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Viotti Festival, Vercelli: Filippo Gamba e Beethoven (28 Nov.)

Con la rigorosa, appassionata serietà che lo contraddistingue il pianista italiano Filippo Gamba incarna quella figura di filosofo del pianoforte che, musicista cosmopolita dotato di grande maturità, è infuso di un carisma quasi missionario“, Wladimir Ashkenazy al Concours Géza Anda di Zurigo

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Viotti Festival di Vercelli, Stagione 2015 – 2016

 

Il pianista FILIPPO GAMBA, alle prese con l’ integrale delle sonate per pianoforte di L. van Beethoven, sarà il protagonista del seguente concerto: 

 

L. van Beethoven, Sonata n. 1 in do minore Op. 10

… … …

L. van Beethoven, Sonata in mi b maggiore Op. 7

… … …

L. van Beethoven, Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10

… … …

L. van Beethoven, Sonata in si b Maggiore Op. 22

 

QUANDO: SABATO 28 NOVEMBRE 2015, h. 21.00

DOVE: Teatro Civico – Via Monte di Pietà, 15, 13100 Vercelli VC

 

INTERPRETI:

Pianista, FILIPPO GAMBA

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

BIGLIETTO Intero Ridotto
Poltronissima 25,00 € 21,00 €
Poltrona 20,00 € 17,00 €
Poltroncina 16,00 € 14,00 €
Palco/poltrona-sgabello 23,00 €
Galleria 10,00 €

 

Chi partecipa al concerto prenotando con Associazione Ma.Ni. ha la possibilità di avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987 .

 

Filippo Gamba

FILIPPO GAMBA

Filippo Gamba, nato a Verona e diplomato al Conservatorio della sua città nella classe di Renzo Bonizzato, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in concorsi quali Van Cliburn, Rubinstein, Leeds, Bachauer, Beethoven, Bremen e Pozzoli.

Viene invitato a tenere recital per i più importanti Festival musicali, tra cui il Ruhr Piano Festival, Festival di Varsavia, Oxford, Lucerna, il Next Generation di Dortmund e le Settimane Musicali di Stresa, e suona nelle più famose e rinomate sale europee a Parigi (Théâtre des Champs Élysées, Théâtre du Châtelet,), Amsterdam (Concertgebouw), Berlino (Konzerthaus), Vienna (Musikverein e Konzerthaus), Lione (Salle Molière), Barcellona, Monaco (Herkules-Saal), Atene (Megaron) e Hannover (NDR-Saal).

Prestigiose sono state, negli anni, le sue apparizioni come solista con orchestre come i Berliner Sinfoniker, la Wiener Kammerorchester, la Staatskappelle di Weimar, la Camerata Academica Salzburg, l’ Orchestra della Tonhalle di Zurigo e della City of Birmingham, sotto la bacchetta, tra gli altri, di Simon Rattle, James Conlon, Armin Jordan e Vladimir Ashkenazy.

Filippo Gamba coltiva una speciale predilezione per il repertorio cameristico collaborando con il violoncellista Enrico Bronzi, la violinista Alexandra Conunova e con gruppi di fama internazionale come il Quartetto Michelangelo, il Quartetto Hugo Wolf, il Quartetto Gringolts e il Quartetto Vanbrugh.

Uno degli aspetti che caratterizza la sua esperienza musicale è l’ insegnamento, a cui rivolge una particolare attenzione: oggi Filippo Gamba è professore alla Musik-Akademie di Basilea e tiene seminari d’ interpretazione pianistica per il Festival Musicale di Portogruaro, le Settimane di Blonay, Asolo Musica, Music of Southern Nevada, UDK Berlino.

Sito personale: http://www.filippogamba.it/

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

La Sonata per pianoforte n. 5 apre il ciclo di tre sonate composte da Beethoven e pubblicate insieme come Op. 10. Composte nel 1797, un anno prima della svolta decisiva rappresentata dalla «Patetica», le tre sonate op. 10 videro la luce nel settembre dell’ anno seguente in Vienna.

Pur essendo delle sonate che guardano molto al passato la rivista Allgemeine musikalische Zeitung di Lipsia le criticò duramente:

«Sovraccariche di difficoltà, anche il più diligente esecutore deve sentirsi come un uomo che pensa di andarsene vagando in un’attraente foresta, ma viene ad ogni pié sospinto arrestato da impedimenti fastidiosi, da cespugli spinosi, tanto che finisce con l’uscirsene stanco, senza aver provato alcun piacere»

Tuttavia Beethoven non si curò delle opinioni critiche a cui era avvezzo.

