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Teatro Grande di Brescia: Uto Ughi omaggio a Yehudi Menuhin

Nei primi anni novanta Yehudi Menuhin, insieme al Direttore del Conservatorio di Berna Werner Schmitt e a Marianne Poncelet, attuale Segretario Generale IYMF, dà vita al PROGETTO MUS-E ispirandosi al concetto di educazione musicale di Zoltan Kodaly (1882-1967) il credeva fermamente nell’ importanza della musica come parte integrante dell’educazione del bambino, capace di migliorare l’uomo e, al contempo, profonda espressione delle proprie radici culturali.

Lord Menuhin, d’accordo con Kodaly sull’ importanza della musica e del canto, ha insistito inoltre sul ruolo del movimento, dei sensi e del corpo, a partire dalla danza e dalle arti figurative, occasioni d’incontro fra culture diverse e strumento di reciproca conoscenza.

MUS-E è la concreta emanazione del sogno di Menuhin: costruire una società multiculturale più giusta.

Uto Ughi

Concerto Straordinario OMAGGIO A YEHUDI MENUHIN CON UTO UGHI E LA FILARMONICA DEL FESTIVAL

 

Mus-e Brescia Onlus con Mus-e Italia Onlus e Fondazione del Teatro Grande di Brescia, in occasione del centenario della nascita del grande violinista Yehudi Menuhin, fondatore di Mus-e (Musique Europe – l’ arte per l’ integrazione a scuola) e per il decennale del progetto Mus-e sul territorio bresciano organizzano il concerto del 22 aprile al Teatro Grande di Brescia che vedrà la partecipazione straordinaria del Maestro Uto Ughi accanto alla Filarmonica del Festival diretta da Pier Carlo Orizio.

La serata prevede un programma interamente dedicato a Beethoven:

 

Ludwig van Beethoven, Ouverture op. 62 dal “Coriolano”

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Ludwig van Beethoven, Ouverture op. 84 da “Egmont”

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Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra op. 61

 

QUANDO:

Sabato 22 Aprile 2016, Ore 20.30

 

DOVE: Teatro Grande, c.so Zanardelli, 9 a – 25121 Brescia (BS)

 

INTERPRETI:

Uto Ughi, Violino

Pier Carlo Orizio, Direttore

Filarmonica del Festival di Brescia e Bergamo

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea Intero al costo di € 41,50; Ridotto Under 30 al costo di € 26,88; Ridotto Over 65 al costo di € 26,88

Palco I-II-III° ordine Intero al costo di € 41,50; Ridotto Under 30 al costo di € 26,88; Ridotto Over 65 al costo di € 26,88

Palco IV° ordine Intero al costo di € 31,36; Ridotto Under 30 al costo di € 20,16; Ridotto Over 65 al costo di € 26,88

Prima Galleria ordine Intero al costo di € 31,36; Ridotto Under 30 al costo di € 20,16; Ridotto Over 65 al costo di € 26,88

Seconda Galleria Intero al costo di € 22,40; Ridotto Under 30 al costo di € 16,80; Ridotto Over 65 al costo di € 16,80

 

OMAGGIO A YEHUDI MENUHIN – UTO UGHI E FILARMONICA DEL FESTIVAL

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 


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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

«Una nuova Ouverture di questo compositore (che si suppone sia stato ingaggiato in termini molto vantaggiosi dal teatro) è piena di forza e fuoco; è stata creata, secondo il suo titolo, per il Coriolan di Collin», Allgemeine Musikalische Zeitung

 

L’ ouverture Coriolano (op. 62) di Ludwig van Beethoven è stata scritta nei primi mesi del 1807 come intermezzo alla tragedia omonima di Heinrich Joseph von Collin (1771 – 1811), poeta drammatico austriaco stimato anche da Goethe. La partitura è stata dedicata allo stesso Collin.

La tragedia è la storia di un condottiero romano, Gneo Marcio Coriolano, soprannominato Coriolano, che dopo aver espugnato l’antichissima città dei Volsci offre loro collaborazione per combattere contro i romani. La moglie Volumnia e la madre Veturia lo supplicano di non tradire la patria ed egli, combattuto fra il sentimento dell’onore e quello della vendetta, viene assassinato dai Volsci. Questa è la versione utilizzata da Shakespeare, mentre quella di Collin vede Coriolano suicida, per il contrasto di coscienza tra la parola data ai Volsci e l’ incapacità di marciare contro Roma.

