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Spira Mirabilis al Teatro alla Scala con l’ Eroica di Beethoven, 17 settembre

“Fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa, di fronte ad un trono, non tradire la verità”, L. v. Beethoven

Filarmonica della Scala, Stagione 2016 – 2017

 

Spira mirabilis è un ensemble senza direttore che rappresenta un progetto di studio tra i più interessanti della scena europea. Si tratta di un gruppo di musicisti, quasi tutti under 35, provenienti da tutta Europa, tra i più affermati della loro generazione, tutti con una carriera avviata, rispetto alla quale, il progetto Spira è collaterale, fatto di studio e approfondimento più che di esibizioni e concerti. Per l’ occasione verrà eseguito il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Sinfonia no. 3 Eroica

 

QUANDO:

Domenica 17 settembre 2017, ore 20.00

 

DOVE: Teatro alla Scala
Via Filodrammatici 2
20121 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Spira Mirabilis

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

II ORDINE PALCHI al costo di € 85,00

I ORDINE PALCHI al costo di € 85,00

III ORDINE PALCHI al costo di € 65,00

IV ORDINE PALCHI al costo di € 65,00

I GALLERIA al costo di € 25,00

II GALLERIA al costo di € 15,00

I GALLERIA INGRESSO al costo di € 5,00

II GALLERIA INGRESSO al costo di € 5,00

 

Teatro alla Scala: Spira Mirabilis

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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Spira mirabilis…

 

Non siamo “un’orchestra che suona senza direttore”. Siamo un gruppo di musicisti professionisti che vogliono studiare musica insieme

Il metodo di lavoro – spiega Lorenza Borrani, tra le fondatrici del gruppo – è molto particolare, nel senso che studiamo e approfondiamo una sola partitura alla volta. Normalmente, con le orchestre o nell’ attività concertistica, i tempi sono molto più stretti: si fanno poche prove e molti concerti ognuno con più brani. Noi, invece, funzioniamo esattamente all’ opposto: un solo pezzo, tante prove, tantissime discussioni e studio, senza limite di tempo: il concerto è solo un’ulteriore tappa di questo processo di apprendimento che in realtà non si conclude mai“.

Spirito

Cosa non siamo

Non siamo solo un gruppo di musicisti che suonano insieme senza un direttore. Gruppi simili già esistono, spesso con un concertmaster che fa le veci del direttore, provando, dirigendo e dando gli attacchi all’ orchestra.

Non siamo un gruppo che fa spettacoli flash mob estemporanei come trovata pubblicitaria, pur amando suonare in luoghi insoliti e cercando nuovo pubblico fuori dalle classiche sale da concerto.

Non siamo un gruppo che prova intensivamente per preparare un bel concerto. Proviamo per imparare insieme e costruire fra di noi una comune concezione del pezzo – quella che poi condivideremo con il nostro pubblico.

Chi siamo

Siamo un gruppo di musicisti professionisti che lavorano con passione e dedizione, animati dal desiderio di studiare musica insieme.

Un “laboratorio musicale”.

Cos’è questo laboratorio musicale?

È la Spira mirabilis. Il numero di musicisti che studiano per ogni progetto può cambiare in base al repertorio. Ma ciò che non cambia mai sono le motivazioni e l’integrità del nostro lavoro insieme.

Perché abbiamo dato inizio a Spira mirabilis?

Nel settembre del 2007 aprimmo il nostro “laboratorio professionale”. Avevamo bisogno di uno “spazio” per studiare ed esprimere le nostre idee creative. Con grande sorpresa, scoprimmo che il nostro nuovo modo di fare musica attraeva un pubblico internazionale in cerca di qualcosa che andasse oltre la tradizionale struttura di concerto.

Liberarsi dai luoghi comuni

Non siamo un’orchestra che suona senza direttore. Abbiamo la fortuna di lavorare, fuori dalla Spira, con alcuni dei più grandi Maestri del nostro tempo ed è partendo dal loro lavoro che l’ispirazione iniziale della Spira mirabilis continua la sua evoluzione.

Non siamo un’orchestra che segue la direzione di un leader. Siamo un gruppo di musicisti che ha trovato una terza via.

Che cos’è questa terza via?

