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Per Settimane Musicali Meranesi London Symphony Orchestra 24 Agosto

«Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa», Schumann a Joachim, 1854

Settimane Musicali Meranesi 2019

 

Alle Settimane Musicali Meranesi il grande Sir Simon Rattle con una delle Orchestre più importanti del mondo, la London Symphony Orchestra, per il seguente programma:

 

Franz Joseph Haydn, Sinfonia n. 86

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Benjamin Britten, The Young Person’s Guide to the Orchestra

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Johannes Brahms, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

 

QUANDO

Sabato 24 Agosto 2019, ore 20.30

 

DOVE: Kursaal – Kurhaus di Merano
Corso della Libertà, 33
39012 Merano (BZ)

 

INTERPRETI:

Sir Simon Rattle, direttore

London Symphony Orchestra

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Categoria A al costo di 120,00 €

Categoria B al costo di 100,00 €

Categoria C al costo di 80,00 €

Categoria D al costo di 60,00 €

 

Merano Festival: London Symphony Orchestra

 

oppure, se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

London Symphony Orchestra

London Symphony Orchestra

La London Symphony Orchestra è l’orchestra attiva più antica di Londra ed è generalmente riconosciuta come una delle orchestre di più alto livello nel mondo.

Si esibisce in 120 concerti all’ anno sotto la bacchetta di direttori quali Sir Simon Rattle, Michael Tilson Thomas, Daniel Harding, Bernard Haitink e André Previn. Ha relazioni di lunga data con alcuni dei musicisti più acclamati ed importanti.

L’orchestra è autogestita e costituita da un centinaio di musicisti di alto livello, che si esibiscono quali solisti o in concerti di musica da camera. E’ l’orchestra residente del Barbican Center, ma si esibisce quale orchestra in residence anche a New York, Parigi e Tokio, sempre con grande successo. Le sue tournée la conducono regolarmente in Cina e Corea del Sud, nonché in numerose importanti città europee.

La LSO si distingue per l’importanza del suo impegno a favore dell’educazione musicale, che le permette di raggiungere ogni anno più di 60 mila persone. In questo ambito viene data la possibilità a giovani musicisti di esibirsi in tutta una serie di manifestazioni.

L’orchestra è un leader mondiale nella registrazione di musica per CD, film e televisione. LSO Live è il marchio di maggior successo del suo genere con oltre un centinaio di titoli.

L’orchestra ha inoltre registrato musica per centinaia di film, fra i quali Philomena, The Monuments Men, quattro dei film di Harry Potter, Superman e le prime sei edizioni di Guerre Stellari.

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

E’ una piccola sinfonia gaia e innocente. […] Provate per un mese a martellarvi i timpani con Berlioz, Liszt, Wagner: ebbene, a quel punto la sua gaiezza vi sembrerà un miracolo

 

A differenza della «Prima», il cui lavoro di composizione aveva richiesto quasi quindici anni (1862-1876), la «Seconda Sinfonia» fu scritta da Brahms in pochi mesi durante l’estate del 1877 a Pörtschach sul lago di Wdrther, nell’Austria meridionale. La gestazione di quest’opera è sorprendentemente breve se paragonata ai 15 anni impiegati dal compositore per ultimare la sua Prima Sinfonia.

La Sinfonia, specialmente per il clima che la pervade, è stata spesso paragonata alla Sesta Sinfonia (Pastorale) di Ludwig van Beethoven. Forte è il contrasto con la Prima Sinfonia, in Do minore: questa è piena di passione e inquietudine, e suggerisce forti emozioni e una lotta col destino, quasi come nella Quinta Sinfonia di Beethoven, mentre nella Seconda Sinfonia Brahms esplora un terreno completamente nuovo. Essa è caratterizzata da gioiosità e quiete, da semplicità quasi pastorale, e infonde un senso di pace; questa sinfonia si fa notare per la bellezza dei temi, per la forza dei contrasti, per l’unità dell’insieme garantita dall’abilità contrappuntistica che Brahms mostra spesso nei suoi lavori. La musica, nei suoi colori e contorni generali, potrebbe far pensare a una voluta imitazione di Mendelssohn, soprattutto nel primo movimento, ma la forma, la lavorazione, tutti gli accorgimenti sinfonici impiegati sono di stampo chiaramente brahmsiano. La sinfonia trascorre tranquilla, solo qua e là affiorano episodi malinconici o più marcatamente passionali.

Il compositore scrisse al suo editore che la prossima Seconda Sinfonia sarebbe stata una musica malinconica, e che dallo spartito sarebbe dovuto venir fuori il lutto. Il fatto che il lavoro non sia particolarmente tragico e drammatico, nonostante il clima dei primi due movimenti sia largamente calmo e contemplativo in spiccato accordo con la tonalità minore, suggerisce che questa lettera potrebbe non essere totalmente seria. I restanti due movimenti infatti sono più leggeri e più brevi.

