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Teatro dell’ Opera, Firenze: Mehta & Benedetti (24 nov.)

Concerto par clemenza pour Clement primo violino e direttore del teatro di Vienna

Concerto della Stagione 2015 – 2016

 

L’ unico concerto per violino e orchestra composto da Ludwig van Beethoven, diretto da Zubin Mehta e interpretato dalla giovane violinista italo-scozzese Nicola Benedetti con il suo Stradivari “Gariel“. Questi i protagonisti del concerto che si terrà:

 

Martedì 24 novembre, Ore 20.00

 

col seguente programma

Ludwig van Beethoven, Leonore III Ouverture op. 72 b

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Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 61

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 Eroica

 

 

QUANDO: Martedì 24 novembre, Ore 20.00

 

DOVE: Opera di Firenze
Piazzale Vittorio Gui, 1
50144 Firenze

 

INTERPRETI:

Zubin Mehta, Direttore

Nicola Benedetti, Violino

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di 50,00 €

Platea 2 al costo di 40,00 €

Platea 3 al costo di 30,00 €

Visibilità limitata al costo di 10,00 €

 

Acquisto on line
www.operadifirenze.it

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Otto Klemperer, direttore & Berlin State Opera Orchestra):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (The Amnesty International Concert: Leonard Bernstein, direttore & Bavarian Broadcast Symphony Orchestra – 17/10/1976):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Registrazione storica: Hans Knappertsbusch, direttore & Vienna Philharmonic Orchestra – Theater an der Wien, 31.03.1962):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Herbert von Karajan, direttore & Concertgebouw Orkester, Amsterdam – Studio Recording, Amsterdam, 1943):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Claudio Abbado, direttore & Wiener Philharmoniker):

Ancor più celebre è l’ ouverture Leonore, terza delle quattro che Beethoven scrisse per premetterle alla sua opera. Scartata una prima partitura a sé stante, detta poi Leonore n. 1, la Leonore n. 2 venne eseguita con la versione 1805 dell’opera; ma, in vista della revisione del 1806, l’autore sottopose a modifiche anche questa pagina, giungendo al capolavoro della Leonore n. 3, eseguita appunto con la versione 1806.

L’ouverture è in forma sonata, preceduta da una introduzione lenta, si apre con un colpo di timpano, cui segue un lento diminuendo; questo Adagio presenta una delle caratteristiche più fascinose della pagina, quella di non puntare su temi fortemente scanditi e definiti, ma su temi che nascono e finiscono in dissolvenze.

L’ ambientazione dell’introduzione viene spezzata dal seguente Allegro, dove un tema fortemente ritmato da sincopi insistenti, esposto dagli archi in pianissimo, viene ripetuto da tutta l’ orchestra; i corni portano a un secondo tema lirico e contrastante. Sempre le sincopi del primo tema proseguono per tutto l’ andamento dello sviluppo che viene interrotto per due volte ravvicinate da uno squillo di tromba in lontananza; è lo squillo che, nell’ opera, annuncia l’ arrivo del ministro e dunque l’ improvvisa soluzione della vicenda. Ma è solo una premonizione, perché il tema in sincopi riprende la sua strada (con un episodio del flauto) e giunge così ad affermarsi nuovamente e in modo più definito con l’ inizio della riesposizione. Riascoltiamo quindi la parentesi del secondo tema e gli intrecci ritmici di cui si diceva. Dovrebbe seguire a questo punto la sezione della coda; ma Beethoven preferisce dilazionarla con un nuovo diversivo, il ritorno del tema dell’aria di Florestano già udito nell’introduzione lenta, cui segue l’invocazione sospesa dei legni. È una progressiva impennata dei violini e poi di tutti gli archi a condurre alla coda. La conclusione trionfale indica il percorso dalla prigionia verso la libertà.

