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Stresa Festival 2016: London Symphony Orchestra

Gianandrea Noseda…

 

…premiato come “Direttore dell’anno” per il 2015 dal «Musical America», la più autorevole pubblicazione dell’industria musicale internazionale.

…Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, in riconoscimento del suo contributo alla diffusione della cultura musicale italiana nel mondo.

gianandrea noseda, direttore musicale teatro regio di torino e direttore d'orchestra

 

Stresa Festival 2016

 

A Stresa per Stresa Festival uno dei più importanti Direttori al mondo, Gianandrea Noseda, con una delle Orchestre più importanti del mondo, la London Symphony Orchestra, per il seguente programma:

 

R. Wagner, Preludio dai “Meistersinger von Nürberg” WWV 96

… … …

Claude Debussy, La Mer, tre schizzi sinfonici

… … …

S. Rachmaninov, Sinfonia n. 2 op. 27

 

QUANDO:

Martedì 6 settembre 2016, ore 20.00

 

DOVE: Stresa, Palazzo dei Congressi
Piazzale Europa, 3
28838 Stresa (VB)

 

INTERPRETI:

Direttore, Gianandrea Noseda

LONDON SYMPHONY ORCHESTRA

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 60,00

Settore B al costo di € 40,00

Settore Balconata al costo di € 25,00 e € 20,00

Under 26:

Music p@ss € 10,00

Company P@ss € 5,00 (per gruppi di 4 o più amici)

 

Stresa Festival 2016: London Symphony Orchestra

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

I maestri cantori di Norimberga (Die Meistersinger von Nürnberg) è il titolo di un’opera di Richard Wagner in tre atti, composta fra il 1862 e il 1867.

La prima dell’opera ebbe luogo alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera il 21 giugno 1868, sotto la direzione di Hans von Bülow con successo ed alla presenza del compositore e del re Ludovico II di Baviera, patrono del compositore.

La vicenda si svolge a Norimberga verso la metà del XVI secolo: a quel tempo, Norimberga era un libero comune imperiale e uno dei centri del Rinascimento nordeuropeo. Al centro della storia vi è la realmente esistita corporazione dei Meistersinger (Maestri Cantori), un’associazione di poeti e musicisti “dilettanti”, provenienti soprattutto dai ceti artigiani e popolari.

I maestri cantori svilupparono una serie di regole loro proprie di composizione e di esecuzione, che Wagner studiò dettagliatamente: l’ opera I maestri cantori di Norimberga deve parte del suo fascino anche alla fedele ricostruzione storica della Norimberga dell’epoca e delle tradizioni della corporazione dei Maestri cantori.

Il poeta-ciabattino Hans Sachs, uno dei protagonisti principali, è un personaggio storico realmente esistito: Hans Sachs (1494-1576) fu il più famoso dei maestri cantori e una delle figure più amate della letteratura tedesca delle origini.

 

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (The Cleveland Orchestra, George Szell – Studio recording, Cleveland, 26.I.1962):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Christian Thielemann – Gala Concert – 50 th Anniversary of the reopening of the Vienna State Opera):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Staatskapelle Dresden – Giuseppe Sinopoli, Conductor – 24th January 1998 – Live at Suntory Hall, Tokyo):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Wiener Philharmoniker, Georg Solti, conductor – October 3, 1994, Suntory Hall, Tokyo):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (New York Philharmonic – George Szell – Studio recording, New York, 4.I.1954):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Hallé Orchestra – Sir John Barbirolli – (Free Trade Hall , Manchester 1957)):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Staatskapelle Dresden – Herbert von Karajan, conductor):

da Die Meistersinger von Nürnberg, Vorspiel (Preludio al I atto) by Richard Wagner (Berliner Philharmoniker, Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 19.XII.1949):

Nel Preludio dell’Atto I di Die Meistersinger von Nürnberg si riversano i principali gruppi tematici dell’opera, che rappresentano da una parte il mondo dei Maestri Cantori e dall’ altra la figura del cavaliere Walther von Stolzing. Due nuclei intorno ai quali Wagner costruisce non solo la forma musicale, attraverso il loro intrecciato sviluppo contrappuntistico, ma anche il contenuto simbolico della vicenda drammatica.

