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Teatro dell’ Opera di Roma: Brahms/Respighi/Rihm (2 Apr.)

“Dov’ è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

Markus Stenz

Concerto della Stagione 2015/2016 al Teatro dell’ Opera di Roma

 

Il Teatro dell’ Opera di Roma propone il seguente programma con protagonista il Maestro Markus Stenz e l’ Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma:

 

Ottorino Respighi, Le Fontane di Roma

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Wolfgang Rihm, In-Schrift

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Johannes Brahms, Sinfonia n. 1

 

QUANDO:

Sabato 2 Aprile 2016, Ore 20.30

 

DOVE: Teatro Costanzi _ Piazza Beniamino Gigli, 7 – 00184 ROMA

 

INTERPRETI:

Markus Stenz, Direttore

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Poltrone di Platea 1 Intero al costo di € 20,00
Poltrone di Platea 2 Intero al costo di € 20,00
Palchi Centrali PLT 1-2 Ord AV Intero al costo di € 20,00
Palchi Centrali PLT 1-2 Ord DI Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali PLT 1 Ord AV Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali PLT 1 Ord DI Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali 2 Ord AV Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali 2 Ord DI Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali 3 Ord AV Intero al costo di € 20,00
Palchi Laterali 3 Ord DI Intero al costo di € 20,00

 

Brahms/Respighi/Rihm

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 


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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“In questo poema sinfonico l’autore ha inteso di esprimere sensazioni e visioni suggeritegli da quattro fontane di Roma, considerate nell’ ora in cui il loro carattere è più in armonia col paesaggio circostante o in cui la loro bellezza appare meglio suggestiva a chi le contempli”

 

Le fontane di Roma è un poema sinfonico di Ottorino Respighi, composto nel 1916.

Fa parte della “Trilogia romana” assieme a Feste romane ed I pini di Roma.

Ciascuno dei quattro movimenti è dedicato ad una fontana di Roma durante un differente momento del giorno. Inizialmente rifiutata dai critici alla prima esecuzione, questo lavoro successivamente è diventato uno degli esempi più eminenti di poema sinfonico.

La prima esecuzione avvenuta a Roma presso il Teatro Augusteo, l’ 11 marzo 1917, diretta da Antonio Guarnieri, non fu accolta da grande successo. La consacrazione avvenne invece a Milano l’anno seguente quando venne eseguita sotto la direzione di Arturo Toscanini.

 

Fontane di Roma by Ottorino Respighi (Clemens Krauss & Vienna Philharmonic Orchestra (Wiener Philharmoniker) – Year 1945):

Fontane di Roma by Ottorino Respighi (Orchestre Symphonique de Montréal & CHARLES DUTOIT):

Fontane di Roma by Ottorino Respighi (Antonio Pappano & Santa Cecilia Academy Orchestra, Rome 2007):

La fontana di Valle Giulia all’alba

“La prima parte del poema, ispirata alla fontana di Valle Giulia, evoca un paesaggio pastorale: mandrie di pecore passano e dileguano nella bruma fresca e umida di un’alba romana.”

Il primo movimento, “La fontana di Valle Giulia“, (Andante mosso) si apre con il tranquillo gocciolare dell’acqua della fontana di villa Giulia (violini secondi) e col canto degli uccelli nell’alba romana (violini primi). Le melodie degli zampognari che accompagnano le mandrie, sono esposte dal timbro dell’oboe cui risponde il clarinetto. L’oboe dopo una serie di note ribattute riprende il suo tema a terzine. Il corno inglese crea un clima di attesa nel quale si inseriscono l’ottavino ed il fagotto che riprendono il tema iniziale dell’oboe. Il sorgere del sole è affidato ad un cambio di tonalità mentre l’oboe ed il violoncello solo enunciano un tema di intensa cantabilità che viene poi ripreso dal clarinetto. Nella fase conclusiva le mandrie si allontanano accompagnate dal tema iniziale esposto questa volta dal flauto cui rispondono l’oboe ed il clarinetto.