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Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – Kirill Kondrashin dirige la Moscow Philharmonic Orchestra):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – André Cluytens dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Studio recording, Paris, 8 & 10.XI.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Jascha Heifetz, violino – Serge Koussevitzky dirige la Hollywood Bowl Orchestra – 02.IX.1950):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Claudio Abbado dirige l’ Orchestre National de France):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Nathan Milstein, violino – Erich Leinsdorf dirige la Philharmonia Orchestra – Live recording. June 1961):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Yehudi Menuhin, violino – Sir Colin Davis dirige la London Symphony Orchestra – London 1962):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Arthur Grumiaux, violino – Antal Dorati dirige l’ Orchestre National de l’ORTF – Salle Pleyel, Paris, 1965):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Josef Krip dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Festival de Montreux, 18.09.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Henryk Szeryng, violino – Hans Zehnder dirige la Rundfunk Sinfonieorchester Saarbrücken):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Itzhak Perlman, violino – Daniel Barenboim dirige la Berlin Philharmonic):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Anne-Sophie Mutter, violino – Seiji Ozawa dirige la Berlin Philharmonic Orchesta):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Uto Ughi, violino – Luis A. García Navarro dirige l’ Orquesta Sinfónica de RTVE – Teatro Monumental de Madrid, 22 de mayo de 1998):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Vadim Repin, violino – Valery Gergiev dirige la St. Petersburg Kirov Orchestra):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Frank Peter Zimmermann, violino – Bernard Haitink dirige la Sächsische Staatskapelle Dresden):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Leonidas Kavakos, violino – Semyon Bychkov dirige la NDR Sinfonieorchester):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Maxim Vengerov, violino – Marek Pijarowski dirige la Poznań Philharmonic Orchestra – 14th International Henryk Wieniawski Violin Competition, Poznań, 23 October 2011):

Il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 (il cui manoscritto originale è conservato nella Nationalbibliothek di Vienna) è stato composto da Ludwig van Beethoven nel 1806 in un lasso di tempo assai breve – come sembra confermare lo stato piuttosto disordinato ed incompleto dell’ autografo – e in un periodo particolarmente fertile: tra la Quinta e la Sesta Sinfonia, praticamente in contemporanea con il Quarto Concerto per pianoforte e i tre Quartetti dell’ op. 59.

Il concerto è composto da tre movimenti:

  1. Allegro ma non troppo
  2. Larghetto
  3. Rondò: Allegro

Il secondo e il terzo movimento sono collegati direttamente tra di loro senza alcuna interruzione.

Il concerto, dedicato a Stephan von Breuning, un amico d’ infanzia del compositore, fu composto durante uno dei periodi più fertili della produzione musicale beethoveniana. In realtà la vera ragione alla base della composizione del concerto fu la presenza a Vienna del violinista e direttore d’ orchestra francese Franz Joseph Clement (Beethoven nutriva in lui la massima ammirazione) che lo eseguì per la prima volta al Theater an der Wien di Vienna il 23 dicembre 1806.

L’ esecuzione non ebbe il successo che Beethoven si aspettava, anche perché Clement nel bel mezzo del concerto, appena dopo il primo movimento, pare abbia sospeso il concerto iniziando a suonare delle variazioni proprie sulla prima parte del concerto riducendo la pagina a mero pretesto per mettere in bella mostra le sue innegabili doti virtuosistiche, interrompendone di continuo l’ esecuzione per improvvisare con il violino alla rovescia. Assai apprezzato all’ epoca, il virtuosismo funambolico di Clement finì però col far passare in secondo piano le qualità artistiche del Concerto di Beethoven. Quella prima esecuzione fu quindi giudicata negativamente dalla critica e dal pubblico presente; scriveva la Zeitung für Theater dell’ 8 gennaio 1807: “È opinione unanime fra gli intenditori che [il Concerto] non manchi di bellezze, ma che nell’ insieme appaia del tutto frammentario e che le infinite ripetizioni di passaggi banali possano facilmente ingenerare monotonia“, mentre il critico della “Allgemeine Musikalische Zeitung” scrisse testualmente: “Il Concerto manca di coerenza […], è un ammasso disordinato di idee […], un frastuono continuo prodotto da qualche strumento isolato“.

La causa principale di questo misconoscimento deve essere individuata principalmente nell’ essere il Concerto op. 61 una composizione poco alla moda. L’ affermazione, presso il “nuovo” pubblico borghese, del gusto “Biedemeier” aveva favorito la diffusione di un tipo di concerto in cui il contenuto puramente musicale e il ruolo dell’ orchestra erano ridotti al minimo e l’ interesse era concentrato unicamente sull’ esibizione delle doti di “bravura” del virtuoso.

In seguito l’ opera venne totalmente abbandonata dal compositore, che non volle neanche apportare nessuna modifica. Fu una successiva esecuzione postuma a dare al concerto il suo successo. Come qualche anno prima era stato riscoperto Johann Sebastian Bach con un’ esecuzione della Passione secondo Matteo, fu riscoperto anche questo concerto, nel 1844, da parte di Felix Mendelssohn, nell’ esecuzione del virtuoso del violino Joseph Joachim; lo stesso Joachim affermò che si trattava del “concerto dei concerti” ma soprattutto, come ha scritto giustamente Alfred Einstein, permise al concerto violinistico di diventare finalmente tale, sganciandolo dalle tipiche atmosfere della serenata di cui erano pervasi anche i lavori mozartiani.