L’interpretazione musicale rappresenta la responsabilità di ogni individuo all’ interno di Spira mirabilis. Ogni singolo musicista arriva alla prima prova avendo studiato la partitura e avendo raccolto sul pezzo quante più informazioni possibile. Questo è ciò che un buon direttore farebbe ed è ciò che noi, come collettivo democratico, intendiamo emulare.

Come proviamo?

Insieme, come un gruppo, ognuno contribuendo secondo le convinzioni interpretative che ha maturato. Le discussioni – e qualche volta i litigi – sono vivaci, ma ci godiamo questo processo, che dura per giorni e giorni fino a che non viene raggiunto un consenso musicale unitario basato su un modo comune di leggere e interpretare la partitura. È un procedimento molto lento.

Anche su strumenti originali?

Studiare il repertorio classico e del primo romanticismo sugli strumenti originali è un ingrediente fondamentale del nostro lavoro, che ci dà l’occasione di costruire una comprensione più profonda e condivisa di questi linguaggi musicali.

E il risultato?

Deve essere molto forte per evitare di essere incoerente. Un mosaico delle nostre differenti idee amalgamate in un tutt’ uno unitario. Lavoriamo senza sosta finché non lo otteniamo. Non pensiamo al concerto come a qualcosa di finale: è un’istantanea musicale della nostra costante evoluzione.

Perché lo facciamo

La risposta è ciò che rende questo progetto unico per noi.

Noi non proviamo per preparare un concerto. Proviamo per apprendere e costruire un’interpretazione condivisa della partitura. Il tempo che passiamo insieme studiando e sperimentando è la ragione di Spira mirabilis. Corriamo rischi in quello che facciamo e in come lo facciamo. Qualche volta funziona, altre volte no. Ma facciamo sempre le cose per un motivo.

Che cos’è così rischioso?

Per esempio, nel mezzo di un concerto, un musicista può spontaneamente prendere l’iniziativa e il resto del gruppo reagisce di conseguenza. Possiamo correre questo rischio solo grazie alla condivisa comprensione del gusto e del linguaggio musicale di ciascuno. È un grande rischio – ma esaltante.

Perché solo un pezzo?

Per prenderci il tempo di entrare in profondità nella partitura.
Il nostro modo di lavorare è molto lento.
Ma ogni volta che suoniamo un’opera in prova o in pubblico, il nostro lavoro si trasforma in un’esperienza speciale di intimità con un capolavoro.

Cosa pensa il pubblico?

Hanno risposto con entusiasmo, desiderosi di tornare, volendo ascoltare di più. Condividono le nostre idee, reagiscono, ci fanno domande, controbattono. Eseguendo solo un’opera diamo al nostro pubblico la possibilità di concentrarsi e capire. Così, invece di saturare un bisogno di musica, lo creiamo veramente, dando inizio, forse, al loro personale viaggio musicale.

Dove ci esibiamo?

Fin dall’inizio abbiamo deciso che avremmo lavorato al di fuori del circuito musicale tradizionale. Abbiamo cercato luoghi isolati, a volte angoli di strade e piazze, dove poter suonare per un pubblico senza preconcetti, che probabilmente non aveva mai sentito il pezzo. Non era una trovata mediatica, ma il genuino desiderio di ispirare un pubblico non avvezzo al repertorio classico con l’amore puro e l’energia trasmessi dalla musica dal vivo.

Non suonate mai nelle sale da concerto?

Sì, lo facciamo, e pensiamo di aver trovato una soluzione ideale: il cuore del nostro lavoro resta nella piccola citta italiana di Formigine, ma da lì partiamo per suonare in altri luoghi e incontrare nuovo pubblico, anche in sale da concerto.

Formigine

Questa piccola città italiana in provincia di Modena ci ha molto generosamente offerto la possibilità di avere una base permanente per le prove, ed è tale il loro impegno nei nostri confronti che hanno addirittura costruito per noi una sala da concerto!

Come raggiungiamo le persone di Formigine

A Formigine ci incontriamo diverse volte all’ anno per intensi periodi di prove e abbiamo scoperto che qui possiamo incontrare la popolazione locale attraverso il canale del concerto. È sempre una profonda commozione accorgersi di aver toccato qualcuno per la prima volta con la musica classica.

Il nostro pubblico, il nostro futuro

Non stavamo cercando un nuovo pubblico per la musica classica, ma pensiamo di averne trovato uno, un pubblico vergine e desideroso di scoprire e saperne di più. Ora, più che mai, sentiamo davvero di essere ascoltati.