La fontana del Tritone al mattino

“Un improvviso squillare fortissimo dei corni sui trilli di tutta l’orchestra inizia la seconda parte. È come un richiamo gioioso cui accorrono frotte di naiadi e tritoni che s’inseguono e fra gli spruzzi d’acqua intessono una danza sfrenata”.

Nel secondo movimento – chiamato “La fontana del Tritone al mattino“, (Vivo, Un poco meno allegretto, Più vivo gaiamente) le note di Respighi lasciano poco spazio per un’illustrazione di questo quadro, da notare la presenza quasi continua dei corni fin dalla prima battuta che richiamano il suono della conchiglia in cui soffia la divinità marina rappresentata nella fontana. L’elemento tematico del brano esposto da flauti, clarinetti ed arpe viene ripreso dagli archi e dà luogo ad un primo crescendo. Dopo un intermezzo cromatico affidato a flauti e trombe l’atmosfera si fa ancora più viva grazie ai glissando delle arpe che conducono ad uno sfavillante fortissimo. L’atmosfera si smorza e la ripresa del tema cromatico delle trombe ci porta al brano successivo.

La fontana di Trevi al meriggio

“Un tema solenne appare intanto sul mareggiare dell’orchestra. È la fontana di Trevi al meriggio. Il tema solenne passando dai legni agli ottoni assume un aspetto trionfale. Echeggiano fanfare: passa sulla distesa radiosa delle acque il carro di Nettuno tirato da cavalli marini e seguito da un corteo di sirene e tritoni. E il corteo si allontana mentre squilli velati echeggiano a distanza”.

Il terzo movimento introduce “La fontana di Trevi al meriggio” (Allegro moderato, Allegro vivace, Più vivace, Largamente, Calmo); la maestosità della scena ci è presentata subito dal tema principale affidato a fagotti, clarinetti e corni e dialogato poi dagli ottoni. Il crescendo continuo fino al fortissimo coronato dall’ingresso dell’organo ci trasmette l’immagine del passaggio del carro di Nettuno. Il corteo quindi si allontana mentre la melodia dei clarinetti ridà tranquillità alla scena.

La fontana di Villa Medici al tramonto

“La quarta parte si annunzia con un tema triste che si leva su di un sommesso chiocciolio. È l’ora nostalgica del tramonto. L’aria è piena di rintocchi di campane, di bisbigli di uccelli, di brusii di foglie. Poi tutto si quieta dolcemente nel silenzio della notte”.

Il movimento finale, “La fontana di Villa Medici al tramonto” (Andante, Meno mosso, Andante come prima) è tutto un intrecciarsi di suoni della natura con il gocciolio dell’acqua della fontana. Il “sommesso chiocciolio” al quale alludono le note di Respighi è affidato ai suoni dell’arpa e della celesta che richiamano gli zampilli della fontana di Villa Medici mentre il “tema triste” è presentato dai flauti e dal corno inglese. Dopo i primi passaggi si fa sentire il rintocco di una campana che la partitura prescrive “molto lontana” e che sarà presente a sprazzi per tutto il brano. Un tema secondario ancora più triste è affidato al violino solo ed ai violini secondi cui rispondono poi i violoncelli. I “bisbigli di uccelli” ed i “brusii di foglie” si ascoltano nell’episodio successivo in cui i trilli degli archi ed i brevi motivi dei fiati sono ispirati al canto degli uccelli. Nella parte conclusiva riascoltiamo il tema principale ed il secondario entrambi affidati ai violini. L’immagine si spegne lentamente finché muore sulle note dei secondi violini.

 


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«Io voglio muovere ed essere mosso. Nella musica tutto è patetico […] una cosa è per me irrinunciabile: l’espressione diretta. Io devo, come artista, parlare all’indicativo»
(Wolfgang Rihm)


Wolfgang Rihm 
nato a Karlsruhe il 13 marzo del 1952 è un compositore tedesco.