Questa pagina orchestrale rappresenta una sintesi della complessità dei processi compositivi dell’opera e del suo significato concettuale. 

I temi principali dell’opera, tra i quali spicca quello della solenne e festosa processione dei maestri, vengono presentati in una forma assai simile a quella della forma-sonata tradizionale, con un’ampia sezione di sviluppo.

Il Preludio, una delle pagine di Wagner più frequentemente eseguite in concerto, fu completato nella primavera del 1862 ed eseguito a Lipsia nel novembre dello stesso anno sotto la direzione dell’autore.

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«Forse non sapete che avrei dovuto intraprendere la bella carriera del marinaio – recita una lettera di Debussy – e che solo per caso ho cambiato strada. Ciononostante, ho mantenuto una passione sincera per il mare». L’amore per il mare risaliva ai tempi dell’infanzia, quando Debussy si recava a Cannes per le vacanze estive, in casa del padrino Achille-Antoine Arosa. Evocando quei tempi felici, il musicista ricordava «la ferrovia che passava davanti a casa con il mare sullo sfondo: in certi momenti pareva che il treno uscisse dal mare, o che dovesse tuffarvisi (a vostra scelta)»

La Mer, tris esquisses symphoniques pour orchestre o semplicemente La Mer di Claude Debussy, è un componimento musicale simile al poema sinfonico (opus L 109).

E’ una delle più celebri composizioni che abbia tradotto in musica il fascino del mare ed è considerato da alcuni critici “il miglior poema sinfonico mai scritto da un francese”.

«Ho ancora una grande passione per il mare. Si potrà dire che l’oceano non lambisce le colline della Borgogna, e che ciò che sto facendo è come dipingere un paesaggio in uno studio…»

così scrisse in una lettera nel 1903, mentre buttava giù il primo abbozzo della composizione, costituita da tre schizzi sinfonici, il cui titolo originale del primo movimento “La mer belle aux îles Sanguinaires” era stato dettato dal contrasto tra “belle” e “sanguinaires”. Questo, e il titolo originale dell’ultimo movimento, “Le vent fait danser La mer”, furono cambiati per suggerimento di Jacques Durand.

I titoli definitivi ed ufficiali dei tre movimenti divennero quindi: De l’aube à midi sur La mer(Dall’alba al meriggio sul mare), Jeux des vagues (Giuochi d’onde) e Dialogue du vent e de La mer (Dialogo del vento e del mare).

Il lavoro fu completato nel 1905 a Eastbourne, sulla costa inglese della Manica, da dove Debussy scrisse:

«Eccomi di nuovo qui, col mio vecchio amico, il mare, sempre bellissimo. E’ veramente la sola cosa, nella natura, che ti metta al tuo posto. Solo che noi non rispettiamo abbastanza il mare: non dovrebbe essere permesso di immergevi corpi deformati dal lavoro quotidiano, braccia e gambe che si muovono secondo ritmi ridicoli; è quanto basta per far piangere i pesci. Ci dovrebbero essere soltanto sirene nel mare…».

Iniziata nel 1903 in Francia, la composizione de La Mer è stata terminata nel 1905 durante il soggiorno di Debussy sulla costa inglese della Manica a Eastbourne. La prima è stata eseguita a Parigi il 15 ottobre 1905 dall’Orchestra Lamoureux sotto la direzione di Camille Chevillard. L’opera non ha avuto una buona accoglienza, soprattutto a causa della pessima esecuzione, ma in breve tempo è diventata una delle opere per orchestra di Debussy più ammirate ed eseguite. La prima registrazione è stata effettuata da Piero Coppola nel 1928. Ad oggi, “La Mer” è largamente considerata come una delle migliori opere per orchestra del ventesimo secolo.