Su questa tesi si basa l’analisi estetica dell’Ouverture del Coriolano tracciata da Wagner in uno studio apparso nel 1851 a Zurigo, in cui è scritto:

«Dell’intera tragedia Beethoven puntò su un’unica scena, certamente la più decisiva. Egli vi concentrò la vera sostanza sentimentale, puramente umana di quel soggetto. Questa è la scena tra Coriolano, sua madre e sua moglie nel campo avanti alle porte della città. Tutta la forza d’odio che spingeva l’eroe alla distruzione della patria e le mille spade e frecce del suo risentimento, egli le afferra con mano potente e terribile, ne forma una punta sola e se ne trafigge il cuore. Sotto il colpo mortale che si e infiltro, il colosso cade e ai piedi della donna che implora la pace ed esala, morendo, l’ultimo respiro».

L’ Ouverture, concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale, non fu eseguita per la prima rappresentazione del dramma, che ebbe luogo il 24 aprile 1807 a Vienna, ma nel dicembre del 1807, dopo essere stata presentata in una edizione privata, in casa del principe Lobkowitz nel marzo precedente, insieme al Quarto Concerto per pianoforte e orchestra e alla Quarta Sinfonia.

 

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Claudio Abbado, conductor):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Riccardo Muti, conductor):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Karajan & Berliner Philharmoniker):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Leonard Bernstein, conductor):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Leipzig Gewandhaus Orchestra & Kurt Masur):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Columbia Symphony Orchestra & Bruno Walter):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wilhelm Furtwängler (1886-1954) & Berliner Philharmoniker, Live recording; Berlin, on 27 July 1943):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (NBC Symphony Orchestra & Arturo Toscanini, conductor – 24.XII. 1946):

La pagina beethoveniana dura complessivamente circa sette minuti.

La struttura e i temi dell’ouverture seguono l’ idea dell’opera. Il tema principale in do minore, in fortissimo, sfociante nel vigoroso accordo di tutta l’orchestra, rappresenta l’impeto bellicoso di Coriolano pronto ad invadere Roma. La natura indomabile e forte di Coriolano, bandito da Roma perchè incapace d’ipocrisia e agitato dal desiderio di sicura vendetta, è rappresentata dal tema staccato e incisivo che s’annuncia subito dopo i primi accordi iniziali.

Il più delicato tema in Mi bemolle maggiore rappresenta la madre che lo supplica di non proseguire nel suo intento.

L’atmosfera tesa e sanguigna si dissolve in un impercettibile pianissimo, con cui si conclude la possente Ouverture.

CURIOSITÀ: LE REGISTRAZIONI PIÙ CELEBRI

Due delle principali registrazioni sono di Wilhelm Furtwängler alla direzione dei Berliner Philharmoniker (1943) e di Fritz Reiner alla direzione della Chicago Symphony Orchestra (1959). Roger Norrington ha registrato con i London Classical Players una versione secondo la pratica dell’ epoca originaria. Altre registrazioni notevoli sono quella di Herbert von Karajan con i Berliner Philharmoniker, Karl Böhm con i Wiener Philharmoniker, Carlos Kleiber con la Bavaria State Orchestra e Bruno Walter con la Columbia Symphony. Questa ouverture aveva un posto importante anche nel repertorio di Arturo Toscanini, di cui rimangono sei registrazioni.

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“Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!”

 

Egmont (op. 84) è una musica di scena scritta da Ludwig van Beethoven per l’ opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe. È stata composta fra l’ottobre 1809 e il giugno 1810 ed è stata eseguita per la prima volta il 15 giugno 1810.

Il 12 aprile 1911 Beethoven scrisse a Goethe: «[…] riceverà presto da Lipsia, tramite Breitkopf & Härtel, la musica per Egmont, questo magnifico Egmont che ho meditato, sentito e tradotto in musica con lo stesso entusiasmo di quando l’ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio sulla mia musica. Anche se fosse di biasimo sarà proficuo per me e per la mia arte, e sarebbe bene accetto come il più grande elogio».

Soggetto dell’ opera è l’eroica storia del conte di Egmont, che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola attuata dal duca d’Alba nel 1568.

«Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!»

