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Unione Musicale di Torino: Andras Schiff (18 Dicembre)

Sir András Schiff è uno dei più noti interpreti viventi di J. S. Bach…la Carnegie Hall lo ha designato come uno dei suoi prestigiosi artisti Perspectives

András Schiff

Unione Musicale di Torino, Stagione 2015 – 2016

 

Il pianista Andràs Schiff proporrà al pubblico dell’Unione Musicale i primi due di un ciclo di tre concerti (il terzo nella stagione 2016-2017) dedicati interamente alle ultime sonate per pianoforte di giganti del calibro di Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert, che proprio a cavallo tra Illuminismo e età romantica rinnovarono questa forma musicale attribuendole un’importanza all’oggi ancora indiscussa. Il primo di questi concerti prevede il seguente programma: 

F. J. HAYDN, Sonata in do maggiore Hob. XVI n. 50

L.V. BEETHOVEN, Sonata in mi maggiore op. 109

W. A. MOZART, Sonata in do maggiore K. 545

F. SCHUBERT, Sonata in do minore D. 958

 

QUANDO: Venerdì 18 Dicembre 2015, ore 21.00

DOVE: Conservatorio Giuseppe Verdi – Via Giuseppe Mazzini, 11 _ 10123 Torino

 

INTERPRETI:

Pianista, Andras Schiff

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

  • Poltrona numerata al costo di 28,00 €
  • Ingresso al costo di 20,00 €

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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ANDRAS SCHIFF

András Schiff è nato a Budapest, Ungheria, nel 1953 ed ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte all’ età di cinque anni sotto la guida di Elisabeth Vadász. Successivamente ha continuato il suo percorso di studi presso l’ Accademia “Ferenc Liszt” con i professori Pál Kadosa, György Kurtág e Ferenc Rados, e a Londra con il maestro George Malcolm.

Recital ed esecuzioni di straordinari cicli, fra cui i capolavori per pianoforte di J.S. Bach, Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert, Chopin, Schumann e Bartók costituiscono una parte importante delle sue attività. Tra il 2004 e il 2009, ha eseguito il ciclo completo delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven in 20 città in tutti gli Stati Uniti e in Europa, un progetto registrato dal vivo presso la Tonhalle di Zurigo e distribuito in otto volumi da ECM New Series.

La Carnegie Hall lo ha designato come uno dei suoi prestigiosi artisti Perspectives.

András Schiff ha collaborato con orchestre internazionali e direttori d’ orchestra fra i più prestigiosi, ma attualmente si esibisce di preferenza come direttore e solista. Nel 1999, Schiff ha creato una sua orchestra da camera, la Cappella Andrea Barca, composta da solisti internazionali, musicisti da camera e amici intimi. Oltre a lavorare annualmente con questa orchestra, co-opera anche ogni anno con la Philharmonia Orchestra di Londra e l’Orchestra da camera di Europa.

Fin da bambino, András Schiff ha avuto sempre piacere di eseguire musica da camera e dal 1989 fino al 1998 è stato direttore artistico del festival di musica da camera “Musiktage Mondsee”, nei pressi di Salisburgo, con riconoscimenti di eccellenza a livello internazionale.
Nel 1995, insieme a Heinz Holliger, ha fondato gli “Ittinger Pfingstkonzerte” in Kartause Ittingen, in Svizzera. Nel 1998, il maestro Schiff ha iniziato una serie simile, dal titolo “Omaggio a Palladio”, al Teatro Olimpico di Vicenza. Dal 2004 al 2007 è stato Artist in residence del Kunstfest Weimar. Nella stagione 2007-2008 è stato Pianist in residence della Filarmonica di Berlino.

András Schiff ha prodotto una copiosa discografia, tra cui registrazioni per la London / Decca (1981-1994), Teldec (1994-1997) e, dal 1997, per la ECM New Series. Le registrazioni per la ECM includono l’intera musica per pianoforte solista di Beethoven e di Janácek, un disco come solista di brani per pianoforte di Schumann, le Partite di Bach e la sua seconda registrazione delle Variazioni Goldberg di Bach. Per le sue registrazioni, ha ricevuto diversi premi internazionali, tra cui due Grammy Awards come “miglior solista strumentale classico (senza orchestra)” per le Suites inglesi di Bach, e come la “migliore registrazione vocale” per Schwanengesang di Schubert con il tenore Peter Schreier, e nel 2007, in occasione del 49.esimo Annual Grammy Awards, è stato premiato per il “miglior album classico (senza orchestra)” per il secondo volume della sua serie completa di Sonate di Beethoven registrata per la ECM. 

