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Per OSI al LAC Markus Poschner Francesco Piemontesi 14 Febbraio 2019

“[…] Francesco Piemontesi abbina una tecnica strabiliante e un’attitudine intellettuale che pochi possono vantare […]”, The Spectator

OSI al LAC, Stagione 2018 – 2019

 

Accompagnato dall’ Orchestra della Svizzera Italiana e diretto dal M° Markus Poschner il brillante pianista Francesco Piemontesi per un programma interamente dedicato a Beethoven e ai concerti per pianoforte:

 

Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in sol maggiore

 

QUANDO

Giovedì 14 Febbraio 2019, ore 20.30

 

DOVE: LAC – Sala Teatro
Piazza Bernardino Luini, 6
6900 LUGANO (CH)

 

INTERPRETI:

Markus Poschner, Direttore

Francesco Piemontesi, Pianoforte

Orchestra della Svizzera Italiana

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

1° categoria Prezzo normale al costo di CHF 81,90; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 71,80

2° categoria Prezzo normale al costo di CHF 61,60; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 51,40

3° categoria Prezzo normale al costo di CHF 46,30; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 36,10

4° categoria Prezzo normale al costo di CHF 31,00; Ridotto AVS/AI al costo di CHF 20,80

 

Al LAC di Lugano: Markus Poschner direttore, Francesco Piemontesi pianoforte

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Markus Poschner…

Poschner-Markus-1

Markus Poschner nasce nel 1971 a Monaco di Baviera, dove intraprende gli studi; è assistente di direttori quali Sir Roger Norrington e Sir Colin Davis.

Nel 2000 è direttore principale della Georgisches Kammerorchester Ingolstadt. Insignito del Deutscher Dirigentenpreis nel 2004, viene chiamato alla Komische Oper Berlin.

Dal 2007 è Generalmusikdirektor a Brema: l’Università lo nomina nel 2010 professore onorario della facoltà di musicologia.

È ospite delle più rinomate formazioni, quali: Sächsische Staatskapelle Dresden, Münchner Philharmoniker, Wiener Symphoniker, Bamberger Symphoniker, Rundfunk-Sinfonieorchester Berlin, Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, WDR Sinfonieorchester Köln, Orchestra Sinfonica Nazionale Danese, Konzerthausorchester Berlin, Orchestre Sinfoniche della NHK e del Metropolitan di Tokyo, e teatri: Staatsoper Berlin, Opernhaus Zürich, Oper Frankfurt, Hamburgische Staatsoper e Oper Köln.

Dal 2011 al 2014 è primo direttore ospite dei Dresdner Philharmoniker, con i quali realizza un eccezionale ciclo di concerti dedicato a Beethoven.

Dal 2002 riveste il ruolo di primo direttore ospite della Deutsches Kammerorchester Berlin. Nominato a Linz successore di Dennis Russell Davies a partire dal 2017/2018 nel ruolo di direttore dell’opera al Landestheater e di direttore principale della Bruckner Orchester Linz, dal 2015-2016 Markus Poschner affianca l’Orchestra della Svizzera italiana nel ruolo di direttore principale.

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Francesco Piemontesi…

Francesco Piemontesi, Photo: Marco Borggreve

Nato a Locarno nel 1983, Francesco Piemontesi comincia a suonare il pianoforte all’età di quattro anni. Dopo studi con Nora Doallo, si trasferisce ad Hannover, dove prosegue la sua formazione alla Hochschule für Musik und Theater con Arie Vardi, ricevendo nel contempo preziosi consigli da parte di Alexis Weissenberg, Alfred Brendel, Mitsuko Uchida e Cécile Ousset.

Francesco ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti tra cui al Reine Elisabeth di Bruxelles, così come il Borletti-Buitoni Fellowship, assegnatoli nel febbraio 2009 dalla BBTrust di Londra. Francesco Piemontesi è stato nominato “New Generation Artist” dalla BBC di Londra per il triennio 2009-2011. A questo riconoscimento sono legati diversi recital (tra l’altro alla Wigmore Hall di Londra e al Bridgewater Hall di Manchester), concerti con le orchestre della BBC e la partecipazioni a festival prestigiosi.

Ha tenuto concerti in Europa, Stati Uniti ed in Asia, partecipando al Progetto Martha Argerich, ai Festival di Ludwigsburg, della Rheingau, della Ruhr e della Roque d’Anthéron. Si è esibito inoltre alla Filarmonia di Berlino, al Carnegie Hall di New York, al Musikverein di Vienna, alla Tonhalle di Zurigo ed alla Filarmonia di Monaco di Baviera.

