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Teatro Fraschini, Pavia: Johannes Brahms (27 Apr.)

“Caro amico, … vorrei mandarti un certo numero di passaggi per violino … mi domando se non sei tanto sprofondato in Mozart e forse in Joachim stesso, da poter disporre di un’oretta per guardarli”, (lettera a Joseph Joachim del 21 agosto 78 da Brahms)

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Concerto della Stagione 2015 – 2016, Teatro Fraschini

 

Dal podio del Teatro Fraschini di Pavia il Maestro Daniel Harding dirigerà la giovane e talentuosa violinista Veronika Eberle e la Swedish Radio Symphony Orchestra nel seguente programma:

 

Johannes Brahms, Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 77

… … …

Johannes Brahms, Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73

 

QUANDO: Mercoledì 27 Aprile 2016, 21.00

 

DOVE: Teatro Gaetano Fraschini
Corso Strada Nuova, 136
27100 Pavia (PV)

 

INTERPRETI:

Direttore, Daniel Harding

Violino, Veronika Eberle

Swedish Radio Symphony Orchestra

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di 22,00 €

Platea 2 al costo di 22,00 € 

Palco Centrale al costo di 22,00 €

Palco Centrale al costo di 22,00 €

Palco Laterale al costo di 22,00 €

Palco Laterale al costo di 22,00 €

Galleria IV ord. al costo di 17,60 €

Galleria V ord. – Posto in piedi al costo di 8,80 €

 

Acquisto on line
Daniel Harding e Swedish Radio Symphony Orchestra

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Il Concerto per violino op. 77 è oggi universalmente considerato come una delle composizioni più riuscite di Johannes Brahms e rappresenta uno dei concerti per violino più importanti nella storia della musica e nel repertorio per violino. I requisiti tecnici per gli assolo sono formidabili, con uso generoso di rapidi passaggi di scala e variazioni ritmiche.

Brahms intendeva coinvolgere Joseph Joachim, amico fraterno fin dalla prima gioventù, grande autorità nel campo violinistico. Una fitta serie di documenti (lettere, biglietti, annotazioni, osservazioni, ecc.) testimonia lo scambio di opinioni fra i due musicisti. In molti di questi testi Brahms con atteggiamento leggero ed autoironico recita la parte del discepolo che consulta il maestro. Le rispettive posizioni professionali, unite all’ amicizia personale, resero la collaborazione molto proficua. Tutte le sue principali composizioni per violino (questo concerto, il Concerto Doppio per violino e violoncello e le tre Sonate) furono tutte scritte per l’ amico e consigliere, Joseph Joachim.

Il Concerto per violino fu concepito nel corso dell’ estate del 1878 a Pörtschach am Wörther See, un villaggio della Carinzia nel quale Brahms soggiornava spesso. Fu quello il luogo nel quale furono composte anche la Seconda Sinfonia e della Sonata per violino op. 78.

Brahms, non essendo un violinista, era preoccupato della difficoltà della resa strumentale di ciò che stava componendo. Prima di proseguire nel lavoro mandò a Joachim, che comunque era anche un compositore, la parte solistica del primo movimento. In una lettera del 21 agosto 1878 Brahms annuncia la composizione:

“Amico caro, (…) vorrei mandarti un certo numero di passaggi per violino (…) Mi chiedo se non sei tanto sprofondato in Mozart e forse in te stesso, da poter trovare di un’ora per guardarli.”

Il giorno seguente Brahms manda a Joachim una sezione del primo movimento copiata in bella e commenta:

“Mi è sufficiente che tu dica una parola o che ne scriva qualcuna sopra la parte: difficile, scomodo, impossibile, eccetera.”

Joachim rispose immediatamente esprimendo entusiasmo e stupore per alcuni passi che definisce “violinisticamente molto originali“. Non riesce però ad esprimere un giudizio in merito alla idoneità del pezzo ad un concerto pubblico, riservandosi di vedere l’ opera intera. Diverse altre persone interpellate da Brahms avevano avuto modo di ascoltare il nuovo pezzo ed erano rimaste piuttosto scettiche, perché lo ritenevano virtualmente al di là delle possibilità dei violinisti mortali. Chiaramente Brahms cercava il parere del grande tecnico, specialista del violino, ma ambiva ad una solidarietà più ampia e profonda per affrontare il terreno della tradizione culminata nel Concerto per violino di Beethoven.