Rihm completa i suoi studi in composizione nel 1972 alla Hochschule für Musik Karlsruhe, solo due anni prima della première al Festival di Donaueschingen di Morphonie-Sektor IV, uno dei suoi primi e importanti lavori (1974), che lo lanciò nella nuova scena musicale europea di quel periodo.

Le pagine di questi primi lavori, seppur vicine alle avanguardie postbelliche, presentano un carattere connesso alla tradizione sinfonica del passato, tanto ad essere state considerate addirittura “reazionarie” rispetto alle avanguardie stesse (capeggiate da compositori quali Boulez e Stockhausen, con il quale studiò nel 1973). In realtà, la poetica di Rihm è molto personale e prende le distanze, sia della imposizioni delle avanguardie, sia dalle tendenze, tutte nostalgiche, dei reazionari.

Compositore molto prolifico, ha all’attivo centinaia di brani completati, buona parte dei quali devono ancora essere registrati; non considera mai un lavoro come terminato, molto spesso rivedendo anni dopo le sue partiture, apportandovi delle modifiche anche consistenti (un esempio: Ins Offene… (1990); la riscrisse quasi del tutto nel 1992, riutilizzandola, poi, come base per il concerto per pianoforte Sphere (1994), che a sua volta è stato da lui rielaborato per Nachstudie (1994), un lavoro pianistico al quale mise ancora mano nel 2002 per scrivere, prima Nachstudie, Sphäre nach Studie per arpa, 2 contrabbassi, pianoforte e percussioni, poi Sphäre um Sphäre, intesa come una nuova versione di Sphere).

Altri lavori importanti sono i 12 quartetti d’archi, Die Hamletmaschine (1983/86), opera basata su testi di Heiner Müller, Die Eroberung von Mexico (1987/1991), opera basata su testi di Antonin Artaud, l’ oratorio Deus Passus (1999/2000) e, tra i lavori ancora più maturi, Dionysus-Dithyrambs (2010), su testi di Friedrich Nietzsche. Alcuni tra i compositori che hanno influenzato maggiormente il suo stile sono Luigi Nono, Helmut Lachenmann e Morton Feldman.

E’ a capo del dipartimento di musica contemporanea della Hochschule für Musik Karlsruhe (il conservatorio superiore di Karlsruhe); figura di rilievo in molti festival europei, in particolare modo del Festival di Salisburgo e di Lucerna, dov’è stato compositore ospite. 

Nel 2001 è stato insignito del grado di officier dell’ Ordre des Arts et des Lettres.

 

“In-Schrift” by Wolfgang Rihm (Claudio Abbado):

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La Sinfonia n. 1 in Do minore, Op. 68, è una sinfonia scritta da Johannes Brahms. I primi appunti scritti da Brahms per questo primo lavoro sinfonico risalgono a quattordici anni prima della prima esecuzione del lavoro, cioè al 1862. Un’esecuzione tradizionale dura approssimativamente 45-50 minuti.

Le prime tracce del primo tempo di questa sinfonia sembrano risalire agli anni che Brahms trascorse a Düsseldorf, quindi tra il 1855 ed il 1856, gli stessi in cui compose il Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra.

Il primo tempo, senza però l’introduzione lenta, fu completato solo sei anni dopo, nel 1862. Da questo momento, per ben quattordici anni, Brahms si dedicò costantemente alla composizione di questa sinfonia; mentre lavorava naturalmente anche ad altre opere, fra mille indecisioni, ripensamenti e correzioni, elaborava, limava e migliorava questa sinfonia.

In realtà la prima sinfonia vede corpo tra il 1874 ed il 1876, considerando che il lavoro a tempo pieno di Brahms su di essa avveniva soprattutto durante le vacanze estive e quindi sono le tre estati dal ’74 al ’76 quelle in cui arriva a completare l’opera. Si ritiene comunque che siano stati effettuati tagli e aggiustamenti anche nei mesi immediatamente successivi (ottobre 1876).