Come solista ha collaborato con l’Israel Philharmonic Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Praga, la Deutsche Radiophilharmonie, l’Orchestra Nazionale Belga, la Royal Flemish Philharmonic, con i Tonkünstler di Vienna, i London Mozart Players, il Musikkollegium di Winterthur e con le orchestre da camera di Zurigo e di Losanna, producendosi con direttori quali Lawrence Foster, Mikhail Pletnev, Dimitrij Kitajenko, Christoph Poppen e Bruno Weil. Oltre a ciò, svolge pure un’intensa attività cameristica accanto a musicisti quali Yuri Bashmet, Heinrich Schiff, Maria Kliegel, Anne Queffélec ed il quartetto Ebène.

Prossimi i suoi debutti con la London Philharmonic Orchestra, BBC National Orchestra of Wales, la Liverpool Philharmonic, Orchestre National de Lille, Scottish Chamber Orchestra e una tournée con Zubin Mehta e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Suonerà inoltre in recital alla Wigmore Hall di Londra, al Concertgebouw di Amsterdam, al Festival di Lucerna, al Rudolfinum di Praga, a Milano e a Firenze e sarà “Artist in Residence” al Festival di Heidelberg per l’edizione 2011.

Francesco ha inciso per EMI Classics.

Sito ufficiale: http://francescopiemontesi.com

 

“65 video su Francesco Piemontesi:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Ludwig van Beethoven venne composto principalmente tra il 1796 e il 1798 e pubblicato soltanto nel marzo del 1801 dall’editore viennese Mollo. Fu in quell’occasione che ricevette il suo numero d’opera, cioè l’op. 15, così come il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore ebbe il numero d’opera 19, sequenze che però in realtà invertivano il reale ordine cronologico di composizione. Era stato infatti scritto per primo il Concerto in si bemolle in una versione risalente già al 1794-95, e tale stesura era stata in parte abbozzata da circa un decennio, sin dal 1785; in questa versione il Concerto in si bemolle fu eseguito il 29 marzo 1795 e replicato in un’accademia di Haydn il 18 dicembre dello stesso anno, ma poi andò perduto. Solo successivamente fu composto il Concerto in do maggiore, dai primi abbozzi del 1795 sino alla stesura completa, quella del 1798. Il Concerto in si bemolle fu quindi riproposto in una seconda versione, quella «ufficiale» giunta fino a noi e messa alle stampe da Hoffmeister & Kühnel a Lipsia nel 1801.

Beethoven dedicò il concerto ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta ‘Babette’, a cui aveva da poco fatto dono anche della Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 7, composta nel 1797.

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Per quanto non lo si possa affermare con certezza, è però molto probabile che Beethoven nel suo soggiorno a Praga del 1798 abbia eseguito per la prima volta, oltre al Concerto in si bemolle maggiore nella sua seconda redazione, anche questo in do maggiore, i cui abbozzi, del 1795-96, sono di poco posteriori a quelli della prima redazione dell’altro. Che il Concerto in do maggiore, pubblicato per primo sia tuttavia stato compiuto dopo quello in si bemolle risulta, come si è già visto, da una lettera di Beethoven alla casa editrice Breitkopf e Härtel. 

Nonostante la numerazione, fu in realtà il terzo concerto scritto da Beethoven: sono antecedenti un mai pubblicato concerto in Mi bemolle maggiore, composto all’ età di quattordici anni, e il secondo concerto per pianoforte e orchestra, scritto diversi anni prima ma pubblicato solo successivamente.

Il primo concerto fu anche eseguito durante il debutto viennese di Beethoven del 2 aprile 1800 al Burgtheater.

 

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Rudolf Serkin, piano – Bavarian Radio Symphony Orchestra – Rafael Kubelik, cond., rec. 1977):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor, Rec.: 1968, Cleveland):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Radu Lupu, 1979 – Zubin Mehta, Israel Phil):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian ZIMERMAN & WIENER PHILHARMONIKER):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano – Wiener Philharmoniker – Leonard Bernstein, conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Sviatoslav Richter – Boston Symphony Orchestra & Charles Munch – Studio recording, Boston, 2-3.XI.1960):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini – Wiener Philharmoniker – Conductor Eugen Jochum, Recording in Wien, Musikverein, Grosser Saal, 11/1982):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – London Symphony Orchestra & Georg Solti):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein, pianist and conductor with the Vienna Philharmonic):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis, Recorded: 2008):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Nei concerti di Beethoven ritroviamo l’abitudine – tipicamente mozartiana – di enunciare il materiale tematico in modo incompleto nell’ Esposizione orchestrale, oltre alla scelta di inserire una netta cesura prima dell’ entrata del solista (Riesposizione) presentando poi segmenti motivici anche del tutto nuovi; ha tratti ancora mozartiani il fatto di far emergere nella Ripresa elementi ricavati sia dall’ Esposizione orchestrale che dalla Riesposizione solistica.