Questa composizione (che dura più di quarantacinque minuti) divenne nel giro di vent’ anni il paradigma indispensabile sul quale formarono i loro concerti violinistici Felix Mendelssohn-Bartholdy, Robert Schumann, Johannes Brahms e Pëtr Il’ĭc Čajkovskij. L’ “Allegro ma non troppo” che apre il concerto (e che rappresenta oltre della metà dell’ intera durata della composizione) ha raggiunto le vette immortali grazie a una straordinaria melodia che lo anima e che s’ innalza sopra il pulsare delle quattro note del timpano, un autentico battito del cuore che ricompare per ben settanta volte nel corso dell’ intero primo tempo.

Anche il tempo successivo, il “Larghetto“, privilegia le linee tenui già presenti nel primo tempo. Gli archi espongono una frase dal sapore liederistico sulla quale sorge il canto del violino su cui s’ innesta un richiamo dei corni (che sarà assai caro a Brahms). Il tema enunciato dal violino viene poi sviluppato in sei variazioni che si concludono con una brevissima cadenza, con funzione d’ introduzione, del terzo tempo, il “Rondo” finale, che risente delle atmosfere bucoliche e campestri di cui ne è ricca la coeva Sesta sinfonia. 

Il concerto rappresenta una delle pagine più alte del genio musicale del grande compositore, sia per la sua intrinseca bellezza, sia per i dialoghi, di carattere intimo, che vengono via via sviluppati tra il violino solista e l’ orchestra nel corso dei tre movimenti. Per il suo particolare fascino e la sua grande brillantezza, questo concerto figura nel repertorio dei maggiori violinisti del mondo.

Il Concerto per violino, infatti, è una delle opere più amate di Beethoven e più ammirate dai pubblici di tutto il mondo. Alla generale preferenza contribuisce non poco il fascino che esercita il lirismo del violino, le espansioni cantabili, le suggestioni dei passi virtuosistici, che con nessuno strumento tanto impressionano quanto con il violino (non per nulla il violino è lo strumento preferito dal demonio).

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Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” – BBC Proms 2012 (Daniel Barenboim):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Riccardo Muti):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Karajan Berliner Philharmoniker):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Royal Concertgebouw Orchestra / Erich Kleiber, cond. recorded May 8, 1950):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” – 1987: 4.12 & 13 (Sergiu Celibidache & Münchner Philharmoniker):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Wiener Philarmoniker & Leonard Bernstein):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Vienna Philharmonic Orchestra & Christian Thielemann):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Deutsche Kammerphilharmonie Bremen & Paavo Jarvi):

Inizialmente scritta per Napoleone, primo Console della Repubblica francese e quindi difensore dell’ ideale della repubblica, l’ Eroica rappresenta la sintesi di tutta l’ aspirazione all’ epos riscoperta negli anni della rivoluzione. In questa partitura si manifestano in modo particolare, e in una chiara affermazione “politica”, gli ideali di eguaglianza, libertà e fraternità (elementi comunque presenti in tanta parte della produzione di Beethoveniana).

Beethoven, che come Hegel aveva visto nel generale corso “cavalcare lo spirito del mondo”, gli indirizza una dedica che in seguito disconoscerà in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell’ opera successivamente alla sua incoronazione a imperatore dei francesi; la sua auto proclamazione tradisce gli ideali della repubblica provocando sdegno e rifiuto della persona da parte del compositore al punto di modificare la dicitura che, nella prima edizione a stampa londinese, nel 1809, riporta “Sinfonia Eroica composta per celebrare la morte di un Eroe” – se con “eroe” si intende l’ uomo vero e autentico, incorruttibile, che non calpesta i diritti e al quale appartengono tutte le emozioni puramente umane, dall’ amore alla gioia, al dolore – mentre la dicitura inizialmente pensata da Beethoven avrebbe dovuto essere “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’ Uomo”.

Per capire che cosa accadde, ecco il racconto di Ferdinand Ries, allievo, amico e biografo del compositore: “A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone, ma finché era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima e lo paragonava ai più grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei suoi amici più intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia già scritta in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola “Buonaparte” e giù in basso “Luigi van Beethoven” e niente altro. Se lo spazio in mezzo dovesse venire riempito e con che cosa, io non lo so. Fui il primo a portargli la notizia che Buonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “Anch’ egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!”. Andò al suo tavolo, afferrò il frontespizio, lo stracciò e lo buttò per terra”.

