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Prova Aperta per Filarmonica della Scala: Maurizio Pollini

«Questo giovane suona già meglio di tutti noi»
(Arthur Rubinstein al Concorso “Chopin” di Varsavia 1960)

Maurizio Pollini

Prova Aperta a favore di Amici di Edoardo Onlus

 

Costruire e finanziare un centro di aggregazione dove i giovani possano incontrarsi e coltivare le proprie passioni. Nel 1997, infatti, aprono il Centro Barrio’s che, con più di 400 iniziative culturali e formative all’ anno e 60.000 presenze annuali, è ritenuto fra i migliori centri europei per la riqualificazione del territorio e per l’aggregazione giovanile.

Progetto “Quattro Vie”

Intende offrire soluzioni integrate di formazione e lavoro a giovani provenienti da percorsi diversi e si articola in quattro diversi moduli. I fondi raccolti con la Prova Aperta saranno destinati al modulo Arti e Mestieri che consiste nella realizzazione durante l’anno 2017 di 7 laboratori artigianali gratuiti quali manutenzione edile, sartoria, tecnica del suono, autofficina, barman, nail art, commesso vetrinista, già sperimentati in passato con successo. I laboratori saranno guidati da tutor senior artigiani, affiancati da volontari, che operano nei settori sopra indicati. Il progetto prevede che i due ragazzi più meritevoli di ogni unità formativa beneficino ciascuno di una borsa lavoro di 500€ al mese, della durata di sei mesi, prorogabile a un anno, e che tutti i partecipanti possano usufruire gratuitamente di un corso di informatica di base e di inglese.

La prova prevede il seguente programma: 

 

Ludwig van Beethoven, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra “Imperatore”

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7

 

QUANDO:

Domenica 5 Marzo 2017, ore 19.30

 

DOVE: Teatro alla Scala
Via Filodrammatici 2
20121 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Maurizio Pollini

Direttore, Riccardo Chailly

Orchestra Filarmonica della Scala

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

 

Associazione Ma.Ni. ha a sua disposizione un posto al costo di € 19,80 nella seguente posizione: 

Palchi blu Ord. IV n.1/S Posto 3

 

Prova Aperta per Filarmonica della Scala: Maurizio Pollini

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Maurizio Pollini…

maurizio-pollini

Figlio dell’ architetto razionalista Gino Pollini e della musicista Renata Melotti (sorella dello scultore Fausto Melotti), Maurizio Pollini ha iniziato lo studio del pianoforte con Carlo Lonati, e ha proseguito gli studi fra i 13 e i 18 anni con Carlo Vidusso. Nel 1957 vince il secondo premio (consistente in 600 franchi svizzeri) al Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale di Ginevra, con 222 candidati da tutta Europa e nel 1959 ha vinto il primo premio del Concorso pianistico internazionale Ettore Pozzoli di Seregno. Diplomatosi al Conservatorio di Milano, ha vinto nel 1960 il Concorso Chopin a Varsavia. In quell’ occasione Arthur Rubinstein, dopo aver ascoltato Pollini disse: “Questo giovane suona meglio di tutti noi” e affermò che la sua maturità tecnica e interpretativa era “di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri concorrenti”.

Considerato uno dei più grandi pianisti della nostra epoca, è particolarmente famoso per le sue interpretazioni di Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann e della seconda scuola di Vienna (Schoenberg, Berg e Webern). Ha interpretato spesso anche compositori del periodo barocco (come Bach), classico (come Mozart), tardo-romantico (in particolare Brahms, il cui secondo concerto è un suo famoso cavallo di battaglia, e Liszt, specie la Sonata in si minore e i pezzi più sperimentali composti negli ultimi anni di vita). Agli esordi aveva mostrato un certo interesse anche verso la letteratura pianistica russa (soprattutto Prokofiev e Stravinsky), poi mano a mano venuto attenuandosi. Si è invece spesso cimentato nell’esecuzione di opere di autori contemporanei come Pierre Boulez, Luigi Nono e Karlheinz Stockhausen, e importanti composizioni di musica del nostro tempo sono state scritte espressamente per lui; fra le più note si possono ricordare …Sofferte onde serene… di Nono, Masse: omaggio a Edgard Varèse di Giacomo Manzoni e la quinta sonata di Salvatore Sciarrino. Pollini è noto per la sua tecnica sopraffina e l’assoluta padronanza dello strumento. Da questo punto di vista il “testo simbolo” con cui si è da sempre identificato sono gli Studi di Chopin, che testimoniano oltre ogni ragionevole dubbio quanto prodigiosa sia la sua tecnica (si veda in particolar modo la registrazione, di folgorante virtuosismo, edita da Testament nel 2011 e risalente a quando ancora era diciottenne).