Questo è lo spirito di Spira mirabilis.

Il nome del gruppo è ispirato ad una figura geometrica che, per le leggi matematiche che la definiscono, gode di una particolare proprietà: di qualunque dimensione essa sia, risulta sempre sovrapponibile a se stessa. Così il gruppo cambia misura a seconda della partitura, passando da una formazione di pochi elementi a una molto più ampia, che può arrivare fino a 123 elementi, inclusi i cantanti del coro modenese Luigi Gazzotti.

Sito ufficiale: http://www.spiramirabilis.com/it

 

170 video su Spira Mirabilis:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

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La Terza Sinfonia di L. v. Beethoven in Mi bemolle maggiore op. 55 detta “Eroica” è stata composta fra il 1802 e 1804; la prima esecuzione il 7 aprile 1805 al Theater an der Wien.

Inizialmente scritta per Napoleone, primo Console della Repubblica francese e quindi difensore dell’ ideale della repubblica, l’ Eroica rappresenta la sintesi di tutta l’ aspirazione all’ epos riscoperta negli anni della rivoluzione. In questa partitura si manifestano in modo particolare, e in una chiara affermazione “politica”, gli ideali di eguaglianza, libertà e fraternità (elementi comunque presenti in tanta parte della produzione di Beethoveniana).

Beethoven, che come Hegel aveva visto nel generale corso “cavalcare lo spirito del mondo”, gli indirizza una dedica che in seguito disconoscerà in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell’ opera successivamente alla sua incoronazione a imperatore dei francesi; la sua auto proclamazione tradisce gli ideali della repubblica provocando sdegno e rifiuto della persona da parte del compositore al punto di modificare la dicitura che, nella prima edizione a stampa londinese, nel 1809, riporta “Sinfonia Eroica composta per celebrare la morte di un Eroe” – se con “eroe” si intende l’ uomo vero e autentico, incorruttibile, che non calpesta i diritti e al quale appartengono tutte le emozioni puramente umane, dall’ amore alla gioia, al dolore – mentre la dicitura inizialmente pensata da Beethoven avrebbe dovuto essere “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’ Uomo”.

Per capire che cosa accadde, ecco il racconto di Ferdinand Ries, allievo, amico e biografo del compositore: «A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone, ma finché era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima e lo paragonava ai più grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei suoi amici più intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia già scritta in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola “Buonaparte” e giù in basso “Luigi van Beethoven” e niente altro. Se lo spazio in mezzo dovesse venire riempito e con che cosa, io non lo so. Fui il primo a portargli la notizia che Buonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “Anch’ egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!”. Andò al suo tavolo, afferrò il frontespizio, lo stracciò e lo buttò per terra”.

Il compositore non approva il gesto e compie un passo indietro che nella storia della musica non ha precedenti. Chi si priverebbe dei favori dei potenti? Beethoven ha una sua morale e un’ etica molto forti e si sente in tutto quello che fa. A causa di questa delusione la sinfonia sarà quindi definitivamente dedicata al Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante che ha ospitato nel proprio palazzo la prima esecuzione.

Le dimensioni complessive dell’ “Eroica” (la più lunga sinfonia scritta sino a quel momento) sono superate solamente dalla Nona Sinfonia. Il volume dell’ orchestra è vibrante e per la prima volta in una sinfonia vengono usati tre corni ed i singoli accordi sono ricchi di sforzati di notevole evidenza.

La trasfigurazione epica raggiunge il massimo nella “Marcia funebre” con i rulli dei timpani, le trombe dal suono apocalittico, il fugato centrale e la melodica divagazione della coda.

L’ Eroica è una sinfonia dalla forza titanica in cui Beethoven ha espresso gli elementi del dramma dell’ uomo e l’ eroismo della musica sinfonica stessa: la meditazione sulla morte, pone l’ individuo di fronte all’ evidenza della precarietà del tempo, al fatto che l’ uomo è terra, polvere. La morte è un interrogativo fantastico sulla vita: come può la vita essere eterna? Non si può immaginare come sarà la vita di là.