Scambi di corrispondenza non cessarono fino alla prima pubblica (Lipsia, 1º gennaio 1879), eseguita da Joachim stesso, a cui Brahms dedicò il concerto, con l’ Orchestra del Gewandhaus sotto la direzione dello stesso Brahms. Diverse modifiche furono fatte dalla prima, fino alla pubblicazione dell’ opera da parte di Fritz Simrock, avvenuta sempre nello stesso anno.

 

ASCOLTA QUI “Concerto per violino e orchestra op. 77 by J. Brahms (dal CD “Jascha Heifetz, le violon diabolique”):

ASCOLTA QUI “Concerto per violino e orchestra op. 77 by J. Brahms (Nathan Milstein, violin & Philharmonia Orchestra – Anatole Fistoulari, direttore – Registrazione dal vivo, Giugno 1960):

ASCOLTA QUI “Concerto per violino e orchestra op. 77 by J. Brahms (dall’ Auditorium Parco della Musica di Roma: Sir Tony Pappano dirige l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Janine Jansen, violino):

ASCOLTA QUI “Concerto per violino e orchestra op. 77” by J. Brahms (Anne-Sophie Mutter, violino – Berliner Philharmoniker & Herbert von Karajan, direttore):

ASCOLTA QUI “Concerto per violino e orchestra op. 77” by J. Brahms (David Oistrakh, violino – Orchestre National de la Radiodiffusion Française & Otto Klemperer, direttore – Studio recording, Paris, 17-19.VI.1960):

I movimenti in cui si articola il Concerto per violino sono:

Allegro ma non troppo
Adagio
Allegro giocoso

Il Concerto, almeno dapprincipio, fu accolto piuttosto freddamente dal pubblico, deludendo le speranze del compositore. In parte ciò è probabilmente dovuto al fatto che molti fra i contemporanei si aspettavano un mezzo convenzionale per mettere in mostra le capacità virtuosistiche del violino. Brahms però aveva obiettivi musicali più elevati. Simili aspettative da parte del pubblico avevano generato accoglienze negative per concerti per archi di altri grandi compositori (come per il “Concerto per violino” di Ludwig van Beethoven o per l’ “Harold in Italia” di Hector Berlioz).

Alle prime esecuzioni il Concerto apparve sicuramente piuttosto difficile sia a causa dell’ ampiezza della sua concezione, sia per il linguaggio rigoroso adottato. La tradizionale contrapposizione tra solista e orchestra, solitamente dominata dal virtuosismo del solo, è ignorata dall’ autore, che invece ricerca l’ equilibrio fra solista e orchestra, anticipando così la concezione che adotterà anche nel secondo concerto per pianoforte.

Pablo de Sarasate si rifiutò di suonare il concerto non per la difficoltà, “Pensate che me ne possa stare lì con il mio violino in mano – chiese retoricamente – a sentire l’ oboe che suona l’unica melodia nell’ intero pezzo?”

Nonostante capiti purtroppo spesso che i manoscritti di capolavori musicali svaniscano nel corso della storia, il manoscritto originale del Concerto per violino di Brahms è fortunatamente in mani note e sicure. Il violinista Fritz Kreisler lo ha infatti acquistato e nel 1948 lo ha affidato alla Library of Congress negli USA, dove è tuttora custodito.

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Inizio del concerto per violino di Brahms

… … …

E’ una piccola sinfonia gaia e innocente. […] Provate per un mese a martellarvi i timpani con Berlioz, Liszt, Wagner: ebbene, a quel punto la sua gaiezza vi sembrerà un miracolo

 

A differenza della «Prima», il cui lavoro di composizione aveva richiesto quasi quindici anni (1862-1876), la «Seconda Sinfonia» fu scritta da Brahms in pochi mesi durante l’estate del 1877 a Pörtschach sul lago di Wdrther, nell’Austria meridionale. La gestazione di quest’opera è sorprendentemente breve se paragonata ai 15 anni impiegati dal compositore per ultimare la sua Prima Sinfonia.