Il pubblico e la critica

All’ ascolto della prima il pubblico fu spiazzato. Gli ammiratori più accesi rimasero delusi, perché dal titolo della composizione si erano aspettati qualcos’ altro, qualcosa che avesse per tema il mare e lo descrivesse come nella scena delle grotte del Pelléas, o le Sirènes nei Nocturnes. Anche se ogni movimento portava un titolo ben preciso, La mer non era un’opera contenutistica.

Anche le recensioni furono piuttosto fredde e divergenti. Pierre Lalo, il cui articolo aveva salvato qualche anno prima il Pelléas dall’ oblio, esprimeva adesso chiaramente la sua delusione ed amarezza:

«Se i tre brani de La mer fossero opera di un qualsiasi altro musicista invece che di Debussy, potrei dire di averli gustati e di esserne soddisfatto. Ma se confronto il Debussy di quest’opera con il Debussy vero e proprio, allora mi sento profondamente deluso…».

Il “confronto” fatto da Lalo era tra La mer e proprio la scena delle grotte del Pelléas, dove

«pochi accordi e un solo ritmo orchestrale creavano l’atmosfera della notte e del mare…»
«Mi sembra», continuava Lalo, «che ne La mer la sensibilità dell’autore non abbia trovato una forma espressiva altrettanto intensa e spontanea; penso che qui Debussy abbia desiderato sentire un’emozione profonda e naturale, più di quanto non l’abbia sentita in realtà. Ascoltando per la prima volta un lavoro descrittivo di Debussy, ho l’impressione di possedere non la natura, bensì una riproduzione della natura che, benché indubbiamente sottile, ingegnosa e magistrale, rimane tuttavia artificiale… Non vedo né sento il mare».

E quest’ultima considerazione di Lalo, rimase per molto tempo nella storia della critica musicale.

Gaston Garraud, ne La Liberté, esaminava ancora più approfonditamente i tre pezzi sinfonici, i quali, secondo il suo parere, non suggerivano un’idea completa del mare, ma ne dipingevano soltanto alcuni aspetti precisi e particolari:

«Non esprimono le caratteristiche essenziali del mare, ma piuttosto quegli scherzi eterni e sempre deliziosi in cui il mare consuma la sua divina energia, il vivace gioco dell’acqua e della luce, che ci rapisce e ci affascina; la magia della spuma e dell’onda e degli spruzzi, nebbie avvolgenti e pennellate di luce»

Inoltre, Garraud non trovava che il termine “schizzi sinfonici” si addicesse in modo corretto ai tre brani in questione, perché la struttura di essi, robusta come in tutte le musiche di Debussy, sebbene leggera e illogica, questa volta era più chiara e definita che mai:

«Vi è anche minore originalità creativa, tanto che richiama ora ai russi, ora a César Franck. L’atmosfera è meno sottile, meno precisa; la visione è resa con una sensibilità che, pur delicata come sempre, sembra tuttavia che manchi di freschezza. E la ricchezza delle sonorità che interpreta questa visione con tanta maestria e intensità, fluisce senza scosse inattese e improvvise, è brillante in misura meno contenuta, i suoi sfavillii mancano di mistero. Questo è certamente il Debussy genuino, vale a dire, l’espressione più soggettiva, più preziosa e più sottile della nostra arte, ma insieme contiene in germe la possibilità di un Debussy americanizzato»

Fortunatamente non tutti i critici erano d’accordo a svalutare la nuova composizione, e tanto meno a confrontarla con quelle precedenti: alcuni, infatti, con maggiore serietà e obbiettività di giudizio, vedevano ne La mer una nuova fase dell’evoluzione del musicista, rilevando ancora una volta lo sforzo di Debussy di non ripetersi mai:

«L’ispirazione è più vigorosa, i colori sono più vivi, i contorni più definiti… Si ha l’impressione che Debussy, dopo aver diligentemente esplorato il campo delle possibilità sonore, abbia qui condensato e espressa la somma delle sue scoperte: la sua musica mira ad acquistare la euritmia assoluta che caratterizza tutti i capolavori…»

