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Teatro dell’ Opera, Firenze: Fabio Luisi per Beethoven, Strauss

This June 14, 1911 photo provided by the Metropolitan Opera shows Fabio Luisi conducting a concert with the Met Orchestra in Suntory Hall in Tokyo. Metropolitan Opera music director James Levine Levine canceled his fall conducting engagements after reinjuring his back in a fall the Met announced Tuesday, Sept. 6, 2011 and Luisi was named the Met's principal conductor. He's been filling in for Levine, who has led performances at the nation's premier opera house for four decades.(AP Photo/ Metropolitan Opera, Koichi Miura)

Fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa, di fronte ad un trono, non tradire la verità”, L. v. Beethoven

This June 14, 1911 photo provided by the Metropolitan Opera shows Fabio Luisi conducting a concert with the Met Orchestra in Suntory Hall in Tokyo. Metropolitan Opera music director James Levine Levine canceled his fall conducting engagements after reinjuring his back in a fall the Met announced Tuesday, Sept. 6, 2011 and Luisi was named the Met's principal conductor. He's been filling in for Levine, who has led performances at the nation's premier opera house for four decades.(AP Photo/ Metropolitan Opera, Koichi Miura)
(AP Photo/ Metropolitan Opera, Koichi Miura)

Maggio Musicale Fiorentino, Stagione 2016 – 2017

 

Fabio Luisi dirige per la prima volta il Coro e l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, di cui è Direttore musicale designato per il seguente programma:

 

Carl Nielsen, Hymnus Amoris (Hymne til Kjærligheden) op. 12 per soli, coro e orchestra

… … …

Ludwig van Beethoven, Fantasia corale in do minore op. 80 per pianoforte, soli, coro e orchestra

… … …

Richard Strauss, Eine Alpensinfonie op. 64

 

QUANDO:

Sabato 25 Febbraio 2017, ore 20.00

 

DOVE: Opera di Firenze
Piazzale Vittorio Gui, 1
50144 Firenze (FI)

 

INTERPRETI:

Direttore, Fabio Luisi

Pianoforte, Andrea Lucchesini

Maestro del Coro, Lorenzo Fratini

Orchestra, Coro e Coro delle voci bianche del Maggio Musicale Fiorentino

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di € 80,00

Platea 2 al costo di € 60,00

Platea 3 al costo di € 40,00

Palchi al costo di € 25,00

Galleria al costo di € 15,00

Visibilità limitata al costo di € 10,00

 

Teatro dell’ Opera, Firenze: Fabio Luisi per Beethoven, Strauss

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti (con Associazione Ma.Ni. sarà possibile avere una riduzione sul prezzo del biglietto). Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

…Accogliete, anime belle,
lietamente i doni dell’arte.
Quando l’ amore si unisce alla forza
l’uomo è ricompensato dal favore degli dei

 

La Fantasia per pianoforte, coro e orchestra in Do minore op. 80 di Ludwig van Beethoven, fu composta nel dicembre 1808 e fu pubblicata nel 1811 con una dedica al re Massimiliano I di Baviera. La parte corale è basata su un poema di Christoph Kuffner (1780-1846). 

La Fantasia corale fu scritta molto rapidamente per la conclusione del concerto che Beethoven presentò il 22 dicembre 1808 al Theater an der Wien e che includeva una serie di opere inedite: la Quinta sinfonia, la Sinfonia Pastorale, il quarto concerto per pianoforte e arie della Messa in do.

Secondo quello che dice lo Czerny, a chiudere il concerto del 22 dicembre 1808 era stata in origine destinata la Quinta Sinfonia (egualmente in prima esecuzione); ma il timore che alla fine di un programma già tanto lungo il pubblico fosse troppo stanco indusse Beethoven a cambiare idea, spostando la sinfonia al principio della seconda parte e mettendo invece in suo luogo, come ultimo pezzo, un’altra opera, di minore impegno e di successo più facile, sulla base del tema della canzone Gegenliebe da lui composta nel 1794-1795 e con partecipazione, oltre che dell’orchestra, del pianoforte e di un coro finale.