András Schiff ha ricevuto numerosi premi internazionali: il Premio Schumann 2011 assegnatogli dalla città di Zwickau. Nel 2006 è divenuto membro onorario della “Casa Beethoven” a Bonn, in riconoscimento delle sue interpretazioni delle opere di Beethoven; nel 2007 ha ricevuto il prestigioso premio italiano, il “Premio della critica musicale Franco Abbiati”, conferitogli per il suo ciclo di sonate per pianoforte di Beethoven. Sempre nel 2007, ha ricevuto “The Royal Academy of Music Bach Prize”, promosso dalla Fondazione Kohn – un premio annuale per un artista o uno studioso che ha dato uno straordinario contributo con le esecuzioni e/o lo studio scientifico delle opere di Johann Sebastian Bach; nel 2008, ha ricevuto la “Wigmore Hall Medal” in apprezzamento di 30 anni di esibizioni alla Wigmore Hall. Nel 2009 gli è stato conferito il “Klavier-Festival Ruhr Premio” per gli straordinari successi pianistici e per onorare il lavoro di tutta una vita come pianista.

Nel 2006, András Schiff e le edizioni musicali G. Henle hanno dato inizio ad un importante progetto editoriale su opere di Mozart pubblicando l’edizione completa dei Concerti per pianoforte di Mozart nella loro versione originale, a cui Schiff sta contribuendo per le sezioni pianistiche, le diteggiature e le cadenze, quando le cadenze originali sono mancanti. Nel 2007, entrambi i volumi del “Clavicembalo ben temperato” sono stati editi nel testo originale di Henle, con diteggiature di Schiff.

András Schiff è stato nominato Professore Onorario dalle Scuole di Musica di Budapest, Detmold e Monaco di Baviera e membro speciale aggiunto del Balliol College (Oxford, Gran Bretagna). Nel 2001, il maestro Schiff ha conseguito la cittadinanza britannica, risiede a Firenze e a Londra.

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

La Sonata in do maggiore, cinquantesima del catalogo Hoboken, fu composta da Haydn a Londra nel 1794 e, con le Sonate n. 51 in re maggiore e n. 52 in mi bemolle maggiore, rappresenta la sua ultima fatica nel campo della Sonata pianistica. 

Si deve alla conoscenza di un’ ottima pianista, Therese Jansen Bartolozzi, se l’ interesse di Haydn per il pianoforte si riaccende quasi improvvisamente durante il secondo soggiorno londinese. Il nuovo ambiente in cui egli opera in due distinti periodi fra il 1791 e il 1795, dopo il distacco dal rifugio dorato della cappella Esterhàzy, era forse il più vivace e dinamico d’ Europa. Accanto all’ antica aristocrazia veniva crescendo un ceto borghese sempre più vasto e desideroso di nobilitarsi. La vita musicale intensa e varia era l’aspetto più vistoso di una vasta rete di interessi incentrati sulla musica che comprendeva editori, artigiani e costruttori di strumenti, compositori-esecutori e un gran numero di dilettanti. A Londra era nato il pianoforte moderno, quello costruito dal John Broadwood a partire dal 1780 e di cui Muzio Clementi con tutta la sua corte di allievi e imitatori era il dominatore incontrastato.

 

“Sonata in do maggiore Hob. XVI n. 50” by F. J. Haydn (Mikhail Pletnev):

“Sonata in do maggiore Hob. XVI n. 50” by F. J. Haydn (Rudolf Serkin):

La Sonata in do maggiore consta di tre movimenti, il primo dei quali, un Allegro, è considerato «un meraviglioso esempio di magistero strutturale» (J. P. Larsen). Haydn prescrive nella ripresa quattro battute in pp “open pedal” con l’ effetto di carillon.

Dell’ Adagio ne esiste una seconda versione stampata da Artaria a Vienna nel 1794. Il giovane Beethoven autore delle tre Sonate op. 2 non rimase indifferente di fronte a questa pagina così ricca di chiaroscuri.

Il finale, Allegro molto, è un piccolo tema continuamente inframmezzato da pause e corone.

