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Per Settimane Musicali Meranesi Iván Fischer Miah Persson 29 Agosto

«Credo che mi sarà dato di scrivere una sinfonia esemplare: così probabilmente lotterò fino all’ultimo respiro per raggiungere la perfezione senza mai riuscirvi.», Petr Il’ič Čajkovskij

Settimane Musicali Meranesi 2019

 

Alle Settimane Musicali Meranesi la Budapest Festival Orchestra, eletta fra i dieci migliori complessi sinfonici del mondo, diretta dal suo storico direttore Iván Fischer.

 

Richard Wagner, Preludio “Meistersinger”

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Hector Berlioz, Les nuits d’été

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Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sinfonia n° 6 “Pathetique”

 

QUANDO

Giovedì 29 Agosto 2019, ore 20.30

 

DOVE: Kursaal – Kurhaus di Merano
Corso della Libertà, 33
39012 Merano (BZ)

 

INTERPRETI:

Iván Fischer, direttore

Miah Persson, soprano

Budapest Festival Orchestra

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Categoria A al costo di 90,00 €

Categoria B al costo di 70,00 €

Categoria C al costo di 50,00 €

Categoria D al costo di 35,00 €

 

Merano Festival: Iván Fischer Miah Persson

 

oppure, se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Iván Fischer…

Iván Fischer è fondatore e Direttore Musicale della Budapest Festival Orchestra; è inoltre Direttore Musicale del Konzerthaus e della Konzerthausorchester di Berlino.

Di recente è stato anche attivo come compositore: i suoi lavori sono stati eseguiti in USA, Olanda, Belgio, Ungheria, Germania ed Austria. Ha inoltre diretto con successo una serie di produzioni operistiche, tra cui un ciclo dedicato a Mozart sia a Budapest che a New York.

La sua più che trentennale collaborazione con la Budapest Festival Orchestra costituisce uno dei massimi successi nel panorama della musica classica. Intensi tour internazionali e una serie di acclamate registrazioni discografiche per Philips Classics e Channel Classics hanno contribuito alla sua reputazione come uno dei massimi direttori d’orchestra.

È direttore ospite delle migliori orchestre del mondo, quali i Berliner Philharmoniker, diretti oltre dieci volte; ogni anno dirige programmi per due settimane con la Royal Concertgebouw Orchestra di Amsterdam e dirige le principali orchestre degli Stati Uniti, incluse la New York Philharmonic e la Cleveland Orchestra.

Già Direttore Musicale della Kent Opera e della Lyon Opera, e Direttore Principale della National Symphony Orchestra di Washington DC, le sue numerose registrazioni discografiche hanno vinto numerosi premi internazionali di grande prestigio.

Ha studiato pianoforte, violino, violoncello e composizione a Budapest e direzione d’orchestra con Hans Swarowsky a Vienna. Ha fondato a Budapest un festival estivo di musica barocca ed il Budapest Mahlerfest, che è anche un’occasione per commissionare e presentare nuove opere di autori contemporanei.

Fondatore della Società Mahler ungherese, è Patron of the British Kodály Academy. Ha ricevuto una medaglia d’oro dal presidente della Repubblica d’Ungheria e il Crystal Award dal World Economic Forum per i servizi resi nell’ambito delle relazioni culturali internazionali. È stato insignito dal governo francese dell’ordine di Chevalier des Arts et des Lettres e nel 2006 ha ricevuto dal governo ungherese il Premio Kossuth, la massima onorificenza artistica ungherese. Cittadino Onorario di Budapest, nel 2011 ha ricevuto il Royal Philharmonic Award ed il Dutch Ovatie prize. Nel 2013 è stato nominato Membro Onorario della Royal Academy of Music di Londra.

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Budapest Festival Orchestra…

Fondata nel 1983 da Iván Fischer e Zoltán Kocsis con lo scopo di offrire a Budapest un’orchestra sinfonica di livello internazionale, oggi la Budapest Festival Orchestra non è soltanto il fulcro della vita musicale della capitale ungherese, ma è anche apprezzata ospite dei maggiori centri musicali del mondo.