 

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (CLAUDIO ARRAU):

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (Artur Schnabel):

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (Wilhelm Backhaus, 1951):

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (Daniel Barenhoim):

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (Richard Goode, 1993):

“Sonata n. 1 in do minore Op. 10” by L. van Beethoven (Andras Schiff: The Lectures, Beethoven Sonatas – Wigmore Hall from 2004–6):

La prima sonata dell’ Op. 10 è strutturata in tre movimenti (manca difatti un Minuetto o uno Scherzo, presenti nelle precedenti sonate):

  1. Allegro molto e con brio
  2. Adagio molto (in La bemolle maggiore)
  3. Finale: Prestissimo

Si tratta di un lavoro che rimanda per molti versi alle composizioni dei decenni precedenti, tanto che spesso venne paragonata alla Sonata K 457 e alla Fantasia K 475 di Mozart (scritte nella stessa tonalità dell’ Op. 10 n. 1).

L’ Allegro molto e con brio

800px-Beethoven_Sonata_piano_no5_mov1_01attacca in modo brusco ma l’ energia si spegne rapidamente e lascia il posto a temi più leggeri, una successione che caratterizza l’ intero primo movimento. Il tema ritmico, vigorosamente puntato, contrasta con il melodico, cui peraltro la costante legatura del terzo valore sul primo della battuta seguente dà un leggero senso di inquietudine.

Il secondo movimento è un ”Adagio molto”

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in due quarti. È un lied in due parti con la presenza di un secondo tema: quindi è quasi in forma di sonata; ma anche secondo altri Autori può essere considerata una cavatina (esposizione e ripresa). La tonalità è la bemolle maggiore (la tonica per questo movimento). Il tema è dolce e quasi settecentesco.

Il terzo movimento Prestissimo

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è senz’altro il più riuscito dei tre. Si sente già in esso un carattere assolutamente beethoveniano. La brevità delle varie fasi e l’arditezza di certi passaggi fanno pensare alla futura Quinta Sinfonia. La tonalità d’ impianto è quella dell’ intera sonata: do minore. La struttura formale è quella della forma-sonata anche se lo sviluppo è molto breve (solo 11 misure).

Degno di nota sono le ultime fasi della Coda Finale. Ritorna il secondo tema marcato “ritardando e calando” che si chiude su una battuta in tempo “adagio”. All’ improvviso però ritorna il tema principale per chiudere dopo 9 misure, come da tradizione, sulla tonica maggiore (do maggiore). Di particolare effetto la conclusione, come un’armonia grave di campane che si disperde nel profondo.

 … … …

La Sonata per pianoforte n. 4 è considerata da alcuni critici il primo dei grandi lavori composti da Beethoven; lo stesso autore lo tenne in considerazione, tanto da pubblicarlo con un numero d’ opus proprio (anziché insieme ad altre composizioni, come nel caso delle precedenti 3 sonate per pianoforte). Sempre Beethoven volle intitolarlo Grande sonata, appellativo con cui talvolta è indicata.

La Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 7, dedicata alla contessa Keglevich, è stata composta tra il 1796 e il 1797 e pubblicata successivamente a Vienna, Artaria, nell’ ottobre del 1797.

In questo periodo Beethoven è alloggiato dal principe Lichnowsky ed è già l’ idolo musicale dell’ aristocrazia.

 

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli – live, 1982):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Sviatoslav Richter – Studio recording, Vienna, 3-14.IV.1975):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Claudio Arrau, Piano – Recorded in Bachzaal, Amsterdam. April 1964):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Artur Schnabel):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Daniel Barenboim):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Richard Goode, 1993):

“Sonata in mi b maggiore Op. 7, “Gran Sonata”” by L. van Beethoven (Andras Schiff: The Lectures, Beethoven Sonatas – Wigmore Hall from 2004–6):

Il manoscritto originale è andato perso. Abbozzi riguardanti il terzo tempo — alcuni sensibilmente diversi dalla redazione definitiva — si trovano in un quaderno conservato nel British Museum, descritto dal Nottebohm e dallo Shedlock, e sono riportati anche dal Prod’homme.

La quarta sonata è strutturata in 4 movimenti:

  1. Allegro molto e con brio;
  2. Largo, con gran espressione (in Do maggiore);
  3. Scherzo: Allegro;
  4. Rondò: Poco allegretto e grazioso.

Sia l’ Allegro molto e con brio che il successivo Largo sono basati su sonorità quasi orchestrali. 