La Fantasia non è considerata come uno dei massimi capolavori di Beethoven, ma è interessante poiché ha fatto da laboratorio di prova per il quarto movimento della futura Nona Sinfonia, come attestano:

  • La presenza del coro in un’ opera sinfonica e il suo intervento tardivo
  • L’ analogia evidente tra il tema principale della Fantasia e quello dell’ Inno alla gioia
  • L’ uso del tema e delle variazioni che serviranno a introdurre l’ Inno alla gioia

La Fantasia, quale venne presentata allora al pubblico, era priva dell’attuale introduzione pianistica (Adagio), che fu composta soltanto nella seconda metà dell’anno successivo. In suo luogo Beethoven eseguì probabilmente una improvvisazione.

 

Fantasia in do min. op. 80 per pianoforte, coro e orchestra by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker e Leonard Bernstein, direttore):

Fantasia in do min. op. 80 per pianoforte, coro e orchestra by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, direttore e pianoforte):

Fantasia in do min. op. 80 per pianoforte, coro e orchestra by Ludwig van Beethoven (Jan Panenka, piano – Prague Radio Chorus – Milan Malý, chorus master e Václav Smetácek, direttore):

La Fantasia corale si articola in due parti nettamente distinte. La prima è interamente affidata al pianoforte e si apre con accordi in fortissimo sviluppati in arpeggi sulla tonalità di do minore (la tonalità della Quinta) e proseguiti poi nello stile di una poderosa cadenza; dopo un episodio di transizione in pianissimo il pianoforte preannuncia quasi esitando il tema principale. Gli archi gravi introducono un motivo di marcia. A poco a poco da questo dialogo ispirato allo stile del Quarto Concerto, che il pubblico aveva appena ascoltato, si snoda la melodia completa del tema, prima in minore, poi, definitivamente, in do maggiore, affidata nuovamente al pianoforte. Ha inizio così la vera e propria seconda parte. Essa si basa su una serie di variazioni: le prime cinque affidano il tema a strumenti ogni volta diversi (nell’ordine flauto, oboe, clarinetto con fagotto obbligato, quartetto d’archi e tutti), di modo che l’organico dell’orchestra aumenta fino a raggiungere la piena espansione sinfonica; la sesta, in minore, rilancia il dialogo col pianoforte in una atmosfera tesa, condensata poi in una drammatica catena di trilli del pianoforte che incorniciano la settima variazione. Da qui si prepara l’ entrata delle voci (dapprima due soprani e un contralto, poi due tenori e un basso, infine il coro), cui spetta celebrarla.

Il motivo musicale del Gegenliebe ha una evidente analogia con quello posto a base dell’ultimo tempo della Nona Sinfonia, che è però di altra ampiezza e solennità. Con la Nona la Fantasia ha in comune anche l’ idea madre della partecipazione della voce umana, che interviene alla fine a celebrare uno stato d’animo tripudiante di cui le parole danno la ragione e la musica vuol rendere il carattere emotivo. 

Durante la prima esecuzione della Fantasia ci furono vari intoppi, tanto che Beethoven fu costretto a interrompere l’ orchestra a metà dell’ esecuzione e a ricominciare da capo.

Il manoscritto originale è perduto; una partitura del coro è conservata nella Beethovenhaus.

Schmeichelnd hold und lieblich klingen
Unsers Lebens Harmonien,
Und dem Schönheitssinn entschwingen
Blumen sich, die ewig blühn.
Fried und Freude gleiten freundlich,
Wie der Wellen Wechselspiel.
Was sich drängte rauh und feindlich,
ordnet sich zu Hochgefühl.
Wenn der Töne Zauber walten
Und des Wortes Weihe spricht,
Muß sich Herrliches gestalten,
Nacht und Stürme werden Licht.
Äuß’re Ruhe, inn’re Wonne
Herrschen für den Glücklichen,
Doch der Künste Frühlingssonne
Läßt aus Leiden Licht entstehn.
Großes, das ins Herz gedrungen,
Blüht dann neu und schön empor,
Hat ein Geist sich aufgeschwungen,
Hallt ihm stets ein Geisterchor.
Nehmt denn hin, ihr schönen Seelen,
Froh die Gaben schöner Kunst!
Wenn sich Lieb’ und Kraft vermählen,
Lohnt dem Menschen Götter Gunst.
            Con lusingante dolcezza
risuonano le armonie della nostra vita
e dalla poesia sbocciano fiori sempre verdi.
Pace e letizia scorrono
come il fluire delle onde;
il rancore e l’amarezza
che premevano dentro di noi
lasciano il passo a più nobili sentimenti.
Quando domina la magia dei suoni
e la sacra parola si esprime,
allora il meraviglioso si manifesta,
notte e tempesta diventano luce;
la pace all’intorno e la letizia interiore
regnano per i felici.
Il sole primaverile delle arti
fa scaturire la luce dalla loro unione.
Quanto di grande c’è nei nostri cuori
torna a fiorire più bello,
non appena lo spirito si eleva
un coro celestiale risuona tutt’intorno.
accogliete, anime belle,
lietamente i doni dell’arte.
Quando l’amore si unisce alla forza
l’uomo è ricompensato dal favore degli dei.
   