La prima esecuzione avvenne come collaudo generale il 4 novembre 1876 a Karlsruhe e fu diretta da Otto Dessoff. Soltanto tre giorni dopo Brahms diresse la prima esecuzione a Mannheim. Successivamente le esecuzioni più importanti furono a Lipsia, a Breslavia (sempre dirette dal compositore) e a Cambridge (diretta da Joseph Joachim). La sinfonia ebbe ovunque un successo molto caldo, nonostante le critiche dei neo-tedeschi.

In ogni caso la grande prima di questa sinfonia si tenne ovviamente a Vienna il 17 dicembre 1876. A questo punto si scatenarono i commenti: da una parte i brahmsiani come Eduard Hanslick (il quale la dichiarò l’opera che finalmente avrebbe avuto la capacità di continuare la strada che si era interrotta con i neo-tedeschi), dall’altra la critica più famosa fu quella di Hans von Bulow che rinominò la sinfonia “decima di Beethoven”, come se Brahms fosse il degno erede di quest’ultimo.

Ovviamente è una sinfonia che vede il pensiero beethoveniano nel proprio centro, e lo si può notare dalla scelta del Do minore, e da riferimenti molto evidenti al percorso della Quinta sinfonia di Beethoven, cominciando in Do minore e finendo in Do Maggiore come in uno sforzo, in una conquista). Mentre però la sinfonia beethoveniana ha una sorta di percorso ascensionale molto continuo, Brahms già dalla prima propone un altro tipo di scrittura: primo e ultimo tempo in relazione con questo problema evolutivo, mentre i due tempi centrali, a differenza di quanto aveva fatto Beethoven, sono piuttosto dei tempi parentetici, che paiono non partecipare a questo grande sforzo drammatico che si attua nel 1° e nel 4º tempo. Innanzitutto lo possiamo notare dall’assenza di scherzo: Beethoven dalla Seconda sinfonia in poi aveva sostituito il minuetto settecentesco con il tempo di scherzo, sempre più immesso nel problema drammatico della sinfonia; addirittura nella Quinta e nella Sesta Beethoven aveva collegato lo scherzo al Finale, trasformando il tutto in un percorso continuo, dove tutto converge verso l’ultimo tempo.

Brahms invece intende i tempi centrali della sinfonia come una parentesi, come un momento sospensivo del problema che sta ad arco tra il primo e l’ultimo tempo. Questo vale nella prima, ed è emblematico quello che accade nel terzo tempo, che infatti non partecipa all’impegno drammatico.

Pur essendo una “prima” non ne ha assolutamente il carattere, e ciò è dovuto al lavoro colossale che Brahms ha fatto durante gli anni ’50 e ’60 sulle forme della musica da camera, sulle grandi opere corali (una su tutte il Deutsche Requiem) e preparandosi al confronto con l’orchestra.

Questo per dire che quando compare, la Prima sinfonia non risulta tale, è un po’ come il Titano di Mahler, lo sbocco, la conclusione, di tutta la fase giovanile di Brahms.

 

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker, Live From Grosser Saal, Musikverein, Vienna / 1981):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Hermann Scherchen & Vienna State Opera Orchestra, 1953):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Paavo Järvi & Orchestre de Paris):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Claudio Abbado & Vienna Philarmonic Orchestra, recorded in 1973):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Istvan Kertesz & Vienna Philarmonic Orchestra):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker, Vienna 3-11 October 1981):

La sinfonia è orchestrata per due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, un controfagotto, quattro corni, due trombe, tre tromboni, timpani e archi.

La sinfonia è strutturata nei quattro movimenti tipici della sinfonia classica:

  1. Un poco sostenuto – Allegro – Meno Allegro (Do minore)
  2. Andante sostenuto (Mi maggiore)
  3. Un poco Allegretto e grazioso (La bemolle maggiore)
  4. Adagio – Più Andante – Allegro, ma con brio – Più Allegro (Do maggiore)

Primo tempo

Sull’esempio della Settima di Beethoven, Brahms crea una gigantesca introduzione di 37 battute. Tutta questa sezione, che mostra la preparazione tematica al primo tempo, è indicata col tempo “Un poco sostenuto”.

