in , , ,

Società del Quartetto di Milano: Andrea Lucchesini per Schubert

Era come se la musica non avesse bisogno di suoni materiali, come se le melodie, simili a visioni, si rivelassero a orecchie spiritualizzate“, Ferdinand Hiller, sul modo di suonare di Schubert

Andrea-Lucchesini

Società del Quartetto di Milano, Stagione 2016 – 2017

 

Le ultime tre Sonate per pianoforte di Schubert, scritte contemporaneamente nell’ ultima estate di vita, formano la più impressionante trilogia della storia della musica, ancora più sconvolgente di quella beethoveniana per densità emotiva e concentrazione temporale.

Andrea Lucchesini, interprete ideale di Schubert per indole e affinità elettiva, ha deciso di cimentarsi in questa impresa con una formula particolare, quella del racconto, grazie all’ intervento del giornalista e scrittore Sandro Cappelletto, che all’ ultimo anno di vita di Schubert ha dedicato un interessante saggio (ed. Accademia Perosi di Biella). Il concerto prevede quindi il seguente programma:

 

F. Schubert, Sonata n. 21 in do minore D 958

… … …

F. Schubert, Sonata n. 22 in la maggiore D 959

… … …

F. Schubert, Sonata n. 23 in si bemolle maggiore D 960

 

QUANDO:

Martedì 14 Marzo 2017, ore 20.30

 

DOVE: Sala Verdi
Conservatorio “G. Verdi”

Via Conservatorio, 12 – Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Andrea Lucchesini, pianoforte

Sandro Cappelletto, voce narrante

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Posto libero intero al costo di 30,00 €
Posto libero ridotto al costo di 25,00 €
Posto libero giovani al costo di 5,00 €

Inoltre sono disponibili le seguenti posizioni:
Posto numerato primo settore al costo di 40,00 €
Posto numerato secondo settore al costo di 30,00

 

Società del Quartetto di Milano: Andrea Lucchesini per Schubert

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

Andrea-Lucchesini

Andrea Lucchesini

Nato nel 1965, Andrea Lucchesini ha studiato pianoforte con Maria Tipo. Nel 1983 si è aggiudicato al Teatro alla Scala il primo premio al concorso internazionale “Dino Ciani”. Nel 1994 ha ricevuto il premio “Accademia Chigiana” e nel 1995 il premio della critica “Franco Abbiati”. Dal 2008 è Accademico di Santa Cecilia.

Con programmi che spaziano al periodo classico a quello contemporaneo, è ospite regolare delle più importanti istituzioni musicali e delle maggiori orchestre. Si dedica con passione anche al repertorio cameristico ospite di festival internazionali. Dal 1990 collabora stabilmente con Mario Brunello.

Nel luglio 2001 ha eseguito la nuova Sonata per pianoforte di Luciano Berio in prima mondiale a Zurigo, proseguendo così una felice collaborazione che aveva preso l’ avvio con il Concerto IIEchoing curves” dello stesso autore, eseguito in tutto il mondo e registrato con la London Symphony. La Sonata è stata poi eseguita in Francia, Portogallo, Belgio, Olanda e Inghilterra e a Milano per la nostra Società nel 2002.

L’ interesse per il repertorio novecentesco, oltre che nella scelta dei programmi, è testimoniato da alcune incisioni discografiche – Pierrot Lunaire di Schönberg e Kammerkonzert di Berg – effettuate per la Teldec con la Dresdner Staatskapelle e Giuseppe Sinopoli, e dalla stretta collaborazione con compositori quali Ivan Fedele, Fabio Vacchi e Jörg Widmann. In campo discografico ricordiamo inoltre l’integrale live delle Sonate per pianoforte di Beethoven (Disco del mese di Fonoforum) e l’integrale delle opere per pianoforte solo di Berio che ha meritato numerosi riconoscimenti internazionali. L’ incisione per AVIE degli Improvvisi di Schubert è stata nominata Disco del mese da Musicweb International.

Convinto che la trasmissione del sapere musicale alle giovani generazioni sia un dovere morale, Lucchesini si dedica con passione all’ insegnamento.