Il concerto è strutturato in tre movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro scherzando

Nell’ Allegro con brio i due temi passano al solista dopo un’ampia presentazione dell’orchestra. Tra esposizione, sviluppo e ripresa, l’ Allegro rimane il movimento più lungo e strutturalmente più corposo del Concerto; la cadenza finale è ampia ed importante all’interno del movimento, tant’è che Beethoven ne scrisse ben tre tra il 1807 ed il 1809 forse dedicate all’arciduca Rodolfo d’Austria.

Per questo movimento Beethoven ci ha lasciato due cadenze complete (posteriori però di diversi anni: 1807-1809) non dissimili nel contenuto ma assai diverse per dimensioni: agile e snella l’una, smisurata l’altra e forse ingombrante in relazione alle dimensioni del concerto.

Il Largo centrale è nella tonalità di la bemolle maggiore. Il tema è ben giocato tra gli strumenti ed il solista; l’orchestra sostiene ed accompagna questo dialogo, questo scambio di piccole frasi.

Conclude il Concerto un Rondò seguito da un Allegro scherzando. Il Rondò è una forma che all’epoca attirava la fantasia creativa di Beethoven, tant’è che lo troviamo anche nell’op. 19 e nell’op. 37, si ipotizza che nel Concerto in do il Rondò possa essere stato aggiunto successivamente a sostituzione di un altro movimento ora perduto. Colpisce la forte caratterizzazione del tema nell’andatura briosa che dà modo al pianista di fare sfoggio della sua abilità virtuosistica.

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Benché pubblicato da Hoffmeister di Lipsia alla fine del 1801 e quindi dopo il Concerto in do maggiore il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Ludwig van Beethoven fu scritto qualche anno prima, tra il 1795 e il 1798.

Il manoscritto originale (non completo nella parte del pianoforte) è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Gli abbozzi si trovano in un quaderno del 1798 descritto dal Nottebohm, contenente fra l’altro anche quelli del Quartetto in re maggiore op. 18 n. 3, della canzone Der Kuss, dell’ Opferlied (seconda redazione), del Rondò per pianoforte in sol maggiore op. 51 n. 2.

Considerato il n. 1 come anno d’età dei concerti scritti da Beethoven per pianoforte, entra di prepotenza tra i migliori componimenti per tale strumento. 

La prima esecuzione in pubblico avvenne il 29 marzo del 1795 al Burgtheater di Vienna ed ebbe Antonio Salieri come direttore d’orchestra e Ludwig van Beethoven come pianista.

Il concerto venne successivamente rielaborato e riproposto a Praga nel 1798 per poi subire un’altra correzione nel 1801 ed è quella definitivamente giunta a noi.

 

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia with Neville Marriner conducting the Academy of St. Martin in the Fields):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy with the London Philharmonic Orchestra conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis; Recorded: 2008):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Wiener Philarmoniker – Hans Schmidt – Isserstedt; rec. 1959):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – Bernard Haitink Conducts the Royal Concertgebouw Orchestra):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (From the Klavierfestival Ruhr in the Jahrhunderthalle Bochum: Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Adagio
  3. Rondò: Molto allegro

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 19 si apre con un vivace Allegro con brio. Si nota un fitto lavoro di intaglio e di recupero del materiale secondo lo stile di Haydn o di Mozart. Alcuni elementi sono ancora di retaggio «galante». Colpisce il taglio del Concerto, pensato per il pubblico, con soluzioni brillanti e di sicuro effetto affidate all’orchestra e largo spazio per il virtuosismo dell’esecutore, mai comunque fine a se stesso.

Dal punto di vista del ruolo del solista la figura del pianoforte non è mai preponderante rispetto all’orchestra: non esiste un vero e proprio primo tema pianistico; anche il secondo gruppo tematico è affidato prima all’orchestra e solo in seconda battuta alla voce del solista.

Il secondo movimento è un Adagio. La voglia di far cantare il pianoforte emerge nel secondo movimento, dove si fa largo un tema lineare e rassicurante ma al centro della scena non c’è solo il pianoforte, perché l’orchestra assume un ruolo dialogante, capace di dare spessore emotivo alle riflessioni del solista: nell’ apparizione del flauto che chiude il movimento si avvertono già i toni bucolici della Sinfonia Pastorale.

La fisionomia del tema principale, in mi bemolle maggiore, è svelata solo poco per volta prendendo forma progressivamente. Il tema, intonato sottovoce da archi e fagotti, non viene esposto nella sua interezza. Beethoven aspetta il pianoforte per riavviare il tema e questa volta esporlo in tutta la sua interezza.