 … … …

Le ultime tre Sonate per pianoforte di Beethoven nacquero quasi contemporaneamente tra il 1819 e il 1822 e la loro elaborazione si svolse parallelamente a quella dei due colossi sinfonico-vocali della Nona Sinfonia e della Missa Solemnis. La prima di esse, la Sonata in mi maggiore op. 109 apparve nel novembre 1821 e fu dedicata dal musicista con una lettera affettuosa a Fraulein Maximiliana, figlia diciannovenne di Franz Brentano.

In questa si definiscono alcuni elementi del cosiddetto terzo stile di Beethoven: assoluta libertà che trascende i limiti della tradizionale forma di sonata; tendenza ad una rinnovata linearità del discorso per cui l’ armonia da un lato viene costituita spesso come risultante di moti contrappuntistici, mentre dall’ altro si dissolve in un disegno rabescato.

Autografo della prima pagina della sonata Op. 109Autografo della prima pagina della sonata Op. 109

Il manoscritto originale è oggi conservato nella Library of Congress di Washington. Abbozzi del primo tempo si trovano nel quaderno della Missa solemnis di cui ai nn. 718-720; del secondo e terzo in un altro quaderno (contenente anche abbozzi per il Credo e il Benedictus della Missa e per alcune Bagattelle del’ opus 119), comunicati dal Nottebohm.

 

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Daniel Barenboim):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Maurizio Pollini):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Richard Goode):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Rudolf Serkin: piano -L ive performance, Predes – 1954):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Recorded 1964 – Glenn Gould):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Claudio Arrau):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Sviatoslav Richter – Live recording, Moscow, 22.I.1972):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Artur Schnabel):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Mitsuko Uchida):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Vladimir Ashkenazy, 1974):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Andras Schiff):

“Sonata in mi maggiore op. 109” by L. van Beethoven (Andras Schiff: The Lectures – Beethoven Sonatas, Wigmore Hall from 2004–6):

La sonata n. 30 è suddivisa nei seguenti 3 movimenti:

  1. Vivace ma non troppo
  2. Prestissimo (in Mi minore)
  3. Gesangvoll, mit innigster Empfindung. Andante molto cantabile ed espressivo [Pieno di canto, con il più intimo sentimento]

I primi due tempi sono di proporzioni assai ridotte. Il Vivace ma non troppo apre l’ opera con uno stile apparentemente simile ad un’ improvvisazione musicale; segue il conciso Prestissimo, in forma sonata come il precedente ma dal carattere «spettrale e carico di demoniaca energia», secondo l’ opinione di Walter Riezler.

Il terzo movimento (il cui titolo è in tedesco – come avvenuto nelle precedenti sonate Op. 90 e Op. 101 – è un tema (Andante molto cantabile ed espressivo) con sei variazioni:

  • Variazione I: Molto espressivo;
  • Variazione II: Leggermente;
  • Variazione III: Allegro vivace;
  • Variazione IV: Etwas langsamer als das Thema [Un poco più lento del tema];
  • Variazione V: Allegro ma non troppo;
  • Variazione VI.

All’ ultima variazione segue immediatamente il ritorno del tema iniziale originario, con il quale si conclude la sonata.

Analisi del Primo movimento

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Il Primo movimento della sonata ha come metro due quarti (con alcune parti in tre quarti) nella tonalità di base di mi maggiore. L’ indicazione agogica (o tempo) indicata è “Vivace, ma non troppo” e “Adagio espressivo” in alcune zone centrali del movimento. La struttura formale può essere interpretata come quella di una semplice forma-sonata con le tre classiche parti: Esposizione (misure 1-16) – Sviluppo (misure 17-54) – Ripresa (misure 54-67) con Coda finale (misure 67-102). In realtà la forma di questo primo tempo ha dato luogo ad un certo dibattito tra i vari commentatori musicali. Innanzitutto il movimento è molto breve (non più di 4 minuti) per poter sviluppare compiutamente e con un certo approfondimento la struttura della forma-sonata (Charles Rosen lo definisce “estremamenete compresso”); ma soprattutto è difficile stabilire quale sia il secondo tema. Wilhelm von Lenz (Riga, 1808 – Pietroburgo, 1883), uno dei primi studiosi della musica di Beethoven, dà un giudizio non molto favorevole: “È molto se questo primo pezzo con i due Adagi può passare per un preambolo di un’ improvvisazione”. Per alcuni l’ Adagio espressivo è considerato come secondo tema; mentre per altri, in realtà, non vi è una vera e propria seconda idea. Anche se in questo primo tempo è evidente il collegamento alla “forma-sonata”, della quale si possono individuare le seguenti sezioni: un primo tema, un contrasto (l’ Adagio espressivo), lo sviluppo e ripresa, tuttavia è innegabile che queste parti sono “l’ espressione di uno stato d’animo che non si piega alle volute limitazioni formali”.