 

QUALCHE VIDEO SUL GRANDE LUCCHESINI…

 

Andrea Lucchesini “FANTASIE IMPROMPTU OP 66” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “UNGARISCHE RHAPSODIE NR 6” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Liszt etude no 3, La Campanella” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 1° mvt.” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 2° & 3° mvt.” by Fryderyk Chopin:

… … …

Sandro Cappelletto…

Foto-Sandro-Cappelletto

Laureato in Filosofia, giornalista professionista, collaboratore stabile come critico musicale con i quotidiani La Stampa e Le Monde, ha studiato inoltre armonia e composizione con Robert W. Mann.

Come autore Sandro Cappelletto ha pubblicato: “Farinelli – La voce perduta” (EDT, 1996); “Farò grande questo teatro!” (EDT, 1997), inchiesta sui teatri d’ opera; una monografia su Beethoven (Newton Compton, 1980); un’analisi di Turandot (1989); “Mozart – La notte delle dissonanze” (EDT, 2006); “Messiaen – l’angelo del Tempo” (Accademia Perosi, Biella, 2008); “Altravelocità. Avventure di un viaggiatore in treno” (Giunti Editore, 2009). Membro della Commissione Artistica della Scuola di Musica di Fiesole, dal 2010 è direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana. Collabora alla realizzazione dei programmi del Festival pisano “Anima Mundi” diretto da Sir John Eliot Gardiner.

Autore di trasmissioni per Radio Tre Rai, Cappelletto attualmente è attivo come scrittore per il teatro, collaborando con numerosi compositori contemporanei, tra i quali Azio Corghi, Michelangelo Lupone, Ennio Morricone, Francesco Pennisi, Riccardo Piacentini, Matteo D’Amico, Claudio Ambrosini, Luca Lombardi. Insegna Ricezione, Produzione e Consumo della Musica all’ Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel 2014 ha pubblicato il suo ultimo libro, “Da straniero inizio il cammino – Schubert l’ultimo anno” (Accademia Perosi, Biella, 2014).

… … …

Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano. 

Le tre sonate costituiscono un gruppo omogeneo che dimostra la convinta decisione del maestro di affrontare nuovamente e con precise intenzioni questo genere compositivo.

Il 2 ottobre scrive all’ editore Probst di Lipsia per offrirgli i suoi ultimi lavori: «Ho composto, tra l’altro, tre sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere».

Le tre Sonate vengono pubblicate solo nel 1838, dall’ editore Diabelli di Vienna; e poiché nel frattempo Hummel era morto, l’ editore dedica le tre Sonate a Schumann, che in quegli anni andava vigorosamente affermando la grandezza di Schubert nella rivista di cui era fondatore e direttore.

Schubert muore il 19 novembre 1828, a trentun’ anni d’ età, lasciando con le tre ultime Sonate le sue maggiori, più mature e più alte composizioni per pianoforte solo.

Può darsi che l’ intenzione di Schubert, nello scrivere le tre composizioni pianistiche, fosse quella di raccogliere l’ eredità di Beethoven (scomparso l’ anno precedente). 

 

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Sviatoslav Richter in Budapest, 1958):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (W. Kempff):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Friedrich Wührer, 1950):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Eunice Norton, piano – Recorded in 1992):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Radu Lupu, Piano – Shinjuku Bunka Kaikan, Tokyo – 23. Oct.1980):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Andras Schiff):

La tonalità di do minore è legata al ricordo della drammaticità mozartiana e, soprattutto, beethoveniana: non solo oggi, ma già nel 1828. Drammatica è la Sonata in do minore di Schubert.

Il primo tempo: dopo l’ inizio beethoveniano (che ricorda le 32 Variazioni in do minore), il secondo tema, in mi bemolle maggiore, presenta una caratteristica strutturale del tutto insolita. Non è infatti un tema di sonata, ma un tema con variazioni: una melodia di quattordici battute, seguita da due variazioni; la conclusione dell’ esposizione introduce un nuovo tema, breve ma molto ben caratterizzato. Lo sviluppo inizia su frammenti derivati dal primo tema, ma continua poi con un tema brevissimo. Schubert riprende quindi un procedimento insolito, sperimentato da Beethoven nella Sonata op, 14 n. 1: la parte centrale del primo tema “ohne das Thema durchzuführen” (senza sviluppare il tema: Beethoven scrive così negli abbozzi). Sono da notare anche l’ impiego dell’ estremo registro grave dello strumento e la trasformazione del carattere espressivo. Il tema dello sviluppo ritorna in una coda assai ampia.