All’ interno del terzo movimento (Scherzo: Allegro) troviamo una sezione in Mi bemolle minore – battuta 95 – costituita da un continuo fluire di terzine e da improvvisi sbalzi dinamici; si tratta di una parentesi dal sapore prettamente romantico.

La dolce melodia che apre il Rondò finale, dopo essere stata trasportata un’ottava più in basso, viene repentinamente riportata nei registri acuti della tastiera ma sempre accompagnata da note ribattute.

Il primo movimento di questa quarta sonata di Beethoven è un “Allegro molto e con brio” in sei ottavi in mi bemolle maggiore. 

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La struttura del movimento è quella della Forma-sonata: Esposizione dei temi fondamentali (sono tre), Sviluppo del materiale sonoro e Ripresa finale.

Il secondo movimento ”Largo con grande espressione” è una pagina solenne.

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E’ scritto in tre quarti. È questo uno dei più grandi movimenti lenti del “primo” Beethoven. La forma potrebbe essere ABA ma eccezionalmente variata, altri studiosi “vedono” un Rondò; probabilmente qui siamo di fronte ad una libera espressione artistica con sonorità ricche e quasi orchestrali. Il tema inframezzato da diverse pause (che acquistano un significato quasi melodico) inizia nella tonalità di do maggiore (la tonica di questo movimento). 

Il terzo movimento è uno “Scherzo con Trio“.

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La struttura è la seguente: esposizione dello Scherzo – sviluppo dello Scherzo – esposizione del Trio – sviluppo del Trio – da capo dello Scherzo. La tonalità di base è mi bemolle maggiore, il tempo è un “Allegro” in tre quarti. L’ impostazione è ancora quella di un Minuetto, ma lo spirito è già quello di un tipico scherzo beethoveniano.

L’ ultimo movimento di questa sonata è un Rondò nella forma: ABACABA. 

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In partitura è indicato ”Poco allegretto e grazioso” con un tempo di due quarti.

Secondo una tradizione che risale ai tempi di Beethoven, la Sonata è definita «l’ amorosa».

… … …

Ancora più succinta la Sonata op. 10 n. 2 in fa maggiore; lo spartito si distingue per la mancanza di contrasti essenziali; anche la scrittura pianistica è scarna e limpida, quasi cembalistica.

“Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10” by L. van Beethoven (Alfred Brendel):

“Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10” by L. van Beethoven (Wilhelm Backhaus, Rec. 1954):

“Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10” by L. van Beethoven (Artur Schnabel):

“Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10” by L. van Beethoven (Richard Goode, 1993):

“Sonata n. 2 in fa maggiore Op. 10” by L. van Beethoven (Andras Schiff: The Lectures – Beethoven Sonatas, Wigmore Hall from 2004–6):

L’ Op. 10 n. 2 è strutturata in tre movimenti. In essa manca un movimento lento:

  1. Allegro
  2. Allegretto (in Fa minore)
  3. Presto

La sonata presenta il classico primo movimento in forma sonata.

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La struttura formale del primo movimento è quella della forma-sonata: Esposizione (due temi) – Sviluppo (del primo tema) – Ripresa (o Ricapitolazione) e Coda finale. Il tempo indicato è ”Allegro” in due quarti. La tonalità è quella di fa maggiore.

Questa sonata è priva del tempo lento. Il secondo movimento,

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un “Allegretto” in tre quarti, è un minuetto tripartito nella sua classica struttura: esposizione e sviluppo del minuetto – esposizione e sviluppo del trio – ripresa del minuetto senza ritornello. La tonalità d’ impianto è fa minore.

Il tema di questo minuetto esprime una certa gioia tormentata, quindi nel contempo è allegro e triste

Due sono le idee fondamentali. La prima – esposta subito all’inizio – è un crescendo di note nella tonalità principale che si sviluppa per le successive battute. Di colpo viene poi esposta la seconda idea, più solare e calma, che occupa gran parte del pezzo. Terminato lo sviluppo della seconda idea si ripresenta anche la prima, con i suoi toni scuri, in un gioco di fugati che porta alla conclusione di questo Allegretto.

Il terzo tempo

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è un “Presto” in due quarti. La tonalità è quella del primo movimento: fa maggiore. La struttura è in due parti: (1) presentazione del tema (un fugato) e codetta; (2) sviluppo del tema. Si tratta di un brano non formalmente chiaro a metà strada tra l’antico e il moderno, infatti nella parte finale si può intravedere un certo ritorno del tema e quindi una Ripresa; insomma sono presenti gli elementi formali sia della Fuga che della Sonata. Qualcuno vede nel ritmo veloce, uniforme e regolare un precursore dello scherzo mendelsshoniano.
Il tema si presenza per tre volte: le prime due vole alla tonica (fa) e la terza alla dominante (do), ogni entrata intervallata da 4 misure.