L’ eroismo ed il sacrificio del conte sono messi bene in rilievo dalla musica di Beethoven, che è stata elogiata da Hoffmann e da Goethe stesso, il quale ha affermato che Beethoven ha espresso le sue intenzioni con una genialità notevole. Il compositore vedeva descritti nel dramma di Goethe quegli ideali morali, a lui cari, di libertà, eroismo, sacrificio, volti a un fine superiore e al bene comune.

 

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Orchestra Mozart – Claudio Abbado – Bologna 2004):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Claudio Abbado & Berlin Philharmonic Orchestra):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (New York Philharmonic & LORIN MAAZEL – Live at the Seoul Arts Center _ Feb, 28, 2008):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (H. von Karajan & Berliner Philharmoniker):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Christian Thielemann – Wiener Musikverein, 2010):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Bernstein & Vienna Philharmonic):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Wilhelm Furtwängler & Vienna Philharmonic Orchestra – Live Recording (Munich), 4 Sept. 1953):

Egmont è costituita da una ouverture e da nove pezzi indipendenti per soprano ed orchestra sinfonica.

Le sezioni dell’opera sono:

  1. Ouverture: Sostenuto, ma non troppo – Allegro
  2. Lied: “Die Trommel gerühret”
  3. Entracte: Andante
  4. Entracte: Larghetto
  5. Lied: “Freudvoll und Leidvoll”
  6. Entracte: Allegro – Marcia
  7. Entracte: Poco sostenuto e risoluto
  8. Mort de Klärchen
  9. Melodram: “Süßer Schlaf”
  10. Siegessymphonie (sinfonia della vittoria): Allegro con brio

L’ overture è potente ed espressiva, come l’ ouverture Coriolano. Costruita sullo stesso modello Lento-Allegro dell’ Ouverture del Coriolan, Beethoven rispetta i principi della forma-sonata. L’ introduzione lenta (Sostenuto ma non troppo) si apre con un accordo all’ unisono di tutta l’ orchestra. L’ Allegro, che corrisponde al momento della lotta, è costruito da una serie di motivi, ciascuno ricavato da una cellula già ascoltata precedentemente. Dopo lo sviluppo, che genera lo stesso clima di tensione e attesa dell’introduzione, la ripresa è prolungata da una coda, ancora giocata sulla opposizione timbrica e dinamica tra il fortissimo di quattro corni e gli archi. Tutto improvvisamente si arresta su un accordo in pianissimo, un momento di calma prima del crescendo e dell’ accelerazione ritmica che sfociano su una fanfara gioiosa dei fiati che coincide con il trionfo degli ideali dell’ eroe.

Oltre all’ouverture, sono molto conosciuti i lieder Freudvoll und Leidvoll, la mort de Klärchen e Die Trommel gerühret.

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Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – Kirill Kondrashin dirige la Moscow Philharmonic Orchestra):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (David Oistrakh, violino – André Cluytens dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Studio recording, Paris, 8 & 10.XI.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Jascha Heifetz, violino – Serge Koussevitzky dirige la Hollywood Bowl Orchestra – 02.IX.1950):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Claudio Abbado dirige l’ Orchestre National de France):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Nathan Milstein, violino – Erich Leinsdorf dirige la Philharmonia Orchestra – Live recording. June 1961):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Yehudi Menuhin, violino – Sir Colin Davis dirige la London Symphony Orchestra – London 1962):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Arthur Grumiaux, violino – Antal Dorati dirige l’ Orchestre National de l’ORTF – Salle Pleyel, Paris, 1965):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Isaac Stern, violino – Josef Krip dirige l’ Orchestre National de la Radiodiffusion Française – Festival de Montreux, 18.09.1958):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Henryk Szeryng, violino – Hans Zehnder dirige la Rundfunk Sinfonieorchester Saarbrücken):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Itzhak Perlman, violino – Daniel Barenboim dirige la Berlin Philharmonic):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Anne-Sophie Mutter, violino – Seiji Ozawa dirige la Berlin Philharmonic Orchesta):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Uto Ughi, violino – Luis A. García Navarro dirige l’ Orquesta Sinfónica de RTVE – Teatro Monumental de Madrid, 22 de mayo de 1998):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Vadim Repin, violino – Valery Gergiev dirige la St. Petersburg Kirov Orchestra):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Frank Peter Zimmermann, violino – Bernard Haitink dirige la Sächsische Staatskapelle Dresden):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Leonidas Kavakos, violino – Semyon Bychkov dirige la NDR Sinfonieorchester):