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Eine Alpensinfonie (“Sinfonia delle Alpi”), op. 64, è un poema sinfonico composto da Richard Strauss nel 1915 (l’ ultimo scritto dal compositore tedesco), undici anni dopo il completamento del suo immediato predecessore nel genere del poema sinfonico, Sinfonia domestica. Nel 1911 Strauss scrisse di volersi

“torturare con una sinfonia – un lavoro che, quando tutto è detto e fatto, mi diverte ancor meno di inseguire scarafaggi”

Al tempo della composizione della Sinfonia delle Alpi Strauss aveva rivolto la sua attenzione all’ opera ed era diventato ben affermato come uno dei più grandi compositori operistici di quel periodo. Anche se considerata una delle opere meno eseguite di Strauss (per una serie di motivi, tra cui il gran numero di musicisti richiesti), il pezzo è talmente popolare che nel 1981 una registrazione discografica dell’ opera, eseguita dall’ Orchestra Filarmonica di Berlino diretta da Herbert von Karajan è diventata il primo compact disc per utilizzo commerciale.

La première di Eine Alpensinfonie avvenne il 28 ottobre 1915, con Strauss come direttore della Dresden Hofkapelle a Berlino. La performance ha avuto reazioni contrastanti. Alcuni addirittura la chiamarono “musica cinema“. Strauss stesso era felice di come questo pezzo si è rivelato, tuttavia, ed un amico ha scritto nel 1915 che

“è necessario ascoltare la Sinfonia delle Alpi il 5 dicembre. È davvero un buon pezzo!”

Anche se un po’ controverso, si ritiene generalmente che la prima americana della Sinfonia delle Alpi sia stata eseguita da Ernst Kunwald a capo della Cincinnati Symphony Orchestra il 25 aprile 1916. Kunwald ed alcuni “Cincinnati influenti” avevano avuto grandi dolori per ottenere il brano dalla Germania in guerra e per essere la prima orchestra ad eseguire un lavoro nuovo di Strauss in America. Come risultato, la Sinfonia delle Alpi era stata originariamente prevista per la prima volta a Cincinnati il 4 maggio dello stesso anno. Tuttavia, quando Leopold Stokowski ha improvvisamente annunciato che avrebbe presentato in anteprima il lavoro con la Philadelphia Orchestra il 28 aprile, Kunwald e la Cincinnati Symphony Orchestra iniziarono immediatamente la preparazione del pezzo. Il 25 aprile, l’orchestra era finalmente in grado di provare la Sinfonia delle Alpi fino in fondo ad una prova a Cincinnati e due giorni dopo mandò a dire ai giornali locali di invitare clienti ad una performance del brano, in quello stesso giorno, a mezzogiorno. In definitiva, duemila persone hanno partecipato a questa prima non ufficiale americana del lavoro. Grazie alla loro rapidità nell’organizzazione del concerto, questa prima si è svolta poco più di 24 ore prima dello spettacolo a Philadelphia.