Tema

Sembra l’antefatto del tema e in questa introduzione possiamo vedere un “serbatoio” di tutti gli incisi che poi sono combinati nel tema. Questa introduzione rappresenta una sorta di giustificazione di come il compositore sia arrivato a scrivere il tema; probabilmente è anche per questo che non ha voluto ci arrivassero gli abbozzi: tutto ciò che noi vediamo è ciò che Brahms ha deciso di farci vedere: il suo lavoro è già testimoniato da questa formidabile introduzione che si apre in modo memorabile, con un gesto di potenza beethoveniana. Quello che ascoltiamo nelle prime 8 misure è un tema estremamente complesso.

A questo punto parte l’Allegro con il primo tema, di grande complessità e di matrice beethoveniana; non è un tema cantabile. È un tema frazionato tra archi e fiati con una scrittura complessissima.

Sviluppo e ripresa

Lo sviluppo per il tipo di lavoro capillare sulle cellule e per il contrappunto incessante presenta una densità degna del primo tempo della sinfonia Eroica di Beethoven.

Dal punto di vista drammaturgico, la tensione fortissima di questo sviluppo è provocata da una sorta di tentativo di fusione tra la figura dell’introduzione o primo tema (ascesa cromatica di semitono) e il “tema di coda”. Il raggiungimento del maggiore sembra una sorta di pacificazione, ma il senso che se ne ricava è quello di una conquista accantonata, rimandando il problema al finale. Anche se le coda risulta essere in Do M non si può parlare di una soluzione catartica: il linguaggio appare disarticolato negli incisi, sospendendo il discorso drammatico; tutto precipita in una sorta di amarezza e la tonalità di Do M appare come un miraggio, un qualcosa ancora da conquistare, e permane un’eco dei conflitti fra questi temi.

Il secondo tempo

Il secondo tempo della Prima sinfonia, un “Andante sostenuto”, è una delle forme tripartite di Brahms, come nel 1º Concerto per pianoforte e orchestra, ed è facilmente riconducibile ad una forma di Lied (A-B-A con coda), anche se in realtà le trasformazioni delle cellule interne contribuiscono a rendere la forma molto più complessa. Sappiamo dalle lettere e da vari riferimenti che in origine questo tempo era in cinque sezioni: Brahms lo ha tagliato e purtroppo non ne abbiamo la prima versione. Partendo da forme molto semplici il compositore arriva a qualcosa di molto complesso con un lavoro interno sugli incisi. In questo secondo tempo troviamo una particolarità che Brahms attuerà raramente, vale a dire l’investitura del primo violino di una funzione concertante. L’intero movimento, per il carattere molto lirico, sognante e molto struggente sembra come una parentesi rispetto al primo, come se i problemi ed il dramma appena vissuti nel primo tempo venissero accantonati, anche se comunque i due tempi sono collegati da alcune relazioni tematiche.

Il terzo tempo

La distanza grande ed incolmabile di Brahms dalle sinfonie di Beethoven si può cogliere dal terzo tempo. In Beethoven dalla seconda sinfonia in poi questo momento era rappresentato dallo Scherzo, pezzo quindi dal carattere molto dinamico, a volte drammatico, a volte incisivo. In questa sinfonia il terzo tempo è una specie di intermezzo.

Il finale

Il Finale della Prima sinfonia ha una forma molto ardita e risulta difficile isolarne le parti generali. Alcuni hanno azzardato che sia una delle punte più spinte verso il mondo dei suoi “nemici” neotedeschi, poiché le figure sonore che vi compaiono assumono un’evidenza quasi simbolica, potremmo quasi attribuirle ad un poema sinfonico.

Eccezion fatta per il celebre richiamo alla Nona di Beethoven, ci sono concreti riferimenti a un certo mondo sonoro tedesco come il corale e lo squillo del corno evocativo della natura.

