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Teatro Carlo Felice per GOG: il pianista Arkadij Volodos

Come uno spericolato trapezista vola sulla tastiera tra scale, arpeggi, ottave con la più grande facilità…” (New York Times)

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GOG, Stagione 2016 – 2017

 

Puro Romanticismo nella lettura di un grande rappresentante della scuola russa“. Il pianista Arkadij Volodos proporrà al pubblico di Lugano Musica il seguente programma partendo da Franz Schubert, compositore particolarmente caro al pianista russo per la struggente cantabilità e la profonda interiorità della sua musica, a Robert Schumann e Johannes Brahms:

Franz SchubertSonata in si bemolle maggiore D 960

Robert SchumannPapillons op. 2

Johannes BrahmsKlavierstücke op. 76

Franz SchubertSonata in la maggiore D 959

 

QUANDO:

Lunedì 12 dicembre 2016, ore 21.00

 

DOVE: Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale
16121 Genova (GE)

 

INTERPRETI:

Pianista, Arkadij Volodos

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

PLATEA I Intero al costo di € 47,84

PLATEA II Intero al costo di € 37,50

PALCHI Intero al costo di € 27,50

GALLERIA Intero al costo di € 27,50

BALCONATA Intero al costo di € 27,50

Under 30 al costo di € 25,00*

Under 18 al costo di € 12,00*

 

Teatro Carlo Felice per GOG: il pianista Arkadij Volodos

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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“Un genio, un fenomeno…” (San Diego Tribune)

“È prossimo a diventare una leggenda…” (Los Angeles Times)

 

ARKADIJ VOLODOS

Il pianista russo Arkadij Arkad’evič Volodos’, nato a San Pietroburgo il 24 febbraio 1972, noto per il suo repertorio virtuosistico, è uno dei più grandi interpreti dei brani di Liszt e di Rachmaninov.

Comincia a studiare canto, seguendo le orme dei genitori, anch’essi cantanti, ma più tardi cambierà strada mentre frequenta la scuola Capilla M. Glinka. Anche se comincia a suonare il pianoforte all’età di 8 anni, comincerà a studiare seriamente lo strumento nel 1987 al Conservatorio di San Pietroburgo con Leonid Sintsev. La sua formazione si sviluppa al Conservatorio di Mosca sotto la guida di Galina Egiazarova. Volodos ha anche studiato al Conservatorio di Parigi con Jacques Rouvier. A Madrid, studia alla Escuela Superior de Música Reina Sofía con Dimitri Bashkirow.

Nonostante la breve formazione di studi, Volodos è diventato rapidamente uno dei più importanti pianisti del mondo al punto da essere considerato il moderno Horowitz, con la sua strabiliante abilità tecnica e la sua capacità nei brani notoriamente difficili. Esempio più famoso è il suo arrangiamento del Rondò “Alla turca” di Mozart, dove i movimenti parafrasati richiedono particolare abilità all’ esecutore, che deve esibirsi in una melodia e una contro melodia con la mano destra, accordi larghi e grandi salti con la mano sinistra.

Altra trascrizione famosa è il suo arrangiamento della Polka italiana: un duetto poco famoso scritto da Sergei Rachmaninov; nonostante si richieda, appunto, un duetto, Volodos è in grado di esibirsi perfettamente in entrambe le parti da solo a una notevole velocità ritmica.

È anche conosciuto per aver riportato alle luci la trascrizione di Horowitz della Carmen, opera di Bizet, e le Rapsodie ungheresi n. 2 e n. 15 di Liszt.

Sito personale: https://www.volodos.com/

 

PER CONOSCERE IL PIANISTA…

“Volodos In Vienna” (Arkadij Volodos):

“The Turkish March / Rondo Alla Turca” by Volodos/Mozart (Arkadij Volodos):

“Volodos plays Brahms” (Arkadij Volodos):

“Piano Concerto No. 1 in B-flat minor, Op. 23” by Pyotr Ilyich Tchaikovsky (Arcadi Volodos):

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Wilhelm Kempff – Filmed at the ORTF, Paris, February 3, 1961.):

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Sviatoslav Richter, piano – Recorded live, January 1963):

“Papillons, dodici pezzi per pianoforte, op. 2” by Robert Schumann (Claudio Arrau):

… … …

Nel settembre del 1828, poche settimane prima di morire, Schubert ultimò tre poderose Sonate (D 958 – D 960) con le quali forse sperava di entrare finalmente nel circuito editoriale. La Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, sono accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano.

Queste ultime tra sonate composte da Schubert sono tra le massime opere di tutta la letteratura pianistica e non è esagerato dire che sono gli ultimi grandi capolavori nel genere della Sonata per pianoforte, se si considera che quelle di Schumann, Chopin e Liszt difficilmente possono essere considerate Sonate nel senso classico del termine e che quelle di Brahms sono opere giovanili.

 

ASCOLTA QUI Maurizio Pollini “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Alfred Brendel “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Rudolf Serkin “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (1966):

ASCOLTA QUI Andras Schiff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Wilhelm Kempff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Sviatoslav Richter “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (Prague, 1972):

La Sonata in la maggiore è un’opera di altezza sublime. Il primo tema afferma con energia la tonalità di la maggiore; il secondo tema è una melodia lirica dal carattere nobile e sereno. La sezione successiva si distacca nettamente dalla tradizione, perché, invece di sviluppare i temi precedentemente enunciati, si basa su un nuovo tema lirico. Quando questo tema si dissolve all’acuto, un movimentato crescendo prepara la regolare ripresa dell’esposizione fino alla coda.

Nell’ Andantino, in fa diesis minore, l ‘inizio è spoglio e dolente, su un ritmo di barcarola.