Nell’arco della sua carriera ha sempre prestato grande attenzione agli aspetti formali e d’insieme dei brani suonati, cercando di renderli con la massima chiarezza possibile, anche a discapito a volte della perfezione del suono e della ricercatezza timbrica. Pollini privilegia la forma sull’eleganza, pur possedendo un suono pieno che si è arricchito di calore col passare del tempo. Ha effettuato una profonda ricerca sui dettagli interpretativi, anche minimi, dei compositori che ha affrontato con rispetto scrupoloso del testo scritto. In alcune occasioni gli è stata rimproverata una certa freddezza nell’interpretazione (dovuta probabilmente al puntiglioso lavoro sulla tecnica e alla mancanza di “personalizzazione” delle partiture per la citata fedeltà al testo), ma le esecuzioni degli anni più recenti hanno mostrato una sempre più convincente forza espressiva – anche se parallelamente la tecnica non è più così sbalorditiva ed impeccabile come agli esordi. Negli anni ottanta ha debuttato come direttore d’orchestra per la realizzazione di una delle prime incisioni discografiche moderne dell’opera La donna del lago di Gioachino Rossini nell’ambito delle manifestazioni rossiniane della città di Pesaro. 

Al Teatro alla Scala di Milano debutta nell’ottobre 1958 suonando nella prima esecuzione assoluta di Fantasia per pianoforte e strumenti a corda di Giorgio Federico Ghedini diretto da Thomas Schippers e nel 1960 esegue il Concerto n. 1 in mi minore, op. 11 di Fryderyk Chopin diretto da Sergiu Celibidache.

Per il Teatro La Fenice di Venezia esegue il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Beethoven nel 1964, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 21 di Fryderyk Chopin nel 1968, un recital nel 1972, due nel 1973, uno nel 1976, due concerti nel 1983, la Sonata per pianoforte n. 16 (Beethoven) e la Sonata per pianoforte n. 18 di Beethoven nel 1987, un recital nel 1990 ed uno al Teatro Malibran nel 2001. La sua prima incisione per la Deutsche Grammophon, nel 1971 – che includeva i Tre Movimenti da “Petrushka” di Stravinskij e la Settima Sonata di Prokof’ev – è tuttora considerata una pietra miliare della discografia pianistica del XX secolo. Da allora, è sempre stato uno dei pianisti di punta della casa discografica tedesca. Nel 1972 suona nella prima esecuzione assoluta nel Teatro alla Scala di Milano di “Como una ola de fuerza y luz” di Luigi Nono diretto da Claudio Abbado.

A Salisburgo esegue nel 1973 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Chopin con i Wiener Philharmoniker diretto da Claudio Abbado e tiene un recital, nel 1974 il Concerto per pianoforte e orchestra di Schumann sempre con i Wiener Philharmoniker diretto da Herbert von Karajan e tiene un recital, nel 1976 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Brahms diretto da Abbado e tiene un recital con musiche di Beethoven, nel 1977 tiene un recital ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 di Mozart diretto da Karl Böhm, nel 1978 tiene un recital ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 di Beethoven diretto da Claudio Abbado e tiene un recital, nel 1980 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 19 di Mozart diretto da Böhm, negli anni 1981, 1982 e 1984 tiene un recital, nel 1985 tiene un concerto con musiche di Franz Schubert, nel 1986 tiene un recital ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Beethoven diretto da Claudio Abbado, nel 1987 il Concerto per pianoforte e orchestra di Schumann con l’ Orchestra filarmonica d’ Israele diretta da Zubin Mehta e tiene un recital, nel 1988 tiene un concerto con musiche di Beethoven, negli anni 1989, 1991, 1992, 1993 e 1994 tiene un recital, nel 1995 un concerto con musiche di Beethoven, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Brahms con i Berliner Philharmonisches Orchester diretto da Claudio Abbado, il Quintetto per pianoforte e archi in fa minore op. 34 di Brahms, Tre pezzi per pianoforte Op. 11 di Arnold Schönberg e Klavierstück X di Karlheinz Stockhausen, nel 1996 e 1997 un recital, nel 1998 un concerto con musiche di Beethoven, nel 1999 Cinque pezzi per pianoforte Op. 23 di Schönberg e Sonata n. 3 (Concert sans orchestre) in fa minore op. 14 di Robert Schumann, suona in Quintetto con il Quartetto Accardo e la Sonata per pianoforte n. 29 di Beethoven, nel 2000 tiene un recital, nel 2001 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Brahms con i Berliner diretto da Claudio Abbado e tiene un recital, nel 2002 e 2003 un recital, nel 2004 un concerto con musiche di Beethoven, nel 2005 un concerto con musiche di Chopin, nel 2006, 2007, 2008 e 2009 un recital, nel 2010 un concerto con musiche di Chopin, nel 2011 e 2012 un concerto con musiche di Beethoven.

