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Palazzo Jacometti Ciofi, Firenze: armonia, eleganza

Città d’ arte e di cultura per eccellenza, culla del Rinascimento, Patrimonio dell’ Umanità dell’ Unesco.

relais-santa-croce-firenze-Palazzo Jacometti - Copia

Nel cuore di Firenze, in via Ghibellina 87, si trova il Palazzo Jacometti Ciofi, o Baldinucci o Troubetzkoy. Interessante esempio di architettura privata tardo-barocca, il palazzo occupa l’ area dove vi erano prima molte delle case di proprietà dei Da Verrazzano, poi acquistate dalle famiglie Libri, Pazzi e dalle monache di Santa Elisabetta del Capitolo.

Agli inizi del XVIII secolo il marchese Giovanni Maria Baldinucci, tesoriere papale, acquistò quelle case e fece edificare il palazzo su progetto di Giovannozzo Giovannozzi. Le imponenti colonne di granito orientale che reggono il balcone e decorano l’ ingresso su via Ghibellina vennero appositamente inviate da Roma, collocate nel gennaio 1720 e ripetutamente segnalate dalla letteratura quali elementi qualificanti il prospetto.

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Nella seconda metà del Settecento la residenza fu affittata dal mecenate, collezionista e scienziato dilettante George Cowper, che vi prese alloggio dal 1772, raccogliendo negli ambienti sia una notevole collezione di dipinti e sculture sia una varia strumentazione per esperimenti di fisica, chimica e ottica, a formare un gabinetto scientifico che, per la qualità delle apparecchiature, fu visitato anche da Alessandro Volta. Successivamente la proprietà passò agli Spinelli (1798) e quindi, in rapida successione, ai Bacci (1827), ai Pagliari (1829), agli Osterfeld (1834), ai Gordon Coeswelt (che lo possedevano al tempo di Federico Fantozzi), ai Troubetzkoy e infine alla famiglia Jacometti-Ciofi dalla quale prende il nome.

L’ edificio venne restaurato e abbellito internamente nel 1839 su progetto dell’ architetto Francesco Leoni; un ulteriore significativo intervento è databile al 1870-1877 e venne dichiarato di interesse particolarmente importante, ai sensi della legge 1089 del 1939, nel settembre del 1940.

All’ interno alcune sale monumentali, recentemente restaurate, ospitano affreschi e mobilio d’ epoca, come la Sala della Musica, piccolo teatro privato.

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La letteratura riferisce della presenza sul fronte ora dello scudo con l’ arme dei Baldinucci (accompagnato dal motto: In Deo spes mea), ora della presenza dell’arme dei Troubetzkoy. È da supporre quindi che tali armi fossero dipinte sull’ elaborato scudo posto sul finestrone che guarda al terrazzino di coronamento del portone, visto che oggi questo si presenta con il campo vuoto, per quanto arricchito da due bei puttini seduti.

Così Federico Fantozzi, a ricordare l’ alterna fortuna critica riservata all’ edificio: “La sua facciata è regolare e grandiosa, ma non bella; ed il portone non ha altro merito che il valore delle due colonne di granito che lo adornano, e sostengono un terrazzino con balaustri di marmo“.

2palazzo_jacometti_ciofi,_balcone

Per quanto riguarda lo stato attuale della fabbrica valga la puntuale descrizione redatta da Francesca Carrara: “La facciata a tre piani, delimitata da paraste lisce e conclusa da cornicione a guscio, secondo modelli romani, è scandita da ampie ed eleganti finestre modanate; al piano terra il portone ha tre finestre inginocchiate a timpano curvilineo per lato. Al piano nobile la finestra centrale si affaccia sul balcone di marmo balaustrato, incorniciato da timpano curvilineo ornato un tempo da stemma, ricordato dal Settimanni come opera di Giuseppe Broccetti; le altre finestre hanno cornice semplice con sovrastante brachettone, come le sette finestre del terzo piano. Al di là del portale ornato dallo stemma ottocentesco dei Troubetzkoy si accede nell’atrio suddiviso da doppia serliana, dove si innesta lo scalone, a doppia rampa con pianerottoli voltati a crociera, nicchie e stucchi, riferibile all’epoca del Baldinucci. Al piano nobile, imperniato sul grandioso salone da ballo, uno dei più ampi di Firenze, con soffitto a botte sostenuto da un’ardita struttura lignea, la decorazione originaria è stata interamente sostituita nel corso dell’Ottocento; rimane unicamente la volta di una sala affrescata con la Vergine con angeli e figure“.