La prima esecuzione della Seconda Sinfonia avvenne a Vienna il 30 dicembre del 1877, sotto la direzione di Hans Richter. Il successo fu subito cosi enorme, che molti vi videro un perfetto ritratto della società viennese, coi suoi giri di valzer e la sua malinconica eleganza. L’impressione era stata probabilmente influenzata da un’osservazione di Brahms, che aveva parlato con modestia della sua nuova sinfonia, definendola una semplice raccolta di valzer. Ma le reazioni alla prima esecuzione furono molto contrastanti. Una grossa fetta di pubblico vi raccolse un’atmosfera pastorale, molto lontana dalla vivacità del mondo cittadino. Altri invece vi videro piuttosto un’impronta mozartiana, per la luminosa trasparenza dell’orchestrazione. Non mancarono naturalmente coloro che vi scorsero la presenza di Schubert o del Beethoven della Pastorale. Ma la verità è che Brahms si era ritagliato una piccola oasi contemplativa, all’ ombra delle grandi battaglie culturali: una confessione intima e malinconica, in cui specchiare il suo mite carattere.

Dopo il successo ottenuto a Vienna il 30 dicembre 1877 sotto la bacchetta di Hans Richter, la Seconda Sinfonia cominciò subito a viaggiare per la Germania. La prima tappa fu il Gewandhaus di Lipsia, il 10 gennaio del 1878 ma Brahms, dopo essere entrato nel tempio della cultura musicale tedesca da trionfatore, uscì dalla sala avvolto da tiepidi applausi. Il cronista del “Leipziger Nachrichten” non risparmiò le critiche:

I viennesi danno sempre prova di essere meno esigenti di noi. Non abbiamo trovato nulla di geniale in questa sinfonia; anzi se la composizione fosse stata anonima, non avremmo nemmeno supposto che si trattasse di un lavoro di Brahms“.

L’insuccesso fece meditare il compositore, che addirittura pensò di ritornare sul lavoro, come dimostra la lettera inviata all’ editore Simrock poco dopo il concerto:

“Mi ha colto di sorpresa il fiasco di Lipsia, ma penso che la colpa non sia del lavoro. Se crede, cambierò il primo tempo. Mi dica lei se dovrà essere in maggiore o minore”

Ma l’episodio di Lipsia era destinato a rimanere isolato, perché poco dopo la Seconda Sinfonia fu accolta con successo a Brema e Breslavia, e a fine settembre fu acclamata addirittura ad Amburgo, la città natale di Brahms. Quella sera alla Società Filarmonica si riunì tutto il mondo musicale di allora e l’entusiasmo del pubblico fu condiviso dalla stampa. Cosi si legge in una recensione pubblicata su un giornale locale:

“Brahms ha diretto la sua nuova Sinfonia nella città natale, davanti a parecchie migliaia di persone e a illustri personalità musicali venute da ogni parte. La grandezza della composizione e il rigore dell’esecuzione hanno portato il pubblico a un vero entusiasmo”

Fuori di Vienna, invece, le accoglienze alla nuova Sinfonia non furono quasi mai quelle che Brahms si sarebbe aspettato, soprattutto in città di tradizioni illustri, come Lipsia, dove un critico scrisse dopo la prima esecuzione:

“I Viennesi sono molto meno esigenti di noi. Noi chiediamo a Brahms ben piú che della musica graziosa, molto graziosa, nelle sue Sinfonie. Non che non vogliamo da lui niente di piacevole, o che sdegniamo i quadri di vita reale che potrà presentarci, ma da lui aspettiamo sempre qualcosa di geniale, purchessia, del suo stile o sull’imitazione di Beethoven”

 

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Arturo Toscanini (Conductor); Philharmonia Orchestra – (Rec.1952) Public Domain):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein e i Wiener Philharmoniker):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Berliner Philharmoniker; Eugen Jochum; Studio recording, Berlin, 1951):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Carlo Maria Giulini; Studio recording, London, 10 & 11.X.1962):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Otto Klemperer; Studio recording, London, 29 & 30.X.1956):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (New York Philharmonic; Bruno Walter; Studio recording, New York, 28.XII.1953):


“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Wiener Philharmoniker; Wilhelm Furtwängler; Live recording, Vienna, 28.I.1945):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (From the Church of St. Nicolai, Leipzig, Germany; 20 Years Peaceful Revolution – Leipzig commemorates the 9th of October 1989; Gewandhausorchester Leipzig; Conductor: Kurt Masur):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Münchner Philharmoniker; Sergiu Celibidache):

“Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73” by Johannes Brahms (Carlos Kleiber – 1991):

L’opera è pensata per il seguente organico orchestrale: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani e archi.

In questa sua seconda sinfonia, Brahms preserva la forma tipica della sinfonia classica e i suoi quattro tempi.