 

La Mer by Claude Debussy (Recorded at the Salle Pleyel, 8 March 2011 – Orchestre de Paris; Esa-Pekka Salonen – conductor; Claude Debussy – La Mer):

La Mer by Claude Debussy (Royal Concertgebouw Orchestra Amsterdam, Dir.: Bernard Haitink – Recorded in Amsterdam, December 1976):

La Mer by Claude Debussy (Boulez, The Cleveland Orchestra):

La Mer by Claude Debussy (hr-Sinfonieorchester (Frankfurt Radio Symphony Orchestra), Paavo Järvi, Dirigent, Eröffnungskonzert Rheingau Musik Festival 2012 – Kloster Eberbach, 24. Juni 2012):

La Mer by Claude Debussy (Charles Münch and the Boston Symphony Orchestra):

La Mer by Claude Debussy (Gergiev cond. LSO):

La Mer by Claude Debussy (Philharmonia Orchestra, Dirigent: Herbert von Karajan, Aufnahme: 1953):

La Mer by Claude Debussy (Lucerne Festival Orchestra; Recorded live at the Lucerne Festival, Summer 2003; Concert Hall of the Culture- and Convention Center Lucerne, 14 August 2003 – Lucerne Festival Orchestra; Claudio Abbado – conductor):

«Mi ribatterete che l’Oceano non bagna esattamente le colline della Borgogna…! E che tutto sembrerà probabilmente un paesaggio costruito a tavolino! In effetti ho del mare infiniti ricordi; e questo, a mio avviso, vale più della realtà, il cui fascino in genere soffoca troppo il nostro pensiero. Cerco di fare “altro” – diciamo delle realtà – che gli imbecilli chiamano “impressionismo”, un termine che viene usato del tutto a sproposito, soprattutto dai critici d’arte, i quali non esitano ad affibbiarlo a Turner, il più grande pittore di “mistero” che l’arte abbia mai avuto!».

Debussy non intende raffigurare la natura nella sua realtà oggettiva, con l’occhio dell’artista ansioso di descrivere il fenomeno che l’ha impressionato. La sua musica cerca piuttosto di esprimere il processo intimo della percezione, cogliendo le infinite vibrazioni dell’essere di fronte a un’esperienza.

Strumenti

La mer è un’opera strumentata per una grande orchestra sinfonica che richiede:

  • due flauti, ottavino, due oboi, corno inglese, due clarinetti in La e Si bemolle, tre fagotti, controfagotto;
  • quattro corni in Fa, tre trombe in Fa, due cornette in Do, tre tromboni, tuba;
  • timpani, grancassa, piatti, triangolo, tam-tam, glockenspiel;
  • due arpe e archi.

Lista dei brani

Un’esecuzione tipica richiede più o meno 23-24 minuti. La Mer si articola in tre movimenti:

  1. (~09:00) “De l’aube à midi sur la mer” – Très Lent (Si Minore)
  2. (~06:30) “Jeux de vagues” – Allegro (Do Diesis Minore)
  3. (~08:00) “Dialogue du vent et de la mer” – Animé et Tumultueux (Do Diesis Minore)

I tre schizzi: aspetti formali

Il primo movimento, De l’ aube à midi sur La mer (“Dall’alba al meriggio sul mare”), segna come tempo iniziale un très lent, ma non nasconde successivamente il suo sotterraneo “allegro”; infatti c’è una crescita graduale, un accumulo, a volte anche denso, di elementi sonori, con parti abbastanza ritmate, in contrasto ad altre più deliberatamente trattenute e lente. Questi grandi crescendo, caratterizzati appunto da una disgregazione totale dei timbri e dei ritmi – con distanziati rintocchi su oscillazione di seconda fino a momenti di piena orchestra –, sono l’esatto contrario del peso sonoro dei crescendo wagneriani: Debussy usa infatti la tecnica della “stratificazione”, che consiste nell ’aumentare il numero degli strumenti, che mantengono la propria melodia e il proprio ritmo (ogni strumento è appunto come uno strato che si aggiunge).