Il compositore non approva il gesto e compie un passo indietro che nella storia della musica non ha precedenti. Chi si priverebbe dei favori dei potenti? Beethoven ha una sua morale e un’ etica molto forti e si sente in tutto quello che fa. A causa di questa delusione la sinfonia sarà quindi definitivamente dedicata al Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante che ha ospitato nel proprio palazzo la prima esecuzione.

Le dimensioni complessive dell’ “Eroica” (la più lunga sinfonia scritta sino a quel momento) sono superate solamente dalla Nona Sinfonia. Il volume dell’ orchestra è vibrante e per la prima volta in una sinfonia vengono usati tre corni ed i singoli accordi sono ricchi di sforzati di notevole evidenza.

La trasfigurazione epica raggiunge il massimo nella “Marcia funebre” con i rulli dei timpani, le trombe dal suono apocalittico, il fugato centrale e la melodica divagazione della coda.

L’ Eroica è una sinfonia dalla forza titanica in cui Beethoven ha espresso gli elementi del dramma dell’ uomo e l’ eroismo della musica sinfonica stessa: la meditazione sulla morte, pone l’ individuo di fronte all’ evidenza della precarietà del tempo, al fatto che l’ uomo è terra, polvere. La morte è un interrogativo fantastico sulla vita: come può la vita essere eterna? Non si può immaginare come sarà la vita di là.

Si può dire che con l’ Eroica la musica, come accadeva appena qualche decennio prima, smette di avere una funzione solo celebrativa, di accompagnamento a feste, divertimenti, cerimonie, spettacoli pubblici. Diventa messaggio spirituale, manifesto politico, mezzo espressivo per cambiare il destino dell’Uomo, strumento per esporre e condividere i propri sentimenti. Quindi, la “forza” di Beethoven è anche salvifica, potremmo dire terapeutica, perché si trasforma in linfa vitale, in messaggio di speranza, in energia capace di rinsaldare lo spirito. E nonostante la delusione politica e ideale di Beethoven nei confronti di Napoleone, resta presente e miracolosa l’enorme forza espressiva di questa Sinfonia: è evidente nella partitura la presenza vulcanica di idee e di passioni, di sentimenti e di impulsi interiori, che preme dall’ intimo di questa musica. E la pressione è tale che l’opera s’impone come una delle sinfonie più vibranti, ancora oggi dopo 210 anni (iniziò a comporla nel 1803), intatta nella sua capacità di emozionare e scuotere gli uomini contemporanei.

ANALISI:

1° movimento_Allegro con brio: in forma sonata, si apre con due monumentali accordi a tutta orchestra ai quali segue il primo tema, molto semplice e orecchiabile esposto dagli archi; colpiscono l’ampiezza dello “sviluppo” e la novità delle soluzioni adottate dal punto di vista sia timbrico sia armonico (le dissonanze che oggi noi percepiamo come normali all’ epoca dovettero lasciare attoniti i primi ascoltatori). Da notare che qui la forma sonata è ulteriormente ampliata comprendendo anche una “coda” che, dopo la ricapitolazione, riprende nuovamente alcuni temi del primo movimento e parti dello sviluppo e lo conclude con gli stessi due accordi con il quale era iniziato.

2° movimento_Marcia funebre – Adagio assai: la marcia funebre è particolarmente monumentale ed è suddivisa in cinque sezioni: la prima, la terza e l’ ultima sono basate su un tema solenne e dolente enunciato dagli archi gravi che ritorna variato a ogni ripetizione. La seconda e la terza sezione sono episodi fugati che culminano in due fortissimo a tutta orchestra di notevolissimo impatto. La conclusione del brano è basata su frammenti del tema principale inframezzati da pause che rendono l’ atmosfera rarefatta e quasi straniante. 

3° movimento_Scherzo – allegro molto: lo scherzo si ripete due volte alternato al trio. Il ritmo del brano è particolarmente vorticoso e colpisce per il senso di agitazione e di incessante pulsazione, favorita anche dalle continue escursioni di intensità: si parte ogni volta dal pianissimo per arrivare al fortissimo rinforzato dall’ uso innovativo dei timpani.

4° movimento_Finale: Allegro molto: si tratta di un tema che viene sottoposto a un importante numero di variazioni caratterizzate da ricchezza inventiva ed estrema varietà di realizzazione. Il tema è molto semplice (come lo era quello del primo movimento) ed era già stato utilizzato da Beethoven in precedenti composizioni: le variazioni per pianoforte e la musica di scena per il balletto “le creature di Prometeo”. 

Il manoscritto originale è andato perduto ma esiste una copia riveduta dall’ autore nell’ archivio degli “Amici della Musica” di Vienna.