La Sinfonia, specialmente per il clima che la pervade, è stata spesso paragonata alla Sesta Sinfonia (Pastorale) di Ludwig van Beethoven. Forte è il contrasto con la Prima Sinfonia, in Do minore: questa è piena di passione e inquietudine, e suggerisce forti emozioni e una lotta col destino, quasi come nella Quinta Sinfonia di Beethoven, mentre nella Seconda Sinfonia Brahms esplora un terreno completamente nuovo. Essa è caratterizzata da gioiosità e quiete, da semplicità quasi pastorale, e infonde un senso di pace; questa sinfonia si fa notare per la bellezza dei temi, per la forza dei contrasti, per l’unità dell’insieme garantita dall’abilità contrappuntistica che Brahms mostra spesso nei suoi lavori. La musica, nei suoi colori e contorni generali, potrebbe far pensare a una voluta imitazione di Mendelssohn, soprattutto nel primo movimento, ma la forma, la lavorazione, tutti gli accorgimenti sinfonici impiegati sono di stampo chiaramente brahmsiano. La sinfonia trascorre tranquilla, solo qua e là affiorano episodi malinconici o più marcatamente passionali.

Il compositore scrisse al suo editore che la prossima Seconda Sinfonia sarebbe stata una musica malinconica, e che dallo spartito sarebbe dovuto venir fuori il lutto. Il fatto che il lavoro non sia particolarmente tragico e drammatico, nonostante il clima dei primi due movimenti sia largamente calmo e contemplativo in spiccato accordo con la tonalità minore, suggerisce che questa lettera potrebbe non essere totalmente seria. I restanti due movimenti infatti sono più leggeri e più brevi.

La prima esecuzione della Seconda Sinfonia avvenne a Vienna il 30 dicembre del 1877, sotto la direzione di Hans Richter. Il successo fu subito cosi enorme, che molti vi videro un perfetto ritratto della società viennese, coi suoi giri di valzer e la sua malinconica eleganza. L’impressione era stata probabilmente influenzata da un’osservazione di Brahms, che aveva parlato con modestia della sua nuova sinfonia, definendola una semplice raccolta di valzer. Ma le reazioni alla prima esecuzione furono molto contrastanti. Una grossa fetta di pubblico vi raccolse un’atmosfera pastorale, molto lontana dalla vivacità del mondo cittadino. Altri invece vi videro piuttosto un’impronta mozartiana, per la luminosa trasparenza dell’orchestrazione. Non mancarono naturalmente coloro che vi scorsero la presenza di Schubert o del Beethoven della Pastorale. Ma la verità è che Brahms si era ritagliato una piccola oasi contemplativa, all’ ombra delle grandi battaglie culturali: una confessione intima e malinconica, in cui specchiare il suo mite carattere.

Dopo il successo ottenuto a Vienna il 30 dicembre 1877 sotto la bacchetta di Hans Richter, la Seconda Sinfonia cominciò subito a viaggiare per la Germania. La prima tappa fu il Gewandhaus di Lipsia, il 10 gennaio del 1878 ma Brahms, dopo essere entrato nel tempio della cultura musicale tedesca da trionfatore, uscì dalla sala avvolto da tiepidi applausi. Il cronista del “Leipziger Nachrichten” non risparmiò le critiche:

I viennesi danno sempre prova di essere meno esigenti di noi. Non abbiamo trovato nulla di geniale in questa sinfonia; anzi se la composizione fosse stata anonima, non avremmo nemmeno supposto che si trattasse di un lavoro di Brahms“.

L’insuccesso fece meditare il compositore, che addirittura pensò di ritornare sul lavoro, come dimostra la lettera inviata all’ editore Simrock poco dopo il concerto:

“Mi ha colto di sorpresa il fiasco di Lipsia, ma penso che la colpa non sia del lavoro. Se crede, cambierò il primo tempo. Mi dica lei se dovrà essere in maggiore o minore”

Ma l’episodio di Lipsia era destinato a rimanere isolato, perché poco dopo la Seconda Sinfonia fu accolta con successo a Brema e Breslavia, e a fine settembre fu acclamata addirittura ad Amburgo, la città natale di Brahms. Quella sera alla Società Filarmonica si riunì tutto il mondo musicale di allora e l’entusiasmo del pubblico fu condiviso dalla stampa. Cosi si legge in una recensione pubblicata su un giornale locale:

“Brahms ha diretto la sua nuova Sinfonia nella città natale, davanti a parecchie migliaia di persone e a illustri personalità musicali venute da ogni parte. La grandezza della composizione e il rigore dell’esecuzione hanno portato il pubblico a un vero entusiasmo”

Fuori di Vienna, invece, le accoglienze alla nuova Sinfonia non furono quasi mai quelle che Brahms si sarebbe aspettato, soprattutto in città di tradizioni illustri, come Lipsia, dove un critico scrisse dopo la prima esecuzione:

“I Viennesi sono molto meno esigenti di noi. Noi chiediamo a Brahms ben piú che della musica graziosa, molto graziosa, nelle sue Sinfonie. Non che non vogliamo da lui niente di piacevole, o che sdegniamo i quadri di vita reale che potrà presentarci, ma da lui aspettiamo sempre qualcosa di geniale, purchessia, del suo stile o sull’imitazione di Beethoven”

 

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Arturo Toscanini (Conductor); Philharmonia Orchestra – (Rec.1952) Public Domain):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Leonard Bernstein e i Wiener Philharmoniker):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Berliner Philharmoniker; Eugen Jochum; Studio recording, Berlin, 1951):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Carlo Maria Giulini; Studio recording, London, 10 & 11.X.1962):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Otto Klemperer; Studio recording, London, 29 & 30.X.1956):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (New York Philharmonic; Bruno Walter; Studio recording, New York, 28.XII.1953):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Leonard Bernstein – Wiener Philharmoniker 1982):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Wiener Philharmoniker; Wilhelm Furtwängler; Live recording, Vienna, 28.I.1945):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Karajan BPO (1964)):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (From the Church of St. Nicolai, Leipzig, Germany; 20 Years Peaceful Revolution – Leipzig commemorates the 9th of October 1989; Gewandhausorchester Leipzig; Conductor: Kurt Masur):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Münchner Philharmoniker; Sergiu Celibidache):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Staatskapelle Dresden; Christian Thielemann, conductor):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Sir Georg Solti; Chicago Symphony Orchestra):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Carlos Kleiber – 1991):

L’opera è pensata per il seguente organico orchestrale: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani e archi.

In questa sua seconda sinfonia, Brahms preserva la forma tipica della sinfonia classica e i suoi quattro tempi.

I. Allegro non troppo

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Il primo movimento, Allegro non troppo in Re maggiore, è una delle costruzioni piú compiute e grandiose di tutta la storia del sinfonismo ottocentesco: in essa Brahms getta le basi per il superamento della forma-sonata. Questo primo movimento inizia con un tema apparentemente semplice in cui predomina il caldo timbro dei corni: in realtà, pur nella sua semplicità, è composto da tre sezioni, ognuna delle quali avrà un proprio sviluppo.

Il tema di apertura, presentato dai fiati, è profondamente melodioso, motivi festosi sono affidati ai corni. Il secondo tema affidato a violoncelli e viole, si sviluppa dolce e melodioso. Nell’elaborazione, tuttavia, emerge un tono più appassionato, che viene a turbare il carattere idilliaco del movimento. Segue poi una successione di passaggi di effetto quasi burrascoso, con gli ottoni impetuosi e squillanti fino alla dissonanza ma le acque tornano a calmarsi al riapparire del primo tema, questa volta sugli oboi, e il movimento scivola tranquillamente fino alla coda, in cui il corno è utilizzato con effetto affascinante e una timbrica peculiare è prodotta dal pittoresco accompagnamento in pizzicato degli archi che segue.

II. Adagio non troppo

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Il secondo movimento, Adagio non troppo in Si maggiore, è di significato alquanto enigmatico. I temi sono espressi meno chiaramente ma sembra esservi sotteso, nella forma e nella sua espressione, un significato profondo. L’elaborazione mostra la stessa consumata perfezione che caratterizza tutto il lavoro di Brahms. Il musicologo Hermann Deiters interpretò questo movimento dicendo che «il compositore ha intenzionalmente cercato di esprimere l’esitazione e il timore sperimentati vedendo una misteriosa apparizione, che tuttavia irresistibilmente ci attrae e ci chiama a sé».

E’ diviso in tre parti, di dimensioni quasi identiche. Si apre con uno dei temi più belli usciti dalla penna di Brahms: un canto «tenero, malinconico, sottilmente doloroso» (Rostand), che può essere suddiviso in una prima parte introduttiva dal disegno discendente, accompagnata da un controcanto ascendente dei fagotti, e in una seconda parte più melodica, che introduce un tono più fiducioso e sereno. Questo tema passa ai violini, mentre i corni introducono il secondo tema, un richiamo evocante atmosfere alpestri. La seconda parte del movimento (L’istesso tempo, ma grazioso, ma con un cambio di ritmo da 4/4 a 12/8) è anch’essa basata su due temi: il primo, affidato ai fiati, è sereno e tranquillo; il secondo, affidato ai violini, è più lirico ed espressivo. E questo tema porta a sviluppi più increspati e drammatici: al culmine, i violini ripropongono (variato) il malinconico tema iniziale, che è anche alla base della coda, con cui il movimento si conclude nello stesso tono sobrio e pacato con cui era iniziato.