Il secondo movimento Jeux des vagues (“Giuochi d’ onde”), si contrappone al primo per una partenza più ritmata – caratterizzata da una specie di danza di strumenti e violini ruotanti attorno a poche note o note ribattute e staccate – e timbrica – con i tocchi dei piatti tra incisi di campanelli e di arpa. Sullo stesso incipit ritmico iniziale avvengono poi cambi di registro notevoli, da cui si alza, alla fine, il canto; segue la dispersione con frammenti vaganti, ed infine la sola linea dell’orizzonte.

Il terzo movimento, Dialogue du vent e de La mer (“Dialogo del vento e del mare”), è un susseguirsi e rincorrersi di immagini, gesti, emozioni, parole sussurrate e gridate fra queste due forze della natura. La sigla iniziale, animato e tumultuoso, ne descrive al meglio gli ingredienti: la forma nasce dalle successive accumulazioni della materia sonora, dalle sue continue dispersioni, da rinnovati slanci fino ad un culmine finale, Il tutto con un continuo affermarsi del ritmo regolare. Simbolo del contrasto caotico del mare con il vento, sono l’opposizione tra i cupi fremiti dei bassi, amplificati da una ricca percussione, e scoppi di luce negli acuti, più ordinati e quasi cantabili.

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe a travers desforèts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.

È un tempio la Natura, dove a volte parole
escono confuse da viventi pilastri
e che l’uomo attraversa tra foreste di simboli
che gli lanciano occhiate familiari.
(tr. Giovanni Raboni), BaudelaireCorrespondances

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«quest’ opera è spontanea e naturale nel suo lirismo», Gustav Mahler

 
La composizione della Seconda Sinfonia in mi minore op. 27, avvenuta tra l’ottobre 1906 e il gennaio 1908, segna la fine dell’ apprendistato e l’ inizio della maturità di Sergej Rachmaninov. Terminati gli studi ufficiali e dopo il fallimento della Prima Sinfonia (1897), Rachmaninov, già affermato come pianista, si dedica prevalentemente all’ attività di direttore d’ orchestra e compie numerosi viaggi all’ estero (a Londra, a Bayreuth, a Parigi, in Italia, ossia nei centri principali delle grandi tradizioni musicali europee), accumulando un importante bagaglio di esperienze. Il successivo, più lungo soggiorno a Dresda, con l’ intensa frequentazione dei concerti del Gewandhaus, lo spinge a tentare nuovamente l’ avventura sinfonica. E proprio a Dresda la Seconda Sinfonia viene composta quasi per intero.

«Nessuna casa mi è mai piaciuta quanto questa» – scrive all’ amico Nikita Semyonovic Morozov il 9 novembre, il giorno stesso del trasloco. «La disposizione delle stanze mi aiuta a lavorare. Le stanze da letto sono al piano di sopra, e sotto ci sono il mio studio e la sala da pranzo. Di sotto sono solo e posso vivere come un vero signore».

Eseguita il 26 gennaio 1908 a San Pietroburgo, venne replicata pochi giorni più tardi a Mosca, con confortante accoglienza.

Per la “Muzykalny truzhenik”: «Alcuni giorni fa entrambe le capitali sono state testimoni di un evento raro: a un concerto sinfonico organizzato dalla Società Musicale Russa la comparsa sul palcoscenico di Sergej Vasil’evic Rachmaninoff è stata accolta con sorprendente unanimità. L’applauso, i suoni dell’orchestra, le migliaia di mani protese, tutto questo si è fuso in un unico pensiero: che in Sergej Rachmaninoff abbiamo non solo un artista eminente, ma un uomo che è caro ai nostri cuori».