L’ultimo movimento è un Rondò in tempo Allegro molto. Già all’inizio il tema principale, esposto dal pianoforte, rivela la sua natura imprevedibile e un po’ umoristica; l’orchestra risponde subito con lo stesso spirito. Il primo dei due episodi solistici consiste in un breve motivo rimbalzante e ritmico che trascina anche l’orchestra in uno scambio di dialoghi serrato. Dopo il ciclico ritorno del tema principale del rondò, il secondo episodio solistico ancora una volta porta una ventata di estro e freschezza: in modo minore, appare come un misterioso canto tzigano che attrae e conquista.

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«il più ammirevole, il più singolare, il più artistico e difficile di tutti quelli che Beethoven ha scritto», in un articolo della Allgemeine Musikalische Zeitung del maggio 1809

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1805 e il 1806, e pubblicato nel 1808 con la dedica all’ arciduca Rodolfo d’Austria, fu eseguito per la prima volta nel marzo del 1807 presso il palazzo del principe Lobkowitz con lo stesso Beethoven al pianoforte; l’ esecuzione pubblica vera e propria, sempre con l’autore al pianoforte, ebbe luogo il 22 dicembre 1808 al Teatro an der Wien; oltre al Concerto pianistico, il programma presentava infatti la Quinta e la Sesta Sinfonia, la Fantasia op. 80 e alcuni brani della Messa in do maggiore op. 86. Il Concerto in sol maggiore appartiene dunque al periodo centrale della produzione di Beethoven, tra l’Eroica e la Quinta Sinfonia, le Sonate Waldstein e Appassionata, i Quartetti Rasumowsky e la prima versione del Fidelio.

Non si sa dove si trovi il manoscritto originale. La società degli Amici della Musica di Vienna ne possiede una copia riveduta.

 

Claudio Arrau e Leonard Bernstein con la Bavarian Broadcast Symphony Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Munich, Germany, 17/10/1976):

Daniel Barenboim con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (2010):

Arthur Rubinstein e Antal Dorati con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Dino Ciani e Claudio Abbado con l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Milano, Teatro alla Scala, live 12.6.1969):

«Questa poco conosciuta composizione, è in realtà una delle più originali e, in particolare nei due primi movimenti, delle più eccellenti e ricche di spirito di questo Maestro», Rochlitz

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro moderato
  2. Andante con moto
  3. Rondò: Vivace

Questo concerto spicca fra gli altri beethoveniani per una caratteristica particolare: l’ inizio del I movimento affidato al pianoforte solo. Si tratta della prima volta, nella storia di questo genere, in cui l’incipit, con l’enunciazione del I tema, non è affidato all’orchestra. Questa oltre ad essere una novità all’interno dell’opera del compositore di Bonn è anche l’ultima grande innovazione apportata al genere in epoca classica.

Il primo movimento, in tempo Allegro moderato, si apre con un breve motivo ad accordi ribattuti esposto dal pianoforte solo e sviluppato dall’orchestra. Qui Beethoven combina lo schema della doppia esposizione (prima da parte dell’orchestra, poi da questa assieme al solista) con una nuova visione dei rapporti fra solista e orchestra. Beethoven lascia che sia l’orchestra ad esaurire la prima esposizione tematica; successivamente è il solista a sviluppare il secondo tema introdotto questa volta dall’orchestra. La cadenza interamente scritta da Beethoven stesso (che ne compose pure una seconda) è strettamente imparentata col mondo altero dell’ Appassionata.

Tipico  ed unico nel suo genere è il secondo movimento, il breve Andante con moto costituente il secondo tempo, collegato senza interruzione al Finale: una di quelle pagine in cui l’intensità dell’espressione compensa la brevità, “un «contrasto di principi» che raggiunge il massimo dell’efficienza drammatica e della commozione lirica, concludendosi con l’umiliazione del primo (il superbo, espresso dall’orchestra) di fronte all’altro che si innalza ed espande sempre più, implorante nel pianoforte: Orfeo che vince le forze oscure del mondo infero“, dice Rielzer, il mito di Orfeo che soggioga le forze dell’ Ade con la bellezza del suo canto.

Nella vivacità del terzo movimento, Rondò, che si innesta all’ultima nota dell’ Andante con un senso di «liberazione nella leggerezza», si celebra una nuova armonia tra pianoforte e orchestra, con gli strumenti impiegati solisticamente in dialogo fra loro. L’individualità dello strumento solista si affianca ora a quella della compagine orchestrale nell’espressione di uno stesso stato d’animo, ove il conflitto di sentimenti del secondo tempo è dimenticato.

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Written by mara

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