Si può dire che con l’ Eroica la musica, come accadeva appena qualche decennio prima, smette di avere una funzione solo celebrativa, di accompagnamento a feste, divertimenti, cerimonie, spettacoli pubblici. Diventa messaggio spirituale, manifesto politico, mezzo espressivo per cambiare il destino dell’Uomo, strumento per esporre e condividere i propri sentimenti. Quindi, la “forza” di Beethoven è anche salvifica, potremmo dire terapeutica, perché si trasforma in linfa vitale, in messaggio di speranza, in energia capace di rinsaldare lo spirito. E nonostante la delusione politica e ideale di Beethoven nei confronti di Napoleone, resta presente e miracolosa l’enorme forza espressiva di questa Sinfonia: è evidente nella partitura la presenza vulcanica di idee e di passioni, di sentimenti e di impulsi interiori, che preme dall’ intimo di questa musica. E la pressione è tale che l’opera s’impone come una delle sinfonie più vibranti, ancora oggi dopo 210 anni (iniziò a comporla nel 1803), intatta nella sua capacità di emozionare e scuotere gli uomini contemporanei.

 

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” – BBC Proms 2012 (Daniel Barenboim):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Riccardo Muti):


Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Royal Concertgebouw Orchestra / Erich Kleiber, cond. recorded May 8, 1950):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” – 1987: 4.12 & 13 (Sergiu Celibidache & Münchner Philharmoniker):


Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Deutsche Kammerphilharmonie Bremen & Paavo Jarvi):

ANALISI:

1° movimento_Allegro con brio: in forma sonata, si apre con due monumentali accordi a tutta orchestra ai quali segue il primo tema, molto semplice e orecchiabile esposto dagli archi; colpiscono l’ampiezza dello “sviluppo” e la novità delle soluzioni adottate dal punto di vista sia timbrico sia armonico (le dissonanze che oggi noi percepiamo come normali all’ epoca dovettero lasciare attoniti i primi ascoltatori). Da notare che qui la forma sonata è ulteriormente ampliata comprendendo anche una “coda” che, dopo la ricapitolazione, riprende nuovamente alcuni temi del primo movimento e parti dello sviluppo e lo conclude con gli stessi due accordi con il quale era iniziato.

2° movimento_Marcia funebre – Adagio assai: la marcia funebre è particolarmente monumentale ed è suddivisa in cinque sezioni: la prima, la terza e l’ ultima sono basate su un tema solenne e dolente enunciato dagli archi gravi che ritorna variato a ogni ripetizione. La seconda e la terza sezione sono episodi fugati che culminano in due fortissimo a tutta orchestra di notevolissimo impatto. La conclusione del brano è basata su frammenti del tema principale inframezzati da pause che rendono l’ atmosfera rarefatta e quasi straniante. 

3° movimento_Scherzo – allegro molto: lo scherzo si ripete due volte alternato al trio. Il ritmo del brano è particolarmente vorticoso e colpisce per il senso di agitazione e di incessante pulsazione, favorita anche dalle continue escursioni di intensità: si parte ogni volta dal pianissimo per arrivare al fortissimo rinforzato dall’ uso innovativo dei timpani.

4° movimento_Finale: Allegro molto: si tratta di un tema che viene sottoposto a un importante numero di variazioni caratterizzate da ricchezza inventiva ed estrema varietà di realizzazione. Il tema è molto semplice (come lo era quello del primo movimento) ed era già stato utilizzato da Beethoven in precedenti composizioni: le variazioni per pianoforte e la musica di scena per il balletto “le creature di Prometeo”. 

Il manoscritto originale è andato perduto ma esiste una copia riveduta dall’ autore nell’ archivio degli “Amici della Musica” di Vienna.

Beethoven Eroica Titelblatt

L’ organico prevede: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 corni, 2 trombe, timpani, archi.
 

CURIOSITÀ

Nel 1817 il poeta e funzionario di Corte Christoph Kuffner, che dieci anni prima per Beethoven aveva scritto i versi della Fantasia per pianoforte, coro e orchestra op. 80, tornò a frequentare il musicista per qualche tempo. Una sera a cena, vedendolo di buonumore, gli chiese quale preferiva delle sue sinfonie. “Eh, eh! L’ Eroica” E Kuffner, meravigliato: “Avevo immaginato quella in do minore [cioè la Quinta, fino ad allora Beethoven ne aveva scritte otto]”, “No, no, l’Eroica”.

 
 
 
 

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Written by mara

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