Il 6 febbraio, quattro giorni dopo la prima moscovita, l’autorevole e severo critico Yuli Engel scrisse sulla “Russkaya khronika”: «Dopo un soggiorno all’estero di un anno e mezzo, Rachmaninoff si presenta di nuovo al pubblico di Mosca come compositore, direttore e pianista. Nonostante abbia solo trentaquattro anni è uno dei personaggi più significativi nel mondo musicale contemporaneo, un degno successore di Cajkovskij […]. Successore e non imitatore, perché ha già una sua propria personalità. Questo è stato confermato molto chiaramente dalla nuova Sinfonia in mi minore. Dopo aver ascoltato con attenzione costante i suoi quattro movimenti, ci si accorge con sorpresa che le lancette dell’orologio sono andate avanti di sessantacinque minuti. Questo può forse risultare eccessivo per il grande pubblico, ma quanto è fresca e quanto è bella». Engel si sofferma in particolare sul secondo movimento: «Questa parte cattura l’ascoltatore con la sua infinita ricchezza di contrasti… Nel suo sviluppo tematico cambia i suoi colori come un camaleonte, e tuttavia rimane trasparente e coerente. Si sente la necessità di affermare che questa sezione della Sinfonia è migliore delle altre, ma se si ripensa agli altri movimenti si comincia a dubitarne».

Ma fu il successo che di Londra nell’ ambito dei concerti organizzati dalla Philharmonic Society, promossa e diretta da Arthur Nikisch, a convincere Rachmaninov di aver finalmente imboccato la strada giusta: strada che peraltro, in ambito strettamente sinfonico (eccettuati cioè i Concerti per pianoforte e orchestra, almeno due dei quali sono famosissimi, nonché i poemi e le danze per orchestra), non avrà in seguito sbocchi altrettanto significativi.

La Seconda Sinfonia è dunque l’unica composizione priva di pianoforte di Rachmaninov che goda non solo di notorietà ma anche di vero e proprio successo internazionale.

Dedicata a Sergej Taneev, che era stato maestro di Rachmaninoff, la Seconda Sinfonia è stata pubblicata nell’ agosto del 1908 e nel dicembre di quello stesso anno vince i 1000 rubli del Premio Glinka (Skrjabin ottenne il secondo premio, 700 rubli, con il Poema dell’ estasi). Nel 1960 è apparsa l’ edizione critica integrale a cura di C. Kirkor e nel 1967 una nuova edizione della Boosey & Hawkes. Il suo organico prevede: 3 flauti (e ottavino), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, piatti e gran cassa, glockenspiel e archi. Tra gli ammiratori della Seconda c’ è stato anche Gustav Mahler, mentre le generazioni successive di critici hanno espresso talvolta giudizi più severi. Una delle accuse che sono state mosse alla Seconda è quella di essere troppo lunga.

 

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Dimitris Mitropoulos (Conductor) – Minnesota Orchestra – Rec.1947):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Vladimir Ashkenazy – Concertgebouw Orchestra – Recording: September 1981,Amsterdam):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Royal Concertgebouw Orchestra – Neeme Järvi, conductor – October 3, 2002 – Grote Zaal, Concertgebouw, Amsterdam):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Yuri Temirkanov – St. Petersburg Philharmonic Orchestra):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Kurt Sanderling (Conductor) – Leningrad Philharmonic Orchestra – Rec.1956):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Radio Filharmonisch Orkest olv. Eivind Gullberg Jensen – 3 oktober Concertgebouw Amsterdam):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Orchestra of the Academy of Santa Cecilia, Rome – Sir Antonio Pappano, conductor – Live recording. London, Proms 2013):

“Sinfonia n. 2 in Mi minore op. 27” by Sergej Rachmaninov (Kirill Kondrashin – Royal Concertgebouw Orchestra):

Rachmaninoff ha costruito la Sinfonia in mi minore facendo ricorso a due tratti caratteristici tipici di molte delle sue opere strumentali e sinfoniche di ampio respiro: la forma di tipo ciclico e il celebre tema gregoriano del Dies Irae, da lui utilizzato in moltissime composizioni, che impronta di sé, in maniera più o meno evidente, praticamente tutti i temi della Sinfonia.