Per la Scala nel 1976 dirige l’ Orchestra del Teatro alla Scala nella Sinfonia n. 2 di Beethoven ed esegue il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Beethoven nel Palazzetto dello Sport di Cinisello Balsamo e nel Teatro Fraschini di Pavia, esegue un concerto nella Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi, nel 1977 il Concerto op. 42 di Arnold Schoenberg e dei recital, nel 1978 un recital di Franz Schubert ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Brahms nella Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi, diretto da Claudio Abbado, nel 1979 un recital di Robert Schumann, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 12 di Mozart diretto da Abbado ed il Concerto per pianoforte e orchestra di Schumann diretto da Abbado, nel 1980 un recital ed un concerto con il Quartetto Italiano, nel 1981 un recital, nel 1982 un recital ed un concerto con la Chamber Orchestra of Europe, nel 1983 un recital ed il Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 di Beethoven diretto da Carlo Maria Giulini.

Nel 1985, in occasione del tricentenario di Bach, ha suonato l’ intero primo libro del Clavicembalo ben temperato ed esegue il Concerto per pianoforte e orchestra in La minore, op. 54 di Robert Schumann diretto da Abbado trasmesso da Canale 5, nel 1986 un concerto con il Quartetto Italiano, nel 1987 un concerto con musiche di Beethoven ed uno di Chopin. Il 17 settembre 1981 ha debuttato nella direzione di un’opera a Pesaro, con La donna del lago di Rossini; l’esecuzione in tale occasione è stata registrata, e successivamente pubblicata su long playing (1983). Nel 1987, a New York, ha eseguito tutti i concerti per piano di Beethoven con l’ Orchestra Filarmonica di Vienna diretta da Claudio Abbado, ricevendo nell’occasione l’ Ehrenring, l’ anello onorario dell ‘orchestra.

Alla Scala nel 1988 esegue il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Beethoven con i Wiener Philharmoniker diretto da Claudio Abbado ed un recital, nel 1989 un recital, nel 1990 un recital ed un concerto con Salvatore Accardo, nel 1991 un concerto con musiche di Beethoven, nel 1992 un recital ed il Quintetto in Mi bem maggiore op. 44 di Robert Schumann con Accardo, nel 1993 un recital ed un concerto con musiche di Beethoven, nel 1994 il Trio in Re min. per violino, violoncello e pianoforte op. 70 n. 1 “degli Spettri” con Accardo, nel 1995 e nel 1996 quattro Sonate per pianoforte di Beethoven, nel 1997 e nel 1999 dei recital, nel 2000 un concerto dal titolo Grandi pianisti alla Scala, nel 2001 un recital, nel 2006 un concerto di Chopin, un recital e Drei Klavierstücke di Schönberg, nel 2008 un recital, nel 2009 un concerto con l’ Ensemble InterContemporain diretto da Pierre Boulez, il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Béla Bartók diretto sempre da Boulez ed un recital, un concerto con i Klangforum Wien e nel 2010 e nel 2012 e 2013 dei recital.

Il 15 novembre 1993 suona per la prima volta al Teatro Carlo Felice di Genova, dopo vent’anni di assenza dal capoluogo ligure, nell’ambito della stagione concertistica della Giovine Orchestra Genovese. Il concerto registra il tutto esaurito e, constatate le ulteriori incessanti richieste, gli organizzatori sono “costretti” ad aggiungere 50 posti in palcoscenico ai 2000 del teatro. Pollini propone un recital totalmente beethoveniano, eseguendo le Sonate op. 14 n. 1 e 2, la Sonata op. 13 e la Sonata op. 22.

