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ORCHESTRA della RAI: Bach, Messa in si min. (17-18 Dic.)

“Verosimilmente il più grande capolavoro musicale che il mondo abbia visto”, Carl Friedrich Zelter _ 1811

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Concerto Stagione 2015 – 2016, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

La Messa in Si minore (BWV 232) è una composizione di musica sacra scritta da Johann Sebastian Bach. Si tratta della trasposizione musicale della Messa in lingua latina, quella che viene popolarmente definita messa cantata. Alcune parti della Messa in Si minore risalgono al 1724, tuttavia l’ insieme è stato completato nella forma attuale nel 1749, l’ anno prima della morte del compositore, avvenuta nel 1750.

L’ Unesco ha definito la Messa in Si minore (BWV 232di Johann Sebastian Bach «pietra miliare della storia della musica» e l’ ha inerita nella lista Memory of the World.

Ha scritto il filosofo rumeno Emil Cioran: Quando ascoltate Bach, vedete nascere Dio. La sua opera è generatrice di divinità. Dopo un oratorio, una cantata o una passione, è necessario che Egli esista. Altrimenti tutta l’opera del Kantor sarebbe una straziante illusione.

 

Ottavio Dantone direttore

Berit Solset soprano

Delphine Galou contralto

Martin Vanberg tenore

Matthew Brook basso

Coro Maghini

Claudio Chiavazza maestro del coro


Johann Sebastian Bach
Messa in si minore BWV 232

per soli, coro e orchestra

 

QUANDO:

Giovedì 17 Dicembre 2015, ore 20.30

Venerdì 18 Dicembre 2015, ore 20.30

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini” – via Rossini, 15 – 10124 Torino

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Associazione Ma.Ni. ha a sua disposizione i seguenti biglietti:

Poltrona numerata platea al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata balconata al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

Ingresso (posto non assegnato) al costo di 20,00 € (in ogni settore)

Cambio turno al costo di 8,00 €

Under 30 Poltrona numerata al costo di 15,00 € (in ogni settore)

Under 30 Ingresso (posto non assegnato) al costo di 9,00 € (in ogni settore)

 

PER I GIOVANI NATI DAL 1985 IN POI

ecco i seguenti vantaggi:

Poltrona numerata al costo di 15,00 €

Ingresso al costo di 9,00 €

Carnet al costo di 5,00 € a concerto (da un minimo di 6 concerti scelti fra i due turni e in tutti i settori)

 

Acquisto on line

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

 

Storia e genesi dell’ opera

Da circa un secolo e mezzo si è convenuto chiamare questa monumentale opera con l’ espressione “Die hohe Messe in H-moll” o “Grande Messa in si minore”, un titolo che non compare nell’ originale bachiano e nelle copie coeve, ma che venne attribuito all’ opera da chi per primo ne propose l’ edizione a stampa, nel 1845. Si deve ritenere basilare l’ affermazione che l’ opera non dovette conoscere, al tempo di Bach, un’ esecuzione globale, e la constatazione che l’ opera raccogliesse in sé gli elementi sparsi di un discorso che venne affrontato non unitariamente, ma a sezioni ed in tempi diversi.

La genesi e la gestazione di questa partitura fu quindi lunga e complessa; in essa confluirono infatti non solo delle parti musicali che possiamo definire «originali» ma, e sono la maggioranza, anche brani preesistenti che vennero rielaborati e adattati al momento.

La nuova cronologia, frutto di un accurato studio filologico e di critica del testo, fissa al 1724 la composizione del Sanctus come brano a sé stante: a quella data risalgono l’autografo della partitura e le parti separate originali. La prima esecuzione fu il 25 dicembre dello stesso anno, ma la pagina venne più volte riutilizzata.

Bach aggiunse, nel 1731, un Kyrie così da poter presentare una Messa breve (Kyrie e Gloria, BWV 232a) al principe di Sassonia Federico Augusto II, assieme alla richiesta di poter aggiungere al proprio nome il titolo di “compositore della corte del principe di Sassonia“, una mossa grazie alla quale Bach sperava di rimanere a Lipsia, dove era protagonista di qualche schermaglia politica con l’ amministrazione cittadina.

La partitura non fu mai eseguita, fino al 1737, quando Bach decise di rivisitarla. Cominciò con revisioni minori al Kyrie e al Gloria, poi aggiunse il Credo e il Sanctus nei due anni seguenti. Nel 1749, Bach era molto malato e trascorse a letto diversi mesi; il manoscritto delle ultime parti della Messa, specialmente l’ Osanna all’ interno del Sanctus, rivela una grafia vacillante e una notazione irregolare, testimoniando l’ ormai prossima fine del grande compositore.

