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Per OSI al LAC Markus Poschner Francesco Piemontesi 11 Aprile 2019

“[…] Francesco Piemontesi abbina una tecnica strabiliante e un’attitudine intellettuale che pochi possono vantare […]”, The Spectator

OSI al LAC, Stagione 2018 – 2019

 

Accompagnato dall’ Orchestra della Svizzera Italiana il brillante pianista Francesco Piemontesi, qui nella doppia veste di solista e direttore, per un programma interamente dedicato a Beethoven e ai concerti per pianoforte:

 

Ludwig van Beethoven, Quintetto per pianoforte, oboe, clarinetto, fagotto e corno in mi bemolle maggiore

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 in mi bemolle maggiore Imperatore

 

QUANDO

Giovedì 11 Aprile 2019, ore 20.30

 

DOVE: LAC – Sala Teatro
Piazza Bernardino Luini, 6
6900 LUGANO (CH)

 

INTERPRETI:

Francesco Piemontesi, Pianoforte

Orchestra della Svizzera Italiana

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

1° categoria Prezzo normale al costo di CHF 81,90; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 71,80

2° categoria Prezzo normale al costo di CHF 61,60; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 51,40

3° categoria Prezzo normale al costo di CHF 46,30; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 36,10

4° categoria Prezzo normale al costo di CHF 31,00; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 20,80

 

Al LAC di Lugano: Francesco Piemontesi, pianoforte

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Francesco Piemontesi…

Francesco Piemontesi, Photo: Marco Borggreve

Nato a Locarno nel 1983, Francesco Piemontesi comincia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni. Dopo studi con Nora Doallo, si trasferisce ad Hannover, dove prosegue la sua formazione alla Hochschule für Musik und Theater con Arie Vardi, ricevendo nel contempo preziosi consigli da parte di Alexis Weissenberg, Alfred Brendel, Mitsuko Uchida e Cécile Ousset.

Francesco ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti tra cui al Reine Elisabeth di Bruxelles, così come il Borletti-Buitoni Fellowship, assegnatoli nel febbraio 2009 dalla BBTrust di Londra. Francesco Piemontesi è stato nominato “New Generation Artist” dalla BBC di Londra per il triennio 2009-2011. A questo riconoscimento sono legati diversi recital (tra l’altro alla Wigmore Hall di Londra e al Bridgewater Hall di Manchester), concerti con le orchestre della BBC e la partecipazioni a festival prestigiosi.

Ha tenuto concerti in Europa, Stati Uniti ed in Asia, partecipando al Progetto Martha Argerich, ai Festival di Ludwigsburg, della Rheingau, della Ruhr e della Roque d’Anthéron. Si è esibito inoltre alla Filarmonia di Berlino, al Carnegie Hall di New York, al Musikverein di Vienna, alla Tonhalle di Zurigo ed alla Filarmonia di Monaco di Baviera.

Come solista ha collaborato con l’Israel Philharmonic Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Praga, la Deutsche Radiophilharmonie, l’Orchestra Nazionale Belga, la Royal Flemish Philharmonic, con i Tonkünstler di Vienna, i London Mozart Players, il Musikkollegium di Winterthur e con le orchestre da camera di Zurigo e di Losanna, producendosi con direttori quali Lawrence Foster, Mikhail Pletnev, Dimitrij Kitajenko, Christoph Poppen e Bruno Weil. Oltre a ciò, svolge pure un’intensa attività cameristica accanto a musicisti quali Yuri Bashmet, Heinrich Schiff, Maria Kliegel, Anne Queffélec ed il quartetto Ebène.

Prossimi i suoi debutti con la London Philharmonic Orchestra, BBC National Orchestra of Wales, la Liverpool Philharmonic, Orchestre National de Lille, Scottish Chamber Orchestra e una tournée con Zubin Mehta e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Suonerà inoltre in recital alla Wigmore Hall di Londra, al Concertgebouw di Amsterdam, al Festival di Lucerna, al Rudolfinum di Praga, a Milano e a Firenze e sarà “Artist in Residence” al Festival di Heidelberg per l’edizione 2011.