Fra il 1993 e il 1994 ha suonato l’intero programma di sonate per pianoforte di Beethoven a Berlino e Monaco, e successivamente anche a New York, Milano, Parigi, Londra e Vienna. Al Festival di Salisburgo del 1995 ha inaugurato il “Progetto Pollini”, una serie di concerti nei quali sono stati sovrapposti nuovi e vecchi lavori. Un’esperienza analoga è stata compiuta alla Carnegie Hall fra il 2000 e il 2001, con “Prospettive: Maurizio Pollini”.

Nel 1996 ha ricevuto il prestigioso Premio Ernst von Siemens e nel 1999 il premio “Una vita per la musica” a Venezia. Nel 1999 esegue un concerto al Teatro Comunale di Firenze per il Maggio Musicale Fiorentino. Molte registrazioni fatte da Deutsche Grammophon hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti.

Nel 2000, durante il Festival Pianistico Internazionale “Arturo Benedetti Michelangeli” di Brescia e Bergamo, è stato il primo artista a vincere il premio “Arturo Benedetti Michelangeli”. Nel 2001 la Deutsche Grammophon ha realizzato un’edizione speciale commemorativa in 13 CD per celebrare il sessantesimo compleanno del pianista. 

Nel 2002 suona all’inaugurazione a Roma della Sala Grande del nuovo Auditorium Parco della Musica con un concerto diretto da Myung-Whun Chung. Al Teatro comunale Luciano Pavarotti di Modena tiene un recital nel 2002 ed uno nel 2005.

Nel 2007 Pollini ha ricevuto il Grammy Award per la “Miglior interpretazione strumentale solista (senza orchestra)”, per la sua registrazione dei Notturni di Chopin (sempre con la Deutsche Grammophon).

Nel 2010 tiene un concerto di musiche di Chopin al Washington National Opera.

TRA LE ONORIFICENZE

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria   Cavaliere di gran croce dell’ Ordine al merito della Repubblica italiana
  — Roma, 20 marzo 2000
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria   Medaglia d’ oro ai benemeriti della cultura e dell’ arte
  — Roma, 17 marzo 2004

CURIOSITÀ

Pollini è al 12º posto della classifica dei dischi più venduti in Italia con la registrazione dedicata a Chopin: Preludi completi, 4 Mazurke, 2 Notturni e Scherzo n. 2. È la prima volta che il pianista milanese raggiunge una posizione così alta, un risultato che continua i successi di vendite delle sue precedenti incisioni, in particolare dei Notturni completi che hanno ottenuto il Disco di platino e la ventesima posizione in classifica.

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ALCUNI VIDEO SU MAURIZIO POLLINI…

“Preludio op. 45” by F. Chopin (M. Pollini, Recorded LIVE at the Concertgebouw in Amsterdam, 4-2004):

“Prelude No. 25 in C sharp minor, op. 45” by F. Chopin (M. Pollini, April 1999):

“Mazurka in F sharp minor Op. 59 n. 3” by F. Chopin (M. Pollini, Recorded at the Warshaw’s piano competition, 1960. Pollini was 18 Years old):

“Nocturne Op. 62, No. 1 in B Major” by F. Chopin (M. Pollini):

“Nocturne Op. 62, No. 2 in E Major” by F. Chopin (M. Pollini):

“Scherzo Op. 20 No. 1” by F. Chopin (M. Pollini):

“Scherzo Op. 20 No. 1” by F. Chopin (M. Pollini, live London 2008):

“Prelude No. 1 “Brouillards”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 2 “Feuilles mortes”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 3 “La Puerta del Vino”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 4 “Les fees sont d’exquises danseuses”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 5 “Bruyeres”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 6 “General Lavine – eccentric”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 7 “La Terrasse des audiences du clair de lune”, from Book II” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 8 “Ondine” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 9 “Hommage a S. Pickwick Esq…” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 10 “Canope” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 11 “Les Tierces alternees” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

“Prelude No. 12 “Feux d’artifice” by C. Debussy (M. Pollini, Recorded Live at the Concertgebouw, 4-2004):

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Riccardo Chailly…

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Riccardo Chailly è Direttore Principale del Teatro alla Scala dal gennaio 2015. Dal novembre 2015 è Direttore Principale della Filarmonica della Scala con cui ha programmato un denso calendario di tournée internazionali e incisioni discografiche.