Non è eccessivamente imprudente sostenere che quasi tutti i 25 numeri di cui consta la partitura non sono pagine originali, ma parodie o adattamenti più o meno rilevanti da opere precedenti: dalla Cantata 46 “Schauet doch und sehet, ob irgend ein Schmerz sei”; dalla Cantata 171 “Gott, wie Dein Name, so ist Auch Dein Ruhm”; dalla Cantata 29 “Wir danken dir, Gott, wir danken dir”; ed ancora da diverse altre opere antecedenti. Tenendo conto di ciò, tanto più appare mirabile l’ opera bachiana se si considera che essa è tutta o in gran parte il frutto di un montaggio razionale e perfettamente equilibrato, imponendosi sul piano dei risultati musicali come creazione originale e unica.

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Manoscritto del Credo

La presunta “cattolicità” della Messa

È radicata in molti la convinzione che la Messa rappresenti un genere musicale specificamente legato alla confessione cattolica e che pertanto anche le messe bachiane costituiscano un “omaggio” alla tradizione romana e conseguentemente una deviazione dallo spirito e dalla liturgia luterane. In realtà, la prassi musicale ammetteva l’ intonazione di mottetti latini e la realizzazione in stile concertante dei testi dell’ Ordinarium Missae in particolari circostanze di carattere solenne (l’ Ordinarium Missae è l ’insieme dei canti della Messa che rimangono immutati nei vari periodi dell’ anno liturgico: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus / Osanna / Benedictus, Agnus Dei; altri canti, appartenenti al Proprium Missae, variano invece in base alla data e all’ occasione liturgica.).

Al tempo di Bach sappiamo che a Lipsia nelle prime due feriae delle tre feste principali (Natale, Pasqua, Pentecoste), come pure nelle altre feste particolari dell’ anno liturgico era consentito eseguire a più voci (figuraliter) il Kyrie, il Gloria e il Sanctus; nel caso dei primi due testi c’ è da tenere presente che la terminologia corrente li designava globalmente con la parola Missa. Questo termine è appunto quello che compare nella partitura bachiana della cosiddetta Messa in si minore (BWV 232) per indicare le prime due parti della composizione, inviate dal Kantor nel 1733 al nuovo sovrano, il duca Federico Augusto II, per sollecitare una nomina nella cappella di corte, nomina poi avvenuta solo alla fine del 1736.

A Dresda, capitale del ducato di Sassonia nei cui confini è compresa anche Lipsia, vigeva una situazione alquanto anomala, poiché a dispetto della generale fede luterana dei suoi abitanti il sovrano era cattolico (il padre Federico Augusto I era stato politicamente costretto ad abbracciare il credo romano essendo stato eletto re di Polonia). La duplice confessione aveva portato alla creazione di due distinte cappelle di corte, una per i riti della chiesa luterana e l’ altra per quelli della chiesa cattolica. Che le Messe o le sezioni di Messa scritte da Bach siano state proposte anche a Dresda non è documentato, ma se esse lo furono si può pensare che abbiano potuto avere una doppia destinazione.

Come scrive Alberto Basso: «La materia, come si vede, offre spunti e argomentazioni per sostenere tanto la tesi “cattolica” quanto la tesi “luterana” e consente anche di intendere l’ opera in termini di ambivalenza. La sua natura cattolica emergerà quando si vorrà considerarla nei termini di un corpo unitario, elaborato lungo un ampio intervallo di tempo, svincolato dalla realtà storica e quasi isolato in un mondo astratto e ideale anche se agganciato alla tradizione della Missa concertata. Al contrario essa apparirà come una manifestazione del pensiero musicale luterano quando la si interpreterà a segmenti separati, ciascuno dei quali destinato non a coprire un unico servizio liturgico (come è il caso di una Missa tota), bensì a soddisfare esigenze specifiche delle grandi festività in cui era consentito praticare la polifonia applicata ai testi latini dell’ Ordinarium».

 

Struttura dell’ opera

  • Kyrie e Gloria, in tutto undici numeri musicali riuniti sotto la denominazione globale di Missa;
  • Symbolum Nicenum, cioè il Credo, diviso in nove numeri musicali;
  • Sanctus, un solo elemento compatto, la parte più antica della Messa;
  • Hosanna, Benedictus, Agnus Dei e Dona nobis pacem, quattro numeri.

Dei venticinque numeri che compongono la partitura, sedici sono cori (tre a 4 voci, undici a 5, uno a 6 e uno a 8), tre i duetti e sei le arie solistiche. Il peso maggiore, dunque, è affidato al coro, con interventi molto differenziati, in sei casi condotti secondo lo stylus gravis e antiquus (nn. 3, 7, 12, 16, 19, 25), molto frequente nelle opere bachiane di Lipsia, mentre in altri otto (nn. 1, 4, 11, 13, 17, 20, 21, 22) predomina lo stile moderno, con l’ intervento concertato degli strumenti in un registro trionfalistico. A sé stanti i nn. 8 e 15, che possono essere interpretati come elaborazioni in uno stile misto, di transizione, che unisce l’ imitazione mottettistica con parti strumentali obbligate.