L’ ampio primo movimento, Largo. Allegro moderato, prende l’ avvio lentamente da un tema-motto annunciato sommessamente dai violoncelli e dai contrabbassi per gonfiarsi poco alla volta fino a sfociare nell’ Allegro moderato, il cui lungo, malinconico primo tema, esposto dai violini, deriva dal motto d’ apertura. A parte alcuni tagli di poche battute, in questo movimento viene generalmente omessa l’intera ripetizione dell’esposizione.

Dopo questa lunga pagina malinconica e tesa, il secondo movimento, Allegro molto, è un vigoroso Scherzo introdotto imperiosamente dal tema iniziale dei corni, cui risponde una nervosa idea dei violini, stemperata poi dall’ uso del glockenspiel. Dopo un tema “molto cantabile” esposto dai violini (Moderato), esplode il Meno mosso, una fuga aperta da violini secondi e oboi e ripresa subito da violini primi e clarinetti, che si conclude con la ripresa dell’ Allegro molto.

Anche se in ogni movimento sono previsti ampi squarci di lirismo, il terzo tempo, Adagio, è quello maggiormente improntato a un’ intensa cantabilità. Dopo i violini primi, il clarinetto solo espone una lunghissima melodia di struggente poesia, accompagnato dall’ orchestra: i violini primi inizialmente tacciono, i violini secondi formano un sommesso tappeto di terzine, mentre le viole e i violoncelli sono divisi.

Il quarto movimento, Allegro vivace, aperto da un tema derivato da quello del secondo movimento (e quindi dalDies Irae), è una pagina dal ritmo trascinante e incalzante, quasi di saltarello, orchestrata con grande sapienza e inframezzata da ampi squarci lirici e dalla ricomparsa dei temi principali dei movimenti precedenti.

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London Symphony Orchestra

London Symphony Orchestra

La London Symphony Orchestra è l’orchestra attiva più antica di Londra ed è generalmente riconosciuta come una delle orchestre di più alto livello nel mondo.

Si esibisce in 120 concerti all’ anno sotto la bacchetta di direttori quali Sir Simon Rattle, Michael Tilson Thomas, Daniel Harding, Bernard Haitink e André Previn. Ha relazioni di lunga data con alcuni dei musicisti più acclamati ed importanti.

L’orchestra è autogestita e costituita da un centinaio di musicisti di alto livello, che si esibiscono quali solisti o in concerti di musica da camera. E’ l’orchestra residente del Barbican Center, ma si esibisce quale orchestra in residence anche a New York, Parigi e Tokio, sempre con grande successo. Le sue tournée la conducono regolarmente in Cina e Corea del Sud, nonché in numerose importanti città europee.

La LSO si distingue per l’importanza del suo impegno a favore dell’educazione musicale, che le permette di raggiungere ogni anno più di 60 mila persone. In questo ambito viene data la possibilità a giovani musicisti di esibirsi in tutta una serie di manifestazioni.

L’orchestra è un leader mondiale nella registrazione di musica per CD, film e televisione. LSO Live è il marchio di maggior successo del suo genere con oltre un centinaio di titoli.

L’orchestra ha inoltre registrato musica per centinaia di film, fra i quali Philomena, The Monuments Men, quattro dei film di Harry Potter, Superman e le prime sei edizioni di Guerre Stellari.

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Gianandrea Noseda…

gianandrea noseda, direttore musicale teatro regio di torino e direttore d'orchestra

Gianandrea Noseda, direttore musicale teatro regio di torino e direttore d’orchestra

Gianandrea Noseda è stato recentemente nominato Direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, a partire dalla stagione 2016-2017, e Direttore Musicale della National Symphony Orchestra di Washington, in qualità di successore di Christoph Eschenbach a partire dalla Stagione 2017-2018.

Riconosciuto come uno dei più importanti direttori d’orchestra della sua generazione, è stato premiato come “Direttore dell’anno” per il 2015 dal «Musical America», la più autorevole pubblicazione dell’industria musicale internazionale.