Analisi del Secondo movimento

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Il Secondo movimento della sonata ha come metro sei ottavi nella tonalità di base di mi minore. L’ indicazione agogica (o tempo) indicata è “Prestissimo”. La struttura formale è quella di uno scherzo in forma-sonata. Si tratta di “Prestissimo vivace e impetuoso dal carattere chiaramente beethoveniano”.

Analisi del Terzo movimento

Il Terzo movimento della sonata ha come metro tre quarti nella tonalità di base di mi maggiore. L’ indicazione agogica (o tempo) indicata è “Andante molto cantabile ed espressivo”. La struttura formale è quella di un tema con sei variazioni.

Tema

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Il Tema consiste in una melodia in due periodi (ripetuti) di otto battute ciascuno. La melodia del tema “è d’una chiarezza lirica assolutamente lineare e semplicissima“. Il primo periodo (da misura 1 a misura 8) è caratterizzato da un elegante moto contrario (la mano destra procede in discesa, mentre la mano sinistra in salita) le cui voci s’ incontrano sul primo tempo della quarta battuta (nella seconda parte l’ incontro è nella settima battuta). 

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Dopo la ripetizione del primo periodo segue il secondo periodo (da misura 9 a misura 16). Questo secondo periodo è caratterizzato da un movimento per terze parallele sia nel basso che nelle voci superiori. 

Prima variazione

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La Prima variazione (misure 17 – 35) mantiene lo stesso carattere generale del tema. Il metro è tre quarti e l’ indicazione agogica (o tempo) è “Molto espressivo”. Il primo periodo viene trasformato in una lenta melodia, quasi una mazurca, con poche complicazioni armoniche. L’ inizio è contrassegnato da un’ appoggiatura (che si presenta tre volte) con un salto ascendente di ottava sulla dominante (SI).

Seconda variazione

La ‘Seconda variazione” (misure 36 – 67) sempre in tre quarti e con l’ indicazione agogica (o tempo) “Leggermente” può essere chiamata “doppia” (Wilhelm von Lenz) in quanto le ripetizioni dei due periodi sono variate diversamente dalla prima esposizione. E quindi in realtà si hanno quattro periodi. 

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Il primo periodo (misure 36 – 43) è un “tema danzante” impostato su una serie di accordi spezzati di semicrome che seguono il tema abbastanza da vicino; l’armonia modula dalla tonica alla dominante.

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La ripetizione del primo periodo (misure 44 – 51), in realtà è il secondo periodo, presenta un nuovo tema diviso in due frase (o semifrasi) di 4 misure. La prima frase è una variazione imperniata sull’ intervallo di terza maggiore discendente dell’inizio del tema. La seconda frase riprende il “tema danzante” ma con accordi più ricchi di note e una figurazione lievemente diversa. [batt. 44-49]

La ripetizione (misure 52 – 67) dei due periodi iniziali (ossia il terzo e quarto periodo) è simmetrica ma con una diversa e più complessa armonia: il terzo periodo inizia alla dominante, mentre il quarto (il “canto di crome”) inizia a misura 60 (prima frase) con un pedale di re naturale che suggerisce un’ armonia di si minore. 

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Terza variazione

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La “Terza variazione” (misure 69 – 100) è in due quarti e con l’ indicazione agogica (o tempo) è “Allegro vivace“. Si tratta di una invenzione a due voci in contrappunto doppio (invertibile). I quattro periodi sono divisi a loro volta in due frasi di 4 battute ognuno.

Quarta variazione

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La ‘Quarta variazione” (misure 101 – 120) in nove ottavi e con l’ indicazione agogica (o tempo) “Un poco meno andante, cioè un poco più adagio, come il tema” è una trama a quattro voci.

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La seconda parte è un dialogo che alla fine, dopo un ingrossamento della sonorità, vede il ritorno del tema iniziale di questa variazione.