Tra le numerose figure di rilievo internazionale con cui ha collaborato si ricordano Sir Georg Solti (che ne è stato direttore onorario fino alla morte), Yehudi Menuhin, Pinchas Zukerman, Gidon Kremer, Radu Lupu, Sándor Végh, András Schiff, Richard Goode.

L’orchestra è ospite regolare dei principali centri internazionali, quali Carnegie Hall e Lincoln Center di New York, Musikverein di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam, e dei più prestigiosi festival.

Attiva anche in ambito operistico, ha preso parte a produzioni di successo tra cui Le nozze di Figaro, Il flauto magico (Budapest), Così fan tutte (Atene), Idomeneo (Budapest/Atene), Orfeo ed Euridice (Budapest/Bruxelles), Il turco in Italia (Parigi).

Meritano menzione il ciclo sinfonico dedicato a Bartók nel cinquantesimo anniversario della morte, il ciclo integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler e un ciclo Liszt-Wagner.

Dedica inoltre particolare attenzione alla musica contemporanea commissionando regolarmente nuovi lavori; ed è stata protagonista di numerose prime esecuzioni di opere di autori quali Kurtág, Schönberg, Holliger, Tihanyi, Doráti, Copland e Adams.

Ha ottenuto una impressionante serie di riconoscimenti. Nel 2008, una rinomata giuria internazionale di critici la votarono quale nona migliore orchestra al mondo, precedendo celebri orchestre quali New York Philharmonic e Boston Philharmonic. Il “New York Magazine” ha definito le sue “Nozze di Figaro” il migliore evento musicale di New York del 2013.

Le sue registrazioni discografiche hanno vinto due Gramophone Award, vero e proprio Oscar della musica; e la sua registrazione della Prima Sinfonia di Mahler è stata nominata per il Grammy Award 2013.

Sito Ufficiale: https://www.bfz.hu/en

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

Mi è venuta l’idea per una nuova sinfonia, questa volta con un programma che resti enigmatico per chiunque, l’indovini chi potrà: l’opera si chiamerà “una sinfonia a programma”; tale programma è colmo di emozione soggettiva e, nel corso del mio ultimo viaggio, mentre pensavo ad essa, piangevo frequentemente. Ora, tornato a casa, in meno di quattro giorni ho delineato lo schema del primo movimento mentre ben chiara in testa la struttura globale. Ci sarà molto di nuovo in questa sinfonia per quanto concerne la forma

 

Nel dicembre 1892 Cajkovskij decise improvvisamente di smettere di lavorare ad una Sinfonia in mi bemolle maggiore alla quale si era dedicato per un po’ di tempo:

una decisione irreversibile – scrisse – ed è bellissimo che io l’abbia presa

La Sinfonia n. 6 in Si minore Patetica (Патетическая), op. 74, è l’ultima sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Venne eseguita per la prima volta, nove giorni prima della sua morte, il 16 ottobre 1893 a San Pietroburgo. La morte di Čajkovskij pochi giorni dopo la prima esecuzione, fa della sesta sinfonia una sorta di testamento artistico nel quale confluiscono tutti gli stati emotivi, spirituali ed affettivi che ne avevano caratterizzato la travagliata esistenza.

Per via delle tematiche, la bellezza dei temi, la maturità compositiva ed il pathos che domina su tutta la sinfonia, può essere considerata la più grande composizione del musicista russo.

«Credo che mi sarà dato di scrivere una sinfonia esemplare: così probabilmente lotterò fino all’ultimo respiro per raggiungere la perfezione senza mai riuscirvi.»

Così scriveva nel 1891 Čajkovskij nel voler cercare a tutti i costi di concretizzare questa sua idea fissa che in seguito si esprimerà in una successiva lettera.