 

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Filarmonica della Scala; Teatro Alla Scala – Conductor: Giuseppe Sinopoli, Milano, 1999):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Staatskapelle Dresden & Rudolf Kempe):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Lorin Maazel conducts the Philharmonia Orchestra):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (San Francisco Symphony & Herbert Blomstedt):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (H. von Karajan & Berliner Philarmoniker):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Staatskapelle Dresden, Fabio Luisi conductor – Royal Albert Hall London 27.08.2009, BBC PROMS 2009):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Orquesta Filarmónica Checa & Vladimir Ashkenazy):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Daniel Harding & Filarmonica della Scala):

“Ein Alpensinfonie op. 64” by Richard Strauss (Vienna Philharmonic Orchestra & Bernard Haitink conductor – BBC PROMS 2012, London – Royal Albert Hall):

Grandiosa e spettacolare, ultima composizione per grande orchestra di Richard Strauss, la Sinfonia delle Alpi è un grande affresco sinfonico che descrive una giornata trascorsa in montagna, dalle prime luci dell’alba fino a dopo il tramonto.

L’ influenza viene dall’amore di Strauss per la natura. Da ragazzo, Strauss ha vissuto un’avventura alpina simile a quella descritta nel suo poema sinfonico: lui e un gruppo di alpinisti persero la strada a capo di una montagna, furono coinvolti in una tempesta e si bagnarono lungo la discesa. Strauss amava le montagne, tanto che nel 1908 ha edificato una villa a Garmisch-Partenkirchen, in Baviera, che vantava una vista mozzafiato sulle Alpi. Questo interesse per la natura può anche indicare quelli seguenti per il filosofo Friedrich Nietzsche.

I progetti originali della Sinfonia delle Alpi iniziarono nel 1899. Doveva essere scritto in memoria di un pittore svizzero, Karl Stauffer-Bern, e il lavoro fu originariamente intitolato Künstlertragödie (Tragedia di un artista). Questo cadde sul margine, ma Strauss iniziò un nuovo lavoro di quattro movimenti denominato Die Alpen (Le Alpi), in cui ha usato parti del progetto originale del 1899. Il primo movimento di Die Alpen si è evoluto nel nucleo di Eine Alpensinfonie. Gli abbozzi furono scritti, ma Strauss alla fine lasciò il lavoro incompiuto.

Anni dopo, alla morte del suo buon amico Gustav Mahler nel 1911, Strauss decise di rivisitare il lavoro. Nel suo diario, il giorno dopo aver appreso della morte di Mahler, Strauss scrisse:

La morte di questo aspirante, idealista, energico artista [è] una grave perdita … Mahler, l’ Ebreo, potrebbe raggiungere la quota nel Cristianesimo. Come un vecchio uomo l’ eroe Wagner ritornò in esso sotto l’ influenza di Schopenhauer. È chiaro per me che la nazione tedesca vorrà ottenere una nuova energia creativa solo per liberarsi dal Cristianesimo … Chiamerò la mia sinfonia alpina: Der Antichrist, dato che rappresenta: purificazione morale attraverso una propria forza, liberazione attraverso il lavoro, culto dell’ eterna, splendida natura“.

Il progetto risultante del lavoro doveva essere un lavoro in due parti dal titolo Der Antichrist; Eine Alpensinfonie. Dopo tanti anni di composizione intermittente, Strauss cominciò a lavorare al pezzo rapidamente spingendosi fino al punto da notare che ha composto la Sinfonia delle Alpiproprio come una mucca dà latte“. L’ orchestrazione iniziò il 1º novembre 1914 e venne completata dal compositore solo tre mesi più tardi. L’ intero brano venne terminato l’ 8 febbraio 1915.

In riferimento a questo, la sua ultima opera puramente sinfonica, Strauss ha notoriamente commentato alla prova generale per la première della Sinfonia delle Alpi

Finalmente ho imparato a orchestrare!

La partitura è stata dedicata “in profonda gratitudine” al conte Nicolaus Seebach, direttore della Semperoper di Dresda, dove quattro opere di Strauss furono rappresentate a quel tempo.