I. Allegro non troppo

Orchesterwerke Romantik Themen.pdf

Il primo movimento, Allegro non troppo in Re maggiore, è una delle costruzioni piú compiute e grandiose di tutta la storia del sinfonismo ottocentesco: in essa Brahms getta le basi per il superamento della forma-sonata. Questo primo movimento inizia con un tema apparentemente semplice in cui predomina il caldo timbro dei corni: in realtà, pur nella sua semplicità, è composto da tre sezioni, ognuna delle quali avrà un proprio sviluppo.

Il tema di apertura, presentato dai fiati, è profondamente melodioso, motivi festosi sono affidati ai corni. Il secondo tema affidato a violoncelli e viole, si sviluppa dolce e melodioso. Nell’elaborazione, tuttavia, emerge un tono più appassionato, che viene a turbare il carattere idilliaco del movimento. Segue poi una successione di passaggi di effetto quasi burrascoso, con gli ottoni impetuosi e squillanti fino alla dissonanza ma le acque tornano a calmarsi al riapparire del primo tema, questa volta sugli oboi, e il movimento scivola tranquillamente fino alla coda, in cui il corno è utilizzato con effetto affascinante e una timbrica peculiare è prodotta dal pittoresco accompagnamento in pizzicato degli archi che segue.

II. Adagio non troppo

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Il secondo movimento, Adagio non troppo in Si maggiore, è di significato alquanto enigmatico. I temi sono espressi meno chiaramente ma sembra esservi sotteso, nella forma e nella sua espressione, un significato profondo. L’elaborazione mostra la stessa consumata perfezione che caratterizza tutto il lavoro di Brahms. Il musicologo Hermann Deiters interpretò questo movimento dicendo che «il compositore ha intenzionalmente cercato di esprimere l’esitazione e il timore sperimentati vedendo una misteriosa apparizione, che tuttavia irresistibilmente ci attrae e ci chiama a sé».

E’ diviso in tre parti, di dimensioni quasi identiche. Si apre con uno dei temi più belli usciti dalla penna di Brahms: un canto «tenero, malinconico, sottilmente doloroso» (Rostand), che può essere suddiviso in una prima parte introduttiva dal disegno discendente, accompagnata da un controcanto ascendente dei fagotti, e in una seconda parte più melodica, che introduce un tono più fiducioso e sereno. Questo tema passa ai violini, mentre i corni introducono il secondo tema, un richiamo evocante atmosfere alpestri. La seconda parte del movimento (L’istesso tempo, ma grazioso, ma con un cambio di ritmo da 4/4 a 12/8) è anch’essa basata su due temi: il primo, affidato ai fiati, è sereno e tranquillo; il secondo, affidato ai violini, è più lirico ed espressivo. E questo tema porta a sviluppi più increspati e drammatici: al culmine, i violini ripropongono (variato) il malinconico tema iniziale, che è anche alla base della coda, con cui il movimento si conclude nello stesso tono sobrio e pacato con cui era iniziato.

L’ Adagio è un ritratto seducente della malinconia, nei suoi tratti più rassicuranti e meno drammatici. Massimo Mila vi leggeva una sorta di “spontaneo piacere di far musica”. Fu Clara Schumann ad avere l’impressione, ascoltando questo movimento, di ascoltare “un brano scritto apposta per due giovani sposi“.

III. Allegretto grazioso quasi andantino

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Nel terzo movimento, Allegretto grazioso (quasi andantino) in Sol maggiore, tutto è chiaro e pieno di allegria. Esso si compone di due sezioni, Allegretto e Presto. In bellezza e vivacità assomiglia al movimento di apertura e chiaramente ha qualcosa dello spirito haydniano. Si apre con una delicata melodia pastorale per gli strumenti ad ancia, trattata piacevolmente e ricca di spunti affascinanti. Si passa poi velocemente al Presto, che è un’allegra danza rustica. Infine giunge una ripetizione dell’ Allegretto, che conduce il movimento alla sua conclusione.

IV. Allegro con spirito

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Il Finale, Allegro con spirito in Re maggiore, nella sua gestione complessiva, può far pensare ai finali mozartiani. Come anche nella Prima Sinfonia, questo movimento è pieno di reminiscenze dei precedenti temi, che vengono trattati con grande abilità. Dopo una serie di variazioni e sfumature timbriche in costante cambiamento, Brahms sembra dare libero sfogo al proprio estro, e il movimento si precipita con spirito e vigore sempre crescenti verso la sonora conclusione.

L’ultimo movimento trova il punto culminante nella intensità del finale quando, sulla gioiosa staticità del pedale di tonica, Brahms sembra voler prolungare all’infinito il tempo, incrinandolo con improvvise pause come se la « Sinfonia » non dovesse piú finire.

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Written by mara

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