La sua nomina a Direttore musicale nel 2007 ha segnato per il Teatro Regio l’ inizio di una nuova fase, caratterizzata da un crescente interesse internazionale suscitato da nuove produzioni, tournée, registrazioni discografiche e progetti audiovisivi. Queste attività hanno proiettato il Teatro Regio Torino nel mercato globale, dove oggi svolge un ruolo importante nella promozione della cultura musicale italiana. Con Noseda il Teatro Regio ha realizzato le sue prime importanti tournée internazionali che lo hanno visto protagonista in Austria, Cina, Francia, Germania, Giappone e Russia.

Nell’ agosto 2014 ha portato il Teatro Regio – per il debutto nel Regno Unito – al Festival di Edimburgo, dove il Guglielmo Tell in forma di concerto è stato considerato uno degli eventi più significativi. Nel dicembre dello stesso anno ha guidato i complessi del teatro con la stessa produzione nel primo storico e acclamatissimo tour a Chicago (Harris Theater), Toronto (Roy Thomson Hall), New York (Carnegie Hall) e Ann Arbor, Michigan (University Musical Society).

Gianandrea Noseda è inoltre Direttore ospite principale dell’ Israel Philharmonic Orchestra, “Victor De Sabata Guest Chair” della Pittsburgh Symphony Orchestra, Direttore principale dell’ Orquestra de Cadaqués eDirettore artistico del Festival di Stresa. È stato inoltre il primo Direttore ospite principale straniero nella storia del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo ed è stato alla guida della BBC Philharmonic dal 2002 al 2011.

Collabora con alcune tra le maggiori orchestre del mondo, tra cui la London Symphony Orchestra (che dirige regolarmente al Barbican Centre di Londra e in tournée), la NHK Symphony di Tokyo, la Philadelphia Orchestra, la Filarmonica della Scala oltre ai Wiener Symphoniker. Dal 2002 è ospite abituale del Metropolitan di New Yorkdove ha diretto diverse nuove produzioni, ultima in ordine di tempo quella del “Principe Igor” del quale, insieme al regista Dmitri Tcherniakov, ha realizzato una nuova versione di grande successo, ora disponibile in DVD per Deutsche Grammophon.

Momenti salienti del 2015 sono i debutti con i Berliner Philharmoniker e al Festival di Salisburgo, come pure il ritorno alla Israel Philharmonic, alla Philadelphia Orchestra e all’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sul podio della Filarmonica Teatro Regio Torino è stato ospite per la prima volta del Festival di Pasqua di Aix-en Provence. L’ impegno con i giovani musicisti proseguirà inoltre alla guida della European Union Youth Orchestra per la tournée europea per il Festival di Edimburgo.

Gianandrea Noseda collabora dal 2002 con l’ etichetta discografica Chandos, per la quale ha realizzato una quarantina di registrazioni discografiche, molte delle quali hanno ricevuto premi e riconoscimenti dalla critica internazionale; in particolare, da oltre un decennio è impegnato nel progetto «Musica Italiana», che ha permesso di riportare alla luce capolavori sinfonici dimenticati. Con i Wiener Philharmoniker e con l’ Orchestra del Teatro Regio ha registrato i più recenti album di arie di Ildebrando d’Arcangelo, Rolando Villazon, Anna Netrebko (per Deutsche Grammophon) e Diana Damrau (per Warner Classics).

Molte delle produzioni che ha diretto al Regio sono uscite in DVD; tra queste I Vespri siciliani di Verdi (con la regia di Davide Livermore), Boris Godunov di Musorgskij (con la regia di Andrei Konchalovsky), Don Carlo di Verdi (con la regia di Hugo de Ana) e Thaïs di Massenet (con la regia di Stefano Poda), che è stata inserita tra le venti produzioni più belle degli ultimi vent’ anni dal «BBC Music Magazine».

Nato a Milano, Gianandrea Noseda è Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, in riconoscimento del suo contributo alla diffusione della cultura musicale italiana nel mondo.

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

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