È una forma simmetrica rispetto a quella del primo tempo, con una grande introduzione iniziale che copre le prime 61 battute.

È la forma sonata più anomala di Brahms e all’ascolto la configurazione come risoluzione verso la tonica di Do M, gloriosa e affermativa di questo finale, in realtà passa attraverso varie fasi che sono intercalate da sezioni di sviluppo. Prima riprende il tema alla tonica (vale la pena ripetere ancora che la cosa singolare è che non lo riprende in fase di ripresa, ma solo nello sviluppo). Ci sono due temi quindi che possiamo dire funzionino da primo tema: quello del corno dell’introduzione e quello con reminiscenze della Nona di Beethoven, i quali ricompaiono entrambi alla tonica: uno all’inizio dello sviluppo e uno all’inizio della ripresa, senza dimenticarne il valore simbolico.

 


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Markus Stenz

Markus Stenz1

Direttore generale musicale della Citta di Colonia e Gürzenich-Kapellmeister, a partire dalla stagione 2009/2010 è diventato Primo direttore ospite della Hallé Orchestra. Ha studiato alla Musikhocschule di Colonia e a Tanglewood con Leonard Bernstein e Seiji Ozawa. E’ stato Direttore artistico del Festival di Montepulciano dal 1989 al 1995, Direttore principale della London Sinfonietta dal 1994 al 1998 e Direttore musicale della Melbourne Symphony Orchestra dal 1998 al 2004. Dal 2003 è Direttore principale della Gürzenich Orchester, con cui è stato in Cina e alla Royal Albert Hall, per i Proms, nel 2008.

Come direttore di opera ha debuttato al Teatro La Fenice di Venezia in un lavoro di Hans Werner Henze, intitolato Elegy for Young Lovers. Ha diretto molte prime esecuzioni, tra cui Das Verratene Meer di Henze a Berlino. Ha ricevuto invito da teatri quali La Scala di Milano, La Monnaie di Bruxelles, la English National Opera, la San Francisco Opera, l’Opera di Stoccarda, la Glyndebourne Festival Opera, l’Edinburgh International Festival e il Festival di Salisburgo.

Tra le orchestre che ha diretto si annoverano la Royal Concerte gebouw Orchestra, la Gewandhaus Orchester di Lipsia, i Berliner Philharmoniker, la Tonhalle Orchester di Zurigo, i Wiener Symphoniker, il Bayerische Rundfunk, la Chicago Symphony, la Los Angeles Philharmonic, la Boston Symphony, la Minnesota Orchestra e la Seattle Symphony Orchestra.

A Colonia ha diretto il Ring, Lohengrin e Tannhäuser, nonche Jenufa e Katya Kabanova di Janáček. Nuove produzioni del 2009-2010 includono Die Meistersinger von Nürnberg di Wagner, Don Giovanni di Mozart e Love and other Demons di Peter Eötvös. Nel 2009 ha preso parte alle celebrazioni per i duecento anni dalla nascita di Mendelssohn a Lipsia con la Gewandhaus Orchester, e ha debuttato al Festival di Bregenz con Tristan und Isolde. Recentemente ha debuttato alla Chicago Lyric Opera in una produzione di Katya Kabanova.

Ha inciso con la Royal Concertgebouw Orchestra e con l’Ensemble Modern. Per l’etichetta OehmsClassics attualmente sta incidendo l’integrale delle Sinfonie di Gustav Mahler con la Gürzenich Orchester. Sempre per lo stesso progetto, sta registrando il ciclo di Lieder Des Knaben Wunderhorn di Mahler con Christiane Oelze (soprano) e Michael Volle (baritono). La prima uscita di questo cofanetto, Quinta sinfonia di Mahler, ha vinto il Premio della Critica Musicale Tedesca nel novembre del 2009. Il completamento del progetto discografico e previsto per il 2012.

 

 

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Written by mara

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