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Teatro Auditorium Manzoni, Bologna: Beethoven e Bruckner

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

Roman Zaslavsky

SINFONICA TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, Stagione 2015 – 2016

 

Dal podio dell’ Auditorium Manzoni di Bologna il Maestro Mario Venzago dirigerà il pianista Roman Zaslavsky e l’ Orchestra del Teatro Comunale di Bologna nel seguente programma: 

 

L. van Beethoven, Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19

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Anton Bruckner, Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 “Romantica”

 

QUANDO: Venerdì 1 Aprile 2016, h. 20.30

 

DOVE: Auditorium Teatro Manzoni
Via de’ Monari, 1 – 40121 Bologna

 

INTERPRETI:

Mario Venzago, Direttore

Roman Zaslavsky, Pianoforte

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

SETTORE INTERO OVER 65 – UNDER 30 LAST MINUTE*
Platea € 31,50 € 16,50 € 15,00

*I biglietti eventualmente invenduti sono acquistabili al prezzo last minute (massimo due biglietti a persona) da un’ora prima di ogni concerto presso la Biglietteria del Teatro Manzoni.

 

Acquista on-line

Mario Venzago – Roman Zaslavsky

 

Chi partecipa al concerto prenotando con Associazione Ma.Ni. ha la possibilità di avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987 .

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Benché pubblicato da Hoffmeister di Lipsia alla fine del 1801 e quindi dopo il Concerto in do maggiore il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Ludwig van Beethoven fu scritto qualche anno prima, tra il 1795 e il 1798.

Il manoscritto originale (non completo nella parte del pianoforte) è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Gli abbozzi si trovano in un quaderno del 1798 descritto dal Nottebohm, contenente fra l’altro anche quelli del Quartetto in re maggiore op. 18 n. 3, della canzone Der Kuss, dell’ Opferlied (seconda redazione), del Rondò per pianoforte in sol maggiore op. 51 n. 2.

Considerato il n. 1 come anno d’età dei concerti scritti da Beethoven per pianoforte, entra di prepotenza tra i migliori componimenti per tale strumento. 

La prima esecuzione in pubblico avvenne il 29 marzo del 1795 al Burgtheater di Vienna ed ebbe Antonio Salieri come direttore d’orchestra e Ludwig van Beethoven come pianista.

Il concerto venne successivamente rielaborato e riproposto a Praga nel 1798 per poi subire un’altra correzione nel 1801 ed è quella definitivamente giunta a noi.

 

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia with Neville Marriner conducting the Academy of St. Martin in the Fields):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Mikhail Pletnev, piano – Claudio Abbado, Berliner Philharmonier; Philharmonie Berlin, 1 May 2000):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy with the London Philharmonic Orchestra conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis; Recorded: 2008):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Wiener Philarmoniker – Hans Schmidt – Isserstedt; rec. 1959):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – Bernard Haitink Conducts the Royal Concertgebouw Orchestra):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (From the Klavierfestival Ruhr in the Jahrhunderthalle Bochum: Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Adagio
  3. Rondò: Molto allegro

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 19 si apre con un vivace Allegro con brio. Si nota un fitto lavoro di intaglio e di recupero del materiale secondo lo stile di Haydn o di Mozart. Alcuni elementi sono ancora di retaggio «galante». Colpisce il taglio del Concerto, pensato per il pubblico, con soluzioni brillanti e di sicuro effetto affidate all’orchestra e largo spazio per il virtuosismo dell’esecutore, mai comunque fine a se stesso.

Dal punto di vista del ruolo del solista la figura del pianoforte non è mai preponderante rispetto all’orchestra: non esiste un vero e proprio primo tema pianistico; anche il secondo gruppo tematico è affidato prima all’orchestra e solo in seconda battuta alla voce del solista.

Il secondo movimento è un Adagio. La voglia di far cantare il pianoforte emerge nel secondo movimento, dove si fa largo un tema lineare e rassicurante ma al centro della scena non c’è solo il pianoforte, perché l’orchestra assume un ruolo dialogante, capace di dare spessore emotivo alle riflessioni del solista: nell’ apparizione del flauto che chiude il movimento si avvertono già i toni bucolici della Sinfonia Pastorale.