La struttura del Symbolum Nicenum testimonia della particolare attenzione che Bach nutriva per la qualità cartesiana del pensiero, unita alla sua perfetta conoscenza delle regole della retorica classica, alle quali attingeva ogni qual volta la sua musica usciva dalla pura funzione ornamentale o didattica per farsi comunicazione di fede e di rigore morale.

L’ Osanna è strutturato su un doppio coro. Nella sua forma originale, esso doveva avere un’ introduzione strumentale (la stessa che ora chiude l’episodio), poi soppressa da Bach al momento di trasformare la pagina in una composizione sacra agganciata al Sanctus.

Il Benedictus è composto da un’aria per tenore, una delle più toccanti di tutta la Messa in si minore, in cui lo strumento concertante non è indicato, ma è di solito realizzato con un flauto traverso. L’ Agnus Dei si presenta nella tradizionale suddivisione bipartita.

 

I. Missa

Kyrie e Gloria, come si è detto, risalgono al 1733. Il Kyrie è diviso in tre parti: un introito solenne – coro e orchestra piena, con la sola esclusione delle trombe – è seguito da un lungo episodio fugato. La seconda parte è costituita dal Christe, un duetto che modula in tonalità maggiore e che rappresenta il fascio luminoso che inquadra la figura del Figlio, la seconda persona della Trinità. L’ ultimo episodio è un secondo Kyrie che torna ai toni scuri della tonalità minore.

Il Gloria ha una struttura interna più frammentata: è diviso in otto numeri musicali, ma è ulteriormente scomponibile in suddivisioni interne che rivelano all’analisi come il profondo gusto di Bach per la geometria, il suo rispetto anche pratico per la simmetria delle architetture, siano perfettamente compatibili con un effetto improvvisativo. Quattro episodi sono affidati al coro e hanno uno svolgimento solenne, con alternanza di moduli arcaici e fraseggi moderni; gli altri quattro sono invece riservati ai solisti, i quali a volte dialogano con singoli strumenti dell’orchestra che svolgono funzione concertante, come il violino nel Laudamus e l’oboe nel Qui sedes.

II. Symbolum Nicenum

Anche il Credo è organizzato secondo una puntigliosa ricerca di simmetrie e proporzioni. L’ inizio è in stile antico, un mottetto in cui due voci reali in orchestra, eseguite dai primi e dai secondi violini, si aggiungono alle cinque voci in cui è suddiviso il contrappunto vocale. Il resto dell’ orchestra realizza un semplice accompagnamento, ma l’ ostinazione delle sue figure rende lentamente anche questa parte percepibile come una voce indipendente. Le prime parole sostituiscono l’intonazione che nel canto gregoriano erano appannaggio dell’officiante. L’influenza del gregoriano torna a farsi sentire in tutte le parti del Credo improntate allo stile polifonico arcaico. Nell’impianto in nove movimenti c’è una cornice costituita da quattro parti corali divise in coppie, rispettivamente Credo e Patrem da un lato, quindi Confiteor e Et expecto dall’altro. Le componenti intermedie sono costituite da due episodi solistici a sei e a quattro voci, mentre il corpo centrale è sorretto da tre episodi corali di carattere più esplicitamente teologico: Et ìncarnatus est, Crucifixus, Et resurrexit.

III. Sanctus

È la parte più antica della Messa, anche se Bach lavora anche in questo caso modificando la versione del 1724: l’orchestra ha comunque un organico più ampio rispetto alle parti precedenti e la condotta musicale vive del forte contrasto tra il tono solenne dell’inizio, a sei voci, e lo sviluppo della fuga sulle parole Pleni sunt coeli, anche questa realizzata secondo una genuina prassi mottettistica.

IV. Hosanna, Benedictus, Agnus Dei e Dona nobis pacem

Le ultime parti della Messa in si minore sono state tutte elaborate con la tecnica della parodia. In alcuni casi è stato possibile rintracciare la versione originale: per l’ Hosanna ad esempio Bach ha utilizzato una Cantata oggi pervenutaci solo in forma frammentaria (e inclusa nel catalogo con la sigla Anh. 11), per l’ Agnus Dei un passo dell’ Oratorio Lobet Gott in seinen Reichen BWV 11, per il Dona un brano tratto dalla Cantata BWV 29, mentre l’ aria del tenore impiegata per il Benedictus non è conosciuta in altra forma. La varietà di soluzioni mostra anche in questo caso l’ origine non uniforme della partitura e la relativa indipendenza che questa mantiene rispetto alle possibilità di una concreta esecuzione al tempo in cui fu scritta.