… … …

La sonata per pianoforte n. 11 di Ludwig van Beethoven (Op. 22) fu composta tra il 1799 e il 1800. Venne pubblicata nel 1802 dall’ editore Hoffmeister di Lipsia con il titolo Grande Sonate pour Pianoforte.

Beethoven scrisse questa Sonata in un momento di fervida creatività: risalgono infatti a questo periodo le sonate per violino Op. 23 e Op. 24 (quest’ ultima denominata “La primavera“), il Concerto per pianoforte in Do minore Op. 37, la Sonata per corno e pianoforte Op. 17, i sei Quartetti d’archi Op. 18, “Le Creature di Prometeo” (balletto in due atti e sedici quadri) Op. 43, oltre ad una grande quantità di lavori meno impegnativi, tra cui: variazioni per pianoforte WoO[1] 77; variazioni per pianoforte e violoncello WoO[1] 46; variazioni per violino, violoncello e pianoforte Op. 44; Rondò Op. 51 n. 2.

Così come i trii Op. 9 e i sei Lieder Op. 48, questa sonata è dedicata al Conte Johann Georg von Browne (marito dell’omonima contessa, a cui Beethoven dedicò le 3 sonate dell’Op. 10).

A differenza delle precedenti Op. 7 e Op. 10, n. 3 – le quali mostrano una maggiore profondità espressiva, soprattutto nei tempi lenti – nella Sonata Op. 22 si rivela una valorizzazione di elementi melodici (o ritmici), tendenza che sarà assai sviluppata nelle opere successive. Non siamo ancora alla svolta dell’ op. 31 (sonate per pianoforte n. 16, 17 e 18), ma l’ evoluzione è chiara e le transizioni non sono più semplici “passaggi” tra un primo ed un secondo tema musicale, bensì parte integrante della logica strutturale.

 

“Sonata in si b Maggiore Op. 22” by L. van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli – Live recording, Lugano, 07.IV.1981):

“Sonata in si b Maggiore Op. 22” by L. van Beethoven (Emil Gilels):

“Sonata in si b Maggiore Op. 22” by L. van Beethoven (Daniel Barenboim):

“Sonata in si b Maggiore Op. 22” by L. van Beethoven (Richard Goode, 1993):

“Sonata in si b Maggiore Op. 22” by L. van Beethoven (Andras Schiff: The Lectures – Beethoven Sonatas, Wigmore Hall from 2004–6):

Il compositore la definì “Große Solo Sonate” in una lettera inviata all’ editore Hoffmeister nel gennaio 1801, ma con questo voleva probabilmente riferirsi al fatto che è composta in 4 movimenti, ossia:

  1. Allegro con brio
  2. Adagio con molta espressione (in Mi bemolle maggiore)
  3. Minuetto
  4. Rondò: Allegretto

Il carattere di quest’ opera è brillante e ci dà un’ idea delle numerose improvvisazioni in cui Beethoven spesso si cimentava con grandissimo successo nei primi anni di carriera. Tuttavia questa sonata segna il confine tra il classicismo caratterizzante le precedenti e la maturità con cui affronterà le successive (a partire proprio dall’ Op. 26, al cui interno è presente una marcia funebre).

Il primo movimento dell’ undicesima sonata per pianoforte di Beethoven (op. 22) è un ”Allegro con brio” in tempo quattro quarti nella tonalità di base di si bemolle maggiore.

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La struttura è quella della forma-sonata: Esposizione (due temi) – SviluppoRipresa (o Ricapitolazione) e Coda finale.

Il secondo movimento è un “Adagio con molta espressione” in tempo nove ottavi nella tonalità di base di mi bemolle maggiore.

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La struttura è quella della forma-sonata (Esposizione di due temi, Sviluppo e Ripresa) ma filtrata attraverso la natura lirica del tempo lento: la presentazione del primo tema viene completamente conclusa prima di presentare il secondo tema.

Il terzo movimento è un classico Minuetto.

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La struttura formale (ABA dove B è il Trio) è la seguente: A (tema a – tema b) – Trio (tema c – tema d) – Ripresa di A senza ritornello. La tonalità di base è si bemolle maggiore. Il tempo è in tre quarti.

Il quarto movimento della sonata è un Rondò.

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Si tratta di un “Allegretto” in tempo due quarti nella tonalità di base di si bemolle maggiore. La struttura è impostata su un tema esposto per sei volte e due episodi intermedi con relative codette.

 

 

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Written by mara

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