Analisi del brano

Anche se eseguita come un movimento continuo, Eine Alpensinfonie ha un programma distinto che descrive ogni fase del viaggio alpino in ordine cronologico. La partitura comprende i seguenti titoli di sezione (non numerati in essa):

  • 1. Nacht (Notte)
  • 2. Sonnenaufgang (Alba)
  • 3. Der Anstieg (L’ascesa)
  • 4. Eintritt in den Wald (Ingresso nel bosco)
  • 5. Wanderung neben dem Bache (Passeggiata lungo il ruscello)
  • 6. Am Wasserfall (Alla cascata)
  • 7. Erscheinung (Apparizione)
  • 8. Auf blumigen Wiesen (Sui prati fioriti)
  • 9. Auf der Alm (Sul pascolo alpino)
  • 10. Durch Dickicht und Gestrüpp auf Irrwegen (Tra roveti e boscaglia sui sentieri sbagliati)
  • 11. Auf dem Gletscher (Sul ghiacciaio)
  • 12. Gefahrvolle Augenblicke (Momenti pericolosi)
  • 13. Auf dem Gipfel (Sulla vetta)
  • 14. Vision (Visione)
  • 15. Nebel steigen auf (Sale la nebbia)
  • 16. Die Sonne verdüstert sich allmählich (Il sole si oscura gradualmente)
  • 17. Elegie (Elegia)
  • 18. Stille vor dem Sturm (Calma prima della tempesta)
  • 19. Gewitter und Sturm, Abstieg (Temporale e tempesta, Discesa)
  • 20. Sonnenuntergang (Tramonto)
  • 21. Ausklang (Epilogo)
  • 22. Nacht (Notte)

Eine Alpensinfonie si apre su un unisono di archi, corni, fagotti, clarinetto basso e clarinetti. La “massa opaca” che si crea rappresenta la profonda notte misteriosa sulla montagna. Tromboni e tuba emergono da questo suono solennemente per declamare il tema della montagna, un motivo maestoso che ricorre spesso nelle sezioni successive del pezzo. Quando la notte cede il passo alla luce del sole in Sonnenaufgang (2), si ode una gloriosa scala discendente, che si riallaccia idealmente a quella d’apertura raffigurante la notte.

In termini di forma, la sezione denominata “Der Anstieg” (3) può essere vista come la fine della lenta introduzione dell’Alpensinfonie e l’inizio del vero e proprio Allegro della sinfonia. Questo passaggio si allontana dal buio dell’ apertura; è in Der Anstieg che Strauss presenta due principali motivi musicali che ritorneranno in tutto l’ intero pezzo. Il primo è un tema di marcia pieno di ritmi puntati, tema del viandante, che si presenta negli archi bassi e nell’ arpa, la cui forma suggerisce in realtà l’ atto fisico di salire attraverso l’ uso di grandi salti verso l’ alto. Il secondo tema è un’ acuta e trionfale fanfara suonata dagli ottoni che viene a rappresentare i più duri e pericolosi aspetti della salita. È solo dopo la comparsa di questo secondo motivo di salita che sentiamo i suoni lontani di una battuta di caccia, abilmente rappresentati da Strauss attraverso l’uso di una banda fuori scena di dodici corni, due trombe e due tromboni. Come Norman Del Mar sottolinea, “le fanfare sono interamente non motiviche e né i corni da caccia, né le loro frasi, sono riascoltate in tutto il brano“. L’utilizzo di particolari motivi musicali e strumentazione in questo passaggio rafforza l’idea della distanza creata dal collocamento fuori scena. Questi suoni appartengono ad un gruppo di persone in un cammino completamente diverso.

Entrando nel bosco (4) c’è un brusco cambiamento della struttura e dello stato d’animo; i “toni strumentali s’ incupiscono come il fitto fogliame che oscura la luce del sole“. Un nuovo tema sinuoso è presentato dai corni e i tromboni seguiti da una versione più rilassata del tema di marcia. Richiami di uccelli si odono nei legni più alti e un quartetto d’archi solista conduce la transizione verso la prossima sezione musicale.