La fisionomia del tema principale, in mi bemolle maggiore, è svelata solo poco per volta prendendo forma progressivamente. Il tema, intonato sottovoce da archi e fagotti, non viene esposto nella sua interezza. Beethoven aspetta il pianoforte per riavviare il tema e questa volta esporlo in tutta la sua interezza.

L’ultimo movimento è un Rondò in tempo Allegro molto. Già all’inizio il tema principale, esposto dal pianoforte, rivela la sua natura imprevedibile e un po’ umoristica; l’orchestra risponde subito con lo stesso spirito. Il primo dei due episodi solistici consiste in un breve motivo rimbalzante e ritmico che trascina anche l’orchestra in uno scambio di dialoghi serrato. Dopo il ciclico ritorno del tema principale del rondò, il secondo episodio solistico ancora una volta porta una ventata di estro e freschezza: in modo minore, appare come un misterioso canto tzigano che attrae e conquista.

… … …

Tra le undici Sinfonie portate a termine da Anton Bruckner, la Quarta (1874), oltre ad essere la più eseguita insieme alla Settima, è l’unica a portare un titolo di carattere descrittivo voluto dall’ autore e contribuirà ad avviarlo verso un consolidamento della propria situazione professionale ed economica (cosa che avverrà solo con il successo della Settima Sinfonia, all’età di 60 anni).

Il 22 novembre 1874 è la data riportata sulla partitura a conclusione della Sinfonia, il cui inizio risaliva al 2 gennaio del medesimo anno. Una prima esecuzione berlinese, programmata per la primavera del 1877, venne annullata; ciò diede modo al compositore di operare una prima significativa revisione, cedendo alle numerose pressioni di quanti insistevano perché rendesse le sue partiture più semplici sia all’esecuzione che all’ascolto. In una lettera del 1877 Bruckner qualificava alcuni passaggi violinistici dell’Adagio della Quarta come pressoché ineseguibili, e la strumentazione “troppo carica e inquieta“.

La rielaborazione della partitura impegnò il compositore dal gennaio alla fine di settembre del 1878, mentre nel novembre dello stesso anno vide la luce il nuovo Scherzo – che rappresenta la caccia – destinato a divenire uno dei più celebri movimenti sinfonici del tardo Ottocento. Neppure questa nuova versione fu data alle stampe e nel 1879 l’autore volle approntare un’ulteriore versione del Finale. Conclusi gli aggiustamenti nel giugno 1880, la Sinfonia poté finalmente essere presentata nel Musikvereinsaal della capitale austriaca, il 20 febbraio 1881, in un concerto dei Filarmonici di Vienna diretto da Hans Richter. Il successo della prima non servì ad arrestare la complessa e intricata storia delle rielaborazioni della Sinfonia, che proseguì con altri ritocchi per esecuzioni successive dirette da Felix Motti (nel dicembre 1881 a Karlsruhe, prima esecuzione di un lavoro sinfonico di Bruckner in Germania) e da Anton Seidl. La prima edizione a stampa, curata da Ferdinand Löwe e ritoccata nella strumentazione con il consenso dell’autore, venne pubblicata nel 1889. Sostituita nell’uso dalla partitura approntata nel 1936 da Robert Haas, sulla base del materiale relativo alla prima esecuzione del 1881, è stata a sua volta soppiantata dalla nuova edizione critica di Leopold Nowak uscita nel 1975, oltre un secolo dopo la creazione della Sinfonia bruckneriana.

Continua a far discutere il significato della dicitura Romantische scelta come sottotitolo: un riferimento al contenuto stesso della composizione, che si riallaccia al concetto di musica a programma. Bruckner aveva stilato una serie di didascalie che, insieme ad alcuni richiami naturalistici (ad es. la cinciallegra per il secondo tema del primo movimento), tracciavano una trama di associazioni descrittive di ispirazione storico-letteraria.