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Per quanto riguarda le più recenti vicende conservative si ricordano i danni seguiti all’ alluvione del 4 novembre 1966 e i successivi restauri, un incendio occorso nel 1973 anche questo seguito da un cantiere di ripristino che peraltro interessò il prospetto principale. Al 1991 si data il restauro dei prospetti prospicienti la corte interna e al 1996 quello dei prospetti secondari su via del Fico e via Giovanni da Verrazzano. A partire dal 2002 il complesso fu interessato da un ancor più impegnativo cantiere di restauro finalizzato ad accogliere nel palazzo attività ricettive.

Palazzo Ciofi Jacometti – Via Ghibellina, 87

Modalità di visita del palazzo: il sabato e il lunedì dalle ore 10.00 alle ore 12.30, previo avviso telefonico.

Visita durante le manifestazioni culturali: l’ immobile sarà inoltre visitabile dalle ore 8.30 alle ore 10.30 e dalle ore 14.00 alle ore 18.00, di tutti i giorni della manifestazione denominata “Settimana della Cultura”.

Fruibilità da parte di gruppi: l’ accesso all’ immobile dovrà avvenire, in ogni caso, secondo termini e modalità da garantire la conservazione del bene e in gruppi non superiori a dieci/massimo quindici persone per volta.

Informazioni telefoniche e prenotazioni: tel. 0552342230

Ambienti accessibili: sarà visitabile la parte monumentale dell’ immobile costituita dall’area ingresso principale, l’ingresso secondario, le scale principali, il disimpegno ingresso ascensore, il disimpegno ingresso secondario, il disimpegno reception, la reception, il salone principale con bassorilievi, le due sale ristorante, la sala buffet, la sala fumatori e l’ufficio direzione.

Registro Visite: sarà facoltà della proprietà predisporre un apposito registro per la raccolta dei nominativi dei visitatori.

In Palazzo Jacometti Ciofi tutto parla di bellezza, armonia ed eleganza e qui è ospitato un tempio del gusto e del buon bere, uno dei ristoranti più prestigiosi d’ Italia e d’ Europa, premiato spesso nel settore dell’ alta ristorazione:il Ristorante Enoteca Pinchiorri (http://enotecapinchiorri.it/). I proprietari sono Giorgio Pinchiorri e sua moglie, di origine francese, Annie Feolde (a prima donna a conquistare tre stelle Michelin in Italia). Gli chef, oltre alla Feolde stessa, sono Italo Bassi e Riccardo Monco.

Relais Santa Croce - Pinchiorri

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Il trait d´union fra le culture italiana e francese, in trentacinque anni di lavoro, ha creato qualcosa di unico, che oggi rappresenta sulla scena internazionale il primato italiano nel gusto e nella tavola.

Ubicato nello stesso splendido palazzo settecentesco trova sede un hotel di lusso: il Relais Santa Croce Firenze, Ospitalità di Lusso e Charme in un Albergo a 5 Stelle. E’ il connubio perfetto tra lusso, raffinatezza, gusto e moderni comfort. Dopo un accurato e meticoloso restauro, il Palazzo Ciofi-Jacometti è stato riportato agli antichi splendori, recuperando i preziosi materiali, i mobili d’ epoca, le pregiate stoffe, gli affreschi e gli stucchi, nel rispetto delle caratteristiche architettoniche di questa dimora patrizia.

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All’ Hotel Relais Santa Croce si può respirare un’ atmosfera in cui si fondono in maniera armonica storia, arte, charme, tradizione e modernità.

 

Associazione Ma.Ni. mette a disposizione la propria professionalità per la richiesta di informazioni e prenotazioni in questo albergo.

 

Written by mara

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