Concerto per violino e orchestra in re maggiore” by Ludwig van Beethoven (Maxim Vengerov, violino – Marek Pijarowski dirige la Poznań Philharmonic Orchestra – 14th International Henryk Wieniawski Violin Competition, Poznań, 23 October 2011):

Il Concerto per violino e orchestra in Re maggiore, op. 61 (il cui manoscritto originale è conservato nella Nationalbibliothek di Vienna) è stato composto da Ludwig van Beethoven nel 1806 in un lasso di tempo assai breve – come sembra confermare lo stato piuttosto disordinato ed incompleto dell’ autografo – e in un periodo particolarmente fertile: tra la Quinta e la Sesta Sinfonia, praticamente in contemporanea con il Quarto Concerto per pianoforte e i tre Quartetti dell’ op. 59.

Il concerto è composto da tre movimenti:

  1. Allegro ma non troppo
  2. Larghetto
  3. Rondò: Allegro

Il secondo e il terzo movimento sono collegati direttamente tra di loro senza alcuna interruzione.

Il concerto, dedicato a Stephan von Breuning, un amico d’ infanzia del compositore, fu composto durante uno dei periodi più fertili della produzione musicale beethoveniana. In realtà la vera ragione alla base della composizione del concerto fu la presenza a Vienna del violinista e direttore d’ orchestra francese Franz Joseph Clement (Beethoven nutriva in lui la massima ammirazione) che lo eseguì per la prima volta al Theater an der Wien di Vienna il 23 dicembre 1806.

L’ esecuzione non ebbe il successo che Beethoven si aspettava, anche perché Clement nel bel mezzo del concerto, appena dopo il primo movimento, pare abbia sospeso il concerto iniziando a suonare delle variazioni proprie sulla prima parte del concerto riducendo la pagina a mero pretesto per mettere in bella mostra le sue innegabili doti virtuosistiche, interrompendone di continuo l’ esecuzione per improvvisare con il violino alla rovescia. Assai apprezzato all’ epoca, il virtuosismo funambolico di Clement finì però col far passare in secondo piano le qualità artistiche del Concerto di Beethoven. Quella prima esecuzione fu quindi giudicata negativamente dalla critica e dal pubblico presente; scriveva la Zeitung für Theater dell’ 8 gennaio 1807: “È opinione unanime fra gli intenditori che [il Concerto] non manchi di bellezze, ma che nell’ insieme appaia del tutto frammentario e che le infinite ripetizioni di passaggi banali possano facilmente ingenerare monotonia“, mentre il critico della “Allgemeine Musikalische Zeitung” scrisse testualmente: “Il Concerto manca di coerenza […], è un ammasso disordinato di idee […], un frastuono continuo prodotto da qualche strumento isolato“.

La causa principale di questo misconoscimento deve essere individuata principalmente nell’ essere il Concerto op. 61 una composizione poco alla moda. L’ affermazione, presso il “nuovo” pubblico borghese, del gusto “Biedemeier” aveva favorito la diffusione di un tipo di concerto in cui il contenuto puramente musicale e il ruolo dell’ orchestra erano ridotti al minimo e l’ interesse era concentrato unicamente sull’ esibizione delle doti di “bravura” del virtuoso.

In seguito l’ opera venne totalmente abbandonata dal compositore, che non volle neanche apportare nessuna modifica. Fu una successiva esecuzione postuma a dare al concerto il suo successo. Come qualche anno prima era stato riscoperto Johann Sebastian Bach con un’ esecuzione della Passione secondo Matteo, fu riscoperto anche questo concerto, nel 1844, da parte di Felix Mendelssohn, nell’ esecuzione del virtuoso del violino Joseph Joachim; lo stesso Joachim affermò che si trattava del “concerto dei concerti” ma soprattutto, come ha scritto giustamente Alfred Einstein, permise al concerto violinistico di diventare finalmente tale, sganciandolo dalle tipiche atmosfere della serenata di cui erano pervasi anche i lavori mozartiani.

Questa composizione (che dura più di quarantacinque minuti) divenne nel giro di vent’ anni il paradigma indispensabile sul quale formarono i loro concerti violinistici Felix Mendelssohn-Bartholdy, Robert Schumann, Johannes Brahms e Pëtr Il’ĭc Čajkovskij. L’ “Allegro ma non troppo” che apre il concerto (e che rappresenta oltre della metà dell’ intera durata della composizione) ha raggiunto le vette immortali grazie a una straordinaria melodia che lo anima e che s’ innalza sopra il pulsare delle quattro note del timpano, un autentico battito del cuore che ricompare per ben settanta volte nel corso dell’ intero primo tempo.