Nato a Milano, ha compiuto gli studi musicali nei Conservatori di Perugia, Roma e Milano, perfezionandosi all’ Accademia Chigiana di Siena ai corsi di Franco Ferrara. Il primo incarico da Direttore Musicale gli è stato conferito dal Radio-Symphonie-Orchester di Berlino dal 1980 al 1988. Nel 1988 Chailly ha assunto la carica di Direttore Principale dell’Orchestra del Royal Concertgebouw di Amsterdam, incarico mantenuto per sedici anni. Allo stesso tempo è stato Direttore Musicale del Teatro Comunale di Bologna e dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano.

Riccardo Chailly dirige regolarmente le maggiori orchestre sinfoniche europee: Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, London Symphony Orchestra, Orchestre de Paris. Negli Stati Uniti ha collaborato con la New York Philharmonic, la Cleveland Orchestra, la Philadelphia Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra.

Dal 2005 è Gewandhauskapellmeister della Gewandhausorchester di Lipsia, la compagine sinfonica più antica d’ Europa.

In campo operistico ha collaborato regolarmente con i maggiori teatri: oltre alla Scala, il Metropolitan di New York, la Lyric Opera di Chicago, l’ Opera di San Francisco, il Covent Garden di Londra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, la Staatsoper di Vienna, l’ Opera di Zurigo. È presente con regolarità nei principali festival internazionali tra cui Salisburgo, Lucerna e i Proms di Londra.

Da trent’ anni Riccardo Chailly è artista esclusivo della casa discografica Decca. La rivoluzionaria incisione delle Nove Sinfonie di Beethoven con il Gewandhaus gli è valsa il prestigioso premio “Echo Klassik” come Miglior Direttore del 2012. Nel 2013 sono stati pubblicati tra l’altro l’integrale delle Sinfonie di Brahms con il Gewandhaus, che ha vinto il Gramophone Award come Disco dell’Anno, e “Viva Verdi”, realizzato con la Filarmonica della Scala in occasione del bicentenario verdiano.

Riccardo Chailly è Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana e membro della Royal Academy of Music di Londra. Nel 1998 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana; nello stesso anno la Regina dei Paesi Bassi lo ha insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine del Leone d’Olanda.  

Nel 2011 Riccardo Chailly è stato nominato Officier de l’ Ordre des Arts et des Lettres dal Ministro della Cultura francesce Frédéric Mitterand.

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

“Meraviglioso quadro sonoro… originale, frappant, anche se spesso percorso da tratti bizzarri e barocchi che solo la profonda, eccentrica personalità del geniale Beethoven poteva produrre“, 1822, Zeitung für Theater und Musik

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Ludwig van Beethoven fu composto tra il 1809 e il 1810, a Vienna naturalmente, tra drammatici avvenimenti esterni. Infatti, dal 10 maggio l’esercito di Napoleone aveva assediato e cannoneggiato la città e poi l’aveva occupata fino alla fine di luglio. Inoltre il 31 maggio era morto Haydn. Durante i bombardamenti Beethoven s’era rifugiato in casa altrui, chi dice da suo fratello Carl, chi presso un amico, il poeta Ignaz Franz Castelli. Per mesi Beethoven non compose nulla dopo aver concluso, il 4 maggio, il primo tempo della Sonata op. 81a (detta “Gli Addii”, per la partenza da Vienna dell’ arciduca Rodolfo): lo dice egli stesso, in una lettera allarmata agli editori Breitkopf e Härtel scritta il 26 luglio («Intorno a me è tutto un tumulto caotico, nulla altro che tamburi, cannoni e umane sventure di ogni tipo»). Trascorse poi agosto e settembre a Baden e a ottobre tornò a Vienna, nell’appartamento della Walfischgasse. Nel disordine di quei mesi abbozzò e stese il Quinto Concerto (ma non sappiamo di preciso quando), che tuttavia risente poco o nulla di condizioni tanto sfavorevoli. O meglio, al carattere di fanfara e al passo marziale di alcuni temi del primo movimento non saranno estranei i suoni guerreschi di quelle pericolose settimane.

È detto “L’Imperatore”, nome assegnatogli dal pianista ed editore Johann Baptist Cramer poco tempo dopo la sua composizione e non inerente a Napoleone Bonaparte cui si riferisce invece la Terza Sinfonia del 1804 detta “Eroica”.

E’ il più monumentale e imponente dei concerti beethoveniani e riassume i caratteri più conosciuti dello spirito beethoveniano, le impronte del cosiddetto “secondo stile”, che troviamo anche nella Terza Sinfonia, nell’ immortale Quinta o nella Sonata per pianoforte op. 57 “Appassionata”.