Francesco ha inciso per EMI Classics.

Sito ufficiale: http://francescopiemontesi.com

 

“65 video su Francesco Piemontesi:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

«Un Concerto per pianoforte che però non spaccio per uno dei miei migliori, come è il caso di un altro [il Concerto in do maggiore] che sarà pubblicato qui da Mollo (per informazione dei critici di Lipsia): infatti i migliori [il Concerto in do minore] me li tengo ancora per me, per il prossimo viaggio che farò, ma non dovrebbe lo stesso vergognarsi di pubblicarlo», L. van Beethoven all’ editore Hoffmeister di Lipsia

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do Minore di Ludwig van Beethoven è stato composto nel 1800, ma fu probabilmente abbozzato già nel 1797 infatti tre abbozzi di questo Concerto sono presenti nella raccolta Kafka del British Museum; due di essi si riferiscono al primo tempo; il terzo, destinato originariamente al Rondò è rimasto inutilizzato.

Il manoscritto originale, conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino, porta la data: Concerto 1800, da L. van Beethoven. Il che vuol dire che nel 1800 la musica doveva esistere già per lo meno nei suoi elementi essenziali, anche se non compiutamente elaborata. I rimaneggiamenti però si protrassero fino al 1802 e non è da escludere che altre modifiche e aggiunte siano state introdotte posteriormente fino al momento della consegna all’editore per la stampa.

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro

La prima assoluta fu al Theater an der Wien il 5 aprile del 1803, con Beethoven stesso al pianoforte e sotto la direzione di Ignaz von Seyfried. L’anno successivo fu eseguito con Beethoven sul podio e Ferdinand Ries come solista.

Il terzo è l’ unico concerto a far uso della tonalità minore e rappresenta l’affermarsi, in tutta evidenza, della concezione sinfonica di Beethoven del concerto solistico; due entità sono adesso protagoniste, il pianoforte “e” l’orchestra, non più il pianoforte “accompagnato” dall’orchestra, come nel modello mozartiano.

 

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Piano: Vladimir Ashkenazy – Director: Sir George Solti – Orquesta: Chicago Symphony Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Denis Matsuev – Maggio Musicale Fiorentino orchestra & Zubin Mehta):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Pollini / Böhm):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Mitsuko Uchida – The Bavarian Radio Symphony Orchestra & Mariss Jansons):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Piano: Alfred Brendel – Conductor: Claudio Abbado & Lucerne Festival Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli (piano) – Carlo Maria Giulini (conductor) – Vienna Symphony Orchestra):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis – Recorded in 2008):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Kempff – Bernstein – NYP (Live 1966)):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Annie Fischer – Bayerisches Staatsorchester – Ferenc Fricsay – Studio recording, 1950s):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Artur Schnabel – Philharmonia Orchestra – Issay Dobrowen – Studio recording, 30 & 31.V.1947):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (A. Rubinstein, October 29, 1944 – A. Toscanini):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau, piano – Prague Symphony Orchestra (conducted by Zdeněk Košler) – Live recording at the Smetana Hall in the Municipal House in Prague (May 20, 1967)):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Do minore op. 37” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il primo movimento si apre con un tema in do minore (ripetuto subito dai legni in sol maggiore) che in diverse tonalità maggiori o minori si ripresenta per tutto il primo tempo. A questo tema se ne affianca un altro, meno incisivo del precedente e più cantabile.

Il tema inizialmente è proposto dal clarinetto, poi viene ripetuto ad alternanza prima dal pianoforte e poi dagli archi accompagnati dai legni. Dopo la proposta dei temi principali da parte dell’intera orchestra, con una serie di scale in do minore melodica entra il pianoforte.