… … …

Ottavio Dantone…

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Ottavio Dantone si è diplomato in organo e clavicembalo presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano e ha intrapreso giovanissimo la carriera concertistica, dedicandosi fin dall’inizio allo studio e al costante approfondimento della musica antica, segnalandosi presto all’attenzione del pubblico e della critica.

Nel 1985 ha ottenuto il premio di basso continuo al Concorso Internazionale di Parigi e nel 1986 è stato premiato al Concorso Internazionale di Bruges (due dei concorsi di clavicembalo più importanti del mondo), primo italiano ad aver ottenuto tali riconoscimenti a livello internazionale in ambito clavicembalistico.

Alla fine degli anni ottanta l’incontro con l’ Accademia Bizantina, che ha dato inizio ad una intensa collaborazione, in un primo tempo nel ruolo di continuista e solista. Nel 1996 gli viene affidata la direzione del gruppo, che nel giro di pochi anni si afferma come uno degli ensemble di musica barocca con strumenti antichi più noti e accreditati a livello internazionale.

Seguono quindi moltissime registrazioni discografiche sia come solista che nelle vesti di direttore, per le più prestigiose etichette quali Decca, Deutche Grammophon, Harmonia Mundi, Naïve. Intense anche le sue collaborazioni con artisti di fama mondiale, sia in ambito concertistico che discografico; per citarne alcuni ricordiamo Claudio Abbado,Viktoria Mullova e Andreas Scholl.

Nel 1999, la prima esecuzione in tempi moderni del “Giulio Sabino” di Giuseppe Sarti al Teatro Alighieri di Ravenna ha segnato il suo debutto operistico. Da allora affianca alla sua abituale attività di solista e leader di gruppi da camera quella ormai intensa di direttore d’orchestra, estendendo il suo repertorio all’opera e al periodo classico e romantico e accostando al repertorio più conosciuto la riscoperta di titoli meno eseguiti o in prima esecuzione moderna.

La sua carriera lo ha successivamente portato ad esibirsi nei Festival e nei Teatri più importanti del mondo, come lo Staatsoper Berlin, il Teatro Real di Madrid, Glyndebourne e moltissimi altri.

Alla Scala debutta nel 1999 dirigendo Nina, o sia La pazza per amore al Piccolo Teatro di Milano, nel 2005 dirige la prima di Rinaldo (opera) con Daniela Barcellona al Teatro degli Arcimboldi, nel 2007 Così fan tutte con Nino Machaidze, nel 2009 Il viaggio a Reims con Patrizia Ciofi, la Barcellona, Carmela Remigio, Nicola Ulivieri e Bruno Praticòtrasmesso da Rai 2 e nel 2013 un concerto con la Filarmonica della Scala.

Moltissime le registrazioni radiofoniche e televisive in Italia e all’estero, nonché quelle discografiche sia come solista che come direttore, per le quali ha ottenuto prestigiosi premi e riconoscimenti dalla critica internazionale. Ha inciso per le alcune delle più importanti case discografiche, fra cui Decca, Deutsche Grammophon, Naïve.

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Gundula Janowitz, Sopran; Hertha Töpper, Alt; Horst Laubenthal, Tenor; Hermann Prey, Bass – Johann Sebastian Bach “Hohe Messe in h-Moll”, Münchener Bach-Chor, Münchener Bach-Orchester – Conductor: Karl Richter):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Herbert Blomstedt & Gewandhausorchester Leipzig):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (E. Schwarzkopf, H. Rehfuss, M. Hoffgen, N. Gedda; Orchestra Wiener Symphoniker conducted by H. von Karajan):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Nikolaus Harnoncourt):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Cappella Amsterdam, Akademie fur Alte Musik Berlin; Conductor: Daniel Reuss; Johanette Zomer – soprano; Maarten Engeltjes – contre-tenor; Thomas Walker – tenor; Peter Harvey – basse):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Céline Scheen, soprano I; Yetzabel Arias, soprano II; Pascal Bertin, countertenor; Makoto Sakurada, tenor; Stephan MacLeod, bass – La Capella Reial de Catalunya – Le Concert des Nations – Conductor: Jordi Savall – Direction: Andy Sommer – Recorded at the Abbaye de Fontfroide, Narbonne, July 19, 2011):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (Joélle Harvey, soprano; Carolyn Sampson, soprano; Iestyn Davies, counter-tenor; Ed Lyon, tenor; Matthew Rose, bass – Choir of the English Concert, The English Concert – Harry Bicket, conductor _ Royal Albert Hall, 2 August 2012):

“Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra” by Johann Sebastian Bach (English Baroque Soloists & Monteverdi Choir, Conducted by John Eliot Gardiner):

 

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Written by mara

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