Anche il tempo successivo, il “Larghetto“, privilegia le linee tenui già presenti nel primo tempo. Gli archi espongono una frase dal sapore liederistico sulla quale sorge il canto del violino su cui s’ innesta un richiamo dei corni (che sarà assai caro a Brahms). Il tema enunciato dal violino viene poi sviluppato in sei variazioni che si concludono con una brevissima cadenza, con funzione d’ introduzione, del terzo tempo, il “Rondo” finale, che risente delle atmosfere bucoliche e campestri di cui ne è ricca la coeva Sesta sinfonia. 

Il concerto rappresenta una delle pagine più alte del genio musicale del grande compositore, sia per la sua intrinseca bellezza, sia per i dialoghi, di carattere intimo, che vengono via via sviluppati tra il violino solista e l’ orchestra nel corso dei tre movimenti. Per il suo particolare fascino e la sua grande brillantezza, questo concerto figura nel repertorio dei maggiori violinisti del mondo.

Il Concerto per violino, infatti, è una delle opere più amate di Beethoven e più ammirate dai pubblici di tutto il mondo. Alla generale preferenza contribuisce non poco il fascino che esercita il lirismo del violino, le espansioni cantabili, le suggestioni dei passi virtuosistici, che con nessuno strumento tanto impressionano quanto con il violino (non per nulla il violino è lo strumento preferito dal demonio).

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Uto Ughi…

Uto-Ughi

Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche. Uto Ughi ha mostrato uno straordinario talento fin dalla prima infanzia: all’età di sette anni si è esibito per la prima volta in pubblico eseguendo la Ciaccona dalla Partita n° 2 di Bach ed alcuni Capricci di Paganini. Ha eseguito gli studi sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Quando era solo dodicenne e la critica scriveva: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo“.

Ha iniziato le sue grandi tournèes europee esibendosi nelle più importanti capitali europee. Da allora la sua carriera non ha conosciuto soste. Ha suonato infatti in tutto il mondo, nei principali Festivals con le più rinomate orchestre sinfoniche tra cui quella del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e molte altre, sotto la direzione di maestri quali: Barbirolli, Bychkov, Celibidache, Cluytens, Chung, Ceccato, Colon, Davis, Fruhbeck de Burgos, Gatti, Gergiev, Giulini, Kondrascin, Jansons, Leitner, Lu Jia, Inbal, Maazel, Masur, Mehta, Nagano, Penderecki, Pretre, Rostropovich, Sanderlin, Sargent, Sawallisch, Sinopoli, Slatkin, Spivakov, Temirkanov.

Uto Ughi non limita i suoi interessi alla sola musica, ma è in prima linea nella vita sociale del Paese e il suo impegno è volto soprattutto alla salvaguardia del patrimonio artistico nazionale. In quest’ottica ha fondato il festival “Omaggio a Venezia“, al fine di segnalare e raccogliere fondi per il restauro dei monumenti storici della città lagunare. Conclusa quell’esperienza, il festival “Omaggio a Roma” (dal 1999 al 2002) ne raccoglie l’ideale eredità di impegno fattivo, mirando alla diffusione del grande patrimonio musicale internazionale; concerti aperti gratuitamente al pubblico ed alla valorizzazione dei giovani talenti formatisi nei conservatori italiani.

Tali ideali sono stati ripresi nel 2003 e attualmente portati avanti dal festival “Uto Ughi per Roma” di cui Ughi è ideatore, fondatore e direttore artistico.

Recentemente la Presidenza del Consiglio dei Ministri lo ha nominato Presidente della Commissione incaricata di studiare una campagna di comunicazione a favore della diffusione della musica classica presso il pubblico giovanile.

Il 4 settembre 1997 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce per i suoi meriti artistici.

Nell’ Aprile 2002 gli è stata assegnata  la Laurea Honoris Causa in Scienza delle Comunicazioni.