 

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Philharmonia Orchestra – Otto Klemperer – London, 1963):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Takashi Asahina / Osaka Philharmonic Orchestra 2000):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Karl Bohm / Vienna Philharmonic Orchestra 1973):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Leonard Slatkin / the Detroit Symphony Orchestra):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Staatskapelle Dresden – Eugen Jochum – (Recorded in 1975)

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Royal Concertgebouw Orchestra – Mariss Jansons, conductor – Live recording, 2008):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Rafael Kubelik – Wiener Philharmoniker):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Sir Georg Solti – Chicago Symphony Orchestra):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Bernard Haitink – Royal Concertgebouw Orchestra):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Lucerne Festival Orchestra – Claudio Abbado, conductor – October, 2006 – Suntory Hall, Tokyo):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Daniel Harding / London Symphony Orchestra):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Chicago Symphony Orchestra – George Solti):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Wiener Philharmoniker – Wilhelm Furtwängler, conductor – Stuttgart, 22.X.1951):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Chicago Symphony Orchestra – Barenboim):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Münchner Philharmoniker conducted by Sergiu Celibidache – Live Recording from the Herkulessaal, Munich 1983):

“Sinfonia n. 4 in mi bemolle maggiore WAB 104 Romantica” by Anton Bruckner (Claudio Abbado – Wiener Philharmoniker):

I movimenti in cui si articola la sinfonia sono quattro:

  1. Bewegt, nicht zu schnell (Mosso, non troppo veloce) (mi bemolle maggiore)
  2. Andante, quasi allegretto (do minore)
  3. Scherzo. Bewegt (Mosso) – Trio: Nicht zu schnell (si bemolle maggiore)
  4. Finale: Bewegt, doch nicht zu schnell (Mosso, ma non troppo veloce) (mi bemolle maggiore)

Il primo movimento, “Mosso, non troppo veloce” (Bewegt, nicht zu schnell) si apre con l’esposizione del magnifico richiamo del corno che spazia sul tremolo in pianissimo degli archi (un gesto tipicamente bruckneriano). Dopo un’articolata elaborazione, compare il motivo affidato agli ottoni e siglato dal tema della cinciallegra (che il compositore chiama Zizi-Be), che si apre sulla frase delle viole accompagnata da un disegno reiterato dei violini, destinato a farsi sempre più imperioso, con l’intervento della tromba e dei corni. A un breve passaggio in pianissimo segue il rullo dei timpani e un sinuoso dialogo tra flauto e clarinetto, che introduce la ripresa dei vari motivi, per giungere infine alla Coda, in cui il fortissimo dei corni esalta nuovamente il corale strofico del motivo iniziale.

Il secondo movimento, “Andante, quasi Allegretto” è in forma di Rondò e in tonalità di do minore; rimanda immediatamente a certi malinconici andamenti di marcia schubertiani. Nel primo motivo, tratto da un corale protestante, spicca un lungo disegno melodico dei violoncelli, che ricompare nei successivi sviluppi. Il secondo motivo è esposto dalla viola. Nello Sviluppo, costanti modulazioni – con il ritorno del primo elemento motivico – trascorrono verso la Coda che passa dal do minore a un trionfale do maggiore, per concludersi infine in un decrescendo da cui si staglia la voce del clarinetto.

Il più celebre movimento della Sinfonia, lo Jagdscherzo del 1878, è anche il più vicino al genere della musica a programma. Nello Scherzo in si bemolle maggiore, Mosso (Bewegt), in cui Max Auer avvertiva “zone crepuscolari e brividi che ci aprono ben altri abissi dell’anima“, si coglie con evidenza il riferimento ad evocazioni naturalistiche e cavalleresche, a scene e paesaggi di caccia. I corni danno il segnale su un tremolo degli archi, che dall’ iniziale pianissimo si gonfia in un crescendo, culminante in un fortissimo in cui ai corni si uniscono tromboni e tuba. 

L’ ampio Finale, dall’ indicazione Mosso, ma non troppo veloce (Bewegt, dock nichtzu schnell) si apre con un nebuloso preambolo che ricorda il clima del Finale della Terza Sinfonia. Lentamente questa atmosfera sospesa cresce d’ intensità chiarificandosi e sfociando in un unisono in fortissimo dell’intera orchestra. Segue un richiamo al motivo iniziale del primo movimento, cui segue uno Sviluppo di proporzioni vastissime. Dopo la ricomparsa del tema dell’ Andante si giunge alla Coda conclusiva.

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Roman Zaslavsky

Roman Zaslavsky

Nato a San Pietroburgo, Roman Zaslavsky ha iniziato lo studio del pianoforte a sei anni; dopo essersi diplomato alla Scuola Speciale di Musica per bambini, ha proseguito i suoi studi musicali al Conservatorio di San Pietroburgo.