L’ Adagio è un ritratto seducente della malinconia, nei suoi tratti più rassicuranti e meno drammatici. Massimo Mila vi leggeva una sorta di “spontaneo piacere di far musica”. Fu Clara Schumann ad avere l’impressione, ascoltando questo movimento, di ascoltare “un brano scritto apposta per due giovani sposi“.

III. Allegretto grazioso quasi andantino

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Nel terzo movimento, Allegretto grazioso (quasi andantino) in Sol maggiore, tutto è chiaro e pieno di allegria. Esso si compone di due sezioni, Allegretto e Presto. In bellezza e vivacità assomiglia al movimento di apertura e chiaramente ha qualcosa dello spirito haydniano. Si apre con una delicata melodia pastorale per gli strumenti ad ancia, trattata piacevolmente e ricca di spunti affascinanti. Si passa poi velocemente al Presto, che è un’allegra danza rustica. Infine giunge una ripetizione dell’ Allegretto, che conduce il movimento alla sua conclusione.

IV. Allegro con spirito

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Il Finale, Allegro con spirito in Re maggiore, nella sua gestione complessiva, può far pensare ai finali mozartiani. Come anche nella Prima Sinfonia, questo movimento è pieno di reminiscenze dei precedenti temi, che vengono trattati con grande abilità. Dopo una serie di variazioni e sfumature timbriche in costante cambiamento, Brahms sembra dare libero sfogo al proprio estro, e il movimento si precipita con spirito e vigore sempre crescenti verso la sonora conclusione.

L’ultimo movimento trova il punto culminante nella intensità del finale quando, sulla gioiosa staticità del pedale di tonica, Brahms sembra voler prolungare all’infinito il tempo, incrinandolo con improvvise pause come se la « Sinfonia » non dovesse piú finire.

… … …

Veronika Eberle…

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Veronika Eberle è considerata una delle violiniste tedesche più talentuose. A 10 anni ha debuttato con i Munchener Symphoniker; nel 2006, ha suonato il Concerto di Beethoven con i Berliner Philharmoniker. Pur giovanissima è stata chiamata ad esibirsi alla Carnegie Hall di New York, al Theatre de la Ville di Parigi, al Mozarteum di Salisburgo alla New York Philharmonic. Nel febbraio 2012 ha iniziato una “residenza” triennale al Concertgebouw di Amsterdam.

La sua attività solistica si è sviluppata attraverso le collaborazioni con l’Orchestra della Radio di Berlino, le Orchestre da camera di Monaco di Baviera e Zurigo, la Bamberg Symphoniker e la direzione di Jonathan Nott, l’orchestra Verdi di Milano con Yakov Kreizberg, l’orchestra Sinfonica di Praga e la direzione di Jiri Kout. Nella stagione 2009/2010 è stata invitata al Festival Menuhin di Gstaad, alla Carnegie Hall di New York per la prestigiosa serie di “distinctive debuts”. Per la musica da camera collabora con i pianisti Lars Vogt e Oliver Schnyder, con i violinisti Christian Tetzlaff e Julia Fischer e il violoncellista Gustav Rivinius. Si sta affermando come un’interprete di grande musicalità e sorprendente maturità. Nel febbraio 2008 ha vinto una borsa di studio del Borletti-Buitoni Trust.

Veronika Eberle è nata a Donauwöth, nella Germania del sud, dove ha iniziato lo studio del violino all’età di sei anni per proseguirlo successivamente al Conservatorio di Monaco con Olga Voitova. Ha seguito per un anno gli insegnamenti di Christoph Poppen e dal 2001 frequenta la Hochscule di Monaco nella classe di Ana Chumachenco. Il suo eccezionale talento, l’equilibrio e la sorprendente maturità, sono stati premiati dalla Fondazione tedesca Musicavita di Amburgo e dalla Fondazione Jurgen-Ponto di Francoforte. L’artista ha vinto nel 2003 il primo premio al Concorso Internazionale Yfrah Neaman di Mainz e l’Audience Awards ai Festival dello Schleswig-Holstein e al Vorpommern di Mecklenburg.

La Fondazione tedesca Musicavita di Amburgo le ha prestato il violino “ex Busch” di Giovanni Battista Guadagnini del 1783, strumento che la Eberle oggi suona nelle sue tournée.