Con lo Scherzo, in la maggiore, si torna a uno spensierato clima viennese pervaso dallo spirito delle danze popolari austriache e caratterizzato da vivaci staccato. Dopo la brillantezza della prima parte, quella centrale – un Trio in tempo Un poco più lento – è più tranquilla ed è giocata sui continui incroci delle mani.

L’ Allegretto, sempre in la maggiore, è nella forma di rondò. Come ha scoperto Charles Rosen, questa pagina è stata costruita esattamente sul calco dell’ultimo tempo dell’op. 31 n. 1 di Beethoven: ciò dimostra, una volta di più, che Schubert non era interessato a sperimentazioni formali e che lo schema classico era perfettamente calzante ai suoi scopi.

Nel suo tema iniziale Alfred Einstein ha sentito una “felicità perfetta” e ha riconosciuto una forte affinità con la melodia di Im Frühling (In primavera), un Lied del 1826: “In silenzio sto sul declivio del colle, il cielo è così luminoso“.

… … …

Era come se la musica non avesse bisogno di suoni materiali, come se le melodie, simili a visioni, si rivelassero a orecchie spiritualizzate“, Ferdinand Hiller, grande virtuoso del pianoforte, amico di Chopin, Mendelssohn e Liszt

 

Nella Vienna di Beethoven, Schubert fatica ad affermarsi, se non parzialmente come autore di Lieder, e le sue Sonate per pianoforte vanno incontro a un clamoroso insuccesso editoriale: durante la sua breve vita (muore nel 1828 a soli 31 anni) riesce a pubblicarne solamente tre, mentre Beethoven ne scrive trentadue e le pubblica tutte.

Quando nella primavera del 1825 propone la Sonata in la minore D. 845 all’ editore Hüther, questi gli offre di pubblicarla al “prezzo più basso possibile” perché opera di un “principiante”; in realtà quel “principiante” ha scritto già circa ottocento composizioni pubblicandone una quarantina, ma in effetti non lo conosce quasi nessuno.

Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte, Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, da un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera.

La Sonata in si bemolle maggiore D. 960 viene terminata il 26 settembre del 1828 ed eseguita in pubblico per la prima volta già il giorno dopo, nel corso di una straordinaria serata musicale in casa del dottor Ignaz Menz in cui Schubert probabilmente esegue per gli amici anche le altre due Sonate gemelle e accompagna il barone von Schönstein in alcuni Lieder tratti dalla Winterreise. Cinque giorni dopo, scrive all’ editore Probst per offrirgli le sue opere più recenti: “Ho composto, tra l’ altro, tre Sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le Sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere“. Evidentemente nessuno di quei lavori conviene a Probst, così come in quello stesso periodo all’ editore Schott di Magonza non convengono né il Quintetto in do maggiore, né i 4 Impromptus D. 935, giudicati “troppo difficili per essere delle bagatelle”. Le parole con cui si conclude la lettera di Schott dimostrano che l’ esperto editore riconosce il talento di Schubert ma individua perfettamente i motivi che in quel momento non rendono vendibile la sua musica: “Se le capita di comporre qualcosa di meno difficile e nello stesso tempo brillante, possibilmente in una tonalità più facile, la prego vivamente di volermela inviare senz’ altro“.

 

Mentre in genere egli chiede tanto allo strumento, qui rinuncia volontariamente ad ogni novità brillante ed arriva ad una semplicità di invenzione ben più grande: altrove egli intreccia nuovi legami di episodio in episodio, qui invece distende e dipana alcune idee musicali generali. Così la composizione scorre mormorando di pagina in pagina, sempre lirica, senza mai pensiero per ciò che verrà, come se non dovesse mai arrivare alla fine, interrotta soltanto qua e là da fremiti più violenti che tuttavia si spengono rapidamente“, Robert Schumann a proposito della Sonata in si bemolle maggiore sulla Neue Zeitschrift für Musik

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” I° Mov., Molto moderato by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

Il primo tempo della Sonata in si bemolle maggiore (Molto moderato) si apre con un dolcissimo tema interrotto per un attimo da un cupo trillo nel registro grave, che tornerà nel corso del movimento. Il secondo tema viene esposto a sorpresa in fa diesis minore la prima volta, e in si minore nella ripresa; lo sviluppo si apre nella tonalità di do diesis minore che sarà poi la tonalità d’ impianto del secondo movimento.

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” II° Mov., Andante sostenuto by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

L’ Andante sostenuto è attraversato dalla stessa atmosfera di sogno in cui si è aperto il primo movimento e come quello è una pagina “di sconvolgente bellezza che sfida ogni descrizione” (Harry Halbreich). 

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” III° Mov., Scherzo (Allegro vivace con delicatezza) – Trio by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

 

“Sonata in si bem. magg. D 960” IV° Mov., Allegro ma non troppo by Franz Schubert (Rudolf Buchbinder):

Segue un breve e leggero Scherzo (Allegro vivace con delicatezza) in si bemolle maggiore. La stessa spensieratezza anima anche l’ Allegro ma non troppo conclusivo, un sereno rondò in cui uno degli episodi intermedi cita quasi letteralmente il motivo di tarantella dell’ ultimo tempo della Sonata in do minore D. 958.

 

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Claudio Arrau):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Mitsuko Uchida, piano 1997):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Maurizio Pollini, 1987):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in si bem. magg. D 960”by Franz Schubert (Sviatoslav Richter, Prague, 1972):

Era come se la musica non avesse bisogno di suoni materiali, come se le melodie, simili a visioni, si rivelassero a orecchie spiritualizzate“, Ferdinand Hiller, sul modo di suonare di Schubert

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

 

 

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Written by mara

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