Anche il secondo tempo richiama all’ inizio Beethoven in particolar modo il Beethoven del secondo tempo della Sonata op. 10 n. 1 e, in misura minore, del secondo tempo dell’ op. 13. Mentre Beethoven non mantiene però il tono drammatico nei suoi secondi tempi, che sono invece meditativi e consolatori, Schubert introduce nel secondo tempo un contrasto drammaticissimo tra i due temi, e per meglio sfruttarlo adotta una forma a cinque episodi (A – B – A – B’ – A) invece della usuale forma a tre episodi.

Il finale risente forse lontanamente, all’ inizio, del finale della Sonata op. 31 n. 3 di Beèthoven. Il secondo tema è invece una delle più sorprendenti intuizioni di Schubert: su un ritmo di tarantella si sviluppa un inciso elementare, con uno sfruttamento geniale degli sbalzi di registro, cioè della tecnica dell’ incrocio delle mani, stupefacente in un compositore che non era virtuoso del pianoforte. La forma del pezzo è quella del rondò. Il terzo tema, quasi scherzoso, segue però immediatamente il secondo; poi la forma mantiene sino alla fine lo schema della tradizione.

… … …

Nel settembre del 1828, poche settimane prima di morire, Schubert ultimò tre poderose Sonate (D 958 – D 960) con le quali forse sperava di entrare finalmente nel circuito editoriale. La Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, sono accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano.

Queste ultime tra sonate composte da Schubert sono tra le massime opere di tutta la letteratura pianistica e non è esagerato dire che sono gli ultimi grandi capolavori nel genere della Sonata per pianoforte, se si considera che quelle di Schumann, Chopin e Liszt difficilmente possono essere considerate Sonate nel senso classico del termine e che quelle di Brahms sono opere giovanili.

 

ASCOLTA QUI Maurizio Pollini “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Alfred Brendel “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Rudolf Serkin “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (1966):

ASCOLTA QUI Andras Schiff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Wilhelm Kempff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Sviatoslav Richter “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (Prague, 1972):

La Sonata in la maggiore è un’opera di altezza sublime. Il primo tema afferma con energia la tonalità di la maggiore; il secondo tema è una melodia lirica dal carattere nobile e sereno. La sezione successiva si distacca nettamente dalla tradizione, perché, invece di sviluppare i temi precedentemente enunciati, si basa su un nuovo tema lirico. Quando questo tema si dissolve all’acuto, un movimentato crescendo prepara la regolare ripresa dell’esposizione fino alla coda.

Nell’ Andantino, in fa diesis minore, l ‘inizio è spoglio e dolente, su un ritmo di barcarola.

Con lo Scherzo, in la maggiore, si torna a uno spensierato clima viennese pervaso dallo spirito delle danze popolari austriache e caratterizzato da vivaci staccato. Dopo la brillantezza della prima parte, quella centrale – un Trio in tempo Un poco più lento – è più tranquilla ed è giocata sui continui incroci delle mani.

L’ Allegretto, sempre in la maggiore, è nella forma di rondò. Come ha scoperto Charles Rosen, questa pagina è stata costruita esattamente sul calco dell’ultimo tempo dell’op. 31 n. 1 di Beethoven: ciò dimostra, una volta di più, che Schubert non era interessato a sperimentazioni formali e che lo schema classico era perfettamente calzante ai suoi scopi.

Nel suo tema iniziale Alfred Einstein ha sentito una “felicità perfetta” e ha riconosciuto una forte affinità con la melodia di Im Frühling (In primavera), un Lied del 1826: “In silenzio sto sul declivio del colle, il cielo è così luminoso“.