Intensa è la sua attività discografica con la BMG Ricordi S.p.A- per la quale ha registrato: i Concerti di Beethoven e Brahms con Sawallisch, il Concerto di Cajkovskij con Kurt Sanderling, Mendelssohn e Bruch con Prêtre, alcune Sonate di Beethoven con Sawallisch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Mozart, Viotti, Vivaldi, “Le Quattro Stagioni”, tre Concerti di Paganini nell’ edizione inedita di direttore–solista, il Concerto di Dvorak con Leonard Slatkin e la Philarmonia Orchestra di Londra; le Sonate e Partite di Bach per violino solo.

Ultime incisioni sono: “Il Trillo del diavolo” (disco “live” dei più importanti pezzi virtuosistici per violino); il Concerto di Schumann diretto dal M° Sawallish con la Bayerischer Rundfunk ; i Concerti di Vivaldi con i Filarmonici di Roma; la Sinfonia Spagnola di Lalo con l’Orchestra RAI di Torino e de Burgos; l’incisione discografica per Sony Classical, nel 2013, dal titolo “Violino Romantico”, una raccolta di pezzi emblematici del Romanticismo sul violino, con la partecipazione dell’ Orchestra da Camera I Filarmonici di Roma.

Altro evento di particolare rilievo è la pubblicazione del libro “Quel Diavolo di un Trillo – note della mia vita”, avvenuta nel 2013, edito da Einaudi: la storia di una vita incredibile, interamente dedicata alla musica.

Uto Ughi suona con un violino Guarneri del Gesù del 1744, che possiede un suono caldo dal timbro scuro ed è forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, e con uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’ omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

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Yehudi Menuhin…

Yehudi Menuhin

Nato negli Stati Uniti da genitori ebrei, primo di tre figli divenuti poi tutti celebri musicisti (oltre a lui le sorelle Hephzibah e Yaltah entrambe pianiste), Yehudi Menuhin, barone Menuhin (New York City, 22 aprile 1916 – Berlino, 12 marzo 1999), iniziò all’età di tre anni lo studio del violino sotto la guida di Sigmund Anker. Bambino prodigio, fece il suo primo concerto all’età di sette anni, accompagnato dalla San Francisco Symphony Orchestra. In seguito Menuhin studiò con il compositore e violinista rumeno George Enescu. Di quel periodo esistono alcune preziose incisioni con la sorella pianista Hephzibah.

Nell’ aprile 1929 suona nel primo concerto nella Alte Philharmonie Saal di Berlino con musiche di J.S. Bach, Beethoven e Brahms diretto da Bruno Walter.

Menuhin si recò a più riprese a San Francisco, esibendosi come solista con la San Francisco Symphony Orchestra. Memorabile fu l’esecuzione del concerto per violino e orchestra di Sir Edward Elgar, registrato da Menuhin a Londra sotto la guida del compositore per His Master’s Voice (HMV) nel 1932.

Di sé stesso in quel periodo diceva che avrebbe voluto avere

“l’eleganza di Kreisler, la sonorità di Elman (“il violino parlante”) e la tecnica di Heifetz”

ma in effetti nei suoi anni giovanili raggiunse livelli di eccellenza artistica (maestria tecnica, in particolare tecnica dell’ arco, e profondità interpretativa) tali da far ritenere le sue prime incisioni (per esempio quella del concerto per violino e orchestra di Mendelssohn) come un punto di riferimento assoluto per le generazioni successive.

Nel 1937 presentò con la Saint Louis Symphony Orchestra diretta da Vladimir Golschmann la prima esecuzione americana del Concerto per violino e orchestra in re minore WoO 23 (opera postuma) di Schumann. La prima esecuzione mondiale aveva avuto luogo alcune settimane prima a Berlino, con Georg Kulenkampff solista e Karl Böhm a dirigere i Berliner Philharmoniker, un evento sfruttato dalla propaganda nazista. Menuhin considerò quest’opera di Schumann il “nesso storico mancante” tra i concerti per violino e orchestra di Beethoven e di Brahms, e contraddisse il pregiudizio che, dichiarandola violinisticamente ineseguibile e frutto di una mente ormai folle, ne aveva determinato l’accantonamento per oltre ottant’anni.

Yehudi Menuhin si esibì per le truppe alleate durante la Seconda guerra mondiale e nell’Aprile 1945, con il compositore Benjamin Britten, suonò per i deportati del campo di concentramento di Bergen-Belsen, dopo la sua liberazione. In Germania fece ritorno nel 1947, a suonare sotto la guida del direttore Wilhelm Furtwängler: un significativo atto di riconciliazione, da parte di un musicista ebreo.