La parte seguente del pezzo può essere interpretata come un grande sviluppo, come la sezione che comprende diverse fasi della salita. In Wanderung neben dem Bache (5) c’è un senso crescente di energia, il passaggio lascia il posto a scale figurative a cascata nei legni e negli archi e segna l’ inizio della sezione che si svolge Am Wasserfall (6). La brillante, scintillante scrittura strumentale in questo passaggio lo rende uno dei più “vivamente specifici” momenti all’ interno dell’ Alpensinfonie. La sezione successiva Auf blumigen Wiesen (8) fa ampio uso di orchestrale pittorialismo: il prato è suggerito da un contesto delicato di accordi di violini, il tema di marcia si sente dolcemente nei violoncelli e punti isolati di colore (brevi note nei legni, arpa e pizzicato delle viole, che rappresentano piccoli fiori alpini) punteggiano il paesaggio. Nella sezione seguente, che si svolge Auf der Alm (9), l’ uso di campanacci, richiami di uccelli, un motivo di jodel, e anche il belare delle pecore (rappresentato attraverso il flatterzunge di oboe e clarinetto in mi bemolle) crea una forte immagine visiva e uditiva. Quando gli alpinisti vanno avanti l’ andatura si fa un po’ più difficile, tuttavia, e in Gefahrvolle Augenblicke (12) l’idea di insicurezza e di pericolo è abilmente suggerito dalla frammentarietà della struttura e l’utilizzo del secondo tema di salita appuntito.

Improvvisamente ci troviamo Auf dem Gipfel (13) quando quattro tromboni presentano un tema conosciuto come “il motivo del picco“, la cui forma ricorda la famosa apertura di Also sprach Zarathustra. Questo passaggio è il fulcro della partitura e dopo che un oboe solista balbetta una melodia esitante la sezione si trasforma gradualmente con una successione di temi sentiti in precedenza, che infine culminano in quello che Del Mar chiama il “tanto atteso culmine emotivo della sinfonia”: una ricapitolazione del tema del sole, ora gloriosamente proclamato in Do maggiore.

Con un’ interruzione improvvisa il pezzo viene spinto verso la sezione successiva, intitolata Vision (14). In questo passaggio si riprendono a poco a poco molti dei temi musicali principali della sinfonia. È in questa porzione del pezzo che l’ organo entra per la prima volta, aggiungendo ancor più profondità alle già enormi forze d’ esecuzione di Strauss. Con la declamazione del motivo della montagna Del Mar ritiene che “il senso di appagamento è completo, la ripresa è iniziata, e la struttura della sinfonia ha, in modo simile a Bruckner, trovato il suo culmine logico“.

Subito dopo questo apice musicale, tuttavia, vi è un brusco spostamento di umore e carattere nella sezione intitolata Nebel steigen auf (15). Questa atmosfera di tensione e ansia continua a crescere per le prossime due sezioni (Die Sonne verdüstert sich allmählich (16) e Elegie (17)). Nel momento in cui il pezzo raggiunge Stille vor dem Sturm (18) un rullo di tamburi inquietante, tentativi falliti di ricreare il motivo balbettante dell’ oboe sentito in precedenza sulla vetta, le gocce di pioggia isolate (brevi note nei legni più alti e nel pizzicato dei violini), lampi di fulmini (nell’ ottavino), l’ uso di una macchina di vento, e suggerimenti delle tenebre (attraverso l’ uso di una scala discendente che ricorda l’apertura della “Notte”) portano il pezzo in tutta la furia della tempesta.

Gewitter und Sturm, Abstieg (19) segna l’ inizio dell’ ultima fase del viaggio descritto nell’ Alpensinfonie. È in questo passaggio che Strauss prevede il massimo della strumentazione in tutto il pezzo, compreso l’ uso di una macchina del tuono (Donnermaschine) e il pesante uso dell’ organo. In esecuzioni moderne questi suoni possono essere eseguiti con effetti sonori sintetizzati per creare un effetto ancora più tremendo.

Quando gli alpinisti inzuppati velocemente ritornano sui propri passi giù per la montagna e passano attraverso una scena familiare una dopo l’ altra, molte delle idee musicali introdotte in precedenza nel pezzo si odono ancora una volta, ma questa volta in ordine inverso, ad un ritmo molto veloce e in combinazione con la furia della tempesta.

Alla fine, comunque, la tempesta musicale comincia a placarsi. La pesante pioggia battente è sostituita ancora una volta da gocce isolate nei legni e nelle corde pizzicate, il tema della montagna è proclamato dagli ottoni e il pezzo viene gradualmente introdotto in un bel Sonnenuntergang (20). È qui che alcuni ritengono cominciare la “coda” della sinfonia. Piuttosto che presentare un nuovo materiale musicale, queste ultime tre sezioni sono piene di “nostalgia malinconica” per i bei momenti passati in precedenza nel pezzo.