Durante gli studi ha partecipato a molti concorsi pianistici, vincendo numerosi premi, tra i quali si segnala il primo premio al Concorso Pianistico Nazionale in Russia nel 1989.

In seguito è stato premiato anche al Concorso Internazionale Pianistico Città di Senigallia, al Concorso Internazionale Accademia di Hamamatsu in Giappone, al Concorso Internazionale di Musica da Camera V. Gui a Colonia e al Concorso Internazionale Josè Iturbi a Valencia.

Trasferitosi in Israele nel 1991, Zaslavsky ha perfezionato i suoi studi alla Rubin Academy of Music a Tel Aviv, diplomandosi nel 1995; in seguito si è trasferito in Germania, dove si è diplomato anche alla Hochschule für Musik di Francoforte e alla Musikhochschule di Karlsruhe.

Roman Zaslavsky è un pianista estremamente eclettico, si sente infatti ugualmente a suo agio suonando da solista, con ensembles da camera e con grandi orchestre, ottenendo invariabilmente enorme successo sia da parte del pubblico che da parte della critica, non solo grazie alla sua tecnica perfetta e al virtuosismo, ma anche alla sua personalità incisiva che gli permette interpretazioni esplosive e brillanti.

Gli impegni delle ultime stagioni comprendono numerosissimi concerti e recitals nelle più prestigiose sale da concerto in Israele (Zavta Hall al Tel Aviv Museum of Arts, Teatro di Gerusalemme,…) e varie tournées in Germania, Spagna, dove ha suonato con l’ Orquesta de Valencia al nuovissimo Palau de la Musica, in Olanda al Concertgebouw e in Brasile.

Da segnalare il debutto in Italia, al Teatro Grande di Brescia con il Concerto n. 2 di Rachmaninov diretto da Laszlo Kovacs, ripetuto al Teatro Carlo Felice di Genova, sotto la direzione di Michail Jurowski, con grandissimo successo di pubblico e critica; recenti gli impegni a Saarbrucken sotto la direzione di Constantin Trinks con il Concerto n. 5 di Beethoven, concerti con la Filarmonica di Bruxelles con Michael Tabachnik, a Vienna con Michail Jurovski, a Budapest con la Budapest National Radio Symphony Orchestra con la direzione di Laszlo Kovacs, a Tokyo dove ha tenuto un recital alla Oji Hall.

Roman Zaslavsky si esibisce spesso in duo con il violoncellista Gavriel Lipkind.

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Mario Venzago…

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Nato a Zurigo, ha compiuto i suoi studi musicali, dedicandosi inizialmente al pianoforte, al Conservatorio e all’Università della sua città; ha poi completato gli studi di direzione d’orchestra con Hans Swarowsky a Vienna.

Mario Venzago dirige regolarmente le più importanti orchestre nei più famosi teatri del mondo, tra cui la Filarmonica della Scala di Milano, Berliner Symphoniker, Gewandhaus di Lipsia, London Philharmonic Orchestra, Orchestra Sinfonica di Birmingham, Münchner Philharmoniker, Bamberger Symphoniker, Orchestra di Göteborg, BBC London, NHK Symphony a Tokyo, Royal Scottish National Orchestra, nonché numerose orchestre degli USA, come quelle di Boston e Philadelphia, ed è regolarmente invitato a importanti Festivals, tra cui quelli di Salisburgo e Lucerna.

Durante le ultime stagioni ha avuto incarichi stabili alla Baltimore Symphony Orchestra, alle Orchestre di Göteborg, Malmö, Basilea, Graz, Heidelberg, Winterthur, Lucerna, l’Orchestra Nazionale Basca, l’ Orchestre de la Suisse Romande a Ginevra, Deutsche Kammerphilharmonie a Francoforte.

Attivissimo nel campo discografico, Mario Venzago ha ottenuto numerosi prestigiosi premi tra cui il Diapason d´or, il Grand Prix du Disque per due volte, e Edison Prize.

Tra le numerosissime incisioni si segnala l’opera completa di Schumann con la Sinfonica di Basilea per Novalis, Penthesilea di Othmar Schoeck per Pan Classics, l’opera corale completa dello stesso autore e un CD speciale con le sinfonie di Luigi Nono, pubblicato di recente negli USA. 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

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