CURIOSITÀ

Nel 1817 il poeta e funzionario di Corte Christoph Kuffner, che dieci anni prima per Beethoven aveva scritto i versi della Fantasia per pianoforte, coro e orchestra op. 80, tornò a frequentare il musicista per qualche tempo. Una sera a cena, vedendolo di buonumore, gli chiese quale preferiva delle sue sinfonie. “Eh, eh! L’ Eroica” E Kuffner, meravigliato: “Avevo immaginato quella in do minore [cioè la Quinta, fino ad allora Beethoven ne aveva scritte otto]”, “No, no, l’Eroica”.

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Zubin Mehta

Zubin-Mehta-1-foto-Simone-Donati

Zubin Mehta, nato nel 1936 a Bombay, studia dapprima con il padre Mehli Mehta (fondatore della Bombay Symphony Orchestra). Nel 1954 dopo un breve periodo di studi di medicina parte per Vienna per seguire i corsi di direzione d’ orchestra di Hans Swarowsky all’ Akademie für Musik. Nel 1958 vince il Concorso Internazionale di Liverpool e la Koussevitsky Competition a Tanglewood; dal 1961 inizia la sua collaborazione con i Wiener e i Berliner Philharmoniker e con la Israel Philharmonic Orchestra, di cui è nominato Direttore musicale nel 1977 e Direttore musicale a vita nel 1981.

Zubin Mehta ha diretto più di duecento concerti e tour con straordinari ensemble attraverso i cinque continenti.

Dal 1978, e per 13 anni, è Direttore musicale della New York Philharmonic, il più lungo nella storia dell’ orchestra. Dopo il debutto operistico con Tosca a Montréal nel 1964, dirige importanti produzioni al Metropolitan, alla Staatsoper di Vienna, al Covent Garden, alla Scala, all’ Opera di Chicago, al Festival di Salisburgo nonché al Maggio Musicale Fiorentino con cui instaura uno speciale rapporto: ne è infatti Direttore principale dal 1985 e, dal 2006, Direttore onorario a vita. Responsabile artistico dell’edizione 1986 del Festival fiorentino, oltre a essere impegnato in numerose produzioni sinfoniche e operistiche, guida l’Orchestra ed il Coro del Maggio in frequenti tournées internazionali e in prestigiose incisioni discografiche.

Dal 1998 al 2006 è Direttore musicale della Bayerische Staatsoper, dove dirige oltre 400 rappresentazioni e tournées in Europa e Giappone.

Fra le numerose onorificenze, il Nikisch-Ring, le cittadinanze di Firenze e Tel Aviv e la nomina a membro onorario della Staatsoper di Vienna.

Nel 1999 le Nazioni Unite gli conferiscono il “Lifetime Achievement Peace and Tolerance Award.

È nominato Direttore onorario dei Wiener Philharmoniker nel 2001, dei Münchner Philharmoniker nel 2004, della Los Angeles Philharmonic e della Bayerische Staatsoper nel 2006.

Nel 2011 il suo nome è inscritto sulla Walk of Fame a Los Angeles e riceve i premi Furtwängler e Echo Klassik, mentre nel 2012 è insignito da Shimon Peres della Israel Medal of Distinction.

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Nicola Benedetti

La violinista britannica Nicola Benedetti è nata a West Kilbride (nel Ayrshire Settentrionale, Scozia) il 19 luglio del 1987 da padre italiano (di Barga, in provincia di Lucca) e madre scozzese. Comincia a suonare il violino a quattro anni. A otto anni era già leader della National Children’s Orchestra of Great Britain. Dopo aver conseguito con successo gli anni di studio musicale alla Wellington School di Ayr, nel settembre 1997 si trasferisce a Surrey, in Inghilterra, dove prosegue gli studi sotto Yehudi Menuhin e Natalya Boyarskaya alla prestigiosa Yehudi Menuhin School.

Ha vinto l’ edizione 2002 del talent show United Kingdom’s Brilliant Prodigy Competition. Dal 2003 si è esibita più volte con la London Symphony Orchestra, collaborando anche con con la Detroit Symphony Orchestra, San Francisco Symphony, Chicago Symphony, New York Philharmonic, Toronto e Vancouver symphony, Cincinnati Symphony; poi ancora con la Royal Scottish National Orchestra, Royal Philharmonic, BBC Symphony Orchestra, Netherlands Radio, Danish Radio, MDR Leipzig, Singapore Symphony e Hong Kong Philharmonic Orchestra.

Suona lo Stradivari “Gariel” del 1717 messo a disposizione da Jonathan Moulds.

 

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Written by mara

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