In Sonnenuntergang il tema del sole è dato da un lento ed ampio trattamento, fino a raggiungere il culmine radioso che muore in Ausklang  (21). Questa sezione, distinta per essere suonata “in estasi dolce”, in parallelo alla sezione precedente Vision, ma con carattere molto più morbido e più pacifico. Alla fine in Ausklang (22) si torna all’ oscurità e al mistero. Gli ottoni emergono dal suono per proclamare profondamente il tema della montagna un’ ultima volta, è quasi come se “i contorni giganti della massa nobile possono semplicemente essere individuati nel buio” (Del Mar). Nelle ultime poche battute i violini suonano una lenta e struggente variazione sul tema di marcia che termina con un finale e morente glissando all’ultima nota.

Strauss ha scritto Eine Alpensinfonie per la seguente grande orchestra:

  • Legni: 4 flauti (III. e IV. anche ottavini), 3 oboi (III. anche corno inglese), heckelphone, clarinetto in Mib, 2 clarinetti in Sib, clarinetto basso (anche clarinetto in Do), 4 fagotti (IV. anche controfagotto)
  • Ottoni: 8 corni (V., VI., VII. e VIII. anche tube wagneriane), 4 trombe, 4 tromboni (due tenori, uno basso e uno contrabbasso in fa), 2 tube, 12 corni dietro la scena, 2 trombe dietro la scena, 2 tromboni dietro la scena
  • Percussioni: timpani (2 esecutori), tamburo, grancassa, piatti, triangolo, glockenspiel, tam-tam, campanacci, eolifono, macchina del tuono
  • Tastiere: celesta, organo
  • Archi: 2 arpe, 18 violini I, 16 violini II, 12 viole, 10 violoncelli, 8 contrabbassi

Strauss ha inoltre suggerito che le arpe ed alcuni legni dovrebbero essere raddoppiati, se possibile, e ha indicato che il numero stabilito di archi dovrebbe essere considerato come minimo.

L’ uso dell’ Aerophon di Samuel (Strauss ha probabilmente frainteso il nome – è stato originariamente chiamato Aerophor) è prescritto nella lista di strumentazione. Questo dispositivo, inventato dal flautista belga Bernhard Samuel nel 1912 per aiutare gli strumenti a fiato nel sostenere note lunghe senza interruzione, era una pompa a piede con un tubo d’ aria che si estende alla bocca dell’ esecutore. I moderni oboisti, clarinettisti (e alcuni fagottisti) utilizzano la tecnica della cosiddetta respirazione circolare, per cui è possibile inalare attraverso il naso per sostenere il suono accoppiando la pressione di soffiaggio in bocca. Questa tecnica è in realtà vecchia di secoli e la sua ubiquità è probabilmente la ragione per cui l’Aerophor non ha preso piede – in realtà non era necessario.

 

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Fabio Luisi…

This June 14, 1911 photo provided by the Metropolitan Opera shows Fabio Luisi conducting a concert with the Met Orchestra in Suntory Hall in Tokyo. Metropolitan Opera music director James Levine Levine canceled his fall conducting engagements after reinjuring his back in a fall the Met announced Tuesday, Sept. 6, 2011 and Luisi was named the Met's principal conductor. He's been filling in for Levine, who has led performances at the nation's premier opera house for four decades.(AP Photo/ Metropolitan Opera, Koichi Miura)

Ha studiato pianoforte prima con Noemi Chiesa e poi con Memi Schiavina diplomandosi come privatista al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova. Dopo il diploma in pianoforte ha seguito corsi di perfezionamento con Aldo Ciccolini, Antonio Bacchelli e Hans Adam Harasiewicz.