«Più innanzi procedo con l’orchestrazione, più diventa difficile: vent’anni fa l’avrei spinta avanti, senza pensarci con tutta la forza delle mie spalle e sarebbe riuscita bene. Ora sono diventato un vigliacco, senza fiducia in me stesso. Per due giorni interi sono stato lì a cuocere a fuoco lento due pagine; non riescono mai come vorrei, ma tuttavia procedo.»

Gli abbozzi iniziarono il 4 febbraio 1893 (data «russa», ovvero quella del Calendario giuliano, corrispondente al 16 febbraio del Calendario gregoriano), con varie tappe di lavorazione.

In quattro giorni la prima parte della Sinfonia fu completata, e si dice che il resto albergasse già nella sua mente in modo preciso.

Non puoi immaginare quanta felicità mi ha colto nello scoprire che il mio tempo non è ancora passato e che posso ancora lavorare

scrisse a Bob (il nipote Vladimir Davydov) l’ 11 febbraio 1893. Continuò dunque a scrivere, senza nessuna battuta d’arresto, e alla fine di agosto la Sinfonia era finita e pronta per la prima esecuzione, organizzata il 28 ottobre.

L’autore affermò di aver scritto la sinfonia in base ad un programma. Gli appunti lasciati accanto ai pentagrammi dicono poco se non che si ha a che fare con le aspirazioni e le delusioni della vita (soggetto portante nel pensiero del compositore: la ricerca di un ideale mai raggiunto è anche il cuore del Lago dei cigni e dell’ Evgenij Oneghin). Scrisse a Bob che la partitura seguiva

un programma che rimarrà un mistero per chiunque – lasciamoli indovinare

Avendo qualche dubbio sul Finale, Čajkovskij decise una lettura privata riservata agli insegnanti e studenti del Conservatorio di Mosca con una esecuzione “a porte chiuse”, il 9 ottobre (data russa, quindi il 21 ottobre del Calendario gregoriano) attraverso un’orchestra formata da allievi del conservatorio sotto la direzione di Vasilij (Basile) Il’ič Safonov (1852-1918), pianista, direttore, insegnante e direttore del Conservatorio moscovita, da lui apprezzato (cfr. studiosi Tammaro e Casini/Delogu).

Il 16 ottobre (data russa, per cui il 28, secondo il Calendario gregoriano), lo stesso Čajkovskij diresse la prima assoluta nella Sala delle riunioni dei nobili a San Pietroburgo – in quegli anni era ormai acclamatissimo nei due ruoli – e in sala si era radunata tutta la Pietroburgo che contava. Al suo ingresso il pubblico si alzò in piedi per applaudirlo e tutto avrebbe fatto pensare che ci si preparava al più fragoroso dei successi. Il programma non prevedeva solo la Sinfonia ma diverse altre musiche di Laroš e Mozart, nonché il proprio Primo Concerto per pianoforte, solista Adele Aus der Ohe (1864-1937) che eseguì anche pezzi solistici e la Rhapsodie espagnole di Liszt (cfr. la musicologa Orlova).

Il successo fu sostanzialmente solo di stima, forse (secondo lo studioso Tammaro) sia a causa della non eccelsa direzione dell’autore, ma anche per il Finale, non propriamente fatto per portare al facile applauso. Tuttavia Nikolaj Rimskij-Korsakov nella sua autobiografia riferisce che il collega diresse ottimamente, nonostante l’orchestra “rispondesse” male alla singolare composizione come il fratello di Čajkovskij, Modest, ebbe modo di sostenere (cfr. Tibaldi-Chiesa). L’ autore uscì sconsolato assieme al musicista Glazunov per una rituale cena con amici al Grand Hotel.