Quinta variazione

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La Quinta variazione” (misure 121 – 128) è in quattro quarti e con l’ indicazione agogica (o tempo) “Allegro ma non troppo”. Per la prima volta, in questa variazione, non si rispettano i quattro periodi del tema (cioè i due periodi ripetuti), ma se ne aggiunge un quinto (misure 153 – 160). La struttura è quella di una fuga a tre voci; il tema (soggetto) inizia con una terza maggiore discendente, mentre il controsoggetto è la forma inversa (ascendente) del tema. 

Il secondo periodo (misure 129 – 136) può essere considerato una specie di risposta con un nuovo controsoggetto.

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Il terzo periodo (misure 137 – 144) è “informato dal rivolto della forma inversa del soggetto – una sesta (minore) discendente anziché una terza (maggiore) discendente”. Le ultime due battute di questo periodo presentano “uno scontro violento di anticipazioni” accentuato dall’impiego delle zone estreme della tastiera.

Gli ultimi due periodi, uno in forte e l’altro in piano, con nuovi controsoggetti al basso, “costituiscono un passaggio di transizione fra questa variazione e la sesta dove Beethoven giunge ad esplorare regioni del tutto ignote non soltanto al pianoforte, ma anche all’immaginazione musicale”.

Sesta variazione e ritorno del tema

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La Sesta variazione della sonata ha come metro tre quarti (nove ottavi subito dopo) nella tonalità di base di mi maggiore. L’ indicazione agogica (o tempo) indicata è “Tempo primo del Tema”. Il tema appare in una forma abbellita prima al contralto e poi al soprano sempre armonizzato dal basso.

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L’ elemento di maggior spicco di quest’ ultima variazione è il trillo sulla dominante (SI). Questo viene preparato da dodici misure precedenti dove delle note ribattute sul si accelerano in figurazioni sempre più brevi: semiminime, crome, terzine di crome, sestine di semicrome, trillo misurato di biscrome e quindi il trillo vero e proprio a misura 172.

Il trillo per brevi momenti slitta alla tonica (battuta 168 e battuta 175) per poi tornare subito sulla dominante (trentatré battute su trentacinque). 

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A misura 185 il trillo dalla parte del basso profondo passa a quella di contralto; il tema risuona frantumato in tempo sincopato (delle crome isolate sui tempi deboli della battuta), mentre la mano sinistra esegue una serie di scale discendenti di biscrome.

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Le ultime quattro battute (misure 192 – 195) di questa fase sono anche le ultime della variazione prima del ritorno del tema. In queste il continuo arpeggio ascendente delle biscrome (un ostinato basato sulla tonica) con le note dell’ armonia di settima di dominante sovrapposte al pedale di dominante espresso dal trillo “sembra presagire le sonorità del gamelan imitate da Debussy nelle sue composizioni per pianoforte del periodo di mezzo”.

A misura 196 riappare il tema. Questo ritorno “pare plachi, con la semplicità serena della melodia generatrice, il vagare anelante del pensiero“.

… … …

La Sonata per pianoforte n. 16 in Do maggiore (KV 545) fu composta da Wolfgang Amadeus Mozart, che la terminò il 26 giugno 1788 a Vienna.

Mozart la definì “A l’ usage des commençants“, “Piccola sonata per dilettanti“; si tratta infatti di una sonata (o sonatina) che presenta diverse strutture didattiche come ad esempio le scale e gli arpeggi presenti nel primo tempo, e presenta per lo più un’ armonia semplice che rappresenta appieno lo stile della forma sonata.

Si tratta infatti di uno dei pochissimi brani espressamente concepiti da Mozart per una finalità didattica, anche se non ne è noto il destinatario.

 

“Sonata in do maggiore K. 545” by W. A. Mozart (Daniel Barenboim):

La sonata è strutturata in tre movimenti:

  1. Allegro
  2. Andante
  3. Rondò – Allegro

E’ talvolta definita, in maniera informale, la più classica delle sonata di Mozart.

Il fine didattico si riflette sia nella spensieratezza concettuale, sia nella scelta della tonalità – do maggiore è infatti la tonalità che usa solamente i tasti bianchi della tastiera ed è quindi più facile per i dilettanti – sia nell’attenzione mostrata a specifici aspetti della tecnica pianistica; il primo tempo si sofferma in modo particolare su scale e arpeggi, il secondo sulla tecnica del “legato”, il terzo sulle doppie note.