Incontrò in seguito notevoli difficoltà fisiche, forse dovute all’iperattività dei primi anni di studio e di esibizioni, che non gli permettevano più la sfolgorante padronanza dello strumento manifestata nel primo periodo della sua attività. La pratica di tecniche di meditazione e lo yoga lo aiutarono a contrastare per quanto possibile questi problemi.

A Salisburgo esegue nel 1946 il Concerto per violino in mi maggiore di Bach ed il Concerto per violino e orchestra di Beethoven diretto da Antal Dorati, nel 1947 il Concerto per violino e orchestra di Brahms con i Wiener Philharmoniker diretto da Wilhelm Furtwängler, nel 1950 un recital con il pianista Paul Schilhawsky, nel 1953 un concerto per violino solo, nel 1954 con Louis Kentner e nel 1986 dirige un concerto nel quale suona nel Concerto per due violini di Bach.

Al Teatro La Fenice di Venezia esegue nel 1949 il Concerto per violino e orchestra n. 1, in re maggiore, Op. 6 di Niccolò Paganini e nel 1950 il Concerto per violino e orchestra op. 64 di Mendelssohn e nel 1983 un concerto per la vittoria nel Premio una vita nella musica sotto l’ Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Nel 1952 suona nella prima esecuzione assoluta postuma nella Carnegie Hall di New York del Concerto per violino e orchestra d’archi in Re minore di Felix Mendelssohn.

Nel 1958 tiene un recital al Teatro alla Scala di Milano e suona nella prima esecuzione assoluta nell’Esposizione Internazionale di Bruxelles della “Fantasy in Two Movements” di Ross Lee Finney.

Nel 1971 suona nella prima esecuzione nel Berkshire Music Center di Tanglewood a (Lenox (Massachusetts)) della Sinfonia n. 2 op. 7 di Oliver Knussen diretto dal compositore.

Negli anni 80 incise delle performance jazz con Stéphane Grappelli, e di musica orientale con il suonatore di sitar Ravi Shankar. Nel 1983 diede vita al concorso Yehudi Menuhin International Competition for Young Violinists a Folkestone, Kent. Nel 1985 gli venne conferita la cittadinanza britannica e fu insignito del titolo di baronetto.

Lord Menuhin scomparve a Berlino, Germania dopo una breve malattia, per una complicazione polmonare. Era sopravvissuto di un solo anno alla madre, morta centenaria.

Dopo la sua morte, la Royal Academy of Music si fece carico del Yehudi Menuhin Archive, una delle più complete collezioni dedicate ad un singolo musicista.

Il compositore ungherese Béla Bartók scrisse appositamente per lui la Sonata per violino solo.

TRA I RICONOSCIMENTI…

  • Premio musicale Léonie Sonning, 1972
  • Premio Ernst von Siemens, 1984
  • Kennedy Center Honors, 1986
  • Premio Glenn Gould, 1990
  • Medaglia Otto Hahn per la Pace, Berlino 1997

GLI STRUMENTI DI MENUHIN

  • Giovanni Bussetto 1680
  • Stradivari
    • Stradivari Soil 1714, dal 1950 al 1986, considerato da alcuni il miglior strumento del mondo. Ceduto in seguito a Itzhak Perlman
    • Prince Khevenhüller 1733
  • Guarneri del Gesù
    • d’Egville
    • Pollitzer-Koessler
    • ex-Menuhin, ex-Ebersholt 1739, dal 1978 al 1984
    • Ysaÿe
    • Lord Wilton 1742, dal 1978 al 1999

Tra le Onorificenze britanniche…

  • Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’ Impero britannico – 1965
  • Membro dell’Ordine al Merito del Regno Unito – 25 febbraio 1987

Tra le Onorificenze straniere

  • Grand’ufficiale dell’Ordine della Legion d’onore (Francia) – 1986
  • Cavaliere dell’Ordine nazionale al merito (Francia) – 1997
  • Gran croce dell’Ordine al merito di Germania (Germania) – 1997
  • Gran croce dell’Ordine di San Giacomo della spada (Portogallo) – 15 maggio 1998
  • Premio Principe delle Asturie per la concordia (Spagna) – 1997
  • Kennedy Center Honors – 1986
 

 

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Written by mara

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