Due giorni dopo spedì la partitura al proprio editore per la pubblicazione, pregandolo di porre sul frontespizio la dedica al nipote Bob Davidov. Essa venne poi pubblicata (1894) con il titolo «Patetica», suggerito, forse, dal fratello Modest, il giorno dopo la prima, anche se inizialmente il suggerimento era stato per «Tragica» che non piaceva al musicista. Tuttavia il titolo fu depennato da Čajkovskij e rimase solo per decisione postuma dell’editore (cfr. lo studioso Aldo Nicastro). Inoltre il compositore annotò: 

non è che non sia piaciuta, ma ha creato un certo smarrimento“.

La sinfonia venne eseguita pubblicamente una seconda volta – dopo la morte del musicista avvenuta il 25 ottobre 1893 (notte sul 6 novembre, data del Calendario gregoriano) – in una serata che di fatto ebbe la forma della commemorazione e dunque con uno scontato successo. Era il 6 novembre (data russa, ovvero il 18, nel Calendario gregoriano), sul podio il grande Ėduard Francevič Napravnik (1839-1916), compositore e direttore d’origine ceca, stimato da Čajkovskij e che di lui diresse – fra l’altro – le prime di La pulzella di Orleans, La dama di picche e Iolanta.

 

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Leonard Slatkin, direttore & Detroit Symphony Orchestra):

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Otto Klemperer & Philharmonia Orchestra – Studio Recording in London):

La sinfonia è suddivisa nei classici quattro movimenti. L’ordine però è inusuale: al secondo posto c’è il movimento in forma di scherzo (soluzione già praticata da Beethoven e da Schumann, oltre che dallo stesso Čajkovskij nella Sinfonia Manfred). Inoltre, ed è la novità sostanziale, Čajkovskij inverte l’ ordine degli ultimi due movimenti terminando l’opera, per la prima volta nella storia della sinfonia, con un tempo lento.

  • 1. Adagio – Allegro non troppo – Andante – Moderato mosso – Andante – Moderato assai – Allegro vivo – Andante come prima – Andante mosso
  • 2. Allegro con grazia
  • 3. Allegro molto vivace
  • 4. Finale. Adagio lamentoso – Andante

Manoscritto sinfoniaPrimo movimento

Il primo movimento è in forma sonata e si articola in un’introduzione lenta (bb. 1-18), un’esposizione formata da due gruppi tematici (bb. 19-88 e 89-160), una sezione di sviluppo (bb. 161-248), una ripresa (bb. 249-334) e una coda (bb. 335-354).

Il primo movimento è il più lungo e dura circa 20 minuti.

Secondo movimento

Il secondo movimento è un valzer in re maggiore nell’ insolita misura di 5/4. Si ritiene che sia la prima volta che questa misura venga usata in una sinfonia (mentre nel campo operistico era stata già usata per esempio da François-Adrien Boieldieu in un’aria de La Dame blanche). Čajkovskij suddivide ogni singola battuta in un metro binario seguito da un metro ternario. È dunque la seconda parte della battuta, in 3/4, a dare l’idea del valzer.

Dal punto di vista formale, il movimento segue la struttura ABA dello scherzo, cui Čajkovskij aggiunge una coda basata sui motivi di entrambe le sezioni. Con il suo andamento non troppo veloce, l’episodio si inserisce tra gli scherzi di andamento moderato, secondo il modello prediletto da Brahms (per esempio nelle sue tre prime sinfonie).

Terzo movimento

Il terzo movimento, in sol maggiore, su uno sfrenato 12/8 («Allegro molto vivace»), è quasi uno scherzo, basato su un dialogo tra archi e fiati. 

Quarto movimento

La sinfonia è chiusa da un «Adagio lamentoso» in si minore. La rassegnata desolazione della melodia discendente degli archi introduce immediatamente in un clima funebre.

Sulla «patetica» così Ciaikovsky si espresse scrivendo al fratello Modesto nell’ agosto del 1893:

«La ritengo la migliore, e precisamente la più compiuta delle mie opere. L’amo, come fino ad ora non ho mai amato nessun’altra delle mie creature»

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Written by mara

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