La Sonata si segnala per la piacevolezza immediata di ascolto, come nell’ Allegro iniziale con una delineata forma-sonata: due temi fra loro connessi (il secondo è il rivolto del primo) ben distinti, uno sviluppo e una riesposizione che parte dalla tonalità della sottodominante.

Celebre è poi il tempo centrale, un Andante in cui la sinistra si limita ad accompagnare, con un basso albertino, la levigatissima melodia, che si ripresenta più volte, intercalata ad idee secondarie.

Quanto al finale, un Rondò in Allegretto, un “inseguimento” fra le due mani, che si ripresenta ogni volta con piccole modifiche nella scrittura strumentale.

Pochi brani pianistici possono dirsi tanto idonei per i principianti quanto densi di contenuto musicale.

… … …

Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano. 

Le tre sonate costituiscono un gruppo omogeneo che dimostra la convinta decisione del maestro di affrontare nuovamente e con precise intenzioni questo genere compositivo.

Il 2 ottobre scrive all’ editore Probst di Lipsia per offrirgli i suoi ultimi lavori: «Ho composto, tra l’altro, tre sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere».

Le tre Sonate vengono pubblicate solo nel 1838, dall’ editore Diabelli di Vienna; e poiché nel frattempo Hummel era morto, l’ editore dedica le tre Sonate a Schumann, che in quegli anni andava vigorosamente affermando la grandezza di Schubert nella rivista di cui era fondatore e direttore.

Schubert muore il 19 novembre 1828, a trentun’ anni d’ età, lasciando con le tre ultime Sonate le sue maggiori, più mature e più alte composizioni per pianoforte solo.

Può darsi che l’ intenzione di Schubert, nello scrivere le tre composizioni pianistiche, fosse quella di raccogliere l’ eredità di Beethoven (scomparso l’ anno precedente). 

 

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Sviatoslav Richter in Budapest, 1958):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (W. Kempff):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Friedrich Wührer, 1950):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Eunice Norton, piano – Recorded in 1992):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Radu Lupu, Piano – Shinjuku Bunka Kaikan, Tokyo – 23. Oct.1980):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Andras Schiff):

La tonalità di do minore è legata al ricordo della drammaticità mozartiana e, soprattutto, beethoveniana: non solo oggi, ma già nel 1828. Drammatica è la Sonata in do minore di Schubert.

Il primo tempo: dopo l’ inizio beethoveniano (che ricorda le 32 Variazioni in do minore), il secondo tema, in mi bemolle maggiore, presenta una caratteristica strutturale del tutto insolita. Non è infatti un tema di sonata, ma un tema con variazioni: una melodia di quattordici battute, seguita da due variazioni; la conclusione dell’ esposizione introduce un nuovo tema, breve ma molto ben caratterizzato. Lo sviluppo inizia su frammenti derivati dal primo tema, ma continua poi con un tema brevissimo. Schubert riprende quindi un procedimento insolito, sperimentato da Beethoven nella Sonata op, 14 n. 1: la parte centrale del primo tema “ohne das Thema durchzuführen” (senza sviluppare il tema: Beethoven scrive così negli abbozzi). Sono da notare anche l’ impiego dell’ estremo registro grave dello strumento e la trasformazione del carattere espressivo. Il tema dello sviluppo ritorna in una coda assai ampia.

Anche il secondo tempo richiama all’ inizio Beethoven in particolar modo il Beethoven del secondo tempo della Sonata op. 10 n. 1 e, in misura minore, del secondo tempo dell’ op. 13. Mentre Beethoven non mantiene però il tono drammatico nei suoi secondi tempi, che sono invece meditativi e consolatori, Schubert introduce nel secondo tempo un contrasto drammaticissimo tra i due temi, e per meglio sfruttarlo adotta una forma a cinque episodi (A – B – A – B’ – A) invece della usuale forma a tre episodi.

Il finale risente forse lontanamente, all’ inizio, del finale della Sonata op. 31 n. 3 di Beèthoven. Il secondo tema è invece una delle più sorprendenti intuizioni di Schubert: su un ritmo di tarantella si sviluppa un inciso elementare, con uno sfruttamento geniale degli sbalzi di registro, cioè della tecnica dell’ incrocio delle mani, stupefacente in un compositore che non era virtuoso del pianoforte. La forma del pezzo è quella del rondò. Il terzo tema, quasi scherzoso, segue però immediatamente il secondo; poi la forma mantiene sino alla fine lo schema della tradizione.

 

 

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Written by mara

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