Il pianoforte si afferma con l’autorità di un protagonista; poi proseguirà in opposizione o in concomitanza con la massa strumentale, intensificando ed ampliando la forma tradizionale.

Il secondo movimento è un largo in mi maggiore. Il pianoforte espone il tema principale cui un altro fa seguito suonato dall’intera orchestra. Successivamente esporrà un motivo ricco di arpeggi e scale di terze accompagnato da un’orchestra quasi silenziosa. I due temi iniziali vengono ripetuti con alcune variazioni verso la conclusione del brano. Il movimento si conclude con arpeggi in mi maggiore eseguiti prima dal pianoforte e poi dall’orchestra e con un solenne accordo di tonica dell’orchestra.

Il terzo movimento è un allegro, grazioso, quasi spiritoso; ha, come di consueto, un carattere più leggero. Il pianoforte espone il tema principale in do minore poi ripetuto dall’orchestra e da se stesso, con dovute modifiche, in mi bemolle maggiore, intervallandone le esecuzioni con piccolissime cadenze.

A metà Beethoven inserisce un tema in cui prevale l’uso dei clarinetti, mentre il piano, eccezion fatta per alcuni punti, tace o trilla sul mi bemolle.

Dopo l’ultima delle tre cadenze (usate come intervallo tra i pezzi del movimento), viene eseguita la parte finale. I violini propongono un tema che poi sarà il pianoforte a concludere.

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“Meraviglioso quadro sonoro… originale, frappant, anche se spesso percorso da tratti bizzarri e barocchi che solo la profonda, eccentrica personalità del geniale Beethoven poteva produrre“, 1822, Zeitung für Theater und Musik

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Ludwig van Beethoven fu composto tra il 1809 e il 1810, a Vienna naturalmente, tra drammatici avvenimenti esterni. Infatti, dal 10 maggio l’esercito di Napoleone aveva assediato e cannoneggiato la città e poi l’aveva occupata fino alla fine di luglio. Inoltre il 31 maggio era morto Haydn. Durante i bombardamenti Beethoven s’era rifugiato in casa altrui, chi dice da suo fratello Carl, chi presso un amico, il poeta Ignaz Franz Castelli. Per mesi Beethoven non compose nulla dopo aver concluso, il 4 maggio, il primo tempo della Sonata op. 81a (detta “Gli Addii”, per la partenza da Vienna dell’ arciduca Rodolfo): lo dice egli stesso, in una lettera allarmata agli editori Breitkopf e Härtel scritta il 26 luglio («Intorno a me è tutto un tumulto caotico, nulla altro che tamburi, cannoni e umane sventure di ogni tipo»). Trascorse poi agosto e settembre a Baden e a ottobre tornò a Vienna, nell’appartamento della Walfischgasse. Nel disordine di quei mesi abbozzò e stese il Quinto Concerto (ma non sappiamo di preciso quando), che tuttavia risente poco o nulla di condizioni tanto sfavorevoli. O meglio, al carattere di fanfara e al passo marziale di alcuni temi del primo movimento non saranno estranei i suoni guerreschi di quelle pericolose settimane.

È detto “L’Imperatore”, nome assegnatogli dal pianista ed editore Johann Baptist Cramer poco tempo dopo la sua composizione e non inerente a Napoleone Bonaparte cui si riferisce invece la Terza Sinfonia del 1804 detta “Eroica”.

E’ il più monumentale e imponente dei concerti beethoveniani e riassume i caratteri più conosciuti dello spirito beethoveniano, le impronte del cosiddetto “secondo stile”, che troviamo anche nella Terza Sinfonia, nell’ immortale Quinta o nella Sonata per pianoforte op. 57 “Appassionata”.

Il concerto fu dedicato come il precedente dell’op. 58 all’arciduca Rodolfo Giovanni d’Asburgo-Lorena (a lui Beethoven dedicò in tutto otto composizioni fra cui la Messa solenne).