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Daniel Harding…

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Nato a Oxford, Daniel Harding ha iniziato la sua carriera come assistente di Sir Simon Rattle alla City of Birmingham Symphony Orchestra e ha debuttato con questa formazione nel 1994. È stato assistente di Claudio Abbado nei Berliner Philharmoniker con i quali ha fatto il suo debutto al Festival di Berlino nel 1996.

È Direttore musicale principale della Swedish Radio Symphony Orchestra, Direttore ospite principale della London Symphony Orchestra e Music Partner della New Japan Philharmonic. È Direttore artistico della Ohga Hall in Karuizawa, Giappone, ed è stato recentemente insignito del titolo a vita di Conductor Laureate della Mahler Chamber Orchestra, di cui è stato, dal 2003 al 2011, Direttore principale e Direttore musicale.

Ha ricoperto l’incarico di Direttore principale della Trondheim Symphony in Norvegia (1997-2000), di Direttore ospite principale della Norrköping Symphony in Svezia (1997-2003) e Direttore musicale della Deutsche Kammerphilharmonie Bremen (1997-2003).

È regolarmente invitato a dirigere la Staatskapelle di Dresda, i Wiener Philharmoniker, Royal Concertgebouw, l’Orchestra del Bayerischer Rundfunk, Orchestra del Gewandhaus di Lipsia e la Filarmonica della Scala. Ha inoltre diretto i Münchner Philharmoniker, l’Orchestre National de Lyon, la Oslo Philharmonic, la London Philharmonic, la Royal Stockholm Philharmonic, l’Orchestra di Santa Cecilia. Negli U.S.A. e in Canada si è esibito a capo della New York Philharmonic, Boston Symphony, Philadelphia Orchestra, della Los Angeles Philharmonic e Chicago Symphony Orchestra.

Nel 2005 ha inaugurato la stagione operistica milanese debuttando alla Scala con Idomeneo. Nel 2007 vi ha diretto Salome, nel 2008 Il castello del duca Barbablù e Il prigioniero e nel 2011 Cavalleria rusticana e Pagliacci, per cui ha ricevuto il Premio della critica musicale “Franco Abbiati”. La sua esperienza in campo operistico include anche Ariadne auf Naxos, Don Giovanni e Le nozze di Figaro al Festival di Salisburgo con i Wiener Philharmoniker,The turn of the screw e Wozzeck alla Royal Opera House, Covent Garden, Il ratto dal serraglio alla Staatsoper di Monaco, Il flauto magico a Vienna. Molto legato al Festival di Aix-en-Provence, vi ha diretto nuove produzioni diCosì fan tutte con la regia di Patrice Chéreau, Don Giovanni con la regia di Peter Brook, The turn of the screw con la regia di Luc Bondy, La traviata con la regia di Peter Mussbach, Evgenij Onegin con la regia di Irina Brook e Le nozze di Figaro con la regia di Vincent Boussard. Nel 2012/13 è tornato alla Scala con Falstaff e ha debuttato alla Deutsche Staatsoper di Berlino e alla Wiener Staatsoper con L’olandese volante. In questa stagione dirigerà il Concentus Musicus Wien al Festival di Melk in Israele in Egitto di Händel e la prima mondiale di Masaot / Clocks without Handsdi Olga Neuwirth con i Wiener Philharmoniker a Vienna, Colonia e Lussemburgo.

Le sue recenti registrazioni per Deutsche Grammophon della Decima Sinfonia di Mahler con i Wiener Philharmoniker e dei Carmina Burana di Orff con l’Orchestra del Bayerischer Rundfunk hanno ottenuto un vasto successo di critica. Legato in precedenza a Virgin/EMI, Harding ha registrato la Quarta Sinfonia di Mahler con la Mahler Chamber Orchestra, la Terza e la Quarta Sinfonia di Brahms con la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, Billy Budd con la London Symphony Orchestra (Grammy Award come migliore registrazione operistica),Don Giovanni e The turn of the screw (premio Gramophone, Choc de l’Année 2002 e Grand Prix de l’Académie Charles-Cros) con la Mahler Chamber Orchestra.

Nel 2002 il Governo francese gli ha conferito il titolo di Chevalier de l’ Ordre des Arts et des Lettres, mentre nel 2012 è stato eletto membro dell’Accademia Reale Svedese di Musica.

 

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Written by mara

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