… … …

Era come se la musica non avesse bisogno di suoni materiali, come se le melodie, simili a visioni, si rivelassero a orecchie spiritualizzate“, Ferdinand Hiller, grande virtuoso del pianoforte, amico di Chopin, Mendelssohn e Liszt

 

Nella Vienna di Beethoven, Schubert fatica ad affermarsi, se non parzialmente come autore di Lieder, e le sue Sonate per pianoforte vanno incontro a un clamoroso insuccesso editoriale: durante la sua breve vita (muore nel 1828 a soli 31 anni) riesce a pubblicarne solamente tre, mentre Beethoven ne scrive trentadue e le pubblica tutte.

Quando nella primavera del 1825 propone la Sonata in la minore D. 845 all’ editore Hüther, questi gli offre di pubblicarla al “prezzo più basso possibile” perché opera di un “principiante”; in realtà quel “principiante” ha scritto già circa ottocento composizioni pubblicandone una quarantina, ma in effetti non lo conosce quasi nessuno.

Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte, Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, da un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera.

La Sonata in si bemolle maggiore D. 960 viene terminata il 26 settembre del 1828 ed eseguita in pubblico per la prima volta già il giorno dopo, nel corso di una straordinaria serata musicale in casa del dottor Ignaz Menz in cui Schubert probabilmente esegue per gli amici anche le altre due Sonate gemelle e accompagna il barone von Schönstein in alcuni Lieder tratti dalla Winterreise. Cinque giorni dopo, scrive all’ editore Probst per offrirgli le sue opere più recenti: “Ho composto, tra l’ altro, tre Sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le Sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere“. Evidentemente nessuno di quei lavori conviene a Probst, così come in quello stesso periodo all’ editore Schott di Magonza non convengono né il Quintetto in do maggiore, né i 4 Impromptus D. 935, giudicati “troppo difficili per essere delle bagatelle”. Le parole con cui si conclude la lettera di Schott dimostrano che l’ esperto editore riconosce il talento di Schubert ma individua perfettamente i motivi che in quel momento non rendono vendibile la sua musica: “Se le capita di comporre qualcosa di meno difficile e nello stesso tempo brillante, possibilmente in una tonalità più facile, la prego vivamente di volermela inviare senz’ altro“.

 

Mentre in genere egli chiede tanto allo strumento, qui rinuncia volontariamente ad ogni novità brillante ed arriva ad una semplicità di invenzione ben più grande: altrove egli intreccia nuovi legami di episodio in episodio, qui invece distende e dipana alcune idee musicali generali. Così la composizione scorre mormorando di pagina in pagina, sempre lirica, senza mai pensiero per ciò che verrà, come se non dovesse mai arrivare alla fine, interrotta soltanto qua e là da fremiti più violenti che tuttavia si spengono rapidamente“, Robert Schumann a proposito della Sonata in si bemolle maggiore sulla Neue Zeitschrift für Musik

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” I° Mov., Molto moderato by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

Il primo tempo della Sonata in si bemolle maggiore (Molto moderato) si apre con un dolcissimo tema interrotto per un attimo da un cupo trillo nel registro grave, che tornerà nel corso del movimento. Il secondo tema viene esposto a sorpresa in fa diesis minore la prima volta, e in si minore nella ripresa; lo sviluppo si apre nella tonalità di do diesis minore che sarà poi la tonalità d’ impianto del secondo movimento.

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” II° Mov., Andante sostenuto by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

L’ Andante sostenuto è attraversato dalla stessa atmosfera di sogno in cui si è aperto il primo movimento e come quello è una pagina “di sconvolgente bellezza che sfida ogni descrizione” (Harry Halbreich). 

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” III° Mov., Scherzo (Allegro vivace con delicatezza) – Trio by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” IV° Mov., Allegro ma non troppo by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

Segue un breve e leggero Scherzo (Allegro vivace con delicatezza) in si bemolle maggiore. La stessa spensieratezza anima anche l’ Allegro ma non troppo conclusivo, un sereno rondò in cui uno degli episodi intermedi cita quasi letteralmente il motivo di tarantella dell’ ultimo tempo della Sonata in do minore D. 958.

 

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Claudio Arrau):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Mitsuko Uchida, piano 1997):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Maurizio Pollini, 1987):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Sviatoslav Richter, Prague, 1972):

 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accademia Santa Cecilia: la talentuosa pianista Beatrice Rana

TEATRO LA FENICE: bando di concorso per Tenori