Fu presentato la prima volta il 28 novembre 1811 a Lipsia nella settima serata della stagione al Gewandhaus, pianista Friedrich Schneider, direttore J. Ph. Christian Schulz; nello stesso 1811, e poi ancora negli anni successivi, il Concerto fu eseguito al pianoforte da Carl Czerny, e poi da solisti oggi meno noti, sempre suscitando una forte impressione per la grandiosità e l’originalità della sua forma. «Il numeroso pubblico era in uno stato di tale eccitazione da contentarsi a stento delle consuete manifestazioni di gratitudine e di gioia (Erkenntlichkeit and Freude)», riferisce una cronaca sulla “Allgemeine musikalische Zeitung”. Nulla di simile accadde alla prima esecuzione a Vienna, con Karl Czerny al pianoforte, il 12 febbraio 1812. «Un nuovo Concerto per pianoforte di Beethoven ha fatto fiasco (fiel durch)», scrisse il giorno dopo in una sua lettera il poeta Theodor Körner. Il pubblico dimostrò una certa freddezza nei confronti del capolavoro beethoveniano, anche in considerazione della durata dell’esecuzione (circa 40 minuti).

 

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy, the London Philharmonic Orchestra, conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli, New York Philharmonic Orchestra, William Steinberg – Live recording, New York, 6 & 10.I.1966):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Zimerman, Bernstein, Wiener Philharmoniker):

Il concerto è in mi bemolle maggiore ed è suddiviso in 3 movimenti:

  • Allegro
  • Adagio un poco mosso (in si maggiore)
  • Rondò: Allegro

L’ Allegro apre con una cadenza che presenta carattere virtuosistico, a cui segue l’esposizione dei temi da parte di un Tutti orchestrale. Il primo tema è pomposo e gioioso e si differenzia nettamente dal secondo tema, interiore ed essenziale nella scrittura, che viene esposto prima dall’ orchestra, più tardi dal pianoforte solo in si minore e nella ripresa in do diesis minore. Da sottolineare la frequente ricerca da parte di Beethoven di un approfondimento e reinterpretazione delle forme, che fin dalla giovinezza era uso modificare (come dimostrano alcune sonate giovanili e quelle che fanno parte del cosiddetto terzo periodo compositivo di Beethoven).

L’ Adagio un poco mosso presenta un tema dalla cantabilità estrema unita alla dolcezza sublime, tipica dei suoi tempi lenti centrali. È ricco di trilli, abbellimento utilizzato per rendere l’effetto del prolungamento altrimenti scadente nei pianoforti dell’epoca, alquanto poveri di sonorità. Anche in questo frangente il pianoforte non è mero strumento solista, ma appare splendidamente fuso con l’orchestra, che inizialmente accompagna il tema eseguito dal pianoforte e da ultimo lo espone da protagonista, accompagnato dal pianoforte nel registro acuto dello strumento. Beethoven prefigura quindi le caratteristiche del concerto romantico; il minore protagonismo del pianoforte rispetto al “tutti” orchestrale pone il solista al pari dell’ orchestra, collabora e dialoga con essa anticipando o ne raccogliendone le invenzioni.

«Non si fa nessuna cadenza, ma s’attacca subito il seguente» scrive Beethoven

Anche il passaggio al terzo movimento avviene in modo originale: solista e orchestra smorzano progressivamente il suono, fino al silenzio. Ascoltando con attenzione si avverte una pausa, con i corni che scendono di un semitono (per la precisione, dal si al si bemolle). Con questa modulazione avviene il collegamento col Rondò finale di carattere scintillante e gioioso. La zona centrale diventa una continua proposizione del tema da parte del pianoforte, con accenti particolarmente delicati, a cui segue sempre la risposta imperiosa dell’orchestra. Dopo una sorta di ripresa il dialogo tra pianoforte e orchestra diventa più stretto fino all’arrivo della breve cadenza finale, a cui segue un’altrettanto stringata coda dell’orchestra a chiudere con effetto trascinante il concerto.

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Written by mara

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