger Parker, vi compare la lezione Va pensiero sull’ali dorate, mentre il manoscritto completo riporta “ale dorate”. Inoltre, il celebre Va pensiero termina con un crescendo invece che con il tradizionale diminuendo.

 

QUALCHE VIDEO PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Royal Albert Hall):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Abigail : Maria Callas, Anna : Silvana Tenti, Fenena : Amalia Pini, Ismaele : Gino Sinimberghi, Nabucco : Gino Bechi, Zaccaria : Luciano Neroni, Le Grand Prêtre de Baal : Iginio Ricco – Teatro San Carlo, Naples, 20 décembre 1949., Atto I° e II°):


“Nabucco by Giuseppe Verdi (Deutekom & Nimsgern & Muti – Firenze, 1977 – Riccardo Muti):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Festival Verdi 2008, Orchestra e coro del Teatro Regio di Parma, Direttore: Michele Mariotti, Regia: Daniele Abbado, Cast: Dimitra Theodossiou, Anthony Michael-Moore, Carlo Colombara):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Nabucco – RENATO BRUSON, Abigaille – GHENA DIMITROVA, Zaccaria – DIMITER PETKOV, Fenena – BRUNA BAGLIONI, Ismaele – OTTAVIO GARAVENTA; Conductor – MAURIZIO ARENA, Director – RENZO GIACCHIERI):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Renato Bruson, Maurizio Frusoni, Carlo Colombara, Lauren Flanigan, Monica Bacelli. Orchestra and Chorus of the Teatro di San Carlo. Conductor: Paolo Carignagni – 1997):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Giuseppe Sinopoli):

“Nabucco by Giuseppe Verdi (Riccardo Muti):

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Written by mara

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