Fabio Luisi sviluppò interesse alla direzione d’orchestra mentre svolgeva l’attività di pianista accompagnatore. Studiò pertanto direzione d’orchestra al Conservatorio di Graz con Milan Horvat. Diresse poi spesso al Teatro dell’Opera di Graz come maestro accompagnatore e direttore. Il suo debutto in Italia nella veste di direttore avvenne nel 1984. Dal 1990 al 1995 è stato direttore principale della Graz Symphony Orchestra. Dal 1995 al 2000 è stato direttore artistico e direttore principale della Tonkünstlerorchester di Vienna. Nel 1996 divenne uno dei tre direttori principali della Sinfonieorchester di Lipsia assieme a Marcello Viotti e Manfred Honeck dove rimase fino al 1999. Dal 1997 al 2002 è stato direttore principale dell’Orchestre de la Suisse Romande e direttore principale della Wiener Symphoniker dal 2005.

Nel gennaio 2004, Luisi è stato designato quale direttore principale della Staatskapelle Dresden e della Semperoper di Dresda, a far data dal settembre 2007.

Luisi ha fatto il suo debutto al Metropolitan Opera House nel marzo 2005, dirigendo Don Carlos di Giuseppe Verdi. È stato nominato direttore principale del medesimo teatro newyorchese nel settembre 2011.

È stato designato come Direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal maggio 2018 per cinque anni mentre dal 1 gennaio 2016 è già consulente artistico del Sovrintendente dell’Opera fiorentina, impegnato da subito nel lavoro di programmazione artistica delle stagioni.

Luisi ha diretto diverse registrazioni discografiche di opere liriche di Giuseppe Verdi come Aroldo, Jérusalem e Alzira e di Gioachino Rossini come Guglielmo Tell.

Sito personale: http://fabioluisi.net/

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Andrea Lucchesini…

Andrea-Lucchesini

Nato nel 1965, Andrea Lucchesini ha studiato pianoforte con Maria Tipo. Nel 1983 si è aggiudicato al Teatro alla Scala il primo premio al concorso internazionale “Dino Ciani”. Nel 1994 ha ricevuto il premio “Accademia Chigiana” e nel 1995 il premio della critica “Franco Abbiati”. Dal 2008 è Accademico di Santa Cecilia.

Con programmi che spaziano al periodo classico a quello contemporaneo, è ospite regolare delle più importanti istituzioni musicali e delle maggiori orchestre. Si dedica con passione anche al repertorio cameristico ospite di festival internazionali. Dal 1990 collabora stabilmente con Mario Brunello.

Nel luglio 2001 ha eseguito la nuova Sonata per pianoforte di Luciano Berio in prima mondiale a Zurigo, proseguendo così una felice collaborazione che aveva preso l’ avvio con il Concerto IIEchoing curves” dello stesso autore, eseguito in tutto il mondo e registrato con la London Symphony. La Sonata è stata poi eseguita in Francia, Portogallo, Belgio, Olanda e Inghilterra e a Milano per la nostra Società nel 2002.

L’ interesse per il repertorio novecentesco, oltre che nella scelta dei programmi, è testimoniato da alcune incisioni discografiche – Pierrot Lunaire di Schönberg e Kammerkonzert di Berg – effettuate per la Teldec con la Dresdner Staatskapelle e Giuseppe Sinopoli, e dalla stretta collaborazione con compositori quali Ivan Fedele, Fabio Vacchi e Jörg Widmann. In campo discografico ricordiamo inoltre l’integrale live delle Sonate per pianoforte di Beethoven (Disco del mese di Fonoforum) e l’integrale delle opere per pianoforte solo di Berio che ha meritato numerosi riconoscimenti internazionali. L’ incisione per AVIE degli Improvvisi di Schubert è stata nominata Disco del mese da Musicweb International.

Convinto che la trasmissione del sapere musicale alle giovani generazioni sia un dovere morale, Lucchesini si dedica con passione all’ insegnamento.

 

QUALCHE VIDEO SUL GRANDE LUCCHESINI…

 

Andrea Lucchesini “FANTASIE IMPROMPTU OP 66” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “UNGARISCHE RHAPSODIE NR 6” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Liszt etude no 3, La Campanella” by F. Liszt:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 1° mvt.” by Fryderyk Chopin:

Andrea Lucchesini “Piano Concerto n. 2 op. 21 – 2° & 3° mvt.” by Fryderyk Chopin:

 

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