Il concerto fu dedicato come il precedente dell’op. 58 all’arciduca Rodolfo Giovanni d’Asburgo-Lorena (a lui Beethoven dedicò in tutto otto composizioni fra cui la Messa solenne).

Fu presentato la prima volta il 28 novembre 1811 a Lipsia nella settima serata della stagione al Gewandhaus, pianista Friedrich Schneider, direttore J. Ph. Christian Schulz; nello stesso 1811, e poi ancora negli anni successivi, il Concerto fu eseguito al pianoforte da Carl Czerny, e poi da solisti oggi meno noti, sempre suscitando una forte impressione per la grandiosità e l’originalità della sua forma. «Il numeroso pubblico era in uno stato di tale eccitazione da contentarsi a stento delle consuete manifestazioni di gratitudine e di gioia (Erkenntlichkeit and Freude)», riferisce una cronaca sulla “Allgemeine musikalische Zeitung”. Nulla di simile accadde alla prima esecuzione a Vienna, con Karl Czerny al pianoforte, il 12 febbraio 1812. «Un nuovo Concerto per pianoforte di Beethoven ha fatto fiasco (fiel durch)», scrisse il giorno dopo in una sua lettera il poeta Theodor Körner. Il pubblico dimostrò una certa freddezza nei confronti del capolavoro beethoveniano, anche in considerazione della durata dell’esecuzione (circa 40 minuti).

 

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy, the London Philharmonic Orchestra, conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli, New York Philharmonic Orchestra, William Steinberg – Live recording, New York, 6 & 10.I.1966):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini, piano
Claudio Abbado conducts Orchestra Rai Roma):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Zimerman, Bernstein, Wiener Philharmoniker):

Il concerto è in mi bemolle maggiore ed è suddiviso in 3 movimenti:

  • Allegro
  • Adagio un poco mosso (in si maggiore)
  • Rondò: Allegro

L’ Allegro apre con una cadenza che presenta carattere virtuosistico, a cui segue l’esposizione dei temi da parte di un Tutti orchestrale. Il primo tema è pomposo e gioioso e si differenzia nettamente dal secondo tema, interiore ed essenziale nella scrittura, che viene esposto prima dall’ orchestra, più tardi dal pianoforte solo in si minore e nella ripresa in do diesis minore. Da sottolineare la frequente ricerca da parte di Beethoven di un approfondimento e reinterpretazione delle forme, che fin dalla giovinezza era uso modificare (come dimostrano alcune sonate giovanili e quelle che fanno parte del cosiddetto terzo periodo compositivo di Beethoven).

L’ Adagio un poco mosso presenta un tema dalla cantabilità estrema unita alla dolcezza sublime, tipica dei suoi tempi lenti centrali. È ricco di trilli, abbellimento utilizzato per rendere l’effetto del prolungamento altrimenti scadente nei pianoforti dell’epoca, alquanto poveri di sonorità. Anche in questo frangente il pianoforte non è mero strumento solista, ma appare splendidamente fuso con l’orchestra, che inizialmente accompagna il tema eseguito dal pianoforte e da ultimo lo espone da protagonista, accompagnato dal pianoforte nel registro acuto dello strumento. Beethoven prefigura quindi le caratteristiche del concerto romantico; il minore protagonismo del pianoforte rispetto al “tutti” orchestrale pone il solista al pari dell’ orchestra, collabora e dialoga con essa anticipando o ne raccogliendone le invenzioni.

«Non si fa nessuna cadenza, ma s’attacca subito il seguente» scrive Beethoven

Anche il passaggio al terzo movimento avviene in modo originale: solista e orchestra smorzano progressivamente il suono, fino al silenzio. Ascoltando con attenzione si avverte una pausa, con i corni che scendono di un semitono (per la precisione, dal si al si bemolle). Con questa modulazione avviene il collegamento col Rondò finale di carattere scintillante e gioioso. La zona centrale diventa una continua proposizione del tema da parte del pianoforte, con accenti particolarmente delicati, a cui segue sempre la risposta imperiosa dell’orchestra. Dopo una sorta di ripresa il dialogo tra pianoforte e orchestra diventa più stretto fino all’arrivo della breve cadenza finale, a cui segue un’altrettanto stringata coda dell’orchestra a chiudere con effetto trascinante il concerto.

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Karajan / Berliner Philharmoniker):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Vienna Philharmonic Orchestra & Christian Thielemann, conductor):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein & Wiener Philarmoniker):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director
desde el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Written by mara

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